Nuova Vita 25 - I principi per costruire buone relazioni

Nuova Vita 25 - I principi per costruire buone relazioni

Episode 25|28 giu 2012

Nuova Vita

Conversazione numero: 25

Principi per creare buoni rapporti

Conversazione con il Dot. Michael Laitman del: 28/06/2012

Oren: Buongiorno a tutti, grazie per esservi uniti a noi in questa serie della Nuova Vita, in studio con noi c'è Rav Laitman, Nitzah e la nostra psicologa per le relazioni umane.

Nitzah: Io sento qua una intenzione interiore e lei, Rav Laitman, ci aiuterà ad avere una vita migliore. Oggi parleremo di quello che succede adesso ed anche nel futuro per portare luce al futuro guardando da oggi in avanti. Sono successe tante cose in passato, ma ora non ci interesseremo di questo.

Oren: In questa serie di lezioni l'obiettivo è quello di comprendere tutte le relazioni che abbiamo, a casa, con i bambini, ed anche nel lavoro, con i vicini, con le persone in generale, con lo scopo di rendere la nostra vita più felice, più soddisfacente. Rav Laitman noi abbiamo pensato di iniziare oggi con uno sguardo sull'intero progetto, di fare un riepilogo di quello che abbiamo fatto fino ad ora e parlare di cosa faremo.

Nelle conversazione precedenti abbiamo parlato di ogni tipo di problema che la gente ha, noi ora, in questo progetto, vogliamo vedere ogni persona come una donna ed un uomo che vivono la loro vita, hanno un partner, di solito dei bambini, genitori, conoscenti, al lavoro sono circondati da persone, insomma, tutta la vita è fatta di relazioni. Come noi sappiamo alla radice di tutti i problemi degli esseri umani ci sono le relazioni con chi li circonda, allora noi diamo loro consigli su come innalzarsi al di sopra di questo stress, con questo progetto vogliamo portarli ad andare verso la giusta direzione, daremo loro gli strumenti per indirizzarli verso la giusta connessione e con questo loro troveranno il gusto per la vita. Non parleremo delle coppie, solo della prima connessione, procederemo adagio, senza fretta, quando si parla della vita le questioni sono sempre molto interessanti, e ci sono alcuni temi su cui dobbiamo discernere perché se non comprendiamo questi non andremo da nessuna parte, quindi dobbiamo cominciare da questi, parleremo delle coppie, di come possono uscire dai loro problemi e giungere alla connessione, comunicazione, come possiamo analizzarci, sentire la vita fra di noi come buona, dolce, come possono le persone connettersi a livelli più alti?

Allora partiamo dalla base, vedo che tu vuoi un certo tipo di metodo, il metodo è semplice: come abbiamo detto, in tutta la natura c'è il desiderio di mantenersi ad un certo livello materiale, nelle piante, nella vegetazione che vogliono svilupparsi in un certo modo e così è ancora di più negli animali, ma l'umano è senza limiti, quando si sviluppa lo fa costruendo una grande società e quando arriviamo ad uno stato in cui siamo tutti connessi allora diventiamo una grande famiglia. Oggi però nelle famiglie, nelle coppie, non è più così, ma se ci fermiamo a riflettere vediamo che siamo tutti dipendenti con milioni di altre coppie, in connessione con tutto il mondo, allora abbiamo bisogno di diventare una sola famiglia.

Una volta io vivevo con la mia famiglia, guadagnavo con la terra e questo mi bastava, era semplice, oggi dipendo da tutti, per il cibo, per quello che ho in casa, per l'energia, per tutto, tutto dipende da una relazione positiva tra tutti, non dipende solo dai soldi o da qualcosa di fisico, ma a causa delle relazioni tra le persone, questo è il problema e noi dobbiamo far capire loro che nelle loro vite, all'interno delle famiglie, essi sono disconnessi. Dobbiamo insegnare alle persone che il mondo è così connesso che, anziché sentire i limiti del nostro appartamento, dobbiamo sentirci parte del mondo ed imparare ad andare d'accordo con tutti, proprio come in una buona famiglia.

