Nuova Vita 265 - Sentirsi a proprio agio nella società

Nuova Vita 265 - Sentirsi a proprio agio nella società

Episode 265|6 dic 2013

Nuova Vita

Conversazione numero: 265

Sentirsi a proprio agio nella società

Conversazione con il Dot. Michael Laitman del: 06-12-2013

Oren: Buongiorno a tutti, grazie per essere qui a una Nuova Vita, una serie educativa col dottor Michael Laitman. In questa serie vogliamo capire noi stessi un po’ meglio, come io e la gente attorno a me possiamo arrivare a migliori rapporti che ci portino cose buone nella vita, ci vogliamo concentrare su come ci sentiamo più confortevoli nella società, come essere connessi, pensiamo anche quando una persona è con un'altra persona. Come possiamo sentirci più comodi nella società, insieme. Tal, comincia.

Tal: Sì, questa è una discussione molto interessante che riguarda ognuno di noi, abbiamo preso delle domande, ognuno aveva cose importanti che voleva sapere su questa situazione nella società, come Oren ha detto. Abbiamo cerchi, cerchi famigliari, poi di amici, al lavoro e sempre siamo occupati a creare l'impressione corretta, a essere in uno standard, sempre ci sentiamo pressati...uno dei desideri più profondi è sentire che gli altri ci accettano, sappiamo che nella maggior parte dei casi non è così, allora entriamo in tutti i tipi di comportamenti, azioni per cercare di essere accettati, apprezzati, come siamo. Allora, questo avviene con un prezzo, investiamo molto, molto sforzo in questo, a volte abbiamo successo ma altre volte no, abbiamo tante pressioni, anche paure, non arriviamo a realizzarci nella società, anche se lo vogliamo. C'è quello che si chiama “timore sociale”, è un sintomo, come la paura di essere rifiutati dalla società e la gente ha sempre paura di essere umiliata, è come una malattia, qualcosa che ci impedisce di uscire al di fuori. Uomini e donne soffrono di questo ma non se ne parla tanto, si parla più dei mezzi di pressione, le persone che provano la paura sociale sentono di essere le uniche a soffrire. Io ho un’amica che fumava hashish prima di partecipare a eventi familiari perché aveva paura. Questo è uno stato per cui la gente prende medicine per poter partecipare a situazioni sociali. Dottor Laitman, cosa succede alla persona quando è nella società?

Non sono esperto di rapporti sociali, non sono dentro la società. Conosco la natura, il carattere della società, il carattere della persona dal punto di vista della mia scienza ma non sto in questo. Sto dentro di loro, dentro la loro vita, ma si può dire che mai la persona è stata così tanto limitata e anche pressata come accade oggi. Nello specifico la pressione sociale, perché come abbiamo già detto, in questi programmi, quando eravamo in una piccola società, in un piccolo villaggio, in un paese, come il nostro amico Oren che è cresciuto in villaggio. Il nostro amico provava vergogna? No, non si sapeva come, mi ricordo che la persona si sentiva come nell'infanzia, quando era bambino, così, in uno spazio libero, così si sente un poco di più, in questo posto, come un moshar che è qualcosa simile a un kibbutz, ma oggi siamo in uno stato diverso, in una città grande, la società ci pressa con standard e valori per cui dobbiamo comportarci come Hollywood ci presenta. Ci sono anche film in cui fanno così, si prendono gioco di sé stessi, che copiano il comportamento di questi film e dicono che si può vedere quando la persona mente, un attore all'altro, la persona non c'è, è quello che imita, questa è la sua professione: imitare. E così tutta la vita, io non direi che è qualcosa di male nella vita, è la natura del carattere umano prendere degli esempi. È così perché noi quando andiamo per strada ci confrontiamo, parliamo, sempre ci rivestiamo in qualcosa che lo vogliamo o no.

Tal: Cosa succede, cosa vuol dire che ci rivestiamo?

