Nuova Vita 290 - Perché la gente non mi capisce?

Nuova Vita 290 - Perché la gente non mi capisce?

Episode 290|19 gen 2014

Nuova Vita

Conversazione numero: 290

Perché la gente non mi capisce?

Conversazione con il Dot. Michael Laitman del: 19/01/2014

Oren: Buongiorno a tutti, grazie di essere con noi in questo programma. Oggi vogliamo comprendere meglio la nostra vita per giungere ad un posto migliore con una vita migliore, la nostra vita, se la guardiamo profondamente, vediamo che è costituita da molte interazioni tra di noi, a volte ci alziamo con la sensazione che sarebbe molto meglio se le persone vicine a noi ci comprendessero, nelle persone c'è la sensazione generale che il prossimo non le comprende. Vogliamo capire perché esiste questo fenomeno.

Nitzah: Allora parliamo dei sentimenti, sono qualcosa che ci prende molto e ci fa pensare. Finora abbia parlato di sofferenza, di gelosia, ci sono delle sensazioni che percepisco in me, uno dei problemi che provoca molto stress, molti conflitti tra le persone, è il fatto che il prossimo non mi comprende ed anche loro dicono che io non comprendo loro, può succedere tutto questo rispetto ai bambini, alle persone con cui lavoro, in ogni posto, è una cosa molto interessante, se dentro di noi abbiamo queste sensazioni, è perché la capacità di percepire è confinata più o meno alla sensazione che io sento in me stesso, ma non riesco a comprendere gli altri, il loro cuore.

La prima domanda è: perché c'è questa sensazione, essa è vera, c'è qualcosa di vero in tutto questo, o no?

Noi non possiamo mai percepire il prossimo, non esiste una cosa del genere, cosa vuol dire che io percepisco il prossimo, qualcuno, allora immetto in te un apparecchio che mi faccia sentire te? No, ho solo desiderio di godere, di ricevere, di voler percepire il godimento, non importa cosa succede intorno a me, cosa succede in me, la mia meta è solo di sentirmi bene, è costruito tutto così, tutti i sistemi, si può essere anche a livello fisiologico o psicologico nei pensieri, nei sentimenti, io controllo sempre perché non mi sento bene, in che modo posso sentirmi meglio, cosa posso fare per sentirmi meglio, così opera il mio corpo, la sua programmazione principale continua ad operare nel corpo finché la persona muore.

Non succede solo in noi, ma anche nell'inanimato che cerca il posto più sicuro, cade, si muove, rotola, mantiene sé stesso, a meno che qualcuno non venga a fargli qualcosa e lo rompa, così è anche per i vegetali che cercano posti all'aria ed al sole, vediamo come i vegetali crescono e si muovono, così succede anche nel livello animale, si vuole stare nel posto più comodo, più sicuro e così via. Noi, al livello del parlante, dell’uomo, siamo più egoisti di tutti gli altri, costruiamo tanti sistemi, perché costruiamo tutti questi sistemi: cultura, educazione, economia, commercio, fabbriche, e così via? Solo per sentirci bene, sentire un godimento, allora ci sentiamo bene e se per sentirci bene dobbiamo fare del bene anche agli altri allora lo facciamo, facciamo qualcosa, costruiamo qualcosa e lo vendiamo perché stiano meglio, se potessimo ricevere un guadagno senza fare niente, lo avremmo fatto.

Quello che è sicuro è che tutta la nostra natura è di giungere ad una situazione positiva, di sicuro il bene, ai nostri occhi, per ognuno il bene cambia, una volta vogliamo dormire, un'altra mangiare o fare una gita, e così via, così il desiderio si rivela in molte forme, cosa vuole fare l'uomo per stare bene? Gli viene da questa programmazione interiore che risveglia l'uomo a questo e quest'altro, ma noi sappiamo cosa vorremo nel prossimo momento? In un certo qual modo più o meno lo sappiamo, ci conosciamo e sappiamo cosa preferiamo.