Ora torniamo al nostro tema per parlare del nostro ego, del desiderio di ottenere, di ricevere piacere da tutto il mondo, dal mio partner, dai bambini, da ciò che ho, in modo che a casa tutto vada bene, ci sia calore, cibo, tutto, ma questo è rapportato all'atteggiamento ed alla relazione fra tutti, allora dobbiamo pensare a come dare consigli alla gente su come essere felici al di fuori della famiglia, nella famiglia allargata, certamente non nello stesso modo intimo che abbiamo con nostra moglie, con i nostri figli, ma comunque come essere relazionati in un modo simile. L'amore che noi cerchiamo è un amore egoistico, vogliamo provare piacere da qualcun altro, il nostro ego cambia continuamente e noi cambiamo continuamente, ed in questo noi siamo unici rispetto al resto della natura, quindi noi dobbiamo imparare come, al di sopra dei nostri cambiamenti, possiamo mantenere costanti certi aspetti relativi ad una buona connessione, perché, con questo atteggiamento, possiamo influenzare positivamente il nostro partner, i nostri bambini, i genitori, fratelli, sorelle e tutta la famiglia allargata, quindi la prima cosa è saper rinunciare a qualcosa, io ne ho parlato con il mio maestro, Rabash, e lui mi disse che “l'amore è un animale che fai crescere in casa, è la mutua concessione”.

La seconda cosa importante è il sorriso. Il nostro problema è che noi insegniamo alle persone a dimostrare di essere forti, di essere dei machos e così facendo noi togliamo alla persona la capacità di essere in accordo con il mondo, creiamo soltanto persone che odiano, nemici che al momento opportuno si relazioneranno con loro alla stessa maniera e si approfitteranno di loro come possono. Noi lo diciamo non solo alle coppie, ma a tutti, sorridiamo invece, anche se il sorriso è artificiale altri risponderanno al sorriso ed in questo modo i cuori vengono attratti, ma noi non ce la sentiamo, il nostro ego ci dice “non voglio sorridere, perché devo farlo?” quindi noi dobbiamo lavorare contro il nostro ego sapendo che facendolo avremo successo, se invece desideriamo che gli altri ci servano, che il mondo sia al nostro servizio, ci renderemo conto che niente e nessuno ci aiuterà, mentre se vogliamo che sia così dobbiamo relazionarci con tutti come se fossimo pronti a servirli, così facendo noi acquisiamo tutti, comperiamo tutti.

Oren: Vuoi dire che è un comportamento da furbi?

No, noi siamo pronti a servire tutti e mostriamo che siamo pronti a farlo. Come lo facciamo? con un sorriso, con un buon atteggiamento, facendo un favore qua e là, in questo modo compriamo le persone, essi non ci saranno contro, anzi, ci rispetteranno.

Oren: Questo è chiaro, ma relazionarsi in questo modo con le persone non è un po' da furbi?

Si, però siamo contro il nostro ego.

Oren: Mi sembra che questo sia giocare con il proprio ego. E' naturale che se sorridiamo a tutti, dimostriamo che siamo qui per loro….

Alla fine cambieremo, ne saremo influenzati.

Oren: Io non voglio cambiare.

Noi non lo spieghiamo in questo modo alla persona, ma questo comportamento causerà un cambiamento. Noi sorrideremo, gli altri sorrideranno e vedremo che ne vale la pena, inoltre l'ego dirà” ho trovato un buon trucco, ne vale la pena”, noi non comperiamo qualcuno facendo uno sforzo, noi stiamo facendo loro un favore, in ogni posto sentiamo tante discussioni tra le persone sul fatto che facendo le cose in modo buono risparmieremo tanta energia ed elimineremo molto nervosismo e malattie. Oggi c'è un'economia che si chiama l'economia della felicità, ho anche un loro articolo, loro misurano in soldi quanto un buon atteggiamento tra le persone ci fa risparmiare e quanto ci costa.

Psicologa: Voglio fare una domanda, se uno adotta questo principio di sorridere al suo ambiente, non è che diventa uno di cui ci si può approfittare?