Ci rivestiamo come in un carattere, ci mettiamo un carattere addosso, vogliamo essere davanti all'altro, non ci conosciamo, quando io mi comporto così, in solitudine, in un modo, diciamo, sono come in un tipo di teatro, gioco, agisco con me stesso: come sono seduto, come lavoro, come mi sdraio, come leggo e persino quando dormo. Io sempre ho bisogno di un modello, un esempio di tutti i tipi di fonti che apprezzo per adattarmi a queste fonti, perché non abbiamo nella nostra natura qualcosa che in verità possiamo prendere da dentro, dalle nostre reshimot, da generazioni scorse, non ci impressioniamo di questo, abbiamo un poco, ma ciò ha a che vedere con il mentale interno, sono cose più profonde, ma dopo di questo, la persona quando nasce, entra nella sua formazione, accumula sempre più e più esempi. Per questo è molto importante per noi in che società ci troviamo, può essere che il nostro problema siano i bambini, quando li si educa, per le bambine non è così terribile, ma per i maschi in una società di donne, prima la mamma dopo le donne all’asilo, poi la maestra e le assistenti. E anche nella scuola la maggior parte dei maestri sono donne, non uomini, per i maschi è un problema, anche le immagini e i modelli, gli esempi che vedono in internet o in TV. Questo in realtà è, si spingono tali esempi che nessuno vuole che i figli diventino quello che vedono in TV e anche le bambine che sono lì, quello che vedono nei film, perché vedono tali esempi e loro devono vedersi uguali, che sono lì in quello che vedono nei film perché vedono tali esempi e loro devono vedersi uguali, agire così. Ognuno di loro prende un altro esempio, un'altra immagine come esempio. Abbiamo un problema molto grande: che loro non conoscono persone vere, nessuna persona conosce sé stessa. Solamente negli sforzi per mantenersi in modo che senta di dover essere così, tanto con sé stesso che nella società. Nella società lui può giocare, agire, comportarsi come un'altra persona, una volta così, un'altra volta cosà, ma lui necessita di un’identità, lui non ha identità. La sua identità è che si riveste con quello che si mette addosso e come agisce.

Tal: Sembra che non ci sia identità.

No, non c'è nessuno. Se prendi uno psicologo lui vedrà la persona e ti dirà che la persona agisce e perché, così noi. Ma questo non è un problema, in verità, è conosciuto ma ok, possiamo chiedere perché a un piccolo animale umano? Il problema è che quando arriviamo alla società dove siamo o in strada, con le autorità, nelle banche, nei negozi, nei posti pubblici o nel lavoro che è la cosa principale, anche a casa con i vicini, in casa, in giardino, magari c'è un palazzo a diversi piani, lì anche dobbiamo determinare forme di comportamento, la domanda è fino a che punto, sino a quanto la persona è capace a farlo? Tante persone assumono personaggi che sembrano buoni, ci comportiamo così per proteggerci, a volte sono così forti, secchi, tutto il tempo all'erta e ci sono persone che al contrario tutto il tempo sorridono e fanno degli scherzi. Ma non è tanto perché vogliono farlo, alcuni sorridono tutto il tempo e altri piangono tutto il tempo, la persona rappresenta un personaggio, così, permanente, fisso, nel quale si sente comodo. E tutti così lo accettano e la persona si mantiene in questo modo perché gli altri si sono abituati a vederlo in questo modo. Così in modo reciproco ognuno prende il suo posto, in conclusione c'è qui tutto un teatro, in ogni posto dove siamo, anche in famiglia. Nella famiglia è qualcosa che in verità porta come una nebbia, come qualcosa di non definito, disperazione, impotenza, perché in famiglia uno vuole essere come è, ma chi è in verità?

Tal: Ma chi è? Questo è il tema. Ognuno vuole essere sé stesso.

Ma per questo, se parliamo di portare la persona a un punto confortevole nella vita, sarebbe meglio per noi cominciare dalla famiglia. Perché se nella famiglia avessimo gestito lì tutti i rapporti liberi, dove nessuno deve comportarsi come gli altri, ma può prendere il personaggio più comodo per sé stesso e per gli altri, possono arrivare ad un punto di equilibrio tra loro, alla forma equilibrata tra di loro, giusta per la comprensione mutua, la conoscenza mutua, reciproca, fino all'amore reciproco, mutuo. Se la persona si abitua così in famiglia, tutti nella famiglia tra di loro, allora ognuno può essere appoggiato dall'ambiente e supportato dall'ambiente come è. La persona sente che può appoggiare tutta questa società in amore reciproco, con supporto, appoggio mutuo. Il tema è l'attitudine, il focus è che tutti accanto a me si siedano comodi, questo è lo slogan.

Tal: Non somiglia un poco a ciò che si chiama “compiacere”, che tutto il tempo devo compiacere?

No, no, no, io non agisco, non lo faccio così apposta, compiacere, forse do a ognuno una caramella o lo pago? No, no, no. Devo costruirlo nella famiglia in modo reciproco, vogliamo arrivare a uno stato dove ognuno si senta comodo con gli altri.

Tal: Come arrivo a questo?

