Nuova Vita 55 - La connessione risolve tutto

Nuova Vita 55 - La connessione risolve tutto

Episode 55|12 ago 2012

Nuova Vita

Conversazione numero: 55

La connessione risolve tutto

Conversazione con il Dot. Michael Laitman del: 12/08/2012

Oren: Ciao a tutti, benvenuti alla nostra serie di conversazioni con Rav Laitman. Ciao Rav Laitman, ciao Nitzah.

Oggi vi diamo il benvenuto a questa conversazione che tratterà dello Stato d’Israele, dello stato in cui si trova perché noi ora sentiamo da ogni direzione che l’esistenza di questo Stato non è tanto piacevole per quanto riguarda il livello di sicurezza. Da ogni direzione arrivano segnali di uno stato abbastanza drammatico e Israele comincia a prepararsi ad ogni livello. Quindi siamo venuti qui a parlare con Rav Laitman per capire la sua visione.

Quindi Nitzah vediamo se tu ci puoi aiutare da un punto di vista emozionale.

Nitzah: Allora, prima di tutto, per quanto riguarda questa preparazione a tutti i livelli qui in Israele sappiamo che il movimento “Arvut” è attivo a livello sociale ed educativo, quindi come consigli che la popolazione di Israele cominci a prepararsi?

Dire che siamo un “movimento educativo” è vero ma dobbiamo comunque aggiungere che l’educazione per prima cosa è molto veloce e, seconda cosa, cambia la realtà e può trasformarla totalmente rispetto a quello che vediamo ora, essa potrebbe diventare completamente diversa, potrebbe migliorare, cioè, quello che vogliamo ottenere tramite la guerra possiamo raggiungerlo anche tramite l’educazione e questo è un concetto che non viene compreso dal cittadino comune. Dobbiamo vedere qui in quale modo e con quali mezzi possiamo trasmettere questo messaggio in modo che almeno una parte, una piccola parte, sarà il più possibile comprensibile al cittadino, di modo che saremo attivi e potremo addolcire il colpo perché sicuramente questa soluzione che loro vogliono attuare, la soluzione della guerra, richiederà tanta energia e sacrifici, ma se noi risolviamo le cose tramite l’educazione il cambiamento potrà essere molto più veloce e, certamente, senza sacrifici, senza vittime. Quindi la domanda è: come possiamo spiegare questo alla gente?

Secondo la Saggezza della Kabbalah, se ci è chiaro quello che stiamo facendo, cioè che cambiando noi stessi attiriamo delle forze speciali della natura che la obbligano a cambiare, allora noi possiamo realizzare un equilibrio su un livello diverso. Questo lo possiamo affermare se parliamo tra di noi, se invece parliamo con i cittadini, allora dobbiamo in qualche modo spiegare loro che la connessione, cioè quello che dobbiamo ottenere tramite delle attività tra di noi, attraverso ogni tipo di workshop, di tavole rotonde e così via, non è solo una cosa che ci faciliterà le cose, ma, per le persone, sarà come in tempo di guerra, durante la quale la gente diventa più unita, tutti si uniscono e smettono di litigare.

In questa connessione tra di noi, se saremo in grado di trasmetterla dando anche un'indicazione di ciò che il movimento Arvut dovrebbe fare, dobbiamo spiegare che nell' “Arvut”, nella garanzia reciproca, c’è un potere speciale attraverso il quale la gente inizierà a sentire questo potere e questa connessione: una sensazione di calore che non ha mai sentito prima, nemmeno in altre forme di connessione e per cause diverse.

Noi sentiremo con i nostri sensi quanto le nostre azioni di connessione, soprattutto e solo tramite la garanzia reciproca che è una cosa che ci viene data dalla Torah: “Ama il tuo amico come te stesso”, influiranno su di noi, solo se accettiamo questo consiglio, questi slogan, che non appartengono alla religione ma a tutta la nazione, perché, attraverso queste leggi, queste linee guida, esse ci porteranno a costruirci come persone. Una volta che accettiamo questa condizione, di essere in garanzia reciproca fra di noi, dobbiamo approfondire i principi della Torah così capiremo cosa ci viene richiesto e quanto dobbiamo trascendere il nostro ego, integrandoci l’uno con l’altro; ed inoltre quanto dobbiamo sentire noi stessi come un popolo, una famiglia, per cercare di risolvere tutti i nostri problemi. Come un’unica famiglia intorno a una tavola rotonda, tutti noi dobbiamo prenderci cura l’uno dell’altro, essere connessi. Se siamo in grado di connetterci in questo modo allora la Torah ci promette che avremo la vittoria su qualsiasi nemico che ci odia.