Adesso, il nostro atteggiamento rispetto all'inanimato, vegetale e animale è arrivato ad un punto che comprendiamo che questa è la natura e noi dobbiamo atteggiarci a loro in un certo modo, anche se in genere non ci aspettiamo una risposta, una reazione, sebbene a volte lo facciamo con animali come cani, gatti e così via. A volte noi ci comportiamo come i bambini, con gli animali sappiamo come comportarci ma rispetto alle persone che sono come noi, abbiamo un problema con loro perché ognuno di noi ha il proprio ego che è sviluppato ed ogni momento vogliamo godere con qualcosa di diverso, per ognuno è importante come lui si sente, cosa percepisce, a nessuno di noi importa cosa percepisce il prossimo. Qua abbiamo un problema, noi vogliamo sentirci così e cosà, però, rispetto alla reazione del prossimo nei nostri confronti, l’altro non reagisce mai come vorremmo perché anche lui ha un suo programma, magari gode dalla poesia mentre noi vogliamo sentire la musica, gli altri non conoscono e non comprendono le nostre necessità e non ci tengono in considerazione, non ci danno importanza, noi possiamo prenderci cura, considerare il prossimo? Sembra di no. Un bambino prende un gioco che gli piace, vuole godere di questo gioco, noi lo facciamo in un modo più delicato, oppure in modo che non viene visto e questo viene chiamato rubare, oppure ci occupiamo di politica e diamo qualcosa ricevendo qualcos'altro.

La nostra vita è così in tutto, abbiamo sviluppato in questo modo l'economia ed il commercio ed anche quanto riguarda le fabbriche, anche in famiglia ci comportiamo così, nella vita di coppia uno vuole godere di qualcosa e l'altro di qualcos'altro, ed allora ci mettiamo d'accordo su cosa ognuno gode, a volte uno gode per il fatto che dà godimento all'altro, in genere c'è l'accettazione che ognuno gode delle cose che sono per lui interessanti, che vuole. A volte sentiamo nel prossimo qualcosa che è vicino a noi, lui ha qualcosa che fa parte di noi e quando noi gli portiamo godimento anche noi stessi godiamo, cioè, ad esempio, proviamo più godimento per ciò che diamo ai nostri figli di quello che proviamo rispetto a ciò che diamo a noi. Sono cose semplici che esprimono il fatto che noi godiamo l'uno con l'altro, ma godere nel livello del pensiero, della comprensione in modo intellettuale, volendolo, desiderandolo, lì dove ci sono tutti i valori e conoscenze, questo è molto più difficile perché, rispetto allo sviluppo dell'uomo in questo mondo, deve esserci un atteggiamento molto speciale per arrivare a questo. Quando noi diciamo che il prossimo non ci comprende secondo me è un'affermazione stupida, perché mai nessuno può comprendere me, mi potrà comprendere solo se questo gli porterà qualche godimento in modo che il suo desiderio di godere gli dirà che conviene fare delle azioni con le quali l'altro accetta di essere assieme a me, non è che veramente lui mi comprenda, noi ci troviamo in una specie di collegamento fra di noi, quando parliamo fra di noi sembra che parliamo su un'unica onda, improvvisamente noi abbiamo una linea comune nella quale noi due ci troviamo, può succedere per poco tempo tra poche persone insieme perché esse hanno in genere una meta comune. Diciamo che noi vogliamo distruggere qualcuno, allora noi ci colleghiamo, tu hai un godimento derivato dal fatto che tu lo distruggi, se io ho lo stesso godimento allora ci colleghiamo in modo bello, buono, operativo, ci comprendiamo molto bene perché c'è qualcuno che noi vogliamo proprio mettere a posto, questo è chiaro, però anche in questa situazione non ci comprendiamo a vicenda, ci comprendiamo solamente perché abbiamo una meta al di sopra di noi, fuori di noi. Cosa vuol dire comprendere il prossimo? Vuol dire rivestirsi dei suoi desideri, dei suoi pensieri, dei suoi odi, delle sue paure, di tutti i suoi sentimenti, rivestirci di tutto ciò che lui ha, tutto il suo mondo interiore, entrare in lui, vivere in lui, dopo di questo io mi trovo al suo posto, con ciò con cui lui è nato, ed allora io lo comprendo. Come tutto questo può essere possibile? È impossibile, nessuno può rivestirsi del prossimo, ognuno è chiuso in sé stesso e nessuno può entrare nel prossimo. Questo vuol dire che il brontolare dicendo che le persone non ci comprendono è una dichiarazione un po' stupida, è possibile comprendere il prossimo, ma non nel livello normale quando noi ci colleghiamo per uno scopo comune, non nell'ambito della vita normale, non è possibile farlo. Oltre a questo, abbiamo già dimenticato che noi vogliamo che gli altri ci comprendano, lo vediamo secondo le forme di collegamento fra le persone, non vogliono confrontarsi uno con l'altro, in modo frontale, se parlano al telefono o si mandano dei messaggi telefonici non si vedono neppure nel video o non sentono la voce, hanno un certo slang, un certo linguaggio, come se fosse una nuova lingua, la lingua degli smile, è qualcosa di estremo, non vogliamo che ci comprendano, non comprendiamo neppure noi stessi, tutto il tempo giochiamo, è un modo per farci vedere dagli altri, lo vediamo quando le persone ballano, ci sono forse duecento persone che ballano però nessuno guarda il prossimo, non guarda assolutamente gli altri, che tipo di collegamento è, in che modo possiamo comprenderci a vicenda, anche senza toccarsi, facciamo semplicemente dei movimenti che ci hanno fatto vedere, diciamo in un film o qualcosa del genere.