La prima regola è non fare all'altro quello che tu odi, si dice che io mi restringo come se non esistessi, sì, esisto ma mi comprimo e mi comporto con gli altri come se non esistessi.

Oren: Perché faccio questo con tutti?

Perché questo si chiama...che prima così mi equilibro, arrivo allo zero.

Oren: Perché?

Perché questo è l'inizio di un buon affare per tutti, che ognuno si senta con me che non ha obbligo, niente gli fa pressione, non risveglia in lui niente, né per bene né per male, come fossi aria.

Oren: Io sono aria? Non voglio essere aria.

Sì, ma prima ascolta, prima ascolta e cerca di capire. Comincio col non volere che la mia presenza la sentano gli altri. A volte un bambino è in una stanza e riempie la metà, o i tre quarti della stanza, lui stesso può essere così e questo ti uccide vero?

Oren: Sì, posso capire di cosa parla.

Che la sua presenza mi mette pressione, non perché è cattivo, ma è così. Allora, io non parlo di questo comportamento infantile, sto parlando della pressione interna che lui mi dà, mi influenza. E ci sono persone che sono accanto a te e ti senti bene, a tuo agio, nessuno e niente ti disturba. Può essere seduto, fare qualsiasi cosa, leggere lui accanto a te non che lo apprezzi di meno, ma il comportamento è tale che non c'è nessun problema d'essere accanto a lui.

Tal: Cosa vuol dire che qualcuno mi fa pressione interna? Come mi fa pressione interna? Sta con me nello stesso spazio, ma cosa fa che mi pressa?

Tutto il tempo mi spinge a rispondere, a trattarlo con attenzione, a prendermi cura di lui, dargli attenzione rispetto e onore. E qui stiamo dicendo che la persona, prima di tutto, se impara a farlo in famiglia, allora tutti in famiglia saranno educati in modo tale che nessuno disturba l'altro, questo è un principio che si chiama restrizione, che la mia presenza non metta pressione a nessuno. Non come se arrivassi a casa e tutti all'erta, no.

Oren: A casa mia: arriva papà e ognuno dei bambini si mette in un angolo, non agli angoli ma cambiano stato.

Loro vogliono bene al papà, ma non vuol dire che si sentono male o no. È come un bambino nelle braccia della madre, non può essere che nella famiglia non mi sento bene o mi sento scomodo.

Oren: La domanda è: i bambini con mia moglie alla sera…

Li tratti come soldati

Oren: No, non come soldati. Prima che arrivo a casa ci può essere tanto rumore ma io sono abituato al silenzio, ci può essere baccano prima che rientro, però come arrivo a casa loro si mettono in silenzio. Non sta bene?

No, perché mi amano.

Oren: Sennò mi viene mal di testa.

Da questo punto di vista magari, ma prima dobbiamo arrivare a uno stato in cui…io ti chiedo se tu, col tuo amore verso loro, col tuo buon desiderio di fare del bene a loro, li limiteresti così o no?

Oren: Apparentemente no. Ma solamente che mi esplode la testa.

Questo si chiama essere malato, è un caso di malattia e devi prenderlo in considerazione per amore, questa è un'altra cosa, ma riassumendo: cercare di non disturbare nessuno. Questo significa che non si sente la mia presenza, che accanto a me c'è tanto posto, io non occupo posto e non li limito né fisicamente né emozionalmente.

Tal: Quando io limito me stessa, sembra molto impressionante uno stato così, dove limito me stessa, se cerco di mettermi in questa situazione, cerco di restringermi, di fare restrizione, voglio sentirmi libera ma...

Sì, cerca di trattare così la famiglia e sentirai, sentirete insieme che questo porta tanta libertà, non pressione, molta libertà.

Tal: Ma io limito me stessa con qualcosa?

No, è come calibrare le relazioni, le emozioni interne fra tutti. Dove tutti loro, sono portati a uno stato comodo in modo reciproco, allora arrivate ad un equilibrio interno, come uno strumento prima di iniziare a suonarlo va accordato, preparato per essere suonato. Tu suoni qualcosa? Così mi sembra. Che cosa vuol dire che lo strumento è pronto per suonarlo? Nessuna parte dello strumento danneggia l'altra quando è accordato e così deve essere, all'inizio.

Tal: E cosa vogliono ascoltare da me?

C'è la situazione di gestire le relazioni e così impariamo in famiglia. Lo stesso farò al posto di lavoro, se è un ufficio, in generale con impiegati nell’amministrazione, non luoghi dove c'è gente che lavora con materiali, ci sono meno relazioni con le persone, dove lavorano con le mani, in modo duro, questo meno, ma prima di tutto negli uffici amministrativi.

