Nuova Vita
Conversazione numero: 7
Crisi e sviluppo
Conversazione con il Dot. Michael Laitman del: 4/1/2012
Oren: Salve a tutti. Siete qui insieme a noi in una serie di conversazioni insieme a Rav Laitman. Salve Rav Laitman. Salve a tutti. Vi ricordo in quale situazione ci troviamo: qui nello studio simuliamo una conversazione con una classe di persone che son venute a studiare con Rav Laitman. Queste persone possono essere di Israele e da qualunque altro paese del mondo da cui, l’organizzazione in cui lavorano o dallo stato in cui vivono, han dato loro questo privilegio di poter studiare ogni giorno con Rav Laitman. E così avanziamo da una lezione al’ altra. Così anche oggi. Venite. Preparate i quaderni e sarà interessante. Prego Rav Laitman, ascoltiamo.
Questa volta voglio parlare della situazione “Passato, Presente e Futuro” nei confronti del’ uomo, che oggi si trova con la paura nel futuro. Sentiamo che ci sono tante persone che perdono il lavoro e che, ancora molte di più, hanno paura. Che anche loro al’ improvviso, saranno disoccupate. Quindi come potranno guadagnare, cosa mangeranno, come potranno provvedere alle loro necessità?
Sentiamo che con la caduta del sistema immobiliare, con i Morgan Freeman che negli Stati Uniti sono caduti, tante persone hanno perso la casa. Possiamo solo immaginare quanto questa situazione è terribile.
Io, insegnando, viaggio da un paese all’altro e vedo quanto le persone si trovano sotto pressione, non avendo lavoro. Ci sono due cose che si possono notare: mancanza di lavoro e mancanza di guadagno. Una cosa è che l’uomo non sa come provvedere per la sua famiglia, la moglie, i figli, i debiti, i genitori che invecchiano, i nipoti da aiutare e così via e che anche lui è vicino alla pensione. Insomma vediamo qui che c’ è una catena, un circolo molto largo che dipende dalla persona che lavora. In effetti questa pressione aumenta sempre di più e diventa una preoccupazione generale delle masse. Sentiamo inoltre i calcoli che fanno gli economisti, i finanzieri, i sociologi, che dicono che fra poco forse centinaia di milioni di persone, non troveranno un posto di lavoro.
Quindi, da un lato non avranno niente per guadagnare, e chissà in quale quantità, le statistiche dicono che già oggi, negli Stati Uniti, oggi, quasi metà della popolazione chiede qualche aiuto, che sia cibo per mangiare o abbigliamento usato e così via. Dall'altro lato, l’uomo che perde il suo posto di lavoro, non sa cosa fare di sé stesso. Noi sappiamo cosa succede in quelle aree in cui c’è la disoccupazione, diventano zone di delinquenza, bande organizzate, prostituzione, droghe e così via. Il problema è che dopo la società paga molto di più rispetto al trovare un lavoro alle persone. Noi vediamo le persone che perdono il lavoro, o quelle che non lavorano per qualche anno, non riescono più a reinserirsi, anche persone intelligenti, della borghesia, non sono più capaci di lavorare. Come se perdessero questa cultura, questo tipo di relazioni, in cui uno deve andare, è obbligato a lavorare, deve tornare sempre al lavoro e così via.
Questo problema è molto grave e non è solo di una persona ma torna come un colpo su tutta la società, e la società non saprà cosa fare. E non sto parlando dei tanti problemi che ci possono essere quando milioni di persone non trovano lavoro, e che può essere un’onda che attraversa tutta la terra come un’epidemia. Infatti vediamo come oggi, in modo virale, tutti i movimenti vari ed i problemi che nascono all’improvviso in uno stato, o in modo casuale o in modo intenzionale, passano da un paese all’altro. Alla fine tutti si trovano nella stessa situazione, fanno la stessa cosa.
Per cui, il problema della disoccupazione, oltre al fatto di trovargli qualche pasto o dell'abbigliamento, oppure un po’ di soldi per sopravvivere, ed già qui vediamo che la società complessivamente non è capace di mantenerlo per anni; al massimo un anno o due anni e poi lo abbandonano, vai, arrangiati.
Per ora sono ancora poche le persone che non trovano il lavoro. Ma se parliamo della prospettiva in cui le masse perdono il loro posto di lavoro, allora questo è un grande problema. Non tanto finanziario, cioè trovare le risorse per provvedere alle cose essenziali, infatti nelle cose essenziali che mancherà la soddisfazione. Ma si tratta di masse, e loro hanno la forza, hanno la forza nelle elezioni, di creare problemi e vediamo come può finire, molti esempi sono davanti a noi. Non solo la primavera araba, ma può esserci la primavera europea, la primavera americana ed ovunque.