Al giorno d'oggi le persone non si avvicinano assolutamente alla situazione nella quale gli altri possano comprenderli, non penso che sia un problema.

Nitzah: Però le persone si sentono male se gli altri non li comprendono.

Si, però noi costruiamo per noi stessi un qualcosa che ci divide dagli altri, non dico che non abbiamo un desiderio interiore molto forte, ma è come se avessimo un'armatura, vedo che in televisione tutti parlano ma non desiderano che gli altri li comprendano, ognuno vuol dire la sua e sento che nessuno vuol giungere ad un posto comune, c'è qualcuno che chiede agli altri qual è la loro idea e tutti dicono le loro idee, ma poi non si fa un sommario fra di loro, ognuno pensa che non importa che comprendano oppure no, ha detto la sua opinione e basta, ci troviamo anche in alcune situazione in cui non siamo tanto interessati, oppure siamo interessati, ci attira, oppure dirigiamo noi stessi verso una situazione nella quale vogliamo che le persone ci comprendano, non siamo dei filosofi che vogliono che gli altri li comprendano, ognuno è così, non ha un'idea speciale che il mondo debba muoversi in questa direzione, debba cambiare. Penso che oggi la cosa principale per le persone è servire loro stessi e continuare la vita sfruttando gli altri, questo succede anche nella vita di coppia ed in ogni cosa, la famiglia non è come una volta, quando ci si sedeva insieme, si mangiava insieme la sera, ci si prendeva cura di bambini assieme, c'era un collegamento tra i genitori e gli insegnanti, non pensiamo più che si possa arrivare ad una situazione in cui le persone si comprendano e siano d'accordo, ognuno è della propria idea ed ogni altro ha la propria idea, il proprio modo di pensare, dietro al computer oppure davanti allo schermo della televisione.

Però è possibile vedere che se nell'uomo c’è una mancanza, la necessità di essere compreso, bisogna risvegliare tutto questo in lui affinché comprenda che grande guadagno potrà avere, potrà sentirsi in una forma nella quale il mondo si apre, non si troverà nella necessità di difendersi tutto il tempo rispetto, al mondo, egli esce fuori e comincia a percepire gli altri e tutti lo percepiranno, comincia ad esserci una vicinanza dei cuori, dei pensieri, dei desideri, e qua egli incomincia a percepire un'ampiezza interiore, qualcosa si apre, apre se stesso a tutto il mondo.

Nitzah: Cosa esattamente si allarga? I miei sentimenti, i miei pensieri, cosa?

C'è un godimento molto profondo, grandissimo, quando io percepisco che il prossimo improvvisamente è con me, è assieme a me, ed è un qualcosa di reciproco, c'è un buon rapporto tra l'uno e l'altro. Incomincio a vedere che c'è una vita al di fuori di me stesso, del mio corpo.

Nitzah: Al di fuori del mondo dei tuoi sentimenti? Questo intendi quando dici al di fuori del corpo?

Si, quando io giungo ad una situazione è un fatto d'amore, l'amore vuol dire che io mi trovo nei sentimenti con l'altro e lui con me, non c'entra con il sesso, può essere tra donne, tra uomini, non c'entra il sesso, si tratta di apertura, di essere più aperti, quando ci sono dei desideri, dei pensieri, delle mete al di sopra dell'ego, delle mura nelle quali ci troviamo ed improvvisamente, quando ci apriamo uno all'altro percepiamo una vita senza limiti, è come se io uscissi e percepissi la vita, la vitalità al di sopra di me, al di fuori di me e qui ho la percezione che c’è una vita dopo la morte, non so come esprimermi, non so come descriverlo, quando sento che la vita è illimitata, non si trovano esattamente nella mia scatola, io posso entrare ed avere questo sentimento del secondo, del terzo, di tutti, gli psicologi lo usano, ci sono delle tecniche usate dagli psicologi, ma io adesso parlo in modo semplice, se noi possiamo trovare dei momenti simili, in questi momenti ci sentiamo molto felici.