Tal: Ok, ma non ho chiaro... ad esempio nella mia vita quotidiana quando cerco di arrivare ad un equilibrio, per me è quando tutti mi accettano, mi amano, mi sento bene, cerco di fare così nel mio ambiente, di fare cosa vogliono da me, avere correttezza politica in ufficio.

Si entra nella società, sei impressionata perché vuoi che ti accettino, nella società ci si sente pressati perché è corrotta, non vedi che è così?

Tal: Sì, lo vedo ma perché è così? Anche non vedo come farlo, come ad arrivare a questo stato.

Allora, adesso impariamo la prima azione che dobbiamo fare.

Tal: Non ho capito perché è diverso, adesso non cerco di danneggiare nessuno.

Ma ti senti comoda?

Tal: No.

Sì, questo è quello che dico, perché non capisci cosa raccomando, cosa consiglio.

Tal: Apparentemente io faccio qualcosa di simile. Il mio punto di distinzione è come tratto gli altri o come? Cosa è differente?

Cosa ho detto, diciamo, della famiglia? Non l'ambiente, non la società, qual è il mio consiglio, cosa ho detto?

Tal: Da quello che ho capito è differente se faccio restrizione con me stessa, io non voglio che nessuno sperimenti ma oggi voglio avere luogo e spazio.

Noi abbiamo parlato di qualcosa che tutti accettano, tutti in famiglia o tutti nella società, nell'ambiente, si mettono d'accordo per farlo e tutti facciamo lo sforzo, cerchiamo ognuno di farlo e di dare l'esempio a tutti, allora riceviamo piacere da questo comportamento. Ci sentiamo appoggiati uno all'altro e ognuno con tutti nella famiglia o nell'ambiente o nel lavoro. Godiamo del raggiungimento che sentiamo, cosa sta succedendo tra di noi? Tutti ci dedichiamo allo stesso personaggio.

Tal: Che personaggio?

Il personaggio che vuole che tutti si sentano comodi accanto a lui. Cioè siamo simili uno all'altro, tutti noi apprezziamo questa situazione comune che abbiamo, cerchiamo che ci sia tanta aria fra tutti noi. Sì, restringere tutte le stupidaggini, tutti i pensieri estranei e cattivi, uno dell'altro, tutti i pettegolezzi, tutte le cose cattive le ripuliamo.

Oren: Come?

Le tiriamo fuori.

Oren: Come?

Se voglio che tutti si sentano comodi accanto a me, che faccio? Continuo coi pettegolezzi o con questa pressione o con il politicamente corretto, che faccio? Perché non è tutto qui, ci sono tanti fenomeni ma la cosa speciale è che tutti insieme lo facciamo, tutti. Allora il fatto che lo facciamo insieme questo dà forza a tutti, influenza tutti, sostiene tutti, allora ognuno inizia a sentirsi orgoglioso, in quello che raggiunge. Cosa raggiunge ognuno? Che lui si renda comodo per gli altri, questi sono gli esercizi che dobbiamo fare, con diversi workshop. Faremo questo prima, misuriamo la pressione nel posto di lavoro, in questi open-space gli spazi aperti che ci sono nei luoghi di lavoro. Si fanno discussioni sulle malattie, su quanto è efficace il lavoro dove nessuno vuole parlare con l'altro. Sai, nella maggioranza dei posti di lavoro la metà delle persone sono superficiali, sai perché? Perché l'altra metà lo è, allora è per avere un contatto con l'altra metà. Perché sennò non parleranno l'una con l'altra. Lo sai?

Oren: Sì, lo so.

Così le persone sprecano la vita. Questa è la natura, non c'è niente da fare tranne questo che ti dico.

Oren: Vorrei parlare di questo personaggio che lei chiama comodo, voglio fare un riassunto: se ognuno di noi, in forma cosciente, consapevole, quando è tra le persone e quando è con sé stessa, rappresenta solamente personaggi diversi. Durante la vita raccogliamo diversi personaggi, e questo mi fa sentire comodo, mi adatto a questo personaggio, mi sono truccato, perché così è comodo fare. È naturale perché ognuno agisce in questo modo, lei ha detto che se vogliamo sentire la società in modo confortevole, cosa possiamo dire qui? Tutti vogliamo entrare in un personaggio comodo, il motivo principale è che nessuno disturbi l'altro, nessuno occupi spazio. Io voglio sapere di più su questo personaggio.

Molto semplice. Siamo tutti in un'arca.