Il vero problema è che noi non abbiamo insegnato all’uomo che il rapporto verso la vita, può essere diverso. Cosa vuol dire essere disoccupato? Cosa significa questo concetto di lavoro? Se guardiamo la nostra storia, noi ci siamo sviluppati durante centinaia, migliaia di anni, ed ad ogni passo, del nostro sviluppo, l'uomo si è allontanato sempre di più dalla produzione delle cose essenziali per se, invece si è sviluppato verso il commercio, verso l’industria, la cultura, l’educazione, l’arte, gli avvocati, vari servizi, la moda, i media. Tutte cose che non sono praticamente essenziali alla nostra esistenza, ma che ci stanno intorno ed il 90% della nostra società è composta di questo.
Se arrivo in una grande città e mi chiedo: Da dove guadagnano le persone di questa città? Vedo che non è l'agricoltura, che non allevano mucche, né lavorano nelle grandi industrie, allora perché sono lì da qualche parte? Che fanno? Naturalmente ci sono grandi industrie, centrali elettriche, etc. … però, nella città stessa di cosa guadagnano? Guadagnano perché le persone si trovano insieme. Le persone forniscono servizi uno all’altro in varie cose, cioè questi sono bisogni non necessari all’esistenza.
Quindi vediamo milioni di persone, che si trovano nelle grandi città, che possono rimanere senza occupazione, considerando che, nei posti come le grandi città, non ci sono terre vicine dove possono produrre da mangiare. Questo è un grande problema, come ci organizziamo in una situazione a quella in cui ci troviamo oggi nel mondo, con miliardi di persone che vivono dentro le grandi città?
Già solo duecento anni fa c'era una situazione in cui le persone lavoravano anche tante ore, senza macchinari, senza tecnologia moderna. E quando l’uomo produceva qualcosa, lo faceva semplicemente per vivere, semplicemente per vivere. Quindi non c’erano tutte quelle professioni che chiamiamo “servizi”, cioè servire l’un l’altro. Servizi non essenziali per la sopravvivenza.
Oggi l’industria e la tecnologia si sono sviluppate tanto che possiamo produrre in una sola fabbrica migliaia di macchine ogni giorno, abbiamo tutti i tipi di macchinari, per cui si può trovare di tutto nei negozi e non dobbiamo preparare niente a casa, abbiamo i microonde e tutte queste elettrodomestici che servono per preparare il cibo, mentre una volta la donna lavorava ore in cucina.
Ci siamo sviluppati in un modo nuovo, moderno e, nella misura in cui abbiamo sviluppato la tecnologia per produrre tutto quello che abbiamo oggi, si è liberato molto tempo dalla produzione di cose essenziali, e questo tempo lo abbiamo riempito di vari affari, professioni, non essenziali, che non sono necessarie. Però gli abbiamo dato una necessità, una importanza. Allora oggi, al posto di un dottore generico, abbiamo centinaia di medici specialisti, tanti macchinari e migliaia di medicine, ci facciamo aiutare da economisti, finanzieri e banche, è una intero affare di soldi, di commercio internazionale. In duecento anni abbiamo costruito degli affari che sono, nella maggior parte, “finti”, che non sono necessari. Però il problema non è negli affari, il problema è che abbiamo riempito tante ore nella vita degli uomini, invece che facendo qualcosa di importante come uomini, ci siamo riempiti di vari interessi, solo per riempire la vita. Giochiamo. Si gioca realmente con le ore di vita che ci sono rimaste, in modo da riempire noi stessi con un interesse più importante, più alto, che vien detto umano.
Se noi guardiamo oggi come viviamo, l’uomo lavora dieci, dodici ore al giorno. Ci alziamo alle sei del mattino, prendiamo i bambini, li mettiamo nella macchina, li portiamo all’asilo fino alla fine del giorno. Dall’età di qualche mese li salutiamo e li mettiamo in vari istituti e noi stessi corriamo al lavoro. E stiamo lì minimo otto ore, dopo guidiamo una o due ore verso casa, a prendere i bambini, andare in un negozio, comprare le cose che servono. Poi si torna a casa la sera, dobbiamo fare le faccende di casa e tutto con pressione, stress, lavare i bambini, farli mangiare, mandarli a dormire e noi stessi cosa facciamo? Continuiamo magari qualche lavoro che abbiamo portato dal’ ufficio o forse c’è rimasto tempo per stare davanti al computer, alla televisione e con questo finiamo la giornata. E se abbiamo una vacanza normalmente la facciamo tramite il posto di lavoro, oggi vengono organizzati gli asili nei posti di lavoro, le vacanze, ed i week-end. Insomma, vediamo che il posto di lavoro, per l’uomo, è diventato il centro della sua vita, quindi per lui è difficile lasciar perdere questo. Cosa faremo in pensione. Avrò tutto il tempo libero? Si può impazzire per questo! Infatti siamo abituati ad essere sempre di corsa. A riempirci solo con le ore di lavoro. Quando pensiamo alla persona, pensiamo “Cosa fa?”, Qual è la sua professione? Non chi è, cosa gli interessa, quali sono i suoi gusti. No! Quello che è importante è il lavoro, il suo prestigio, secondo il suo lavoro, lo vediamo più grande se è un manager, etc. vediamo il posto di lavoro e non la persona. Così all’improvviso siamo arrivati ad un mondo, ad una società molto particolare. In questi duecento anni in cui la tecnologia e l’industria si sono sviluppate, abbiamo perso l’uomo e veramente siamo ancora all’inizio di tutto questo sviluppo. Non per niente Marx ha scritto che ci sarà una fine allo sviluppo, che non è possibile che durerà tanto tempo.