Nitzah: Voglio portare un esempio, un racconto personale di quando forse ho percepito qualcosa di quello che dici, nel passato avevo un compito direttivo e la mia porta era sempre aperta per le persone che lavoravano con me, una volta ho chiamato una di queste persone e quando abbiamo cominciato a parlare, ho cominciato ad ascoltarlo, a dargli la capacità di esprimersi, dopo un dialogo di dieci minuti è uscito dalla stanza con un grande sorriso ed ho sentito un grande gioia quando questo successo, andando a casa mi sono detta: “vedi quanto ti ha fatto felice questo momento nel quale sei riuscita a toccare il suo cuore”, questa sensazione rende felici ed allora ho cominciato ed essere, diciamo, consapevole di questa sensazione. Da dove viene questa sensazione di gioia?

Dal fatto che hai toccato il cuore del prossimo, hai compreso l’altro e lui l'ha sentito e tu anche, quando uno sente che esce fuori da sé stesso si trova già in un mondo infinito, senza limiti, non è più chiuso solo in sé stesso, è come fiorire al di fuori di sé stessi, questa è una sensazione nella quale tu liberi l'uomo di tutto ciò che ha dentro, è uscito fuori anche se un poco, ma già l'aiuta a sbarazzarsi di tutti i suoi problemi, possono tornare però lui sente che c'è una sensazione come della vita dopo la morte, proprio così, che può esistere qualche cosa al di fuori degli stress interiori.

Nitzah: Questo vuol dire che quando comincio a liberarmi dal mio mondo dei sentimenti, da questo dialogo interiore sui miei sentimenti e i miei desideri e riesco a collegarmi fuori, con i sentimenti di qualche altra persona, questo libera me e anche l’altro, porta questa sensazione di gioia ad entrambe. Se comprendo questo in modo giusto, ci conviene molto uscire e sentire il prossimo, facciamo del bene al prossimo ed anche a noi stessi, allora perché è così difficile?

Per noi è molto difficile perché il nostro ego non ci dà la possibilità di rinunciare al muro che c'è in noi, questo guscio dentro il quale non ci troviamo rinchiusi, è molto forte, forse con questo posso rinunciare a me stesso, posso far vedere al prossimo la mia debolezza, forse in questo modo posso far mostrarmi come qualcuno che si prende cura del prossimo, che lo prende in considerazione, che non si sente al di sopra degli altri, posso rinunciare a delle cose.

Oren: Di cosa abbiamo paura?

Abbiamo paura di abbassare noi stessi, se comprendiamo il prossimo umiliamo noi stessi prendendo troppo in considerazione il prossimo, possiamo farlo ma facendolo vedere al prossimo, “vedete come sono grande”, è di nuovo un fatto di superbia, ma se noi lo facciamo per prenderci veramente cura del prossimo dobbiamo prendere meno in considerazione noi stessi.

Nitzah: Tu parli di un modo di pensare, un paradigma di pensiero.

Sì, è il mio ego, io devo rinunciare al mio ego, devo dare al prossimo la possibilità di entrare nel mio cuore, quindi in quel momento non mi preoccupo più di me stesso, mi preoccupo di ciò che succede a lui, ma perché devo rinunciare a me stesso, perché devo preoccuparmi per il prossimo? Io sto mantenendo il mio ego al 100% cercando di riempirlo il più possibile oppure penso a ciò che lui vuole, in che modo lui sta bene e così via, in quel momento i miei pensieri non sono su di me, sono per qualcun altro, se si tratta del mio bambino neonato è naturale che lo considero come una parte del mio corpo, ma se non è diciamo un mio figlio piccolo, o magari il mio cane, se è un estraneo non fa parte di me ed allora devo rinunciare a qualcosa per me, adesso mi preoccuperò che lui stia bene, che si trovi in sensazioni piacevoli, allora penso in che modo posso preoccuparmi per lui, in che modo posso farlo star bene, che lui stia bene, quindi in quel momento non posso preoccuparmi per me stesso. Però se siamo in due è un'altra cosa, due persone che si amano a vicenda, ma se io sono da solo questo non può succedere a meno che io non abbia una meta speciale, quando io vado a percepire il prossimo a patto che con questo innalzi noi stessi, il collegamento fra noi in un posto più elevato, allora si, allora lo faccio.

Oren: In che posto mi innalzo?

In qualcosa che mi dia più guadagno, che io guadagni qualcosa da questo. Diciamo e noi due siamo fratelli, abbiamo una madre in comune e lei è molto felice se noi stiamo in collegamento reciproco tra di noi molto amichevole e noi vogliamo dare a nostra madre una sensazione buona, senza dirle bugie, se nostra madre è molto importante per noi, ognuno rinuncia a qualcosa per sé stesso per fare questo collegamento vero fra noi e fare felice nostra madre, deve esserci qualcuno o un'idea più elevata per cui siamo disposti a rinunciare al nostro ego.

