Nuova Vita
Conversazione numero: 90
La depressione - parte 1 di 2
Conversazione con il Dot. Michael Laitman del: 25/10/2012
Oren: Ultimamente abbiamo parlato con Rav Laitman della salute. La salute è una cosa che serve a tutti; non importa dove vivi, in quale cultura, quanti anni hai, qual è la tua situazione famigliare. Tutti abbiamo bisogno della salute e solo quando siamo in salute possiamo vivere bene. Qui stiamo parlando della vita e stiamo vedendo come l’elemento salute influenza tante cose della vita psicologica, fisica, ad ogni livello. Quindi dal Rav Laitman stiamo imparando come guardare la vita da un’angolatura diversa per arrivare a una vita migliore. Ogni volta scegliamo una questione diversa sulla quale concentrarci e oggi vogliamo parlare della depressione. Un esempio per capire quello di cui stiamo parlando: l'Organizzazione Mondiale della Salute ha scelto un giorno … (per dedicarlo a) la giornata della depressione, questo perché è diventato un fenomeno mondiale. Anche gli animali la vivono, è diventata parte della nostra vita. A volte diciamo qualcosa del tipo: non so… questo ragazzo è depresso, ma secondo me ci sono persone che non hanno idea di cosa significhi essere depressi, non l'hanno mai vissuto. Quindi, in tutte le cose spiacevoli nella nostra vita, nelle conversazioni che abbiamo fatto con vari medici, abbiamo sentito che la depressione parte dal cuore, che è la radice di tutto, che fa muovere il processo. Oggi noi vogliamo parlare di questo.
Vorrei ricordare ai nostri spettatori che simuleremo una situazione qui nello studio, dove Nitzah ed io rappresentiamo dieci persone che sono qua con noi, in una specie di workshop. Queste sono persone rappresentano il pubblico generale, persone normali come noi. Quindi vediamo se impareremo qualcosa di nuovo.
Nitzah: Prima di tutto vi ricordo chi sono i partecipanti: abbiamo una donna di trentotto anni, madre di due gemelli, ha il polso accelerato, non riesce a dormire. Abbiamo un uomo di quarantacinque anni che pesa centoquaranta chili e non riesce a respirare; un ingegnere di cinquant'anni che ha dolori in tutto il corpo. C’è una donna di trentacinque anni con dolori allo stomaco, e due donne che hanno perso l'appetito, perso l'energia, perso la vitalità; un uomo giovane che dice di non riuscire a concentrarsi e non ha più impulso sessuale; un altro che viene spesso alle nostre lezioni, ma oggi non c'è e, quando lo abbiamo contattato per chiedergli perché, ha detto che non se la sentiva, quindi questa cosa ci ha fatto pensare tanto alla depressione. Quando ne abbiamo parlato tra noi, abbiamo capito che ognuno vive la depressione su livelli diversi, sembra che non ci sia una ragione specifica, arriva … sembra senza ragione; tutto va bene, ma volte ci sono dei dolori nel corpo, è una sensazione molto spiacevole.
Non si sa cosa arriva prima: prima i dolori fisici e poi la depressione o viceversa, allora siamo andati su internet per vedere se è una cosa che sentiamo solo noi o se è qualcosa che succede dappertutto e si sta diffondendo in tutto il mondo. Quello che abbiamo scoperto è che questo fenomeno è arrivato a livelli incredibili, mondiali, si mostra in tutto il mondo, anche se tante persone non riconoscono che soffrono di depressione. Se qualcuno ti dice “sei depresso”, tu combatti contro questa cosa, non vuoi riconoscerlo. Quindi noi vogliamo parlare di questa cosa per capirla meglio. La prima domanda è: qual è la differenza tra l’essere un po' tristi, di malumore e la depressione vera e propria?
La depressione è un fenomeno, non è una cosa che viene e va. Non sappiamo da dove provenga, è come un virus, come un vento che arriva dal nord, arriva, ti raffredda, ti rinchiude, ti porta a stare a letto, ti toglie la gioia di vivere e ti rende difficile funzionare. Vuoi allontanarti da tutto, non vuoi sentire niente, non vuoi assorbire niente, non vuoi percepire niente: tutto ti fa arrabbiare, ma non hai neanche la forza di reagire alle cose che ti fanno arrabbiare. Pensi che se magari avessi una pistola uccideresti quella persona, ma non hai neanche la forza di farlo. La depressione ci influenza in maniera sfaccettata.