Oren: Che arca?

L'arca di Noè.

Oren: Quella della Bibbia?

Non importa, nel tuo posto di lavoro, in questa arca, in ogni luogo.

Oren: Sì, tutti sono lì: leoni, serpenti, galli.

Nei posti di lavoro, sì; come per mezzo di questo “comodo”, in ebraico è Noè, comodo e Noè in ebraico è lo stesso, perché ora tutti sono comodi gli uni per gli altri, prima, con il peccato di Adam ognuno era cattivo con gli altri. Noha in ebraico, Noè, è comodo.

Oren: Lei sta parlando della Bibbia, è una storia.

Ma la nostra storia ci racconta che dopo che si rivela l'inclinazione al male, la malvagità nel cuore, come è la sua correzione, come salvarsi dal male. Entrare nell'arca di Noè, nel comodo dove ognuno sta nel suo posto e nessuno mangia l'altro. E per questo succede il diluvio, arrivano ad un nuovo posto.

Tal: Io voglio fare una domanda su questo personaggio.

Fare una discussione su questo o un seminario è interessante, è un racconto che tutti conoscono.

Tal: La persona agisce secondo diversi personaggi. Una persona vuole viaggiare, andare in gita, per liberarsi del personaggio che recita in famiglia, lì in questo viaggio può essere libero. Viaggiamo verso un luogo, una spiaggia in un'isola in America, in India, così una persona può inventarsi. Così, solamente passeggiare in città, così nella natura, mi piace stare nella natura, così la persona si sente libera da ciò che la società si aspetta da lei e si libera dalla pressione sociale. Prima voglio sapere come posso vedere che agisco in modo non autentico, perché è importante? Perché mi mette pressione?

No, non entrare nel male, con quale personaggio agisco io nella vita? No, sempre avvicinarsi al bene, in questo cammino cercare il male non è buono, ma magari nella psicologia si fa.

Tal: Sì, nella psicologia si fa.

Prima capire e dopo se sto masticando il male, allora sempre di più mi connetto, mi connetto a questa... sono dentro di questo.

Tal: Come arrivo a stare bene, cosa è buono per me?

Rappresentando...animali.

Oren: Che animali?

Cosa ti sembra bene?

Oren: Cosa? Identificarmi con un animale? Non so da dove cominciare.

Non importa da dove cominci. Comincia a pensare...

Tal: Diciamo un leone...

Non importa. Un animale che non divora, non cattivo, perché sarà diverso agire adesso in questo personaggio, questa immagine. Perché dico che non è importante? La cosa principale è cercare di rivestirsi in qualcosa di estremo, molto diverso da questo che sei adesso. Ti aiuterà a scuoterti da questo personaggio che eri, e magari rimanere un poco vuota dai personaggi esterni. Diciamo, Oren, io ti raccomando di rivestirti in una balena...non ricordo il nome...un piccolo che gioca, un pesce grande che gioca con bambini e fa certi rumori, non mi ricordo il nome, come Flipper…

Oren: Ah, un delfino.

Con ciò tu puoi giocare, nuotare, fare tutto.

Oren: Ok, mi ha dato un animale.

Rivestiti in questo e sentiti come questo non solamente adesso ma tutto il tempo, fino a che butti via tutti i personaggi precedenti. I tuoi non ti riconosceranno dopo qualche giorno, perché comincerai a comportarti in modo diverso. Neanche tu stesso ti riconoscerai.

Oren: Ok, è un punto di inizio. Sono un animale, questo pesce grande, gioco con le persone, un poco meno grande della balena, ok, sono questo animale, questo delfino.

E così vivi, è semplice. Vivi nell'acqua, vai e vieni, salti con le onde, c'è il sole. Parli coi tuoi amici come te (i delfini) così fanno questi rumori. E tutti vanno dietro ai pesci, così. Tu devi pulirti di tutti i personaggi precedenti perché sono negativi, non importa se ti comporti come una brava persona, non sei tu, questo non sei tu.

Tal: Oh, mi fa paura cercare qualcosa di diverso dal personaggio che rappresento, dove agisco in sicurezza.

No, solamente pressione, disperazione e persino pazzia.

Tal: La pressione è terribile. Non ti dà niente, ma se devo agire in modo diverso mi fa paura.

C'è qualcosa che non conosco, entra in questo, peccato che non c'è tra le immagini in teatro, nei giochi o nel cinema.

Tal: Nella psicologia ci sono immagini. Quello che critica, il giudice, perfezionista, ognuno fa un altro personaggio. Ma queste immagini da dove vengono? Sono interne? Vengono da fuori?