Non è che dobbiamo attenerci a delle regole o fare delle azioni speciali a livello religioso ma, innanzi tutto, ci viene chiesto di essere in unione, di amare l’amico come noi stessi. Quindi, più noi passiamo questo messaggio in modo chiaro ed, il più possibile, deciso, più riusciamo a farlo in maniera pungente, più ciò pungolerà e farà capire alla gente quanto siamo lontani da questo, quanto siamo individualisti, quanto ci odiamo l’un l’altro e che il Tempio è stato distrutto per via di questo. Siamo tutti scappati dalla nostra terra e, quando siamo tornati, è stato solo per tornare ad essere questo genere di persone, di nazione, di società come solo Israele può essere, ma solo a condizione che siamo insieme, altrimenti è solo un incontro.

Quindi dobbiamo spiegare queste cose, una per una, illustrarle il più possibile, perché io credo che qui abbiamo abbastanza contenuto emotivo per la divulgazione, è un qualcosa che cambierà la nostra realtà dall'oggi al domani. Questo oggi non lo abbiamo ancora, però è la direzione giusta, ed è sicuro, nessuno potrà opporsi. Non è che le persone esigeranno prove da noi perché, come sempre accade nei tempi di crisi, negli stati di emergenza, siamo portati ad essere più connessi, più uniti e quindi dobbiamo solo risvegliare la gente verso questo. Perciò, quando usciamo con questo messaggio, rivolgiamoci alla gente in maniera emotiva, drammatica e facciamolo al di sopra di tutti, senza considerare nessuno perché, tranne noi, non c’è nessuno che ne parla in maniera così diffusa, anche se ci sono vari tipi di movimenti per la connessione e per l’amore, in realtà non sono così attivi in questo campo. Noi abbiamo una motivazione più elevata, è la missione delle nostre vite e, quindi, oltre a portare questo messaggio tra la gente, dobbiamo, giorno per giorno, parlarne nei nostri canali televisivi, su internet, fare dei workshop su questa questione. Inoltre dobbiamo organizzare dal vivo, oggi in questo posto, domani in un altro, in ogni città in Israele delle tavole rotonde, non workshop perché nei workshop le persone parlano piano, tra di loro ed è una cosa chiusa, invece la tavola rotonda è una cosa aperta, si parla alla telecamera, al mondo e quindi alla gente, ritengo quindi che questo approccio debba essere sempre più utilizzato. Dobbiamo illustrare le cose in questo modo, per far sì che si crei la condizione in cui la gente senta queste discussioni intorno al tavolo, ogni giorno sentirà quanto dobbiamo essere connessi, unirci, pronti ad aiutarci. Queste cose che stanno succedendo ci stanno proteggendo e in conseguenza di questo noi apriamo un ombrello speciale, forse dobbiamo trovare un nome speciale per questo ombrello, l’ombrello dell’unione, dell’ARVUT, qualcosa che sarà accettato in modo che questo nome resti.

Nitzah: Credo che questo è quello che dovremmo fare.

Prima hai detto che quello che otterremo tramite la guerra potremo conseguirlo anche tramite l’educazione. Io vorrei capire questa frase. Voglio capire cosa possiamo ottenere tramite la guerra e perché pensiamo che l’educazione possa darci la stessa soluzione.

Attraverso la guerra noi otterremo uno stato di pace. Cosa significa? Che così noi neutralizziamo i nostri nemici, quelli che ci vogliono distruggere. Quindi otteniamo la pace, ma non è pace, è solo una pausa per un po’ di tempo, è una pausa dalla guerra. E la domanda è: quanti sacrifici, quante vittime, quanto tempo richiede tutto questo?

Questo è chiaro ma, a parte ciò, ci sono altre cause, altri obiettivi, perché tutto il mondo si interessa a questo: l’Europa con la sua crisi, i governi del Medio Oriente, anche loro vogliono ottenere ogni tipo di beneficio da questa situazione, sempre più. Di solito la guerra apre una nuova pagina nell’economia.