Questo è un problema, ma lasciamo che pensino così, poi cambieranno. La persona egoista che vede un sorriso si arrabbia, si chiede “per quale motivo sorride?”, perché questo va contro la sua natura, il suo umore, ma persistendo quotidianamente in maniera dolce, bella e non eccessiva noi lo impegniamo a relazionarsi a noi in questo stesso modo, lui non scelta, questa è la nostra natura, perché lui vede noi come uno specchio, un esempio di se stesso, che noi non stiamo cercando di imbrogliarlo, stiamo cercando di arrecare bene a tutti e due, perché dobbiamo arrabbiarci se possiamo risolvere tutti i nostri problemi con un sorriso, in maniera più veloce?

Psicologa: In spiaggia mi sono trovata presente ad una situazione in cui la gente arrivava con le macchine e voleva parcheggiare, ed uno diceva ad un altro “dai, parcheggia tu!” e l'altro “no, tu”.

Io non ho mai sentito che sia successo così, ma saremmo contenti se arrivassimo a questo punto.

Oren: Ok, quindi abbiamo uno la furbizia, due il sorriso, tre….

Lo studio, non c'è scelta, che può essere per mezzo di clip, un piccolo estratto da un giornale, frasi. Cosa studiamo? la nostra natura, perché una persona deve conoscere la sua natura, non dipendere da lui, deve sapere che siamo costruiti con i nostri limiti, con le nostre esigenze nei confronti degli altri, dei bambini, del mondo, che abbiamo un'inclinazione al male di natura. Ora una domanda: noi dobbiamo comportarci secondo i nostri impulsi interiori, come un animale? questo lo vediamo nei bambini piccoli, sappiamo che questa è la loro natura, con la speranza che crescendo cambierà. Quindi mettiamola così: noi dovremmo essere un po' psicologi di noi stessi, abbiamo degli attributi naturali, quali nervosismo, gentilezza, ci sono settecento, ottocento definizioni riguardo agli impulsi interiori, al comportamento degli esseri umani, e tutte sono espressioni del nostro ego. Dobbiamo sapere che questo è la nostra natura animale, in base alla Natura noi deriviamo dagli animali ed al di sopra di questo c'è il livello dell'Adam, dell'essere parlante, dell'umano. Noi siamo degli psicologi, sappiamo di essere i proprietari di questo animale e guardiamo la nostra natura dall'esterno, dal livello umano verso quello della bestia.

Psicologa: Come possiamo elevarci dalla nostra natura ed essere lo psicologo di noi stessi per essere consapevoli dei nostri attributi naturali, dei nostri impulsi?

Almeno sapere che noi siamo così, prima di tutto dobbiamo avere questa consapevolezza, facciamo dei discernimenti sul fatto che in noi esiste l'umano che sta investigando ed esiste l'animale che è in questo modo, e di questo non abbiamo vergogna. Parliamo di questo e facciamo un esercizio in cui ognuno parla di cosa c'è di male in lui, d'accordo? non è un teatro, ma vogliamo scoprire che noi siamo fatti in una certa maniera, ci identifichiamo in questo, diciamo che di alcune cose non riusciamo a parlarne perché ce ne pentiamo e ci vergogniamo, però parleremo della vergogna perché è una cosa che esiste ed è molto importante, ma prima di tutto questo tipo di apertura interna, essa risolve tanto stress in una persona, questo è risaputo, perché andiamo dallo psicologo? Dopo che siamo andati dallo psicologo egli ci espone con serietà delle teorie, delle discussioni con le quali ci insegna come essere uno psicologo per noi stessi, come vedere le cose dall'esterno, da un punto di vista esterno, come non identificarsi con attributi che non sono i nostri, quindi ci facciamo una vera autoanalisi con la quale vogliamo veramente arrivare ad un tale punto di arrabbiatura che prendiamo noi stessi e la nostra rabbia e la misuriamo, e poi ci diciamo che adesso vogliamo ridurre del 30% questa nostra attitudine. Ora noi stiamo facendo qualcosa di diretto ed intenso di cui abbiamo il controllo e questo significa che se noi possiamo fare questo allora possiamo anche fermarci in qualsiasi momento, questo è chiaro, cioè noi siamo come dei politici, possiamo controllare la nostra bestia.

