Nuova Vita 670 - La mente collettiva

Nuova Vita 670 - La mente collettiva

Episode 670|31 дек. 2015 г.

Nuova Vita

Conversazione numero: 670

La mente sociale

Conversazione con il Dot. Michael Laitman del: 31/12/2015

Oren: Shalom, buongiorno a tutti, grazie di essere con noi, shalom dottor Michael Laitman, shalom Tal, come possiamo continuare a parlare dei problemi sociali, questo argomento è molto interessante, di cosa si parla?

Tal: Diciamo, la scienza della mente, del cervello, è molto popolare, ma quando si parla della mente sociale è qualcosa di molto più importante. Anni fa, hanno fatto degli esperimenti con piccole scimmie separate dalla madre, ed hanno osservato che vedendo qualcuno che percepisce qualcosa, anche noi percepiamo quello che percepisce il prossimo, è l’azione dei neuroni specchio, si parla di empatia e si dice che ci sono delle sintonizzazioni tra le nostre menti. Sono rivelazioni molto interessanti quando si dice che il nostro cervello è programmato per un collegamento, per questo si chiama mente sociale. Io vedo che in effetti noi ci comportiamo in un modo diverso, a volte all’opposto, volevo chiedere come pensi che siamo costruiti? Veramente abbiamo questa mente sociale? Siamo veramente programmati per la connessione?

È una domanda molto difficile, non so da dove hai preso la tua conclusione che abbiamo una mente sociale, quando vedo l’uomo, da una parte, nel suo pensiero, è distaccato, si allontana dagli altri, si mette sempre contro gli altri, non può mai essere insieme a tutti gli altri, i suoi conti sono sempre a favore di sé stesso, a discapito del prossimo. Dipende da cosa considera “suo io”, posso essere io, oppure i figli, la moglie, si può pensare ad una nazione, si può pensare al mondo, dipende da cosa metto dentro questo cerchio che è chiamato “io”. Però tutto questo inizia da quando ci sono solo io, è come un bambino piccolo che non prende in considerazione nessuno, diciamo, quando un bambino ha tre anni, già vuole ricevere quello che ha l’altro, non serve dire tu dopo lo riceverai, non funziona. Noi abbiamo questo grande amore verso di loro, quando hanno due o tre anni, sennò li manderemmo già via, se si trattasse di un bambino estraneo, magari non lo sopporterei, ma per il fatto che l’amore copre tutti i peccati, allora lo accetto. Quindi noi vediamo che l’uomo è nato in modo tale che, per la sua natura, si prende cura e pensa solo a sé stesso. Se ne avessero la possibilità, le persone diventerebbero come succede certe volte in una famiglia in cui sono troppo indulgenti con i bambini, poi si sviluppa un bambino che non può relazionarsi con gli altri e sente che tutto il mondo è fatto per essere usato da lui: “io domino tutti e tutti devono essere dominati da me”. Solo quando ricevo dei colpi perché voglio giocare con gli altri, perché non voglio soffrire, non voglio che si arrabbino con me, che urlino contro di me, allora devo cambiare e fare delle correzioni di questo mio modo di comportarmi egoista. I bambini non sono come i genitori, ci sono gli amici, gli insegnanti e hanno la sensazione che siano contro di loro. L’uomo non nasce con un intelletto pronto per l’empatia verso gli altri ma, al contrario, ha una mente che vuole dominare su tutti gli altri, allora, cambia sé stesso dalla via delle sofferenze e giunge ad una situazione in cui non ha altra possibilità, incomincia a prendere in considerazione il prossimo. Però, noi vediamo che a volte la persona fa dei conti, si prende cura del prossimo per un calcolo che è sempre egoistico, oppure questo deriva da un’abitudine precedente, dato che è un’abitudine, allora lui non fa questi calcoli. Allora, noi diciamo che ci sono delle persone che si atteggiano al prossimo in un modo tale che sia possibile sopportarlo, altrimenti, ci possono essere dei colpi, una guerra e così via.

Tal: In che modo si può spiegare ciò che diciamo, che ci sono delle preparazioni per sentire il prossimo?