Nitzah: quindi in questo c’è un calcolo di quanti soldi costerà, quante vittime ci saranno e se ne vale la pena così la gente torna a lavorare, ok. Ora hai risposto alla prima domanda: cosa otterremo tramite la guerra.

No, no, questi sono i calcoli che si fanno in ogni paese. Certo, ci sono altre considerazioni che io non conosco e di cui non posso parlare ma qui, per noi, credo che dovremo usare questa stessa ansia, questo stato speciale che abbiamo prima della guerra per la connessione, per l’unione. Di solito la connessione che noi otteniamo tramite la guerra è una cosa temporanea, minima, in base alla quale tutti si connettono per paura. Con questo noi otteniamo una sorta di ricompensa psicologica, è un guaio di tutti quindi ho la sensazione che i miei guai siano condivisi con gli altri, ecc.

Invece quello che noi vogliamo, attraverso questo stato sensibile in cui ci troviamo, è ottenere questa connessione in tutte le case di Israele ma non per paura, anche se la paura è quello che la causa, quello che noi vogliamo è arrivare ad una vera connessione, ma non perché abbiamo un nemico che ci odia. Dobbiamo quindi essere riconoscenti al nemico perché, grazie a lui, ci connettiamo, dobbiamo usarlo come un fattore esterno. E' la causa iniziale ma poi dobbiamo andare avanti, procedere, ci dobbiamo connettere tramite le tavole rotonde, tramite i workshop perché, in queste discussioni con gli altri noi iniziamo a discernere, ad analizzare e vedere che la connessione ha un’eccellenza speciale tramite la quale sentiamo questa nuova forza, questo nuovo stato che è superiore al nostro stato attuale, che ci porta ad ottenere un nuovo stato di esistenza. Poi, tramite la connessione, potremo risolvere i nostri problemi economici, educativi, di famiglia, tutti i problemi che abbiamo, tutte quelle proteste, tutti i problemi sociali che ci stanno portando ogni giorno ad uscire per le strade, a non lavorare, ci sono delle fabbriche che non lavorano per giorni perché tutti vanno a manifestare. Dobbiamo iniziare da questa unione per risolvere questi problemi. Noi vogliamo che il tutto il popolo, attraverso la partecipazione ai workshop, alle tavole rotonde, attraverso la televisione e altri tipi di partecipazione, senta che c'è qualcosa di dolce nella connessione, un senso di sicurezza, di vicinanza, di unione, questo l’attirerà ad utilizzare il metodo della connessione nella vita, nella famiglia, nelle relazioni con il partner, con i bambini, con i vicini, con la città, con tutto. Ogni volta che noi vogliamo fare qualcosa facciamolo tramite la discussione, tramite la connessione, la tavola rotonda, non c’è niente che noi non possiamo fare in questo modo, forse coinvolgeremo anche il governo, le autorità locali perché solo tramite l’unione, la connessione possiamo arrivare a stati nuovi. Inoltre, con le difficoltà che arrivano, solo in questo modo arriveremo alle soluzioni. Le persone devono arrivare alla sensazione che questa è la base della nazione, la connessione è veramente quel punto senza il quale noi non possiamo risolvere nessun problema nazionale perché questa è la nostra base.

Nitzah: Se puoi magari chiarire questa questione della connessione… cos’è la connessione quando parli con la gente?

Per me è difficile spiegarlo in modo semplice perché se io ne parlo al livello delle scuole dove ci spiegano la biologia, la chimica in questo modo io posso…

(Non tradotto)