In effetti, se l'uomo continua a svilupparsi nell’industria, nel commercio, in tutti gli affari in cui egli si vede come schiavo sul suo posto di lavoro, vede che è importante avere successo sul posto di lavoro e che questo è lo scopo della sua vita. Poi avrà alcuni anni di pensione, perché non è più degno di lavorare, e non avrà più nulla da fare, quindi finirà così la sua vita. Cioè, uno nasce per vivere, si prepara a questo durante i primi vent’anni della propria vita. Dopo di che, vive per altri dieci, venti anni, attraverso le medicine e la pensione e quindi finisce la sua vita. Quindi l’importanza di tutta la sua vita è dove egli è sano e forte per essere un buon lavoratore. ...la questione è se siamo davvero nati per questo, se questo è il motivo per cui esistiamo, questa è la domanda.
All'inizio di questo sviluppo industriale, Marx disse che non poteva durare così e basò le sue conclusioni sulla natura dello sviluppo, che avrebbe portato ad una crisi generale. Dall'altro lato, a quel tempo, non conoscevamo ancora il problema dell'ecologia: noi stiamo praticamente distruggendo la terra, la svuotiamo di tutte le sue risorse e c'è un limite a queste risorse di energia, il petrolio, il gas liquido, l'energia atomica, non sono infinite, si stanno esaurendo. A volte capita di sentire che qui o là hanno cercato e trovato qualche altro giacimento di petrolio o gas, ma le quantità complessive, secondo le ricerche, sono sufficienti per continuare al massimo per altri 30 anni. Senza parlare del fatto che abbiamo distrutto la natura nella sua forma generale, in modo irreversibile. Tutta la natura non è più in equilibrio e non si può più continuare così.
Anche trascurando la crisi, abbiamo comunque problemi nelle famiglie, i figli parcheggiati fuori casa, la mancanza di relazione tra uomo e donna, noi stessi non ci sviluppiamo, l'uomo non evolve come persona, tutto sommato vediamo che evolve solo come lavoratore, con i vari corsi di addestramento, e basta.
Questa crisi, che sta arrivando, termina uno sviluppo di oltre 200 anni, e tante persone, oltre a Marx ed altri, hanno detto che questa situazione, questo stato, ci porterà ad situazione senza vie di uscita. Ne avevano parlato anche a metà del secolo scorso, nel Club di Roma ed in altri posti, che l'umanità arriverà ad un punto in cui non riuscirà a mantenersi. E noi non ci stiamo pensando. In maniera egoistica, gestiamo la vita come ciechi, che non vedono, e non vogliamo ammettere che stiamo distruggendo sia la terra, che noi stessi, che i nostri figli, ed anche il nostro futuro. Ma, una volta giunti alla crisi, non avremo altra scelta e vedremo che non c'è nient'altro da fare oltre a cambiare tutto.
Cambiare cosa? Cambiare, sulla base del fatto che questa crisi, prima di tutto, ridimensionerà tutta la società umana, come quando prendiamo un pezzo di stoffa, e lo scuotiamo per far uscire tutta la polvere, tutti quegli elementi che non fanno parte della stoffa. La stessa cosa sta avvenendo con questa crisi, che sta “lavando” la società umana, e sta eliminando tutte quelle professioni e tutte le persone che non sono essenziali all'esistenza umana, perché escono dall'equilibrio. Queste professioni servono soltanto ad obbligarci a lavorare tante ore inutilmente, sia rispetto alle cose essenziali, che per tutta la società umana ed anche per la terra.