Dato che voglio collegarmi con loro e guadagnare qualcosa per mezzo di questo, ho paura che mi allontanino, c’è di sicuro un conto, è al di là, diciamo, se amo giocare al calcio, ho bisogno di altre persone per giocare al calcio, allora, darò loro qualcosa se loro mi accettano e mi prendono in questo gioco loro. Penso sempre a come rimango con un guadagno, magari pagherò qualcosa, ho bisogno di attenzione, di soldi, devo sempre avere un guadagno. Così si comportano tutte le persone.

Oren (rivolto a Tal): Io vorrei comprendere cosa intendi, quando parli dei neuroni specchio, quello che hai detto prima.

Tal: Abbiamo dei sistemi, secondo quello che dicono gli altri, che ci fanno vedere come uno specchio quello che percepisce il prossimo, io sento ciò che lui percepisce.

Questo vuol dire che io mi preoccupo per lui? No! Semplicemente, passo quello che lui prova, sto attento e reagisco a questo.

Oren: Perché tutto questo?

Perché è una cosa anche fra gli animali.

Oren: Perché si sono sviluppate queste cose in me, perché si è sviluppata questa capacità di sentire ciò che tu percepisci?

C’è molto da dire in proposito, per prima cosa, noi entriamo in un unico sistema, c’è un collegamento molto forte fra noi, ci sono milioni di cavi di collegamento fra noi in tutto il mondo, ci troviamo in un campo simile a quello che vedi con internet e tanti altri modi di collegamento. Fra noi si sono miliardi e miliardi e oltre di reti di collegamento.

Oren: Io posso percepire la tua situazione e tu la mia.

Sono situazioni interiori, gli psicologi, in un certo modo, cercano di scoprirlo.

Oren: Cosa vuol dire che ci sono reti di collegamento interiore?

Noi siamo nei pensieri, nei desideri, abbiamo delle simpatie, delle sensazioni, siamo tutti nella stessa rete, siamo come… diciamo che c’è una minestra e noi siamo come la pasta nella minestra, però non c’è una vera connessione tra noi, la minestra è il nostro collegamento generale.

Oren: Torniamo a questi neuroni, di cui abbiamo parlato prima che mi danno la possibilità di percepire, nella mia percezione, quello che succede a te, sì, ma perché esiste? Perché la natura ha fatto così?

In questo modo io percepisco qualcosa che succede a te, affinché noi potremo essere in collegamento fra di noi, per portarci, alla fine, ad una situazione in cui saremo tutti collegati. Se io non saprò cosa tu percepisci, cosa pensi, non potremo mai collegarci a vicenda, è come se non ci vedessimo l’un l’altro.

Tal: È una capacità che è possibile sviluppare? Questa capacità di percepire quello che percepisce il prossimo?

Sì, è una capacità basilare.

Oren: Cos’è questa, una capacità egoistica?

Cosa vuol dire che questa è una capacità egoistica? Perché io sono egoista, allora, osservo il prossimo e vedo ciò che gli fa bene o gli fa male, così posso adottare un comportamento in conformità.

Oren: Cosa vuol dire, ci sono livelli più elevati? Quali sono i livelli più elevati? L’uomo sviluppa sé stesso come persona e io so a che cosa avvicinarmi, da che cosa allontanarmi. Tu dici che succede anche nel mondo animale, però, come persona, io posso avvertire la percezione di sentire quello che succede a te in un posto più elevato come uomo?

Noi siamo tutti collegati uno all’altro, io posso osservare secondo la situazione degli altri anche situazioni che mi fanno capire come posso collegarmi con loro, innalzarli, dipende di che parli, non capisco che domanda fai.

Oren: Sì, il mio corpo è stato costruito così, non mi hanno chiesto cosa fare, hanno fatto una persona che percepisce il prossimo, sì per stare attenti e non imbatterci in cose negative, io però sono una persona, non sono un animale, se ho questa percezione, questa capacità, allora posso sviluppare questa capacità a livelli più elevati? Allora quali sono i livelli più elevati? Anche un animale percepisce questo, però, io come persona posso usare questi neuroni per sentire il prossimo, per sviluppare, diciamo, la mia parte spirituale di uomo.