La connessione è una cosa che noi impariamo dalla natura, impariamo da questa crisi detta crisi globale che siamo tutti connessi, che lo vogliamo o no. Noi vediamo che esiste l’effetto farfalla, facciamo qualcosa in un punto del pianeta e succede qualcosa da un’altra parte, se tu butti un milione di tonnellate di plastica nell’oceano gli iceberg della Groenlandia cominciano a sciogliersi oppure c’è uno tsunami o qualcos’altro. Gli scienziati fanno tante ricerche al riguardo e vedono in maniera molto chiara che si tratta di influenza mutua, noi esistiamo in una bolla che è detta “Natura” e questa bolla, questa paura in cui viviamo, ha leggi precise, non esistiamo al di fuori di questa bolla, esistiamo dentro. A volte noi crediamo di essere proprietari del pianeta ma, in realtà, quello che vediamo oggi è quanto siamo soggetti a queste leggi. Vogliamo essere salvati da questi colpi della Natura ma prima dobbiamo capire che non dobbiamo essere orgogliosi in quanto siamo piccoli e dobbiamo capire tutte queste leggi che operano su di noi e la legge che si rivela soprattutto ora è la legge di interdipendenza. È una legge generale, integrale, della connessione a tutti i livelli, al livello vegetale, animale e anche umano, tra questi livelli e anche dentro ogni livello in modo che, in generale, tutto è connesso a tutto e se questo sistema non è più o meno in equilibrio allora ci sono un po’ di sobbalzi nella natura, ci sarà l’era glaciale, poi il riscaldamento. Ci sono stati tanti mutamenti recenti e questo per noi è importante saperlo perché siamo noi le cause di questi cambiamenti drammatici che avvengono in natura e non solo in natura, è attraverso le relazioni tra di noi, la connessione tra di noi che noi esistiamo nella stessa rete dove tutti questi livelli, inanimato, vegetale, umano, esistono. Siamo noi che operiamo con i nostri pensieri e desideri e relazioni e con le reazioni fisiche e ne vediamo le conseguenze, ma soprattutto con le nostre menti che sono la forza più grande, la più potente. Inoltre noi vediamo come il nostro cervello utilizzi la quantità maggiore di energia e realizzi le cose più grandi non solo con la forza delle nostre braccia, ma creando campi di forza, quindi ci rendiamo conto che i nostri pensieri, i nostri desideri, le relazioni tra di noi possono essere i fattori più potenti e possono influenzare tutti i livelli della natura: inanimato, vegetale, animale e anche la società umana. Quindi dobbiamo considerare che l’uomo, che ha la libera scelta, può connettersi o fare il contrario, cioè è lui che può portare vantaggio a tutta la realtà con la sua partecipazione corretta portando tutto in equilibrio con il potere e con il sistema intero. È l’uomo che può agire, tra tutte le altre parti, fino la punto di liberarsi di tutti i problemi e crisi ma solo a condizione che, sistematicamente, si prenda cura di questo equilibrio in ogni settore della natura in modo che tutto giunga alla completezza, all’equilibrio. Tutta la natura non è altro che un sistema che si trova in disequilibrio quando noi partecipiamo in maniera scorretta e può arrivare all’equilibrio se noi partecipiamo in maniera corretta, è tutto lì.

Nitzah: Io credo che ora, nello stato attuale io sto cercando di sentire i bisogni della popolazione in generale, del cittadino. Le persone sentono che vogliono questa sensazione di sicurezza, di forza interiore, è una sensazione che noi sentiamo nei tempi di guerra in cui ci connettiamo e otteniamo questa sensazione. Ma come possiamo creare questa sensazione di connessione che desideriamo così tanto senza sentirci minacciati?

E' già alle porte, ma come facciamo a sentire in maniera forte quello che tu stai dicendo, che noi possiamo cambiare tutto tramite i nostri pensieri?

Per ora noi dobbiamo prenderci cura del fatto che dobbiamo essere tutti connessi, non dobbiamo cambiare la realtà, non spieghiamo loro che dobbiamo cambiare la realtà, dobbiamo solo assicurarci che abbiano una buona sensazione. Quindi la realtà non cambierà però saranno più felici.

Nitzah: Quindi andrai verso la morte col sorriso?

Ma no! Io sto dicendo che non morirà se noi veramente lavoriamo per cambiare la natura.

Nitzah: Ma tu dici: questo è troppo alto per lui e allora lasciamo che vada verso la sua morte col sorriso. Qual è la differenza?

La differenza è la vita o la morte.

Nitzah: Sì, ma quel è la differenza con la percezione della persona. Se noi ci accontentiamo e in maniera psicologica ci connettiamoci, questo ci aiuterà sempre e niente di più?