No, non voglio scegliere da fuori, questa è la questione, voglio sentirmi libero. Se realizzeremo ciò che consiglio, arriveremo a sentire che solo nel fare questo gioco, del delfino, questo pesce o animale, allora ognuno agisce in modo comodo verso l'altro e così si connette con altri nel modo più confortevole, e all'improvviso capirà cosa deve fare, dentro questo rompicapo, quando ci connettiamo in questo nuovo livello di rapporti del non fare all'altro quello che tu odi, sentiremo come se esistessimo in un nuovo luogo, in una nuova società, con rapporti diversi, con diversi atteggiamenti verso la vita, la famiglia, dopo che ho giocato a questo delfino. Il delfino è un mezzo per disconnettermi.

Tal: Io posso scegliere...

Non scegliere, non scegliamo. Noi per mezzo della società prendiamo, assumiamo l'immagine, un personaggio che è comodo ad altri. Io non so in questo rompicapo generale che forma devo avere ma per mezzo della mia connessione con gli altri, che loro si sentano comodi, confortevoli con me, e loro fanno lo stesso con me, per mezzo di questo lavoro reciproco fra tutti, ognuno trova la sua forma vera nella società umana. E questa è la mia forma corretta che ho in questo modo, si chiama anima.

Tal: Sto cercando di capire come questo è diverso da ciò cerchiamo di fare oggi.

Io cerco di essere confortevole con gli altri. Non faccio niente di buono persino con la società che si aspetta sempre da me cose che non sono naturali. Il problema è tanto quello che la società si aspetta da me come quello che io aspetto da loro. Oggi giochiamo un gioco perso con il nostro ego, e qui ci innalziamo al di sopra del nostro ego, che ognuno si senta confortevole con gli altri, che tutti si sentano confortevoli con lui.

Oren: Non ho capito la definizione: cosa significa fare questo gioco dell'ego?

Il cambiamento, adesso, nella società di oggi, in ogni posto, giochiamo un gioco venduto, un gioco che non è nostro, vuol dire che non è ciò che voglio ma ciò che fa la società, Hollywood, questi personaggi, il macho, le telenovela americane, eccetera, la gente vive di questo. Così agiscono, e io gioco con forme che mi hanno messo addosso. Allora, ho visto tanti film su scienziati, musicisti, perché i miei genitori volevano gonfiarmi con questo, la mia stanza l'ho fatta in questo modo, mi comportavo in questo modo, come nei film, come un bambino di dieci, dodici anni, dopo, poco per volta, quando sono entrato all'università il mio comportamento era così, come quello che vedevo nei film. Allora come ti formano, come ti educano?

Oren: Adesso lei dice che questo nuovo gioco che raccomanda è recitare un personaggio, ma questo deve essere la mia immagine...

Lì tu troverai la tua immagine e l'ambiente, anche. Ognuno troverà i personaggi di ognuno di sé stesso e degli altri, allora questo puzzle si gestirà nel miglior modo e ognuno assumerà la forma corretta.

Oren: Come capisco che ho ricevuto la forma, il personaggio corretto in un gioco?

Se gli altri sentono che io non li presso ma che li completo come in un puzzle.

Oren: Cosa vuol dire completare? Un'altra domanda: cosa vuol dire che loro sentono che io non li presso?

Tu hai visto come i bambini vogliono finire un rompicapo, magari con un martello, sì? Allora se è confortevole e buono vuol dire che io sono nel posto corretto, un circolo per tutti.

Tal: Come lo sentirò? Con l’esercizio? Come sentirò che tutti sono confortevoli e mi accettano?

Sì, sicuro. Loro anche sentiranno, perché voi fate workshop, parlate su questo, costruite una società, un ambiente per costruire l'anima dell'uomo e l'interiorità di ogni persona. Così, cominciamo a vedere la vita in un altro modo, oggi, nella nostra società è come passare dal mondo rotto all'arca di Noè, al mondo nuovo.

Tal: Allora cerchiamo di vedere come fare questo cambiamento. Io so che nella società ci sono le regole, le buone maniere, non sono tutti bugiardi.

Sì, in verità tutto è bugia.

Tal: Non lo sanno. È una bugia, allora come può essere bene educato?

Non c'è niente di questo, vogliamo buttarlo nella spazzatura. È uno schifo, non vogliamo utilizzarlo. Io voglio trattare tutti gli altri come una madre col bambino e il bambino con la madre.