Questo è un nostro dovere soprattutto nei confronti dei bambini, noi dobbiamo mostrare loro questo comportamento, essi sono molto sensibili e capiscono, se mostriamo che non vogliamo arrabbiarci, diciamo che è una madre che sta facendo in questo modo, con il nostro atteggiamento insegniamo ai bambini come comportarsi, diamo loro un'educazione basata sull'esempio, questo possiamo passarlo in un gruppo oppure parlarne come un esempio personale, l'educazione è basata sugli esempi. Sono tanti gli esempi che riceviamo nella vita, essi rimangono dentro di noi per sempre e non possiamo liberarcene, essi plasmano il nostro comportamento, il nostro atteggiamento e quello che succede è che noi possiamo cambiare le cose attraverso la consapevolezza, però di solito riceviamo questi esempi dalla madre, dall'infanzia, e qui dobbiamo fare una certa correzione.

Oren: C’è un altro principio, il terzo è di annullare la nostra natura e controllare i nostri impulsi.

Si, c'è un altro principio, non è importante come sia la mia natura, la sua, non è importante, noi possiamo correggere qualsiasi cosa come vogliamo tramite l'ambiente, con l'influenza dell'ambiente diciamo che noi controlliamo tutto, tutti devono essere qua vicino a me, non un millimetro in più o in meno, è così che noi ci sentiamo, tutti devono essere tenuti così, dentro il nostro pugno, altrimenti sentiamo che siamo incapaci di fare qualsiasi cosa. Dobbiamo sapere che è possibile correggere questa e tutte le altre nostre qualità, cioè, non l'ego stesso, ma l'uso che noi facciamo di esso, e questo noi possiamo farlo tramite l'ambiente che ci dà un esempio, che ci spinge e ci costruisce, noi lavoriamo in questo modo con l'ambiente e così noi possiamo fare di noi stessi un creatura completamente diversa. Questo significa che se noi vogliamo arrivare a dei grandi cambiamenti, non con questi sorrisi o qualcosa di piccolo, ma sentendoci pronti ad attivare dei metodi giusti, se vogliamo utilizzarli all'interno della casa, della coppia, la maggior parte delle volte possiamo farlo.

Psicologa: Se io sono una persona che vuole controllare tutto e sono consapevole di questo, quindi per questo motivo voglio correggermi, come faccio?

Tu hai un esempio dal tuo partner.

Psicologa: Lui ha paura di me perché voglio sempre controllarlo.

Fai in modo che lui ti dimostri quanto ha paura, lui deve dimostrarlo.

Psicologa: Cioè come, deve parlarmene, deve condividerlo con me?

Se tu vedi che ha paura di te allora smetterai di volere il controllo su di lui.

Psicologa: Ma lui cosa deve fare per mostrarmelo?

Deve mostrarlo, deve dire “io ho paura di te”, questo il tuo ego non lo sopporterà, perché tu vuoi essere quella forte e se lui si mostra debole ed impaurito allora non avrai più niente da controllare e questo ti libererà dal tuo bisogno di controllo, è l'opposto di quello che pensano le persone, esse pensano che con il loro comportamento forte correggeranno l'altro, ma non è vero.

Prendiamo ad esempio le auto, all'inizio esse avevano ruote di legno che si rompevano con i sassi, i pezzi di roccia che si trovavano sulla strada e quindi hanno capito che esse dovevano essere fatte con un materiale più morbido con il quale le ruote potevano sopportare qualsiasi ostacolo, qualsiasi pressione.

Nitzah: Io ho avuto un caso di questo genere, e sai cosa mi ha detto l'uomo? Ha detto “io non sono abbastanza forte per mostrare la mia debolezza”.

Beh, questa è un'altra cosa, bisogna lavorare con lui. Se lui dimostra di essere una persona debole è necessario lavorare su di lui in un altro modo per controllarlo, proteggerlo. Inizialmente lui in un certo qual modo controlla me e così io mi relaziono con lui, lo controllo, ma in maniera diversa, è come un bambino che si unisce a me, gli faccio vedere che lo controllo non a suo sfavore, ma nel suo interesse.

Psicologa: Il controllo nei confronti di un uomo e di un bambino è la stessa cosa?