Questa è una cosa che qualsiasi cittadino può capire e veramente non deve capire altre cose. Io sto parlando tra di noi, sto dando una spiegazione più approfondita. Però attraverso la connessione tra di noi funzionerà, sarà abbastanza perché ad un tratto loro lo sentiranno tramite queste azioni: le tavole rotonde ed i workshop organizzati da noi e, sicuramente, avranno una conoscenza chiara e la sensazione che possono ottenere una forza speciale, innaturale, tramite la connessione, è quello che sentiranno, come uno spirito che si risveglia dentro di loro, che li innalza e li trasforma in persone invincibili contro i missili.

Nitzah: Per completare tutto il contesto vorrei tornare un attimo indietro. Quello che noi otterremmo tramite la guerra lo potremmo ottenere tramite la connessione. Noi diciamo che, tramite la guerra vogliamo ottenere la pace e la sicurezza, magari non la pace ma, almeno, possiamo allontanare la minaccia e forse anche la situazione economica sarà migliore.

Si, quando connetto la seconda parte della frase potremo ottenere questo tramite la connessione; quindi tramite la connessione potremo ottenere un miglioramento economico, tutto, perché la connessione non avviene se noi distruggiamo ogni mezzo economico e poi lo rinviluppiamo. È come se noi fossimo lanciati verso la distruzione e poi tornassimo indietro di venti, trent’anni. Siamo in un mondo che abbiamo già riempito con tutto ciò che ci serve e anche con quello che non ci serve quindi, se non utilizziamo la guerra per arrivare a questo spazio aperto nell’economia, se utilizziamo l’educazione, la connessione, sentiremo che arriviamo a una nuova economia, non quella competitiva che è finita, che è quella che ha portato alla crisi. Se non cominciamo a fare questo, rientreremo di nuovo nella crisi molto velocemente come ci mostrano l’Europa, l’America, proprio come sta succedendo a noi, all'Iran. Dobbiamo capire che, attraverso la connessione noi possiamo trovare questa apertura su come cambiare il mondo, cambiare l’umanità, cambiare il nostro approccio ai sistemi che abbiamo costruito e che esistono: il sistema economico, la famiglia, la scienza, la cultura, il nostro governo, i sistemi sociali e finanziari sono tutti in crisi. Tutto ciò per il quale una persona si è evoluta nel suo sviluppo ora è in crisi, anche se si scatenerà la guerra mondiale l’unica cosa che farà è rimandarci indietro di qualche anno, comunque se continuiamo senza la guerra verso la connessione, vedremo in questa connessione questo stesso modello che è in armonia con la natura integrale perché la connessione è totalmente adatta alla natura. Potremo trovare un nuovo approccio per ogni cosa che facciamo, per ogni settore che è in crisi, educazione, cultura, famiglia, economia, finanza ecc. solo tramite la connessione, perché noi ora operiamo attraverso la mancanza di connessione, attraverso la concorrenza, poi andremo in maniera contraria. Ora noi operiamo in opposizione alla natura ed è questo che causa la crisi, attraverso la connessione noi opereremo in modo giusto e conforme alla natura, ci identificheremo con la natura e poi arriveremo a questa armonia ed equilibrio con essa, a soluzioni che ci assicureranno che non entreremo mai più in crisi perché saremo sempre in armonia con il sistema naturale.

Nitzah: Quindi diciamo che ho capito, più o meno, perché la connessione è importante e perché è una cosa buona. Quindi, cosa facciamo? Come ci connettiamo? Come entra in gioco nella nostra realtà?

Prima di tutto attraverso articoli di 200 parole, non più o forse anche meno, videoclip con i quali dobbiamo inondare i canali dei media, tutti quelli che possiamo raggiungere e che siano canali televisivi (noi abbiamo il canale 66), altrimenti tramite internet, è qui che dobbiamo essere visibili in maniera massiccia e con insistenza, in questo approccio, in questo modello, in questo esempio, in questi nostri piani ai quali il cittadino può partecipare ed essere in contatto emozionale con noi. Portando questo modello con una persona che è integrata con questo, anche in maniera minima, entriamo nella nazione, tra la gente e con questo possiamo cambiare la situazione, e non costa tanti soldi perché non dobbiamo comprare questi network, non dipendiamo da nessuno, nessuno! Nessuno ha il potere di opporsi! A cosa si oppone? Alla connessione? All’amore? Non c’è nessuno che può permettersi di dire qualcosa contro questo e quindi qui tutto è aperto e dipende da noi. Dobbiamo mandare messaggi che siano molto chiari per chi ci ascolta. Anche se non ascolta, se non ci sente non è importante. Noi dobbiamo educare il pubblico, magari punzecchiarlo un po’ e usare questa paura, forse una paura nascosta, ansie interne, dobbiamo fare uscire allo scoperto in modo che le persone si avvicineranno.