Da dove viene? In realtà non abbiamo visto esempi di depressione nella storia, durante i milioni di anni di evoluzione dell'uomo non è stata una cosa prevalente; questo perché noi ci stiamo evolvendo dal livello animale e ci stiamo allontanando da esso. Anche se adesso vediamo la depressione negli animali, in realtà loro non soffrono di questa cosa tranne adesso che questi animali vivono con gli umani o sono in gabbia o nello zoo o nelle case. In realtà non c'è motivo perché essi siano depressi, tranne il fatto che loro riescono ad assorbire l'umore del loro proprietario. Quando noi ci siamo staccati dal livello animale e siamo arrivati al livello umano, parlante, siamo arrivati a un punto molto speciale; ci siamo arrivati solo cento anni fa, in realtà, settanta anni fa, nell'ultimo secolo, quando il mondo è arrivato al suo apice, diciamo vent'anni dopo la seconda guerra mondiale. È come una saturazione, come se già avessimo corretto tutto ciò che c’era da correggere e, anche dopo la guerra, il mondo moderno ha scoperto che non c'è niente verso cui avanzare, non ci sono scopi, non ci sono obbiettivi. Abbiamo cominciato a sentirci sempre più interconnessi, senza sapere come gestire la cosa, come andare d'accordo. Ci sono stati più divorzi da un lato, dall'altro lato, abbiamo smesso di sposarci e di fare figli.
È cominciato in Europa occidentale, soprattutto in Francia. Io avevo otto, dieci anni, quando mia madre (era ginecologa, ricercatrice, una donna molto speciale) mi ha detto che allora c'era questo fenomeno in Francia per cui la donna aveva deciso di non fare figli. Esisteva questa cosa, io ero piccolo, non me lo ricordo bene, ma mi ha detto che questa era la prima volta che succedeva una cosa simile; e a questo punto c'è stata la depressione; è così difficile per una persona vedere il futuro, ha influenzato la passione più naturale, il desiderio più naturale, che per gli animali è un istinto: ogni anno vogliono procreare. Questo fenomeno è cominciato tanto tempo fa, poi ha iniziato a svilupparsi e sono stati trovati medicinali antidepressivi. Prima, solo le persone di alta classe, come i re, gli aristocratici o quelli di grande intelligenza soltanto loro soffrivano di depressione, invece ora …. E' un fenomeno che arriva dalla mancanza di riempimento, mancanza di scopo, mancanza di gusto nella vita; è perché i desideri dell'uomo sono cresciuti in tutta la storia, al punto in cui si pone delle domande esistenziali, domande essenziali; ma non ha risposte, perché i nostri genitori non ci hanno dato queste risposte.
Noi viviamo nel mondo come gli animali: Nasciamo, viviamo, creiamo una nuova generazione e moriamo. Questo è quello che noi vediamo se ci guardiamo dall'esterno; questa è l'umanità! Quindi la nostra domanda è “a cosa serve tutto questo? La vita, sposarsi, partorire, lavorare, solo per poi morire?”. Magari soffriamo un po' di più o un po' di meno in questi anni. La persona, visto che non può vedere il futuro, e visto che i suoi desideri sono così grandi, si chiede: perché non merito quello che hanno le persone molto ricche? Quindi anche lui si deprime, ma in realtà questo non è il motivo. La maggior parte delle persone non capiscono perché sono depresse, non sono in grado di analizzare i desideri, le passioni che sentono vuote e, vista questa mancanza di riempimento, si sentono depressi.
Questi fenomeni vengono da livelli più alti della vita, non dal livello animale, ma da un livello nel quale noi ancora non esistiamo. Quindi, quando io mi chiedo perché devo vivere, vedo che non ne vale la pena. Mi vedo come da bambino; quando faccio questa domanda, guardo tutti e. mi ricordo quando ero piccolo, guardavo gli altri e pensavo “beh, quando uno ha quarant'anni ok, ma quando ne ha cinquanta, perché deve vivere? E' già vecchio, ha tutti i tipi di problemi, dottori, hanno figli già grandi, perché devono vivere? Perché dobbiamo sprecare le nostre energie ed il nostro cibo per loro?” Mi ricordo che avevo tanti pensieri del genere: in generale, perché dobbiamo vivere? Perché non prendiamo una pillola per dormire? Sarebbe così bello dormire e non fare niente. Le domande che ci vengono dalla nostra evoluzione interna finiscono quando cominciamo ad entrare nello sviluppo spirituale. Da un lato abbiamo una grande passione nel risolvere tali questioni ed è una meraviglia che queste domande arrivino dal grado superiore, da un grado eterno, intero; dall'altro lato, c'è la completa mancanza e incapacità di rispondere, e questa è una cosa strana, perché non esiste in nessun altro livello. In tutti i livelli in cui ci siamo trovati, le domande erano buone, ci facevano evolvere, sviluppare; volevamo sviluppare tecnologia, scienza, economia, fare rivoluzioni nella società umana eccetera. Qui invece, le domande che ci facciamo, che ci siamo fatti negli ultimi cinquant'anni, sono domande per le quali non abbiamo risposte, non siamo in grado di soddisfarle. Così siamo arrivati a frustrazioni molto grandi, questo è quello che, inconsciamente, deprime l'uomo.