Infatti noi, nelle nostre relazioni, non chiediamo ad una persona che lavoro fa, quali sono le sue condizioni sociali, no, quando incontriamo una persona le chiediamo chi è, come sta, questo conta perché in qualche modo deve completarsi come uomo. Abbiamo già detto in altre conversazioni che il piano della creazione, cioè quello che scopriamo durante il nostro sviluppo nella natura, consiste nel fatto che noi dobbiamo arrivare alla società integrale, in equilibrio con la natura complessiva. Ed allora scopriamo che, non avendo scelta, ci arriviamo attraverso la crisi. Che ci piaccia o no, per sistemare al meglio la nostra vita, dobbiamo essere legati uno all'altro, quindi dobbiamo imparare come organizzarci in questa nuova situazione.
Quindi, tutte quelle ore in cui oggi ci sentiamo obbligati a lavorare, ma che non sentiamo come essenziali, una volta che la crisi ci avrà limitato all'essenziale, dopo avere ripulito la “stoffa “da tutta la polvere, saranno liberate. Ma non saranno “ore libere”, secondo l'essenzialità noi dovremo usare quelle ore per imparare come cambiare noi stessi, in un rapporto reciproco ed integrale, come arrivare alla garanzia reciproca, cambiare l'uomo in noi, in modo che diventi una parte speciale della società generale.
E per questo abbiamo veramente bisogno di insegnamento, di educazione integrale, e dovremmo offrire a tutti questo. Quindi bisogna organizzare una grande rete in cui l'uomo sarà impegnato tutte le ore che era impegnato prima. Però la sua occupazione si ripartirà in, diciamo, 2 ore di lavoro ed altre 6/7 ore tra studio ed attività in cui lui piano piano cambia insieme agli altri, al fine di costruire la società integrale. Quindi apprezzeremo l'uomo in base a quanto egli investe in questo, in base a quanto avrà successo in questo, e non in base al suo posto di lavoro, come invece facciamo oggi. Questo è il grosso lavoro senza il quale non raggiungeremo il prossimo livello che la natura ci ha preparato e che scaturirà dalla crisi attuale.
Questa crisi ci fa vedere il nostro prossimo gradino, ci fa vedere i problemi in noi rispetto alla forma futura, ci fa vedere che dobbiamo correggere la famiglia, l'educazione dei figli, il rapporto tra uomo e donna, tra vicini di casa, a livello di popoli, dell'intera umanità, dobbiamo fare ordine in tutta la natura perché fino ad oggi abbiamo solo causato danni e per questo dobbiamo cambiare dentro, essere impressionati uno dall'altro, capire che siamo interdipendenti e così arrivare alle decisioni giuste.
Qui c'è effettivamente il lavoro di costruire l'uomo. Cosa che noi non abbiamo mai fatto, in tutta la nostra storia, perché non ne sentivamo la necessità. Nel corso della storia abbiamo pensato solo a come vivere, come guadagnare. In effetti fino a 200 anni fa noi dovevamo pensare solo alle cose essenziali, mentre in questi ultimi 200 anni siamo passati attraverso un forte sviluppo tecnologico. Ed oggi, che produciamo cose inutili, scopriamo che ci siamo evoluti in qualcosa che non è buono.
Questo è il periodo del riconoscimento del male. Noi, attraverso l'ego, siamo arrivati ad una situazione in cui usiamo le nostre capacità nella direzione sbagliata, anziché liberare queste 6/7 ore al giorno per preoccuparci delle cose essenziali, le abbiamo riempite di cose non necessarie. Quindi ora, attraverso la crisi, finalmente arriviamo alla comprensione, al riconoscimento, che queste ore le dobbiamo liberare per la costruzione dell'uomo.
Ma anche noi ed i nostri figli dobbiamo ricevere questa educazione. Come noi una volta eravamo preoccupati, ed anche oggi lo siamo, che i nostri figli ricevano solo una professione, non importa il loro sviluppo umano, ma conta solo la professione, cosi come dice il nostro modo egoistico di vivere per cui conta solo che abbiano una professione, cosi oggi, invece, dobbiamo fornire una educazione ai nostri figli ed anche a noi stessi. Ed allora ci troveremo in una realtà globale, integrale e tutte queste crisi, di cui oggi stiamo soffrendo, passeranno, spariranno, arriveremo ad un mondo opposto, rovesciato e questo cambiamento. Dal vedere la vita solo in base alla professione, dalle 6 del mattino alle 6 o 7 della sera, in cui viviamo solo intorno al nostro lavoro, poi abbiamo altre 2 ore la sera in cui dobbiamo fare qualcosa in casa e magari non vediamo neanche la famiglia ed i figli, dobbiamo cambiare completamente la nostra realtà in qualcosa di diverso, costruire dei sistemi dove tutti lavorano un numero essenziale (minimo) di ore, e per il resto si dedicano allo studio, alle attività, all'educazione. In base a questo noi cambieremo tutta la struttura della società. Questa è la sfida che abbiamo davanti a noi.