Si. Se ad un certo momento un uomo si comporta come un bambino è necessario cambiare l'atteggiamento verso di lui, continuare a controllarlo ma in maniera diversa.

Nitzah: Io vorrei tornare a focalizzare il tema di cui abbiamo appena parlato, abbiamo parlato della furbizia, del sorriso, dell'imparare a controllare gli impulsi. Poi vorrei parlare della quarta cosa: l'ambiente.

Noi pensiamo all'ambiente come ad un qualcosa di esterno, ma non è così, si tratta di qualcosa che entra nel nostro ego ma che non ci appartiene e nel momento che questo qualcosa si unisce a noi supera il confine, non è più fuori di noi ma entra in noi.

Nitzah: Quindi la domanda che sorge è: se io comincio a capire che l'ambiente è la mia connessione, come posso costruire un ambiente per me dentro la casa di modo che esso possa proteggere tutti all'interno?

Porto l'esempio fatto da Baal HaSulam sulle noci dentro un sacco che non riescono a connettersi perché sono dure per far capire che noi dobbiamo essere delicati, nelle coppie le relazioni devono essere in modo tale che entriamo in maniera reciproca l'uno nell'altro, proprio come la ruota che era fatta di legno poi è stata fatta di gomma, questo dobbiamo fare per ognuno di noi.

Psicologa: Quindi tu stai dicendo che noi dobbiamo comportarci in modo opposto alla durezza, che dobbiamo essere più delicati?

Dobbiamo sostituire il legno con la gomma. Includerci vuol dire che io faccio posto a te e tu lo fai a me.

Nitzah: Come può una persona voler pian piano acquisire questa morbidezza? Cosa mi apporterà avere questa forza?

Ci deve essere un'ampia forza sociale proveniente da una grande famiglia allargata. Questo può essere fatto tramite discussioni, serie tv, programmi, con uno spirito sociale, altrimenti non potrà aver luogo.

Nitzah: E' possibile aiutarsi a vicenda?

Si, ma non è sufficiente, ci deve essere un sostegno ufficiale.

Psicologa: Quindi, se io faccio un workshop queste esperienze rimarranno dentro di me, mi correggerò o dovrò ripeterlo?

Tutta la vita è un workshop, noi vediamo la vita in questo modo, se vogliamo vivere in un modo buono, delicato, con il sostegno da parte di tutti, non c'è scelta.

Psicologa: Vediamo che ci sono così tanti workshop, per la sicurezza, per connettersi, ecc.

Ma non aiuta, anzi, lo stato peggiora, dovete sapere che uno strumento è solo uno strumento. La cosa importante che dobbiamo considerare è la meta, e qui manca una meta.

Nitzah: Per cosa? Perché io faccio questo corso per la connessione, questo è essenziale, è significativo che una persona debba farlo per creare questa armonia.

Questo è il livello dell'uomo, dell'umano. Noi dobbiamo spiegare quanto abbiamo bisogno di questo, anche nella società, al lavoro, nel nostro vicinato, nel paese, in una piccola città, diciamo che se siamo tutti qui riuniti insieme e ci connettiamo tra di noi potremmo risparmiare tanti soldi, fermare l'inquinamento, questo può dare dei risultati in ogni campo, in ogni livello.

Nitzah: Ci sono altri principi oltre a questi quattro?

Si, noi dobbiamo costruire una società più ampia che sarà al di sopra di noi, noi abbiamo parlato di un ombrello, questo ombrello deve essere l'opinione pubblica.

Oren: Ma per l'individuo?

No, no.

Oren: Tu stavi parlando dell'individuo.

Solo una frase: se io sono un individuo, accanto a me può esserci un compagno ed anche qualcos'altro, un altro ambiente, diciamo una famiglia, oltre a questo potremmo avere dei conoscenti, colleghi di lavoro, ogni tipo di persona.

Oren: Diciamo che per ora questo è il nostro limite, per adesso non vogliamo andare oltre. Diciamo che vediamo la tv qua con tutto il paese, forse una tv internazionale, ma questo se creiamo un programma per tutto il mondo.