Oren: Ancora prima di questo innalzamento comune con una meta più elevata di me e di te, vorrei capire cosa vuol dire che siamo chiusi in un guscio.

Il guscio è il nostro ego che ci chiude, non ci dà la possibilità di pensare al prossimo in nessun modo.

Oren: Quindi sono chiuso in me stesso, vivo in me stesso.

Dentro i miei pensieri, i miei sentimenti, i mei desideri, le mie mete, tutto ciò che è mio è dentro di me per me stesso, cosa mi chiude? Mi chiude l'ego che domina tutti i miei pensieri, i desideri, tutte le brame, le mete, l'ego mi dice “opera solamente per il bene di te stesso”.

Diciamo che questo è il compendio di questa nostra programmazione generale, io guardo a come vedo, sento, faccio tutto in modo ottimale per me stesso, se c'è qualcuno che mi dà fastidio in questo, faccio un conto, se devo allontanarmi o devo allontanare questa cosa che mi disturba, per giungere ad una situazione ottimale devo fare così, questo vuol dire che in ogni secondo della mia vita io devo essere nella situazione migliore possibile. Tutte le persone sono così in ogni momento.

Oren: Adesso ho compreso questo. Quindi tu descrivi il fatto che ognuno è avvolto in un guscio interiore che lo chiude in sé stesso, diciamo che noi tre siamo chiusi in un guscio interiore, noi siamo tre persone e può esserci tra di noi un collegamento, una relazione, però ognuno è chiuso nel suo guscio personale.

Sì, ognuno è dentro il proprio guscio.

Oren: Ma parliamo?

Sì, però noi parliamo in modo da ricevere piacere, ognuno riceve un qualcosa di positivo in questo dialogo.

Oren: Noi comunichiamo da questo guscio?

Ognuno comunica unicamente per il proprio beneficio.

Oren: Per questo la persona sente che nessuno lo comprende?

Quello che ho detto è che non percepisco tanto tutto questo, che gli altri devono comprendermi, devono prendersi cura di me, che mi sentano, mi percepiscano.

Nitzah: Ci sono persone che sentono di più di percepire il prossimo, ma sentono che gli altri non percepiscono loro.

Il fatto che io li percepisca più o meno è in conformità al mio ego, fino a quanto mi conviene sentirli più o meno, però succede solamente in una forma, solo per il bene di me stesso. Diciamo che tra voi c'è una persona pericolosa che in ogni momento può tirar fuori una pistola e spararmi, io voglio sapere come salvarmi, come allontanarmi da lui, perciò attivo sensazioni e pensieri allo scopo di essere sensibile nei vostri confronti.

Oren: Per difenderti da me?

Sì, improvvisamente divento più sensibile rispetto a te, ma se per esempio entro in un asilo in cui ci sono bambini che urlano e giocano, io non metto in azione il mio sentimento, il mio desiderio di sentirli, se piangono, piangono, se urlano, urlano.

Oren: Tu senti me perché hai paura di me, perché ti faccio paura.

Questo vuol dire che io sono una persona sensibile? Io sono sensibile solamente a qualcosa che mi fa paura o a qualcosa che mi minaccia, questo non vuol dire che sono uscito da me stesso, ti sento solo per il fatto che mi preoccupo di me stesso.

Nitzah: Questo mi ricorda che nella psicologia questo si chiama armatura, come un meccanismo di difesa per difendersi dall'altro.

L'armatura può essere interiore o esteriore.

Oren: Come?

Hai visto a volte dei carri armati? Una volta un carro armato era un'armatura, ora non è più così, ora esso è un meccanismo di difesa attivo, se c'è un attacco allora esso è fatto in modo che mi protegga, che mi faccia saltare fuori da questa situazione pericolosa, cosa vuol dire? Che io ho modo di salvare me stesso in maniera attiva e faccio molte azioni, diciamo che neutralizzo anticipatamente una persona pericolosa, cerco di conoscerei miei nemici, gli mando delle spie, questo è quello che viene chiamato strumento di difesa attivo.

Oren: Quello che comprendo da te è che io a volte mi preoccupo, cerco di sentirti, ti studio, ti comprendo, se lo faccio, la mia motivazione è per sentire te per mantenere la mia situazione ottimale, ai tuoi occhi questo vuol dire che sono entrato in te, non sono ancora uscito da questo mio guscio personale? Questa è la realtà in cui viviamo, anche quando percepisco qualcosa, anche quanto ti comprendo, ti sento, e non sento lei per esempio, tutto dipende dalle cose che succedono dentro questo mio guscio personale, solo per il bene di me stesso.