Sappiamo che, nell'ultima dozzina di anni, la gente sente veramente che sta arrivando a punto morto, che questa nuvola sta scendendo sull'umanità. Cominciamo a sentire la paura, il nervosismo, sentiamo che vogliamo rompere, sparare in ogni direzione, solo per liberarci di questo vuoto interiore; quindi è una malattia molto difficile. E' certamente una malattia di cui si può parlare, ma che non si può curare. Con le altre malattie possiamo cercare di curarle, mentre avanziamo con la ricerca, invece qui è il contrario, la percentuale di successo sta diminuendo. Una volta era relativamente facile, potevi andare in un club, incontrare persone, magari fare una gita; quindi dev'essere un obiettivo magari vicino, magari puoi collezionare francobolli, ma chi lo fa al giorno d'oggi?
Oren: Io mi ricordo che mio padre ci portava; avevo un fratello faceva la collezione dei francobolli e mio papà ci portava a questi congressi di francobolli dove andavamo a vedere le esibizioni di francobolli, perché mio fratello li collezionava.
Inoltre, magari si faceva la collezione di foglie. Oggigiorno, se uno comincia a farla, penseranno che ha bisogno di cure! Che è depresso! Questo proprio ci indica quanto ci siamo sviluppati, quanto siamo attratti da cose più alte, più sottili, nascoste, cose che non possiamo ottenere. Questo è un problema molto grande e non c'è una soluzione e non ci sarà una soluzione.
Nitzah: Non possiamo finire la nostra conversazione qui, però.
Quando l'umanità avanza, non vuole fare questi giochi, per ora andranno bene solo per i bambini, all'età di tredici, quindici anni, e poi sempre meno. Perché questo fenomeno diventa importante anche per età molto più piccole, anche a otto, dieci anni, la depressione già comincia ad esistere. C'è chi dice che magari è dovuto a internet, magari ai legami che abbiamo con tutto il mondo, che i bambini stanno capendo le cose così velocemente, non sanno cosa aspettarsi, hanno tutto davanti a loro. Ma non è così, ci sono anche tanti adulti che hanno tutto il mondo davanti, ma sono contenti e vanno in giro ad ottenere i loro obbiettivi, e ci sono anche quelli che sono arrivati alla maturità, hanno queste domande e non trovano le risposte nel nostro mondo, perché sono domande esistenziali, sono loro che stanno male.
Nitzah: Quindi qual è la cura?
La cura è semplice: amore. Non stiamo parlando dell’amore come tra un uomo e una donna, a livello corporeo, né dell'amore per i bambini o l'amore che abbiamo per gli animali; amore nel senso che uno esce da sé stesso. C'è una tecnica speciale per aiutare una persona ad uscire da sé stesso, invece di sentire i suoi desideri, le sue mancanze che deve riempire, sentirà le mancanze degli altri e vorrà riempire quelle. Questo è detto amore, è questo quello che io intendo. Non è un fatto ormonale, è amore ad un livello molto più elevato. Se noi fossimo in grado di insegnare alle persone ad integrarsi coi desideri e le mancanze degli altri, se queste mancanze fossero più importanti, per lui, dei suoi desideri o delle sue mancanze, allora non avrebbe mai il problema della depressione o del vuoto; sarebbe l'opposto. Uscirebbe da sé stesso e vivrebbe negli altri, e saprebbe sempre come riempirli correttamente, sarà sempre gioioso e pieno e contento. Quindi, non è così naturale da sperimentare, ma “ama l'amico come te stesso” è la soluzione alla depressione. Ancora una volta, visto che la depressione è una cosa che sento nel mio vaso vuoto, se invece di sentire me stesso io mi sposto a sentire gli altri, a vivere negli altri, allora faccio del tutto per riempire gli altri o l'altro e, tutti i mezzi che ho, li uso per riempirlo. Così non mi sento depresso, è l'opposto, mi sento sempre sollevato: il mio desiderio è di riempire l'altro, di dare a lui e di causargli gioia.
Nitzah: Allora non sentirò il vuoto?
No, perché esco dai miei desideri, sento i desideri degli altri, non i miei. Questo è quello che succede a una madre, quando ha la depressione dopo il parto, o in ogni fenomeno del genere, perché lei sente sé stessa e non il bambino. Noi dobbiamo aiutarla spostando la sua attenzione da lei al bambino, è un malfunzionamento ormonale, ma così lei non si sentirà depressa. Avrà ogni sorta di domande, preoccupazioni, ma al momento che lei comincia a focalizzarsi su di lui, a sentire i desideri del suo bimbo più importanti dei suoi, non si sentirà più depressa: vuole solo servire il suo desiderio.
Nitzah: Quindi, questa depressione post-parto che tante donne vivono, è un microcosmo, una miniatura di quello di cui stai parlando?