Io mi meraviglio di ciò che tu dici, io vedo che tutta l’umanità diventa sempre peggiore, come si innalza a livello spirituale? In un atteggiamento bello, buono uno rispetto all’altro? Ma cosa chiedi? Perché tu chiedi questo? Per sentire che noi siamo cattivi, siamo egoisti, noi siamo peggiori degli animali, usiamo tutta la nostra capacità per fare del male al prossimo e questo poi torna a noi.

Oren: Allora questa capacità di sentire il prossimo oggi la viviamo in un modo negativo?

Sì.

Oren: C’è anche un modo positivo di usarla?

Sì, in potenziale sì.

Oren: Io chiedo rispetto al potenziale.

Se io avrò un metodo giusto per usare il collegamento che c’è col prossimo e se noi studieremo come farlo in modo giusto, allora posso influenzare positivamente il bene del prossimo, e lo stesso il prossimo può agire per il mio bene. Però, per questo deve esserci un sistema speciale di educazione fra di noi, una educazione integrale, bisogna accordarci per il collegamento fra tutti, un collegamento buono.

Oren: Il fatto di questi neuroni che mi fanno come specchio…

Tal: Tutto questo influisce sull’altro, nel pensiero noi siamo proprio in un campo di influenze, nessuno le organizza, forse per questo, perché abbiamo questa percezione uno rispetto all’altro, allora, ne esce qualcosa di negativo, forse è possibile organizzarle in modo giusto.

Ma per questo noi abbiamo bisogno di un metodo, un metodo giusto di collegamento e sapere perché usiamo questo metodo, qual è la meta finale, la meta finale deve essere che tutte le persone si includono l’una nell’altra in un modo positivo, non in modo negativo come oggi succede. Bisogna essere sicuri che per mezzo di questo metodo, che qualcuno mi porta, io mi potrò collegare con tutto il mondo in un modo che sia per il mio bene e per il bene di tutti, perché siamo tutti inclusi uno nell’altro e dipendenti uno dall’altro. Allora è possibile usare le nostre capacità, la possibilità di percepire il prossimo potrò usarla in un modo giusto, solo per mezzo del collegamento giusto fra di noi.

Oren: La meta finale del collegamento fra le persone qual è? Qual è la meta finale?

Di essere come un unico uomo con un unico cuore, essere in questa reciprocità: ognuno pensa all’altro e nessuno deve preoccuparsi per sé stesso. Tutto il tempo io ho la sensazione che devo preoccuparmi per me, mentre invece, come un neonato, mi trovo nelle mani degli altri e non penso alle mie necessità, penso a come preoccuparmi degli altri. Quando mi preoccupo per gli altri, questa mia preoccupazione è staccata dal mio ego, dal mio problema di pensare a me stesso e quando sento di uscire da me stesso, sento che ho qualcosa di più, penso in che modo posso aiutare il prossimo. Allora, in questo modo, tutti potranno vivere in modo bello, in pace, in completezza reciproca.

Oren: Quando porto tutto questo fino all’estremo, vuol dire che tutte le persone saranno in questa rete di collegamento completo e perfetto?

Sì.

Oren: Alla fine della nostra fase di sviluppo come persone, aggiungo questo: all’inizio, siamo un bambino due volte, per prima cosa un neonato è egoista, però alla fine hai parlato della sensazione di essere un neonato nelle mani degli altri e non mi preoccupo per me stesso. Che differenza c’è fra questi due neonati? Per prima cosa nasco come un bambino che ha bisogno di cose e poi sento di essere nelle mani degli altri, protetto, che differenza c’è?

Diciamo, se noi ci troviamo adesso davanti a uno psicologo…

Tal: Per alcune persone è ancora peggio.