In base al livello, se è per tutto il mondo la persona non deve sentirlo, lo sentirà nel prossimo grado che è al di fuori del suo cerchio, sarà un cerchio ancora più esterno, ma quello che è molto importante è che ci sia un sostegno dal cerchio, noi ci sosteniamo a vicenda, abbiamo la stessa meta, gli stessi interessi e non siamo mai soli, non è che siamo a casa e facciamo degli sforzi da soli, noi dobbiamo avere sostegno, impegno da un cerchio esterno. Quello che ne risulta è che io e mia moglie andiamo verso gli altri, con i loro compagni, per condividere con loro come se fossimo compagni, loro e noi, prima eravamo io e lei, ora siamo noi e loro. Successivamente, quando chiuderemo questo cerchio ci sarà un cerchio ancora più grande. Capisci questo principio?

Oren: Tu stai dicendo che se io, come individuo, voglio avere successo in questo processo devo avere un'interazione, un interesse ad allargare il cerchio sempre di più in modo che ritorni a me.

Si, è questo il principio, è sempre il cerchio che determina e ti controlla.

Oren: Diciamo che io sono questo individuo ed ho capito un po' di questa saggezza che ci stai insegnando, ho capito che non devo mettere in pratica questo principio solo a casa, con la mia compagna. Spiegami, cosa devo fare con questo prossimo cerchio? Devo parlare del fatto che anche loro si devono unire? Cosa devo fare esattamente e verso chi?

Tu non puoi farlo perché tu stesso hai un trattamento personale.

Oren: Cosa intendi? e chi lo farà per me?

Questo è già un'altra cosa, qualcuno che capisce.

Oren: Ma io voglio essere sempre indirizzato non da un sistema, una società o organizzazione, io voglio dare me stesso. Nella prima discussione hai detto che lo scopo è la cosa più importante, il processo che tutti devono capire è questo, forse dobbiamo insegnarglielo, ma come facciamo a spiegare ad un cerchio più grande che entrando in questo processo se ne trarrà un beneficio?

Io non consiglierei ad un uomo ed una donna che intendono correggere la relazione tra di loro ed ancora non ne capiscono niente di andare a spiegarlo agli altri, malgrado la loro buona intenzione corrono il rischio che gli altri non vorranno più neppure avvicinarsi al cambiamento.

Oren: Quindi come fa l'individuo a creare questa cosa?

Diciamo che tu ora vieni da me e ti dico: guarda, abbiamo iniziato ad impegnare le persone in questo processo e vogliamo che tu ora....

Oren: Chiaro, io non vedo quindi come l'individuo può implementare questa cosa.

Quello che ti sto dicendo è che, secondo i principi della Natura, le leggi della Natura, deve essere così, il cambiamento viene dallo studio, le persone son lì con noi e studiano se stessi, come correggersi, essi hanno bisogno di consigli, di avere una direzione, di essere rafforzati, sono come dei bambini che vanno a scuola. Deve esserci una società, un maestro, in questo modo noi potremo insegnare loro ed educarli.

Oren: Ma quindi cosa dobbiamo fare? Andare dal governo, far e sì che cambino qualcosa?

No, non è lì che avviene il cambiamento, io non sto parlando del governo, noi abbiamo bisogno di qualcosa più rilevante, inteso come un cerchio esterno che sa cosa deve fare, di tante famiglie insieme che vivono in reciprocità, per farti capire: io e mia moglie sia un'unità, tu e la tua famiglia siete un'altra unità, se vogliamo andare d'accordo tra di noi dobbiamo essere sempre rivolti l'uno verso l'altro, inoltre dobbiamo costruire una società in cui tutti si sorrideranno, tutti daranno l'esempio all'altro, quindi tante famiglie che si comportano così, le une rivolte alle altre, saranno un grande esempio, una forza. Come fanno le persone a dimagrire? Guardano l'altro che è dimagrito non bevendo la coca-cola, non mangiando pane e questo è per loro un esempio da seguire.

Noi stiamo parlando della correzione della natura dell'uomo, l'uomo è una creatura sociale e noi dobbiamo organizzarlo come se fossimo dei maestri di scuola, quindi non è un processo che un uomo può iniziare da solo. Potrebbe essere che noi teniamo una lezione, magari sulla Torah, di modo che essi possano organizzare se stessi con il fine di studiare e creare un vero ambiente per se stessi, questo è l'esempio della società ed è così che noi avanziamo.