Noi non siamo in grado di capire, ho trattato questa cosa per tanti anni, è un fenomeno per cui noi dobbiamo trasferire il suo desiderio, la sua attenzione, da lei verso il bambino, infatti lei era abituata a pensare a sé. Questo (trasferimento) doveva succedere naturalmente ma non è successo. Non accadeva negli anni passati, quando eravamo a livelli più bassi dell'umanità, perché eravamo più vicini al livello animale. Invece ora, mentre ci innalziamo dal livello animale a una cosa più alta, al livello parlante, a qualcosa di spirituale, non vediamo niente che esiste a livello del parlante, nella nostra fisionomia noi siamo animali, quindi, quando abbiamo cominciato a evolverci, questo malfunzionamento naturale è avvenuto in modo istintivo. Una donna dovrebbe avere il desiderio di riempire il suo bambino, ma ora non avviene, perché? A lei arriva un desiderio del livello parlante e il desiderio verso il suo bambino è a livello animale! Il suo desiderio del livello parlante è più elevato, viene dal livello umano e reprime il suo desiderio verso il livello animale, dove dovrebbe trattare il suo bambino, amarlo ed essere devota a lui, ma non succede. C'è uno scontro fra queste due inclinazioni, quindi questo viene detto malfunzionamento.
Nitzah: Forse puoi trattare di più questo concetto: che la donna vuole il livello parlante.
Ai nostri giorni, diciamo negli ultimi cent'anni, tutti noi abbiamo sviluppato questo desiderio per il grado superiore, detto “livello parlante”, che è più alto della nostra vita animale. Vogliamo sapere qual è lo scopo della vita, qual è l'obbiettivo, cosa succede dopo la morte, c'è qualcosa oltre questa vita? Questa vita non ci basta. Va bene: io vivo cinquanta, settant'anni, ma cos'ho? Cosa ottengo?
La gente ne parlava anche prima, ma non se ne preoccupavano. C'erano domande, ma uno credeva, aveva fede, eravamo ad un livello dove eravamo soddisfatti con la fede semplice; ogni persona aveva la sua religione, quindi credeva in un premio dopo la morte. Invece ora siamo in uno stato, del nostro desiderio, in cui non possiamo più credere che ci sia un mondo dopo la morte, non abbiamo scelta, quindi noi ci fidavamo. Era una cosa che ci calmava, ma comunque non ci basta più; il desiderio è così alto, così grande, che ha bisogno di prove. E poi non sono soddisfatto con la gente che mi dice che c'è un potere superiore! Nella misura in cui noi avanziamo, vediamo che siamo controllati, in tutto: c'è una causa, c'è un effetto, c'è tecnologia, una scienza, c'è tutto. Dov'è il Creatore qui? Non c'è spazio per Lui! Questo da un lato, dall'altro, una parte della mia natura, ha bisogno di prove; dove sono le prove che c'è un potere superiore, che c'è la vita dopo la morte? Io vedo che tutto il mondo è corrotto: le bugie, gli omicidi e cos'altro? quindi tutti andranno all'inferno? Chi andrà in paradiso eccetto me? Non ci è rimasto niente in cui credere. In più coloro che sono religiosi, anche loro sono corrotti, ancora più delle persone regolari; quindi tutto è stato spezzato, tutto è rotto, tutto è diventato questione di soldi, nient' altro. E in ogni campo, anche se una volta una persona rispettava le grandi persone, pensava che avessero qualcosa da offrire, oggi no. Oggi siamo in uno stato in cui una persona non ha nulla a cui aggrapparsi, e le sue domande sull'essenza della vita sono molte alte, sono cresciute.
Noi ci evolviamo costantemente. Speciali geni spirituali arrivano a noi e ci spingono a svilupparci, verso l'evoluzione; e noi ci sviluppiamo costantemente col desiderio nuovo, con le nostre nuove mancanze; cioè la forza che ci spinge è il desiderio di voler sapere, di sentirsi meglio, di capire, di sentire sia con la mente che con il cuore. Abbiamo due desideri diversi: il sentimento e la comprensione, io voglio sia sentire che comprendere, ma nel mondo vedo che siamo già arrivati ad una fine, ci troviamo in una specie di bolla, una sfera, ed è tutto lì. Il mondo mi sta mettendo sotto pressione, sento come se fosse troppo piccolo per me, che i miei desideri vogliono scoppiare come se fossi rinchiuso in una cella, in prigione. Sento una tale claustrofobia che penso “cos'è questo mondo? Devo liberarmi”, è per questo che ci sono così tanti suicidi e altri fenomeni del genere.