Tu nel frattempo ancora non ti innalzi al di sopra dei tuoi desideri, dalle sensazioni che hai, vuoi rimanere in tutto questo, vuoi essere sicuro di riempire te stesso nel modo ottimale. Abbiamo vari tipi di relazioni, nel collegarci, parlarci, a volte si fanno delle lotte, ci si attacca, ci attacchiamo l'uno con l'altro, però noi lo facciamo in modo positivo.

Oren: Adesso andiamo avanti, abbiamo questa sensazione che ognuno ha un pallone intorno, diciamo, che ogni persona ha un suo pallone personale, allora pensiamo a cosa si trova tra i palloni?

Un distacco.

Oren: Adesso cerca di dire cos'è il distacco.

Quando ognuno vuole percepire il prossimo solo in base a quanto bene o male può ricavare dal prossimo, diciamo che io vi sento, vi percepisco solo nella forma, solo rispetto al parametro se io posso star bene o star male rispetto a voi. Allora il mio desiderio è solo di godere, non so se tu esisti oppure no, mi sembra così e tu mi sembri così nel desiderio, alloro io vedo nel mio desiderio di godere come godo oppure no di voi, posso dire che non mi piace il suo vestito, come si veste e così via, posso cambiare la mia idea e dire che è una persona bella, buona, perché? Cosa cambia? Lei o lui sono cambiati? No, non è cambiato nulla, io ho cambiato qualcosa dentro di me, nella mia programmazione, in ciò che percepisco, allora mi sembra tutto diverso, non percepisco chi siete voi veramente, percepisco come voi influite sul mio desiderio di godere.

Nitzah: Sì, di cosa puoi ricavare da noi?

Di cosa posso godere, posso guadagnare da voi, vedo solo questo, in verità non vedo come siete.

Nitzah: In effetti nessuno conosce se stesso, tanto meno il prossimo. Diciamo che oggi andiamo a lavorare, ognuno dentro il suo pallone, coi nostri pensieri, io sono arrabbiata, lui è triste, un altro è gioioso, una persona ha una sensazione di depressione, cosa succede? A volte sento che qualcosa entra in questa mia bolla, cosa succede in questo caso?

È una sensazione non piacevole, un'influenza non piacevole da parte sua? Tu vuoi godere di lui, vuoi che sia in silenzio, faccia delle cose che vuoi che faccia, non lo ricevi da lui, allora lo percepisci come uno spirito negativo, non deve esprimersi solo in un'azione o nel parlare, come che se tu lo odiassi, anche gli animali che vivono in casa sentono l’umore del padrone, diciamo che è arrivato a casa e si è seduto sul divano, gli animali ci percepiscono perché sono animali come noi.

Oren: Lo percepiscono perché il padrone di casa è importante per loro.

Sì, hai detto che ci troviamo in un pallone, gli animali domestici sono qualcosa di diverso perché hanno un ego meno forte del nostro quindi, possono sentire quello che ci succede, diciamo che viene il tuo cane, ti mette la testa sulle ginocchia e ti coccola, lui sente che qualcosa non va bene in te, cosa ti sta succedendo, lo sentono anche in base al nostro odore, esso cambia quando abbiamo paura, quando siamo gioiosi o tristi, loro ci sentono. Se l'uomo vuole percepire in questo modo deve ricevere dei sensi come il cane, sentire dall'odore se ha paura o se è felice, ogni cosa ha una sua espressione. Però tu non hai questi sensi, io non li ho, tu vuoi sentire così, come un cane sente il padrone di casa? Vuoi annullarti rispetto al prossimo in modo da sentire questi stati ed essere dedicato al padrone di casa? Il prossimo è come il padrone di casa perché il cane non ha un ego così forte.

Oren: Certo, in verità non vorrei saperlo.

Però io vorrei che gli altri mi percepiscano così. Noi raggiungiamo un risultato così chiaro, ognuno vive in sé stesso, non comprende neppure sé stesso.

Oren: Spiegami questa frase, cosa vuol dire che non comprendo nemmeno me stesso? Fino ad ora abbiamo detto che io non comprendo te, questo l'ho capito, ma cosa vuol dire che non comprendo me stesso?