Tal: Sì, perché da ciò che ho ricercato su questo tema, capiamo oggi che facciamo uno sforzo per controllare che non ci prenda l’impulso…

Adesso ci sarà una crisi molto forte che vorrà ripulire tutti voi da questa spazzatura.

Tal: Sì, voglio capire. Se vogliamo questo autocontrollo, che distingue la persona dall'animale, perché l'essere umano non permette che tutti gli impulsi saltino, per essere un personaggio comodo nella società. Prima di tutto l'essere umano può controllarsi. Come arrivare ad uno stato in cui non salti fuori tutto quello che ho dentro? Perché dobbiamo essere confortevoli.

Cosa hai contro la società? Se tutti adesso cominciamo a giocare a un gioco dove si ognuno si sente a suo agio, allora, non devo compiacere come prima e agirò come pulito, bello, educato...no! Non questo! Ma da dentro, prima lo sforzo interno, come posso fare in modo che tutti siano a loro agio con me?

Oren: Che significa da dentro?

Prima mi dirigo verso questo, da dentro.

Tal: Verso cosa? Come sarà confortevole per tutti se mi comporto così? Come posso comportarmi perché tutti possano essere a proprio agio con me? Non ho bisogno di controllo proprio in questa situazione?

Se è una decisione generale è il contrario, avrai tante forze ed empatia generale, pubblica, nel mantenere questo atteggiamento e sostenerlo in questo modo.

Tal: Che accade se mi arrabbio e sono di cattivo umore?

Non puoi arrabbiarti ed essere di cattivo umore. Solamente se c'è pressione interna. È molto idealistico, certo, ma c'è un'istruzione graduale, passo, con azioni, cominciamo poco per volta a capire le istruzioni mentali, emozionali, interne, dobbiamo passare questi stati, passare una ricerca, analisi interna. Pulirci mentalmente, emozionalmente e analizzare, ricercare le cose, così arriveremo a questo, pian piano. E se succede, durante il nostro lavoro, nel percorso collettivo in cui operiamo, allora lo superiamo. Iniziamo a parlare, discutere, capire, analizzare e sicuramente ci saranno dei problemi, all'improvviso la gente comincerà a saltare, a gridare cose che avevano dentro. Ci saranno urla, risse, molti salti positivi e negativi. Parleranno di sé stessi, di ciò che erano e, poco per volta dobbiamo accompagnarli per arrivare a questo, tutto per mezzo di workshop, parlando in modo aperto. Ognuno parli non di sé stesso ma si osservi di lato, perché ora abbiamo due immagini: un personaggio precedente con cui agivo, pretendevo, e l'immagine attuale che sto cercando e ancora non conosco, non so cos'è, ma è comoda, confortevole a paragone con le altre immagini che devono sparire in questo diluvio che ora stiamo passando, e che mi resti solo Noè, il “confortevole”.

Tal: Questo è uno stato che ho visto, ok, sono arrivata ad un workshop, ho passato questo processo, perché la maggior parte di noi sta al lavoro, in famiglia, in diversi ambienti, così passiamo tutto il tempo ad avere paure, allora cosa facciamo?

Allora devi guardare il nostro canale 66 e, attraverso il canale, cercare di dare alle persone l'esempio di come arrivare a uno stato dove siete comodi tutti gli uni per gli altri.

Tal: Cercheremo di farlo, noi siamo i proprietari.

Allora diciamo che ho visto… dai l’esempio, prendi gli amici tuoi e sii un esempio, un modello.

Oren: Cosa ci sarà?

La società che decide, sono arrivati, sono arrabbiati e tutti i tipi di cose, vogliono stare comodi, a loro agio internamente e esternamente, non ipocritamente, in modo più naturale.

Oren: Cosa vuol dire non ipocritamente?

Non devo agire né per me stesso e neanche per gli altri, non sappiamo cosa vuol dire questo, essere senza queste pressioni. Abbiamo anche parlato di forme naturali, noi non siamo noi, cercheremo, come gli archeologi, chi siamo.

Tal: Tireremo noi fuori questa spazzatura, ma lei ha detto che abbiamo qualcosa che non abbiamo ricevuto, che dentro ognuno non c'è niente di sé stesso. Cosa ricercheremo?

Tu sai che se voglio arrivare a qualcosa, conoscere questo che ci è stato migliaia di anni fa, devo scoprire diciamo dieci metri di terra, vero? È la nostra cultura che copriamo con la spazzatura della terra, se pulisco, arrivo a ciò che ci è stato migliaia di anni fa. Così se voglio arrivare al me stesso naturale, vero, voglio pulire, pulire e pulire questo, queste bucce. Ma questa pulizia non la posso fare da me stesso, posso farlo solamente per mezzo dell'ambiente.