Quindi siamo arrivati ad uno stato in cui i miei desideri ed i pensieri vanno al di sopra di questo mondo, al di sopra delle storie che possono raccontarci le religioni, non più sono soddisfatto dai riti, magari da andare in chiesa o pregare diversamente come ebreo. I musulmani si sostengono ancora con la religione, perché sono entrati in stati più radicali. Anche loro, per via della paura e della mancanza di controllo, sono arrivati all'estremo, ma solo per un po', non può veramente durare tanti anni; arriverà alla fine, questo è lo sviluppo, non ci possiamo fare niente, ma è una religione abbastanza nuova nel suo sviluppo, quindi risulterà dopo che la persona è impotente. Se una persona usa il metodo della correzione, è per non sentire sé stesso, perché se sente solo sé stesso terminerà la sua vita, sentirà che la morte vale più della sua vita, quindi noi dobbiamo sviluppare un metodo, un metodo di guarigione e deve essere qualcosa di accettabile da tutte le istituzioni sanitarie, come metodo di importanza principale per guarire la condizione umana, il grido umano, per avere la possibilità di uscire da sé stessi e sentire gli altri, sentire le persone intorno. Scappare da sé stessi significa sostituire il mio desiderio con quello di un altro. Se io amo qualcosa o qualcuno, ho una passione per questo, ho un'inclinazione, lo voglio, lo sogno, sono attratto. Possono essere francobolli, foglie o fiori, può essere un hobby, magari un viaggio all'estero, o la collezione delle bottiglie della coca-cola, non è importante. La cosa importante è che io ho questa continuazione, una cosa che colleziono, possono essere francobolli, possono essere persone, mi serve qualcosa fuori di me, che mi attrae. E ora sono in una situazione dove non voglio avere bambini, questo è un segno e fa molta, molta paura; perché la cosa più naturale che mi attrae in avanti, che mi tira, sono i bambini. I bambini sono l’oggetto esterno che dovrebbero occupare la mia attenzione per almeno vent' anni, se non fino alla fine della mia vita. La gente si sposava a diciotto, diciannove, forse venticinque anni, non è importante, ma facevano figli e poi sino alla fine della loro vita, dovevano prendersi cura di questi bambini e non esisteva la depressione. Ma oggi, che la gente non vuole prendersi cura dei bambini, non vogliono neanche entrare in questa situazione, questo è causa di una depressione ancora maggiore. Da un lato, è il risultato dell’essere depressi, ma con una depressione piccola, e non avendo figli, perché questo poteva farli uscire dalla depressione, loro non riescono ancora ad uscirne. Quindi non vogliono sposarsi, perché se ti sposi allora in qualche modo vi date fastidio: dovete arrabbiarvi, dovete litigare, parlare, dovete risolvere i problemi, dovete far la pace, vi arrabbiate di nuovo, litigate, poi andate a bere un caffè, parlate, poi una volta dormi sul divano, o dormi nel letto e così via...comunque da un colore alla vita. Ci sono tanti tipi di cambiamenti, hai un'interazione con qualcuno che è al di fuori di te; oggi no: io chiamo i miei parenti, grazie a Dio, solo una volta ogni tanto faccio una chiamata, non devo andare a trovarli, i miei genitori son come bambini e vivono nel loro mondo. Guarda come abbiamo costruito le nostre vite, sostengono completamente questa pressione, ci rinchiude in una cella. Io ho alcuni schermi su internet, scrivo una e-mail, scrivo un sms...tutto lì. Quando noi, inconsciamente costruiamo un ambiente del genere, che sostiene lo sviluppo della depressione, è come se ci fosse una forza maligna, un governo maligno che ci spinge sempre più in questi stati, in cui siamo totalmente depressi. Io lo capisco, perché l’umanità deve risolvere questo problema: perché vivo? Perché esisto? Dobbiamo risolvere questo tramite “ama l’amico come te stesso”. Questa è la fine del nostro sviluppo come lo conosciamo, poi arriveremo all'equilibrio con la natura, risolveremo questa grande crisi, il problema della tecnologia, della famiglia, dell'educazione, ogni cosa in cui ci troviamo. E quindi, da questo problema più grande, dalla condizione umana dove la persona non sa perché vive, non perché manca il petrolio, il gas o perché son preoccupati per l’inquinamento, l'educazione, no: l’uomo sente che non ha niente per cui vivere. Questa è la cosa che ci strozza, che non ci fa alzare la mattina, questo è il problema che sarà rivelato nella sua forma estesa e forzerà l'umanità a gestirlo e a capire che dobbiamo connetterci integralmente, arrivare all' unione. Così scopriremo un nuovo mondo, un mondo rotondo che sarà fuori della prigione in cui viviamo, soffriamo, questo spazio chiuso.
Nitzah: Tu hai descritto qui un sistema più elevato del nostro inconscio.