Vai da uno psicologo, comincia a parlare con lui e scoprirai quanto non conoscevi te stesso, vai da lui, esci dopo meno di un'ora e vedrai che ti ha confuso da qui a non so dove, diciamo dalla testa ai piedi, perché tu non conosci te stesso, in effetti non sai chi sei tu, anche se gli altri te lo dicono, tu non sei d'accordo su quello che dicono, lo sei solo se ti conviene, altrimenti l'uomo è disposto a dire che ha fatto qualcosa di male, lui vede in se stesso dei difetti, quanto è cattivo? No, a volte se le persone ce lo vengono a dire non siamo d'accordo, anche se lo sappiamo non vogliamo accettarlo, è come se la forza dell'ego ci difendesse, non ci fa vedere tutto questo, è una bolla molto complicata anche rispetto all'esteriorità, la parte interiore di me, io sono semplicemente ottuso, stupido, non ho veri sentimenti, non ho un vero intelletto, vivo come un piccolo scarafaggio che si preoccupa solamente di star bene ogni momento, nient'altro. Questa è tutta la mia vita che mi porta avanti così in modo che io mi senta al meglio, questo è tutto, oltre a questo io non conosco, non sento, non comprendo la mia realtà interiore, quella fuori di me, non mi interessa perché io sono indirizzato solo a sentirmi bene e faccio tutte le azioni possibili per sentirmi bene.

Oren: Come nel modello del pallone, tu alludi al fatto che se io potessi squarciare questo pallone scoprirei un nuovo livello di sviluppo.

Nitzah: Cos’è questa vita al di fuori del mio pallone? Devo scoprirlo nel mio pallone, nel tuo, dove si trova tutto questo?

Per prima cosa se lui uscisse dal suo pallone già tutti gli altri palloni non esisterebbero.

Oren: Perché?

Perché tu avresti percepito, ricevuto delle forze per uscire dal tuo pallone, per innalzarti al di sopra del tuo ego ed avresti visto tutte le persone in un modo diverso.

Oren: Cosa vuol dire uscire da questo pallone? Cosa vuol dire tecnicamente?

Essenzialmente, uscire da questo pallone vuol dire innalzarsi al di sopra di te stesso.

Oren: Non comprendo, cosa vuol dire riguardo ai rapporti tra di noi. Tu dici che anche se ti comprendo, lo faccio solamente dal posto che tutto quello che faccio è per il mio bene, non percepisco niente, adesso tu mi dici di uscire da questo pallone, al di fuori c'è una vita nuova, senza alcun limite, cosa vuol dire uscire al di fuori di questo pallone rispetto ai nostri rapporti?

Vuol dire distruggere la parte di questo programma quando tutti i tuoi pensieri, i desideri, le tue intenzioni erano indirizzati per il bene di te stesso, devi smettere di preoccuparti di te stesso.

Oren: Allora di chi debbo preoccuparmi?

Questa è già un'altra domanda, per chi devi preoccuparti, ma se tu distruggi questa componente della tua programmazione in cui ci sono i 5 sensi, tutti i pensieri, tutto ciò che hai adesso per servire te stesso, allora, devi fare in modo che tutto ciò che hai devi passarlo al prossimo, non a te, allora non c'è niente altro che il prossimo.

Oren: E chi si preoccuperà per me se farò qualcosa di questo genere? Se io non avrò una parte che si occupa di me morirò, chi si preoccupa per me?

Faremo in modo che tu riceva tutto ciò di cui hai bisogno per la tua vita normale da animale, c'è l'inanimato, il vegetale, l'animale e l'uomo, tutto ciò di cui c'è bisogno per l'inanimato, il vegetale, l'animale, come una bestia, un cane, ciò che serve per sussistere fisicamente tu lo ricevi senza nessun problema perché devi mangiare, dormire, continuare la tua vita normale, non devi preoccuparti di questo, lo avrai.

Oren: Cerco di tradurre quello che dici, dimmi se lo interpreto nel modo giusto. Tu dici che la vita si può dividere in due parti, c'è la parte in cui mi preoccupo per la mia vita, per la famiglia, per vivere nel modo giusto, però c'è un'altra parte che dopo tutto ciò che uno fa per la famiglia, per tutto ciò di cui si ha bisogno, la domanda è dove sarà la tua testa, se penso solo a me stesso, al bene per me stesso, oppure abbandono questo pallone e guardo quello che esiste al di fuori di me.

Si, ed allora tu ti trovi …

Oren: Nella situazione in cui tu ti preoccupi solo della tua vita fisica, che tutto succeda.

Anche nel nostro mondo ci avviciniamo ad una situazione in cui ognuno riceverà quello di cui ha bisogno per la sua vita materiale.

Oren: Allora questo succederà a tutti, anche a te? Questo vuol dire che anche tu ti preoccupi per me?

Si. Diciamo che noi tre, ognuno di noi avrà tutto quello di cui ha bisogno per sussistere nella vita normale, e poi tutti i suoi problemi, i suoi pensieri saranno rispetto agli altri, se io smetto di preoccuparmi per me stesso, allora voglio preoccuparmi che voi stiate bene e tu ti preoccupi del fatto che noi due stiamo bene e lei si preoccupa che io e te staremo bene.