Abbiamo parlato di questo in una delle conversazioni circa un mese fa, qualche giorno prima del congresso, alla tavola rotonda qui al centro, c'erano circa 10 persone e ne abbiamo parlato, penso che la conversazione abbia avuto successo e vale la pena farvi riferimento ora e non ho molto da aggiungere, magari ci sono delle domande?
Oren: prima hai parlato del fatto che abbiamo sviluppato varie cose non necessarie, inutili, hai fatto un esempio di cose non essenziali, per esempio il sistema sanitario...
Prima di tutto la mia famiglia era un famiglia di dottori, sia mia madre che mio padre, io sono cresciuto tra medici, anche i miei zie e zii nella maggior parte sono medici ed anche fra i miei allievi ci sono tanti medici, ricevo da loro resoconti e statistiche ed io stesso ho cominciato la mia vita come studente alla facoltà di medicina.
Solo che sono scappato, ho visto che non faceva per me, perché si trattava il corpo come si trattano gli animali, così mi sembrava, scusatemi se lo dico, ma per me è qualcosa che non ha a che fare con l'uomo, il corpo è una cosa vivente, è vero che è importante, è essenziale ma non per me. Mi sono sentito così ed ho lasciato, quindi sono passato a qualcosa di vicino a questo, alla biocibernetica, la biologia in campo medico, cioè lo studio dei sistemi nel corpo umano. Sono stato impegnato in questo per 6/7 anni, ho lavorato all'Istituto di Ricerca dell'Uomo a San Pietroburgo, un istituto molto speciale, ed ho lavorato anche all'Accademia di Medicina di San Pietroburgo. Ancora oggi sono in qualche modo legato alla medicina, ho curato delle persone che venivano da me, sono sempre legato alla medicina, alla cura, al rapporto con i problemi dell'uomo.
Io ho visto chiaramente che, durante gli anni, diciamo negli ultimi 50 o 60 anni di cui sono testimone, la medicina si è corrotta, è diventata un affare, molti esami inutili, vaccini che creano dei problemi, è diventata una professione che bisogna correggere, bisogna levare il ministero della Sanità e tutto questo sistema della sanità, questi mezzi per prendere e succhiare l'uomo, tanto che un terzo del budget dello Stato va alla sanità. E poi anche le persone pagano sempre e perdono la fiducia nel medico, perché vedono che vuole solo guadagnare. Non è come il medico di una volta, che era proprio fedele al valore della vita e trattava i pazienti anche gratis, oggi invece con tutti questi sistemi di sanità non puoi fidarti del medico perché per lui l'importante è solo ricevere quante più persone possibile e non pensare a loro, abbiamo fatto di tutto questo un grande affare.
Per cui se tu pulisci tutto questo sistema dagli “affari”, dalle motivazioni basate sull’ego, guadagnare, avere successo, avere controllo, … allora scopri che almeno l'80% è inutile ed io questo lo conosco da dentro, tutti questi esami e tutte le cose che vengono prodotte intorno a questo settore, è una grande industria.
Una volta ho visto in televisione, che tutte le facoltà di giurisprudenza, fecero una serata speciale dove riempirono uno stadio intero con tanti laureati in legge, era una massa così grande. Perché la società ha bisogno di tutto questo? ovunque c'è un avvocato, perché? Perché abbiamo bisogno di dar loro da guadagnare? Perché abbiamo bisogno di tutti questi contabili, del sistema delle tasse? Se noi parliamo del lavoro essenziale all'uomo, col quale lui riceve quello di cui ha bisogno per vivere in modo dignitoso e tutto il resto è per i sistemi di educazione e conoscenza, sapienza, quella essenziale per costruire la società giusta, secondo la giustizia sociale, secondo la garanzia reciproca, allora non abbiamo bisogno di tutte queste professioni e non parlo anche di tante altre ancora, allora c’è ne è da filtrare.
Oren: Il fatto che c’è da filtrare è ovvio, ma quando hai parlato prima della medicina hai dato l’esempio che, se una volta c’era un medico generale, oggi ne abbiamo tantissimi, ognuno specializzato in un aspetto particolare. Hai usato questo esempio di sistema pompato per indicare una cosa che è finta.