Rav:
Questo sistema superiore lo sentiamo quando usciamo da noi stessi, quando voglio amare l'altro io esco da me stesso. Lei sente lui, è costantemente focalizzata su di lui e se noi lo facessimo con gli altri, ognuno non sentirebbe più sé stesso, sentirebbe gli altri, questo grado si chiama livello umano. Quando ci innalziamo ad un altro livello di esistenza viviamo al di fuori di noi stessi, abbiamo una vita extracorporea e gli scienziati dicono che, in questo modo, un uomo può arrivare al punto in cui il suo corpo muore e lui continua a vivere, perché i suoi pensieri non sono legati al corpo. Come posso trasferire pensieri e desideri, a te? Esiste, noi li vediamo che viaggiano per il mondo, guarda cosa succede: io ti influenzo con i miei desideri e pensieri, in modo che escono da me, da questo corpo, e arrivano a te. Quindi io posso uscire da me con i miei pensieri e desideri ed entrare in te, in lui e tutti gli altri. Io posso vivere, oltre al pensiero e desiderio non ho niente, il resto è solo carne, posso uscire da me stesso e vivere al di fuori di me, così tanto che il mio corpo può anche morire. Io mi diffondo in tutta l'umanità e vivo lì. Questo è quello che viene detto il prossimo grado della nostra esistenza e da qui veramente nasce la domanda: perché vivo? Ed è da qua che nasce la depressione, perché non vediamo l'utilità della nostra esistenza fisica, non vediamo che vale la pena viverla. E ora, specificamente, visto che c'è internet, visto che abbiamo contatti virtuale nel mondo integrale, che si rivela in noi, è qui che dobbiamo cominciare a capire da cosa siamo attratti, dov'è il nostro futuro, che uscire da noi stessi e vivere virtualmente è fuori di noi, in modo extracorporeo, al di fuori dei nostri corpi. Questo è il livello successivo.
Oren:
Volevo fare una domanda. Se capisco bene, al centro della tua spiegazione hai detto che una persona è come se fosse imprigionata dentro di sé, in una cella, dove diventa sempre più vuota, sempre più triste, depressa. La soluzione che dai a queste immagini è che devi uscire fuori, dentro di te ti sentirai sempre più depresso e sarà sempre più nero, peggiorerà, non c'è cura. L' unica soluzione è che se stai male dentro: scappa, esci!
Rav:
Noi vediamo, oggi, che la gente si vuole chiudere dentro casa, dietro uno schermo; portano il lavoro a casa, non vogliono incontrare altri, oltre le comunicazioni, magari tramite e-mail, una persona vuole chiudersi, e con questo sta costruendo il suo mondo esterno, secondo il suo mondo interno. Lui costruisce il suo mondo esterno per essere senza moglie, senza figli, nel suo appartamento, nel suo angolo, tranquillamente.
Oren: Ma cosa intendi, “tranquillamente?
Rav:
Perché lui è così dentro, dentro è chiuso. Quindi, come riflesso di questo, lui crea anche la sua vita esterna. Nel momento in cu comincia a uscire da sé per andare verso gli altri, vedrà quanto vorrà vivere insieme a tutti, insieme. Vorrà una stanza di mille metri dove abitano tutti. Perché no? Sarà così bello!
Oren: Aspetta, torniamo indietro. Questo è già la fine del processo. Torniamo all’inizio.
Rav: L'interiorità e l'esteriorità vogliono sempre essere in equilibrio in noi. Perché oggi sono attratto dalla solitudine?
Oren: Non è la solitudine, è che io non voglio che la gente mi rompe, voglio avere la mia tranquillità.
Rav:
No, no, non è vero, è perché io dentro sono così. Io dentro sono solo, non ho pazienza per nessuno. È un risultato...tu ti senti così perché è il risultato di come ti senti dentro. Dentro tu stai cercando qualcosa di più alto e non lo trovi, non senti la connessione con gli altri. Sei respinto dagli altri, tutti ti sembrano estranei, anche i parenti intorno a te. Quindi tu costruisci questa copertura esterna, questa situazione.
Oren:
Ok, questa mi sembra un'immagine molto precisa con cui tutti possono identificarsi. Io mi identifico molto con la tua analisi della situazione attuale. Tutti vogliono essere dietro lo schermo, tutto sotto controllo. Io cerco di monitorare quanto contatto ho con gli altri. Se tu mi mandi una e-mail allora io non devo guardarla adesso, e anche se vieni a casa mia, ti posso dire che non ti posso vedere perché il mio programma non me lo permette. Quindi questa è la situazione ora, ma tu cosa dici? Che in questa situazione in cui ognuno si trova nel proprio angolo, devi sapere che il tuo futuro nel tuo angolo peggiorerà sempre di più.
Rav: Sì, e la gente lo sente.
Oren: Quindi stai dicendo che se noi stiamo nei nostri angoli ci sentiremo sempre peggio. E io vedo che succede proprio così: ogni anno che passa io mi sento peggio, quindi cosa stai dicendo?
Rav:
Io non sto dicendo che devi immediatamente sentire che devi amare gli altri. Se tu parli della tecnica di questa guarigione, deve essere graduale.
Oren: Mettiamo da parte un attimo la guarigione. Quello che tu hai spiegato fino ad ora, io l'ho diviso in diverse immagini. Hai detto “hai il tuo angolo”, io ho detto “sì, è vero”. Ora ti dico che anch'io sono d'accordo che mi sentirò sempre peggio se resto in quest'angolo, e quello che dici in questa terza immagine è che non trovo la soluzione, nel mio angolo. La soluzione è scappare da questo angolo, quindi devi scappare da te stesso? Si tratta di scappare?