Come può cambiare la realtà della persona nella sua vita quotidiana nel momento in cui comincia a prendere parte a queste attività di connessione? Deve sentire che sta cambiando, anche il suo atteggiamento verso la nazione per questa guerra che si sta avvicinando, poi tutti cominceranno a comportarsi diversamente, lo vedrai nelle strade, al supermercato, ognuno diventa più sensibile l’uno verso l’altro come nei tempi di lutto. Noi dobbiamo usare questa situazione in modo che tutto sarà semplice e sentiremo che siamo tutti sulla stessa lunghezza d’onda con loro e…. Succederà. Adesso c’è la preparazione per le feste e il momento non è esattamente giusto ma credo che comunque verso Rosh Hashanah, il giorno di Purim e Yom Kippur potremo uscire con questi messaggi perché siamo all’inizio dell’anno e Yom Kippur è la ricorrenza da cui dipende tutto l’anno, quindi più ci innalziamo al di sopra dei nostri pensieri cattivi più possiamo veramente iniziare a lavorare, solo in questi giorni di autoanalisi possiamo fare un calcolo di quanto la gente sia veramente unita, quanto sia una nazione unita e quanto veramente compia la sua missione di essere una nazione come è scritto nella Torah, come quando eravamo intorno alla montagna di Sinai. Solo quando faremo questo sentiremo questi cambiamenti, e questi sono i giorni migliori per questo, i giorni sacri del calendario ebraico.

Oren: E dobbiamo farlo anche con i giornali, usarli per far pubblicità.

Qual è la connessione tra “ama l’amico come te stesso” e la minaccia alla sicurezza? Qual è la connessione tra la distruzione del Tempio e l’odio, quando altra gente è arrivata e ci ha buttati fuori dal nostro paese? Rabbi Akiva non ha urlato ai suoi studenti di fare qualcos’altro, ha urlato di amare l’amico come se stesso. Se noi non vogliamo vedere la distruzione qui, ora dovremo urlare queste cose.

Urlare cosa?

Oren: Urlare: “ama il tuo amico come te stesso”, verso la connessione

E probabilmente questa connessione ha una forza che elimina tutti i nemici, tutti quelli che ci odiano. Perché?

Oren: Questa è una cosa che io non so esattamente, ma credo che sia successo nella storia, la connessione tra di loro elimina chi li odia, quindi io uso la stessa formula ma la sto solo girando in senso inverso, diciamo che ci sono persone diverse che sono in conflitto con noi, diciamo gli Iraniani, in questo caso se noi non ci connettiamo loro avranno successo sopra di noi?

Quindi in guerra la parte più connessa è quella vittoriosa?

Sì, ma non potete fare questo confronto perché la gente di Israele ha una condizione, ha una missione e il fatto che esista è perché deve essere connessa e dare la Luce alle Nazioni. Quindi una connessione all’interno di Israele non è uguale a una connessione in qualsiasi altra nazione come per esempio tra la gente iraniana. Negli altri posti c’è una connessione naturale che in Israele non c’è. Siamo come noci in un sacco. In altre nazioni c’è la sensazione di essere uniti e qua non c’è. Quindi non puoi fare questo paragone semplice tra la nostra connessione e la loro. È per questo che siamo l’uno contro l’altro.

Oren: Io non ho capito.

La connessione in ogni nazione, ed è questo che è successo nella storia, di solito è una connessione che avviene in opposizione a un’altra nazione. Hanno una connessione naturale e se è una cosa innaturale o soprannaturale è perché è in opposizione a qualcosa mentre per noi la connessione, fin dall’inizio, è solo per esistere e se noi non abbiamo questa connessione non esistiamo per niente.

Oren: Io non ho capito il nostro stato: perché noi non siamo un popolo, non abbiamo una connessione naturale?