Psicologa: Quindi noi dobbiamo avere una lingua comune, dobbiamo sapere che stiamo parlando della stessa cosa.

Si, certo. Il nostro ego sarà l'aiuto che ci spingerà a conoscerci, a trovare una lingua comune, altrimenti rimarremmo sempre così.

Nitzah: Nelle precedenti discussioni abbiamo parlato di queste cose. La verità è che con tutte queste azioni, le tavole rotonde, vediamo che i principi funzionano molto bene, in una maniera sociale, ma ogni volta io mi chiedo: “come posso entrare nella tavola rotonda, come posso portarla nella mia casa, nel mio rapporto con mio marito? Ci sono tante cose, più relazioni, nessuna opinione annulla quella dell'altro, come posso portare questa tavola rotonda in casa?”

Bene, bene. Quello che stai dicendo è che vuoi utilizzare i principi della tavola rotonda nella tua casa, ma tu hai visto come abbiamo fatto questo workshop?

Nitzah: Si, ma ho bisogno che qualcuno mi aiuti a rendere possibile questa cosa. Devo interpretare questa tavola rotonda come qualcosa di simbolico?

No, devi crearla interamente, rotonda, senza angoli né spigoli, con i bambini, con tutti.

Nitzah: Diciamo se siamo solo in due, se non ci sono bambini.

Mettete dei burattini, dei pupazzi insieme a voi, non so. Oppure iniziate voi due, sedetevi insieme....

Nitzah: Due persone sono un gruppo, giusto? Quindi qui abbiamo un gruppo, entriamo in queste leggi di gruppo con questa coppia. Cominciamo intanto con questa coppia, diciamo che c'è un conflitto fra di loro causato da uno dei problemi di cui abbiamo parlato che è la mancanza di fiducia.

Come iniziamo una tavola rotonda? Il principio è semplice: buttiamo tutte le nostre armi e ci sediamo con una pipa in bocca come gli indiani, la pipa della pace. E' chiaro? E discutiamo di noi stessi riguardo ad una buona società, una bella famiglia, dobbiamo immaginarci come una coppia di piccioncini che stanno lì insieme, vivendo la stessa vita, senza annullare il proprio stato, né dire che tutto deve essere rivolto al bene.

Nitzah: Ok, il dualismo del bene. Dato che non esiste una persona cattiva io chiedo ad ognuno di loro, com'è questa relazione? C'è la connessione, la condivisione, sostegno, apprezzamento, amicizia, insomma ci sono delle basi con le quali essi si sentono molto a loro agio, c'è qualcosa di molto reciproco che essi sentono sempre, lei pensa a lui e lui pensa a lei. E' così che deve essere una relazione?

Si, hai ragione, vedete, lei è una psicologa. La connessione deve avvenire sempre tramite i cambiamenti, cioè, un partner si sposta e l'altro con lui, come fosse un ballo, noi siamo costantemente in una connessione, ma perché ciò avvenga noi dobbiamo essere come in un ballo, cioè, le cose devono cambiare sempre, anche gli stati devono cambiare, anche la sensazione del bene e del male, senza questo non sentiremmo la bellezza di questo stato. Questo ci deve essere, che noi controlliamo questa situazione e da tutti i cambiamenti abbiamo il principio più alto, che entrambi proviamo piacere, e questo si chiama pressione mutua, cioè, è chiaro che nessuno può provare piacere senza che non lo senta anche l'altro e questo significa che il compagno prova piacere dalla compagna solo in accordo al ballo, vale a dire sentendo la compagna. Questa è la cosa principale, che lui sia allo stesso modo di lei, cioè, incluso in lei, e che usi tutte le sue qualità per servire il suo desiderio, ognuno dei due esiste per servire l'altro ed in questo modo essi sono inclusi uno nell'altro e sono consapevoli scambievolmente di tutti i loro cambiamenti. Questa è la famiglia, la connessione, che è completa nel mondo ideale, perfetto. Ma per arrivare a questo dobbiamo essere sensibili ai desideri dell'altro e non aver paura di aprirci reciprocamente sapendo che l'altro non ci pugnerà alle spalle.