Si, è tutto così, ma solo una piccola parte è giusta, se invece prendi in considerazione i problemi che si creano dal valore della nostra vita, dal lavoro, dalle frustrazioni, dallo stress, dall’inquinamento e da tutto ciò, cioè, se prendi in considerazione cosa ci stiamo creando da soli, allora pulirai queste cose, vedendole come risultato di una vita non normale. Allora inizierai a vedere abbiamo persone abbastanza in salute, ed abbiamo statistiche su questo. Si può anche provare questo, fin quanto è possibile, che l’uomo, quando vive senza lo stress, impara sempre come fare di se stesso più una persona sociale, in una buona società, sentendosi bene, con un buon comportamento. In questo caso, non penso che tutti questi problemi moderni ci saranno. Essi spariranno, tutto l’inquinamento, tutti questi additivi che aggiungiamo al nostro cibo. Quanto suolo della terra abbiamo distrutto? Non ce ne è più sulla terra, una volta era un metro, un metro e mezzo di terra, oggi è tutto come sabbia.
Noi dobbiamo vedere queste cose nel loro insieme, come sono interdipendenti una dall’altra, allora vedrai quanto, nell’equilibrio dei sistemi, a fronte di una piccola equilibratura, ottieni subito un risanamento generale, sia nella famiglia che nell’uomo, nei figli, nella società umana e nel sistema sanitario, in tutto.
Oren: Probabilmente questa è la risposta, che vedi tutto come un insieme. All'inizio l’equilibrio dà dei risultati negativi, quindi libera la necessità dei tanti sistemi che esistono oggi.
Lo vedo dalle ricerche, noi guardiamo solo la crisi globale nel commercio, nell’industria e nel sistema finanziario, ma abbiamo lo stesso problema anche negli altri ambiti, la crisi nella famiglia, nella scuola, nell’educazione, nella cultura, in qualsiasi cosa che facciamo. Le due crisi principali, che c’influenzano in particolare, sono la crisi della finanza e dell’ecologia. Sono quelle che riassumono la nostra vita, perché tirano dietro vari stress, che si trasformano in rivoluzioni, guerre e problemi maggiori. Sia il sistema finanziario che l'ecologia si completano con il cibo, con il clima, etc. Sai quanto è costato il 2011 rispetto agli anni scorsi? Tutte queste esplosioni, tutti questi fenomeni della natura? Di più della crisi economica in Europa! e prevedono che, per il 2012, il danno sarà maggiore del debito degli Stati Uniti con tutto il mondo. Prevedono che l'anno prossimo aumenterà ancora il danno che verrà dal clima, dagli tzunami, da questa distruzione, da questi problemi, dai terremoti, da tutti questi eventi. Vedi quello che è successo in Giappone da uno tzunami?
Oren: Allora cosa si fa con l’ecologia?
Questo appartiene all’equilibrio generale. Questo è esattamente quello che l’uomo non riesce a percepire, il fatto che noi causiamo l'uscita della natura dall'equilibrio, ad esempio attraverso il semplice fatto che stiamo tirando fuori dal suolo tutte le risorse. Quando prendiamo la benzina, il gas, il petrolio pensi che questo non comporta nulla? Tutto questo strato sottile di terra su cui viviamo è fondamentale per tutto, complessivamente per tutti i continenti. Cosa sono i continenti? sono dei piccoli strati che navigano sugli oceani e noi viviamo sopra di essi. Basta, solo questo è il nostro spazio per vivere.
Ci dicono che noi stiamo arrivando ad una situazione in cui, il livello dell'acqua, ho le fonti, se vuoi posso portartele, si può innalzare di 20, 30 metri sopra il livello attuale. Capisci cosa vuol dire? Quanti territori rimarranno sopra la terra? le città, le persone, quelli che rimarranno, in che forma rimarranno? Noi ci troviamo di fronte a dei disastri molto grandi. Il nostro ego ci chiude gli occhi e ci fa ciechi, piccoli, suoi schiavi, deficienti, stupidi. Se non fosse per questa crisi finanziaria, per questa crisi economica, non avremmo notato niente fino all’ultimo momento, allora ci troveremmo nella situazione in cui viviamo e mangiamo fino alla morte. Invece noi oggi ci troviamo nel rischio che possano avvenire esplosioni tali che tutte le persone usciranno per le strade, semplicemente perché non ci sarà più un sistema attraverso il quale chi governa può guadagnare, per cui tutto sta per finire.
Allora, tutto sommato, quello che vogliamo fare, è iniziare da subito a preparare le persone, a migliorarle, a portarle alla situazione, alla condizione, in cui deve cominciare ad esistere un rapporto fra di noi. Perché questa crisi, tutto sommato, è una manifestazione, una dimostrazione di tutti i nostri disagi, di tutti i problemi nel rapporto fra di noi; che non siamo capaci di continuare nella forma in cui abbiamo iniziato circa 200 anni fa.