Noi siamo un accorpamento, una diaspora, non siamo mai stati un popolo. Abbiamo lasciato Babilonia come gente che faceva capo a un leader di nome Abramo quindi ora, se vogliamo diventare una nazione dobbiamo connetterci volendolo intensamente, noi siamo arrivati allo stato in cui siamo in Israele per farci diventare una nazione nello Stato di Israele, a questo scopo la natura ci manda tutti questi colpi senza fine, in modo da costringerci ad unirci. Visto che oggi siamo qua ed abbiamo fatto tutto quello che abbiamo fatto tutti sono contro di noi. Perché? Perché sono tutti contro di noi?

Oren: Io non credo che questa minaccia finirà.

Se noi fossimo in grado di acquietare in qualche modo l'Iran raggiungeremmo qualcosa?

No, noi dobbiamo capire che qui abbiamo una spinta diversa che ci forzerà verso l’unione e se noi, invece di scoprire questa vera ragione e rispondere positivamente cancelliamo l’Iran che sta facendo questo lavoro su di noi, che ci porta a connetterci ed unirci così, facendo questo non faremo niente. È come se, con questo, cercassimo di annullare la minaccia attuale e, al suo posto attirassimo una minaccia ancora più grande. Diciamo che tutti i paesi vicini potrebbero unirsi contro di noi, incluso l’Iran. Sarà meglio evitarlo.

Oren: Ma tutto quello che dici tu non è vero. Questo film va avanti da sessant’anni. Quindi che cosa ci stai dicendo di nuovo, oggi? Niente.

Io sto dicendo che questa non è la soluzione. La soluzione è che noi costruiamo una nazione, un paese in modo che saremo connessi come nazione, questo è quello che ci manca. Tutte queste cause, interne ed esterne, che ci mettono sotto pressione, sono qui solo per forzarci ad unirci perché, in sostanza, è scritto che l’Arvut è la base, il fondamento di questa nazione “Ama il tuo amico come te stesso”. È questa la nazione.

Oren: Cosa vuol dire essere connessi come una nazione?

Essere connessi come nazione d’Israele vuol dire che dobbiamo essere connessi come un solo uomo con un solo cuore.

Oren: Ma secondo cosa: la mia opinione, la tua, la sua?

Secondo quanto noi possiamo connetterci fra di noi e con questo avanzeremo secondo i nostri discernimenti. Anche se è scritto in milioni di libri noi non potremo mai capirlo, nessuno di noi può capire esattamente quello che c’è scritto ma, tramite le nostre azioni, tramite la connessione capiremo, tramite la connessione, al di sopra di tutto. Ci sono problemi, guai; connettiamoci al di sopra di questo. Dobbiamo risolvere tutto tramite la connessione perché dobbiamo capire che tutto ciò che succede è solo per forzarci a connetterci e tutti gli scontri sono solo una rivelazione della mancanza di connessione.

Oren: Aspetta, non ho capito! Noi abbiamo conflitti al di sopra della connessione. Al di sopra c’è la connessione, ci sono tante basi in Israele al di sopra delle quali ci sono degli scontri.

Cosa intendi tu con la connessione al di sopra?

Al di sopra in ogni campo: politica, sociale, in ogni campo ci sono tante opinioni e ogni persona è convinta di avere ragione.

Oren: Cosa consigli?

Io consiglio di guardare il nostro corpo e di vedere come tutti i diversi organi agiscono, come operano i polmoni, il cuore, ognuno nella sua direzione proprio come in una macchina dove hai tutte le parti del motore e tutte agiscono in direzioni diverse ma c’è uno scopo, un obiettivo comune che unifica il tutto e tutte le azioni per arrivare all’unione, ognuno nel suo ambito in modo che avanzeremo tutti insieme, insieme nella macchina o nella società o nel corpo con gli organi diversi.

Oren: Qual è la formula? Massimo e vitalità che è l’unione, questo è detto il livello della salute. Questa illustrazione del corpo è bella ma io non capisco come si adatti alla situazione. Nel tuo cuore ci sono due opinioni e se lavorano tutt’e due quale crollerà? Quindi tu, per esempio, sarai responsabile del politico, lei della società, ognuno lavorerà nel suo campo e poi sincronizzeremo tutti per l’armonia generale, come nel corpo. Nella società reale non succede così. In ogni campo tutti sanno, tutti capiscono cosa vuole dire connettersi.

Cosa vuol dire connettersi al di sopra di questi conflitti? C’è un conflitto in ogni campo, cosa dobbiamo fare? Ci innalziamo al di sopra del conflitto per poter raggiungere l’obiettivo comune, quello ottimale. Proprio come in una tavola rotonda, una famiglia si siede e discute.