Oren: Un momento, se riparliamo dei palloni, eravamo prima in tre palloni, ognuno racchiuso in sé stesso.

Siamo usciti al di fuori di questi palloni ed ognuno è nel prossimo, io mi preoccupo di lei e di te, lei si preoccupa di me e di te e così via.

Nitzah: Allora c'è un pallone comune?

Può darsi che c'è, ma lui chiede cosa succederà, ognuno esce dal suo pallone, in quanti palloni siamo entrati nel nostro caso, allora tutti e tre siamo nello stesso pallone o qualcosa del genere, il nostro pallone rimane in modo egoistico, noi tre siamo usciti e viviamo al di fuori di questo pallone egoistico con tutti i nostri desideri e pensieri, tutto ciò che abbiamo al di fuori questo pallone assieme, per che cosa, tu ricevi quello di cui hai bisogno per la sua sussistenza, lui riceve per la sua sussistenza ed anche io, cosa ci rimane quando siamo usciti da questi palloni? Noi ci liberiamo di tutte le cose in più che abbiamo solamente per riempire il nostro ego, ognuno si è innalzato al di sopra del suo ego, non vuole servirlo, ci troviamo liberi dall'ego, ed allora per cosa dobbiamo sperperare le nostre forze oltre il livello fisico nel quale ci troviamo, il livello animale?

Adesso cominciamo a percepire che quando usciamo da noi stessi e vogliamo entrare negli altri, cominciamo a percepire che con questo acquisiamo un mondo completo, nuovo, anche un riempimento nuovo. Si apre dinnanzi a noi una lontananza infinita e possiamo realizzare noi stessi in una forma diversa, non preoccupandosi di sé stesso incominciamo a conoscere alla fine chi siamo veramente ed assieme a questo cominciamo a percepire tutti gli altri perché non siamo più obbligati a spiegare tutto rispetto al nostro ego che controllava. Ora invece controlliamo noi stessi rispetto al prossimo, non importa chi è il prossimo, la cosa principale è che questo ci aiuta ad uscire da noi stessi, e quando lo fa sente una realtà che è al di fuori del corpo, il corpo inteso come ego, non il corpo materiale. In questa realtà al di fuori del suo corpo, del suo ego, improvvisamente comincia a vedere il mondo, l'esistenza, una realtà che non è limitata dalla sua esistenza fisica, è come se noi vedessimo di avere in questa esistenza una situazione nella quale il nostro corpo può esistere o non esistere, ma noi esistiamo in quel posto dove noi ci troviamo, al di fuori di noi stessi, come se fossimo giunti al mondo superiore, al di sopra del nostro ego, per questo viene chiamato mondo superiore.

In questa situazione possiamo esistere al di sopra del tempo, del posto, di ogni cosa che prima ci limitava, perché prima noi consideravamo cosa era per il nostro bene, adesso non ci troviamo più in questi limiti, allora siamo liberi, i morti sono liberi, cosa vuol dire essere morto, è il nostro ego, ed ora ci si apre davanti un mondo nuovo, cominciamo a comprendere noi stessi e gli altri, non ci poniamo la domanda se gli altri ci comprendono o no perché ci troviamo in ognuno, loro ci sentono e noi sentiamo loro, come quando siamo insieme come un'unica entità, per lo meno tra di noi, diciamo.

Nitzah: E' molto interessante quello che hai detto, la domanda perché non mi comprendono a volte ci sembra che è rispetto a fuori, ma in effetti è anche rispetto a dentro, io non comprendo me stessa, l'uscita da me stessa mi apre tutte queste porte chiuse, sento me stessa, sento te, tutto diventa diverso, quando hai espresso questo pensiero mi sono vista come un computer con il quale io chiedo sempre di cosa ho bisogno, ma ho buttato via questo computer, questa sensazione per cui mi preoccupo per il prossimo è qualche cosa di difficile e viene molto facilmente?

No, non viene facilmente, perché dobbiamo aprire, squarciare questo pallone, non è semplice, ma c'è un metodo che ci aiuta a fare questa azione, ci dà la possibilità di uscire.

Nitzah: Da questo punto esco dal mio mondo interiore delle mie sensazioni e pensieri.

Oren: Scusate, il nostro tempo è terminato, grazie Laitman, grazie Nitzah, e grazie a voi che siete con noi, usciamo fuori del pallone e incontriamoci a metà, in una vita nuova.

(Fine della conversazione)