In questo ci sono tante cose. Marx disse che non c'è nessuna prospettiva di avanzamento, che non c'è sbocco, lui non ha parlato di rivoluzione. Sì, poi c’erano i “marxisti revisionisti” che hanno detto che bisogna arrivare a questa situazione attraverso la rivoluzione, ma Marx ha detto di no. Ha detto che deve esserci uno sviluppo, attraverso il quale gli operai diventano aumentano e diventano più capaci, che bisogna svilupparli, educarli, altrimenti arriveremo ad una situazione in cui non ci sarà lavoro ed usciranno per le strade. Come adesso, usciranno per le strade e faranno casini. Per cui ha detto: insieme allo sviluppo tecnologico dobbiamo sviluppare le persone, lui era intenzionato a questo, al fatto che, quando si svilupperanno, vedranno che non devono sentirsi schiavi dei macchinari.
Poi sono arrivati gli altri, Bernstein venne dopo di lui, quando Marx morì ed anche Engels morì. Se non sbaglio, mi sembra che Engels chiese a Bernstein, non sono preciso perché non l’ho studiato benissimo, gli ultimi trent’anni ho trattato la Kabbalah, la Saggezza della Kabbalah. Insomma hanno chiesto a Bernstein, che prendesse il metodo di Marx e lo portasse avanti. Bernstein, invece, lo modificherà, perché perse la fiducia negli operai, egli vide che gli operai aumentano il loro livello di benessere, e se è così non vogliono cambiare nulla. All'improvviso l'operaio, oltre al posto di lavoro, ottiene la casa, la famiglia, inizia a vivere bene, si avvicina come al sogno americano. Quindi Bernstein capì che non può fidarsi degli operai e che, probabilmente, bisogna arrivare al cambiamento del governo. Allora ha assunto questo come obbiettivo principale, cioè non era più importante la vita delle persone, il loro sviluppo, ma l’importante divenne che debba esserci il governo comunista. Quindi ha lasciato la cosa principale ed ha preso la cosa meno importante innalzandola al massimo, cioè che dobbiamo arrivare al governo comunista, in qualsiasi modo. Come fare? Se gli operai non vogliono, se i padroni non vogliono, allora bisogna fare qualche rivoluzione, abbiamo bisogno delle persone che sono interessate a questo. Come facciamo a trovare quelli interessati? Qui ci sono tante cose, hanno cominciato a fare manipolazioni, finché è arrivato Lenin.
Lenin non aveva nessuna fiducia negli operai, proprio perché la Russia era fondamentalmente agricola, quindi lui costruì tutta questa rivoluzione su una élite, come lui, su quei galoppini che possono correre, fare ogni cosa, e siccome lo zar lasciò il governo, allora lì c’erano le condizioni, c'era la seconda guerra mondiale e così via, quindi ha preso il governo. Ma non ha preso il governo per educare il popolo, invece ha inserito il terrore, perché la sua direzione era di costruire un regime fatto cosi, e basta. L'importante era il regime, l’azione e non l’intenzione, non educare l’uomo, che attraverso se stesso capirà le cose e che così sarà partecipe a questa nuova vita, ma l’importante è che succeda. Quindi li obblighiamo! perché educare l’uomo e tutto questo? mettiamo accanto a lui uno che li guarda, un poliziotto con il bastone e così, con questo, hanno distrutto completamente l’industria, hanno fatto fuori tutto quanto. Ed anche oggi hanno dato un cattivo esempio a tutta l’umanità che non capisce cosa vuol dire l’ideale del comunismo.
L’ideale del comunismo, è che lui (Marx) ha parlato a priori del fatto che noi arriveremo a una crisi, cioè quella esistente che abbiamo oggi, e da qui dobbiamo qui costruire un nuovo uomo. Uomo che non sarà schiavo di questi nuovi padroni di casa, né di questi nuovi macchinari, né di questa società che tira indietro tutti i suoi membri invece di innalzarli al nuovo gradino, ad un nuovo livello, al di sopra di tutto, dove gli esseri umani cresceranno proprio come esseri umani, si connetteranno fra di loro, come quello di cui veramente ha parlato Marx! con amore, con felicità, con reciprocità.
Qui ci sono tante cose che Baal HaSulam ha toccato, ma purtroppo non ha scritto molto di questo.
Proprio rispetto al comunismo ed a quello che di solito si pensa, che in generale è tutto distorto dalle persone che sono venute dopo Marx ed Engels. Engels in qualche modo ha capito Marx, ma dopo, tutta la catena fino a Lenin e seguenti, è tutto storto. Lo vediamo da questi governi russi, che non hanno preso il progetto di educare il mondo, di dare un buon esempio e mostrarlo al mondo. Invece fanno vedere quanto sono forti attraverso l’occupazione, con le armi, con i missili. Questo è l’esempio per un mondo nuovo? Cioè, sono andati proprio in un'altra direzione.