Cosa facciamo? Di solito i problemi sono i soldi, come facciamo con il nostro budget limitato. Quindi tu stai dicendo X e io dico Y. Cosa facciamo?

Allora, tutti dobbiamo infine arrivare ad un calcolo generale, come in una famiglia tramite amore e connessione e non tramite discussioni infinite, lotte di potere e imbrogliandoci, solo attraverso l’amore, se c’è amore allora ogni persona capisce l’altra, il nonno, il bambino, la mamma, io, la nonna la figlia tutti si siedono insieme intorno al tavolo e vedono come si possa dividere la torta tramite l’amore. Forse nel campo finanziario è più difficile, magari nel campo politico, nell’arena politica è più facile.

Oren: Quindi, se una persona suggerisce un’azione e una un’altra come arriviamo ad un accordo comune?

C’è la minaccia, c’è una situazione e noi dobbiamo arrivare ad un accordo ma ci sono opinioni diverse intorno al tavolo, possiamo raggiungere ad un accordo solo se noi ci innalziamo al di sopra dei nostri ego personali, veramente facciamo lo sforzo di innalzarci al di sopra dell’ego e di voler far prevalere la nostra opinione solo perché è nostra, se io m’innalzo al di sopra del mio ego e dico solo la mia opinione nella maniera più ragionevole, più sensata e cerco, non di convincere con belle parole o con la pressione, di arrivare con tutti alla decisione corretta che è importante per il nostro destino, per il destino di tutti noi. Ogni persona arriva alla discussione a un livello uguale a quello degli altri, la differenza è solo nella soluzione che tutti danno, ma non nella pressione, discutendo con amore, con connessione e da questa situazione in cui ci connettiamo portiamo tutte le soluzioni e vediamo come le soluzioni vengono chiarite non stando di fronte l’uno all’altro al tavolo ma stando nelle nostre menti, nei nostri cuori, insieme, al centro del tavolo. Non hai altra scelta che portare questa immagine della società davanti agli occhi di ogni persona poi, tramite questa connessione verrà presa la decisione, ma prima dovete arrivare a questa connessione. Noi sappiamo che nella nostra vita, nelle nostre relazioni, anche nelle relazioni tra due persone è molto difficile arrivare a questo stato di connessione, cosa ci vuole per arrivare a questa connessione al livello di una nazione intera?

Io sto cercando di capire perché vedo quant’è difficile unire due persone, come si fa ad unire una nazione intera? Se queste persone sentono il bisogno di connessione allora il numero non c’entra anche se è un milione, anche se è tutta l’umanità. Tutto dipende se la loro direzione è verso un centro comune o se ognuno tira verso di sé, se ognuno tira verso di sé allora anche in due non potranno farlo. Se vogliamo unirci allora c’è spazio per tutti e più siamo meglio è. Quindi tutto dipende dalla preparazione.

Oren: Preparazione a cosa?

Preparazione, spiegazione. Cosa succede adesso? E questa nozione di Arvut, ama l’amico come te stesso, essere un solo uomo con un unico cuore, cosa vogliono dire, cosa dicono della fondazione della nostra nazione? che noi dobbiamo arrivare a questo, viverci dentro.

Quindi puoi dire che questo “ama l’amico come te stesso” è la soluzione?

Oren: Sì, beh, è un obiettivo distante: la connessione, Arvut. E poi cosa?

Arvut non per il bene di Arvut, la garanzia reciproca alla base di una situazione particolare, Arvut come protezione nazionale.

Oren: Credi che la garanzia reciproca potrebbe essere la cosa che più ci protegge da tutti gli attacchi?

No, no, non c’entra l’attacco, noi dobbiamo attaccare solo noi stessi.

Oren: Quindi la garanzia reciproca deve essere la protezione nazionale. Questa è la linea che tu suggerisci.

Il nostro tempo è finito ma io vorrei prendere questa definizione e vorrei riparlarne più avanti. Quindi grazie mille Dr. Laitman, grazie Nitzah, grazie a tutti i nostri spettatori. Noi continueremo a discutere questa cosa nella nostra prossima conversazione. Grazie e arrivederci.

(Fine della conversazione)