Rav: Certo.
Oren: Quindi non stai gestendo te stesso.
Rav: Perché no? Certo! Io ti sto dicendo: hai già una macchina che è arrivata alla fine della sua vita, devi cambiare veicolo. Io ti ho comprato un veicolo nuovo, quindi dimentica questa macchina, siediti nel Mercedes. Perché no? Qual è il problema: io ti sto dicendo di vivere male? Tutto quello che avevi lo avrai cento volte, risolverai tutti i tuoi problemi, vivrai in gioia, sentirai una vita infinita.
Oren: Ma mi stai dicendo di scappare da me stesso, se ho problemi con me.
Rav: Tutti i tuoi problemi dentro, sono dentro, quindi perché non dovresti?
Oren: Ma dove posso scappare? Questo sono io.
Rav: No, no, no, cosa vuol dire che “sei tu”? Diciamo che noi arriviamo a te per un trapianto, buttiamo via una parte del tuo corpo e la sostituiamo con una parte nuova. Allora? Non va bene? Guarda cosa sta succedendo nel mondo: sai quanti trapianti avvengono, di cuore, eccetera? Non è solo un grande problema, non c'è niente che puoi fare. Ti dico: tu vivi dentro i tuoi desideri, che sono completamente rotti e vuoti, che ti portano sempre più avanti in questa oscurità e stai solo aspettando la morte. Tu sei contento che stai avanzando verso di questo. Se succederà in alcuni minuti, allora chiuderai gli occhi e dirai: va bene, fa' quello che vuoi. Non hai neanche la forza di resistere. Se tu ti trovi in questo stato, io ti consiglio, ti offro una vita buona, felice, illimitata ed eterna, come? Semplicemente: cambia il tuo corpo. Cambia il tuo corpo, quello che senti in questo momento, le tue sensazioni, cambiale in sensazioni che esistono fuori di te, nei corpi degli altri. Non è…
Oren:
Aspetta, aspetta; con calma. Sostituisci il corpo, questo l’ho capito. Esci dal tuo corpo e vai nel corpo degli altri. Come posso uscire dal mio corpo e entrare in quello degli altri? Chi è questo io di cui parli? Chi sono “io”?
Rav:
I miei desideri, pensieri…tutto lì. Tutto il resto cambia...e puoi sostituirli. Forse non sei interessato a farlo, è possibile che ci sia un metodo col quale puoi farlo. Porti una persona in un gruppo; una persona viene portata al gruppo in maniera piacevole, dove si può discutere in un workshop, svolge tutte queste attività di connessione con gli altri. Gradualmente comincerà a sentire quanto sia piacevole, quanto sia divertente connettersi costantemente agli altri e in questa connessione scopre che sta volando nell' aria; si dimentica dei suoi problemi personali e scopre che c'è un mondo, scopre che è soddisfatto, anche se vive con questa bestia, vive già negli altri, nei loro desideri. Succede tramite queste attività, non hai bisogno di un'operazione o di trapianti di organi, no. È semplice, è piacevole e gradualmente una persona sente che ha il controllo, perché lui stesso sente che è in questa transizione, esce dai suoi desideri rotti, quelli vuoti, che lo portano alla depressione, al desiderio di finire tutto, e arriva in questa grande terra, ampia.
Oren:
Perché a volte ti svegli la mattina e la cosa più potente che senti è di dormire per sempre? Perché?
Rav:
Certo: perché devi svegliarti, se non vedi niente di bello davanti a te nel futuro? Vedi solo stanchezza, una vita dura, sempre di più. Anche se oggi andrai ma perché? Anche per cominciare tu non lo vuoi, perché non c'è scopo che giustifica i tuoi sforzi. Perché sei sotto pressione, sei uno schiavo. Non hai carburante, non hai benzina. Magari tua moglie ti mette sotto pressione, hai debiti da pagare, magari la polizia vuole qualcosa da te; ti alzi, fai quello che devi fare e scappi dai tuoi problemi, se sei capace. Se tu fossi in grado di chiudere gli occhi, chiudere la porta, in modo che nessuno entri e tu possa solo dormire per sempre, lo faresti.
Oren: Ma ti vengono anche i dolori alla schiena, se dormi troppo.
Rav:
No, non sentiresti nemmeno quelli, capisci? Noi oggi siamo sotto pressioni che non abbiamo scelta, non abbiamo una giustificazione per la vita. La nostra filosofia attuale, tutta l'educazione, la cultura che abbiamo, la nostra tv con tutto ciò che succede lì, in quei canali, tutto esiste per confondere una persona, per dargli questa tensione. Vendono centinaia, migliaia di giochi per bambini e anche per adulti, guarda tutti quei club e altre cose. Tutto, in qualche modo, è per fare soldi, perché alla persona arrivi un po' di piacere che aiuta a uscire dalla depressione. Ma guarda tutti questi servizi di turismo, per aiutare una persona a godere, solo per darle una piccola compensazione per il suo vuoto. E questo arriverà a termine, fra un po', perché è da tanto tempo che sta scemando.