E' uno stato particolare che ci porta alla domanda “chi ci obbliga a farlo?” Nel nostro caso è la meta superiore che ci obbliga, Bnei Baruch, solo questo. Perché abbiamo bisogno di essere sempre preoccupati per l'altro? per sentirci bene. Cosa vuol dire sentirsi bene? che questo ci darà abbastanza carica per fare lo sforzo costante di persistere in questo, e qui arriviamo ad un principio molto delicato, che senza la terza forza una coppia non può esistere, la terza forza può consistere nel fatto che hanno portato la religione in tutte queste cose? per questo. Perché c'è questa necessità? per rafforzare le coppie, le relazioni, perché le persone ne hanno bisogno.

La questione dell'uomo e della donna è un qualcosa di molto spirituale, noi stiamo parlando dell'uomo e della donna e della società fra di loro, deve esserci un impulso di protezione sociale, altrimenti non potremmo persistere in questo. Noi stiamo vivendo sotto gli impulsi egoistici che si rinnovano in continuazione e l'ego lavora su di noi in maniera sempre più forte, per questo motivo senza una pressione sociale non potremmo fare niente.

Io credo che gli psicologi hanno studiato il tema delle relazioni, del dualismo, hanno letto di tutto, ma non capiscono questo principio perché non hanno la terza forza, non sanno come usarla e questo è veramente un problema, però è un problema anche per noi perché se noi facciamo questo lavoro solo sulle coppie all'inizio è possibile, ma successivamente dobbiamo organizzare le cose con un sostegno esterno, o con la religioni o con l'opinione pubblica per arrivare alla divinità, ma certamente qualcosa di esterno ci deve essere. Le coppie potrebbero fare questo lavoro per mancanza di scelta ed i bambini sono la terza forza che potrebbe spingerli a farlo, noi non stiamo parlando di qualcosa di grande, l'opinione pubblica potrebbe essere d'aiuto anche sul posto di lavoro, come, ad esempio, se qualcuno sapesse che una persona sta per divorziare e la aiuta, e così via.

Oren: Attualmente ci sono delle situazioni che non sono insolite, circa 200 bambini hanno due case, non possiamo dire che sia un grande cambiamento. Ok, ci restano 3 minuti alla fine, Nitzah, vorresti aggiungere qualcosa?

Nitzah: Avrei tante cose, ma andremo pian piano.

Psicologa: Tu hai detto che non possiamo cambiare se non siamo sotto pressione. Questa pressione è un qualcosa che si sviluppa e che poi cambierà? Si manterrà fino a che non arriveremo tutti allo stesso stato?

No, la società include tutti ed il nostro ego si sviluppa sempre di più e diventa integrale, perciò noi dobbiamo lavorare nella nostra società.

Psicologa: Quindi questa pressione sociale cambierà nella sua qualità.

Si, esigerà una connessione più qualitativa nelle relazioni e nelle coppie.

Oren: Hai detto che dovremmo fare la tavola rotonda anche a casa.

Noi cerchiamo di giungere a questo stato tramite le parole, le canzoni, i sentimenti, cioè, cominciamo a vivere in questa bolla nella maniera che abbiamo illustrato, come in un sogno, un racconto, come i bambini che stanno giocando con qualcosa.

Oren: Usando la nostra immaginazione?

Si, se io lo vivo è già vita, che differenza c'è tra questo e l'altro? E' come se fossimo in un sogno, quando noi sogniamo qualcosa è chiaro ed è più emozionante della nostra vita normale.

Oren: Noi abbiamo l'ambizione di essere in questa natura, ma poi dobbiamo mantenerlo, come lo facciamo?

La sera, a fine giornata, dobbiamo fare un esercizio quotidiano.

Oren: Ad un certo punto dovremo andare a dormire e quando ci svegliamo andiamo a lavorare.

Noi non facciamo questo in modo artificiale, dobbiamo capire che stiamo lavorando contro la nostra natura, e senza un continuo sostegno non è possibile farlo. Questi sono gli insegnamenti di una vita.

Oren: Il nostro tempo è scaduto, continueremo a sviluppare questo tema.

(Fine della conversazione)