Tal: Come accade questo?

Per mezzo dei workshop, parlare e sicuramente accanto a noi c'è un istruttore.

Tal: E la gente nei workshop non ha paura di esprimersi? Perché?

Poco per volta, piano. Tu sei la psicologa, non io.

Tal: Ma io imparo da te, così facciamo.

È un processo molto graduale, la cosa principale è che non è un lavoro psicologico, ma parlano fra loro in cerchi e possiamo vedere come la gente, in verità, quando riceve un po' di supporto dall'altro, comincia ad aprirsi. All'improvviso gridano, piangono, ridono, tutto, alla fine, così si puliscono. Questo è il diluvio che cominciamo a sentire come un tornado, nei workshop e passiamo così alla pulizia.

Tal: Diciamo che oggi ho visto il programma e ho capito che devo essere a mio agio con gli altri e cercare il mio posto.

Anche aiutare gli altri a che lo facciano, devono sentire che non li pressi. Allora la domanda è come troviamo, ognuno, la sua forma come in un puzzle? Se ognuno non vuole disturbare l'altro, giustamente, vuole fare il contrario dell'ego, all'inverso. Nell'ego incontriamo il nostro nuovo rapporto. Non è che tu muoviti di qua, io di là, e abbiamo più posto, no, no, no, questo lo abbiamo fatto nella società egoistica. Questo si dice che stiamo passando un diluvio.

Oren: Non ho capito la differenza fra il modello precedente, l’antico e il nuovo.

Nel modello precedente hai lavorato in una grande azienda e dicevi: questo è il mio angolo, mi possono parlare dalle dieci alle dodici. Ok? E lei fa lo stesso, il terzo e il quarto lo stesso. Ognuno assume una forma, si protegge, perché l'altro non entri nelle sue frontiere. Adesso farete qualcosa di diverso, non dovete dettare niente all'altro, tutto è aperto per tutti, questo si dice: io non occupo posto. Sono aperto per tutti tutto il tempo, i sono disposto ad essere confortevole, vuol dire che tutti mi possono usare, nel luogo dove sono un manager fino al luogo dove sono l'ultimo impiegato, il più basso. Magari sto parlando un po' troppo, questo è alla fine.

Oren: Allora andiamo il principio, il modello precedente l’ho capito.

Il modello nuovo è quando non dettiamo niente a nessuno, non ci sono limiti, c’è solo una condizione. Ognuno si sforza di essere a suo agio il più possibile con tutti gli altri, non importa se sono nell'angolo o con gli altri o no, se dico che possono vedermi a una certa ora perché devo fare un lavoro, non devo dire niente, non importa di questo che c'è in ufficio. Cioè non detto niente a nessuno, solamente che si devono sentire a proprio agio. Io sono disposto a rinunciare perché tutti si sentano confortevoli, sotto la condizione, senza eccezioni, che tutti cerchino di fare lo stesso. Allora siamo sotto una responsabilità reciproca che tutti si sforzano, si sentono di buon umore, in questa attitudine generale.

Tal: Magari fosse così!

Capisci? Ho chiarito con le parole? Adesso passiamo a vedere cosa c'è dietro di questo, per gestire i rapporti normali negli uffici, come mi avete chiesto di fare, ma io non vengo qui come un esperto di coaching per fare ordine e sistemare le cose, no, qui cerchiamo un cambiamento essenziale, interno, totale in ognuno. Allora non ne parliamo all'inizio ma andiamo verso di questo.

Tal: Allora dipende dalla cooperazione di tutti.

Solo parole semplici, vogliamo un'atmosfera, un ambiente comodo, non raccontare dell'arca di Noè, di annullarsi l'uno con l'altro, del diluvio, tutto questo che ognuno deve arrivare ad essere come uno straccio davanti a tutti, no, perché tutti si sentano comodi con tutti.

Oren: Il nostro programma sta per finire, per favore una cosa: se voglio sentirmi comodo in una società e voglio che tutti si sentano comodi con me, che devo fare?

Pensa che quando sei con loro tu non occupi spazio, capisci? Loro non devono sentire che disturbi in nessun modo.

Oren: L'ho scritto, cercherò di farlo. Adesso devo fare il delfino, grazie a Rav Laitman come arriverò a casa, avrò tante cose a cui pensare. Dottor Laitman ha detto di fare insieme: aiutatemi! Alla prossima!

(Fine della conversazione)