Nitzah: Io stavo pensando che se io adesso vado dal mio psicologo e gli dico che abbiamo parlato di questo nel workshop, che io devo uscire dalla mia vita e vivere la vita degli altri…
Rav: No, no, ma non dobbiamo parlarne con la gente in questo modo.
Nitzah:
Perché immediatamente io sento la mia psicologa che dice: “cosa? Vuoi vivere la vita degli altri? Ma vivi la tua!”
Rav:
Prima di tutto non è vero. Per cominciare io vivo la vita degli altri, abbiamo già parlato di quanto mi dà l'ambiente, i suoi desideri, i suoi pensieri. Io non vivo neanche la mia vita, vivo, mangio, perché mi viene detto di mangiare in questo modo, mi vesto come mi dice la società, non sono io. Io non ho una vita mia, è per questo che una persona è depressa, perché questo è quello che sente: che deve tutto a tutti gli altri, e non vuole più farlo. Vuole che tutti vadano via, poi si chiude, ed è per questo. Non è che io sostituisco la mia vita con la vita degli altri, è il contrario: uscendo dalla mia vita, esco da tutto quello che questo ambiente proietta su di me e allora scappo. Io scappo dal controllo, dalla schiavitù della società, alla redenzione, alla libertà.
Nitzah: Credo che devo capire cosa intendi con queste fasi di guarigione di cui parli.
Rav:
Le fasi sono i workshop che noi facciamo, non c'è un problema con questo. Gradualmente aiutiamo una persona ad essere più disponibile a connettersi con gli altri, a vederlo come la sua salvezza. È una cosa elevata e buona.
Oren: C'era un'immagine di cui hai parlato prima, di sostituire il tuo corpo proprio come un veicolo.
Rav:
Sì, l'ho detto in maniera un po' così, ma noi non stiamo parlando di uscire dal corpo. Le persone non ne parlano in questo modo, al di fuori, è solo come parliamo noi adesso. Perché una persona non è che sostituisce il corpo, non è che esce da sé stesso, già qua cominciamo a parlare in maniera mistica, no, lui è integrato con i desideri e i pensieri e i degli altri. Se io sono concentrato nei miei desideri e pensieri, dentro me stesso, li sto sempre bilanciando: secondo me, cosa va bene per me, cosa non dovrei fare. E invece, se io esco verso gli altri, sono comunque dentro di me, tutto è dentro di me, ma comunque sto vedendo cosa fa bene agli altri, cosa posso fare per loro e, se lo faccio per loro, allora il mio calcolo è per gli altri e non per me stesso. Quindi non sarò depresso, perché non penserò mai a me stesso, con le mie azioni.
Oren: E chi si prenderà cura di te, se tu non ti prendi cura di te stesso?
Rav: Non mi interessa, non mi interessa se qualcuno si preoccupa di me. Non voglio.
Oren: E quindi cosa ti succederà?
Rav:
Io vivo normalmente, sto solo dicendo che i miei calcoli, i miei pensieri e desideri… io vivo la mia vita normalmente, con i miei desideri e pensieri, nella mia connessione con gli altri. Come lo imparo? Arrivo ad un workshop, in un gruppo dove tutti lo vogliono fare. Siamo attivi in questo modo. Vuol dire che va bene, vogliamo vivere negli altri e non in noi stessi. Questo succede gradualmente e poi noi espandiamo il cerchio sempre più, cominciamo a vedere che questo è il futuro buono dell'umanità. Ed è così che avanziamo, improvvisamente ci sentiamo come le prime persone che vivono questa nuova umanità.
Oren:
Ok, stiamo per finire la nostra conversazione sulla depressione e ne faremo un'altra. Abbiamo cominciato parlando del fatto che sono depresso...
Rav:
Non vi ho mostrato la luce in fondo al tunnel?
Oren:
No, perché se io sono depresso, non voglio vedere nessuno. E ora, tu hai parlato di tutti.
Rav:
No, no, io sto parlando di te seduto sul tuo divano che guardi lo schermo della tv, è qui che arrivo io. E vale la pena per te, perché questo è un programma che ti guarirà.
Oren:
Ok, quindi su questa guarigione faremo un’altra conversazione, ma per ora, fino alla prossima conversazione, magari puoi riassumere con una frase...
Rav:
Uscire da me stesso, questo è ciò di cui ho bisogno, poi avrò una buona vita.
Oren:
Grazie Rav Laitman, è stato affascinante. Grazie Nitzah e grazie ai nostri spettatori. Ci vediamo la prossima volta: cerchiamo di uscire da noi stessi e guarire.
(Fine della conversazione)