Per cui oggi ci troviamo con la critica verso tutto quello che è successo in questi duecento anni. Dal momento in cui l’industria ha liberato del tempo dalle necessità, che poi non era più tempo libero, ma ognuno faceva un altro lavoro o diventava schiavo. Alla consapevolezza che questo tempo libero serve per imparare ad essere uomo. Invece noi dobbiamo guardare adesso la nostra vita con occhi diversi, con altri occhiali, occhiali integrali, nuovi, dobbiamo accorgerci che questa è la parte principale della nostra vita. Per questo siamo nati e per questo ci siamo sviluppati in migliaia di anni.
Trosktzy aveva compreso un po’ questo messaggio, voleva cambiare le cose, però è scappato da lì. Poi Stalin l’ha ammazzato in Sud America e con questo è finito tutto. Tireremo fuori tutte queste cose per chiarirle. Penso che dobbiamo farlo, perché è tutto talmente legato al capitale, al comunismo, a tutti questi movimenti che sono nati nel mondo e sono diventati poi dittature. Come dice Baal HaSulam, che o andiamo verso la nuova direzione oppure andiamo verso il nazismo. Dobbiamo chiarire queste cose, si, non abbiamo scelta, c’è un gran lavoro di chiarimento da fare.
L’importante è “come” darlo alle persone, in modo che vedranno che è così, perché il desiderio egoistico non le allontanerà, ma gli farà comunque vedere la verità. Ti dico che, proprio da quello che sento, da come vedo queste cose, ed in generale, da tutto questo processo storico, il modo in cui passa, da come si deforma, attraverso tutte le onde delle società, i movimenti, anche tramite le persone che, all’improvviso, si ergono sopra gli altri e generano un processo storico, certamente lo fanno con un indirizzamento superiore, ovviamente, così come funziona tutto questo sistema, comprese queste cose sulla cima della piramide, con Marx, Troskytz, fino a oggi, in tutte queste epoche di cui abbiamo parlato prima, vediamo che è proprio un sistema integrale incredibile che ci porta ad un riassunto molto semplice. Non so perché non mi piace farlo, perché è difficile spiegarlo. Baal Ha Sulam l’ha detto in un modo molto breve. Magari voleva arrivare a questo chiarimento nell’ultima generazione, ma praticamente abbiamo bisogno di questo riassunto. Magari dopo tutti questi orsi non vedremo la foresta. Forse se cominciamo con tutti questi discernimenti, e chiarimenti entreremo in discussione con filosofi, sociologi, etc. ...
Noi abbiamo davanti a noi un incrocio, un bivio: o andiamo tramite l’ego verso il nazismo e la guerra atomica, oppure facciamo l’educazione integrale, quindi cambiamo il paradigma. Così che l'uomo guardi oggi la vita, non più da schiavo del suo padrone di casa e del suo posto di lavoro, ma legato ai suoi figli, alla loro libertà, alle vacanze, e non ci sarà nulla di più importante che costruire il suo ambiente la sua nuova umanità. Con questo otterrà la perfezione, quella di cui abbiamo parlato nelle ultime conversazioni, che comincia a sentire il sistema generale. In questo processo l'uomo comincia a sentire l’eternità e la perfezione nella natura che lo riempie. Che la società umana diventa per l'uomo un corpo unico. Pressioni, sentimenti, emozioni nel pensiero comune. Arriva ad una situazione che proprio che lo fa rinascere, e non si sente solo ma sente tutto il sistema.
Sono sicuro che attraverso le conversazioni, le conferenze, le attività, entro pochi mesi possiamo portare l’uomo già alla emozione, alla impressione, al fatto che può sentire, essere colpito dall’ambiente, che può percepire, attraverso questo ambiente, anche quella sensazione generale, quell’insieme complessivo dove si trova l’immobile, il vegetale, il vivente, l’uomo e tutta la realtà. In questo modo arriveremo a capire che tutti questi duecento anni, specialmente questi duecento anni, li abbiamo passati nel riconoscimento del male, cioè nel processo del riconoscimento del male.
Diciamo che il nostro ego, che ci ha portati allo sviluppo tecnologico, ci ha portati anche all’uso sbagliato del suo frutto; anziché liberare il nostro tempo per costruire il nostro nuovo livello, abbiamo fatto marcia indietro, abbiamo cominciato a fare cose che non sono utili ed a distruggere la famiglia, a distruggere la società, a distruggere la terra ed oggi ci troviamo nel riconoscimento del male.
Oren: Ok, benissimo.
Rav: Grazie a voi, però, però, però, quell’altra conversazione, penso che sia molto buona, non dimenticatela, aggiungetela a questo corso come una conversazione aggiuntiva.
Oren: Allora abbiamo finito per oggi. Venite anche alla prossima e sia tutto bello.
(Fine della conversazione)