Allora cosa possono fare? Possono cominciare a fare un circolo fra di loro, fanno queste lotte fra di loro per sopravvivere, oppure diciamo no! Facciamo un conto diverso: che ognuno si preoccupi per gli altri! Allora ognuno si preoccupa del prossimo, di cosa può fare per aiutarli.

Oren: Tu capisci che anche questi, diciamo topi, staranno bene?

Sì, tutti staranno bene, ci sarà pace, tranquillità, non ci saranno lotte, così come succede al topo o al bambino deve succedere alle persone.

Oren: Cerco di comprendere questo desiderio animale, pensare solo per sé stesso, che un bambino piccolo pensa solo a sé stesso, non sa niente degli altri, alla fine della correzione, dello sviluppo…

No, perché in ogni cosa c’è la consapevolezza del male, la conoscenza del male.

Oren: Quando l’uomo vuole preoccuparsi, allora sente di pensare solo a sé stesso?

Sì, allora si capisce che tutto questo porta alla distruzione personale, della famiglia, della nazione e del mondo. Ognuno ha bisogno di mangiare, e non vuol essere collegato con nessun altro.

Oren: Questa è la parte negativa, però se giunge alla consapevolezza del male capisce che non può continuare così.

Sì, ci portiamo verso la qualità positiva.

Oren: Allora cosa vuol dire questa reciprocità, avere questa sensazione reciproca?

Come un bambino piccolo che sente che tutti pensano a lui e a come fargli del bene, è come tu stai con gli altri, allora tutti stanno bene, c’è un’abbondanza, ognuno ha ciò di cui ha bisogno e nessuno desidera afferrare quello che è altrui, si giunge ad una vita completa, perfetta. Solo in questo modo la vita si può organizzare bene.

Oren: In che modo si può fare?

In modo completo, riceveranno un riempimento completo, perfetto, perché con tutti i desideri egoistici con i quali sei nato hai sentito di arrivare ad un vuoto e poi, puoi sentire questo riempimento.

Oren: Cosa vuol dire, succederà a tutti insieme?

Tu incomincerai a collegarti con tutte le persone, con tutte le persone al mondo e diventerete un’unica mente, una vera mente sociale.

Oren: Parlami di questo.

Questo è chiamato Shekinà o Malchut, in cui si rivela un unico pensiero per tutti che è chiamato Creatore e così noi ci svilupperemo.

Tal: In che modo, ognuno con questi neuroni può sviluppare questo?

Solo quando prova l’amore per il prossimo.

Tal: La saggezza della Kabbalah ci educa a questo?

Io sono sicuro che è possibile costruire degli strumenti per questo, ma sarà una sensazione generale, le persone penseranno al prossimo nei livelli del vegetale, animale, vivente e in qualche modo succede. Hai visto che ci sono delle persone…, io sono molto emozionato quando vedo tutti questi uccelli nel cielo, milioni di uccelli che emigrano uno attaccato all’altro, così anche i pesci nel mare, questo vuol dire avere un unico cervello, questa è la dazione reciproca.

Oren: Però deve succedere anche con le persone, devono giungere a questo, con le loro forze.

Quando questo succederà, allora ci muoveremo tutti assieme, in modo reciproco. Si parla di movimenti del desiderio dell’intelletto, quando vorremo essere sempre insieme, nella consapevolezza reciproca, in completezza.

Oren: Questa parola completezza cosa indica?

Questo vuol dire, nel nostro caso, che nella nostra mente sentiremo la stessa Forza Superiore che ci guida, come i pesci o gli uccelli che sono azionati da questa forza, così succederà anche a noi.

Oren: Loro non sanno da cosa proviene tutto questo, gli animali…

Però lo fanno istintivamente, una Forza Superiore che si trova in noi e ci porta ad una sensazione sempre di questo collegamento che continuerà a crescere.

Oren: Non è psicologia?

Questo è chiamato il Superiore, che è un po’ superiore a me, sono guidato da lui, perché fa parte di tutti assieme.

Tal: Allora spero di scoprirlo, in che modo si può scoprire?

Una forza materiale che fa parte di tutti ed è superiore a tutti noi, però fa parte di tutti noi e può succedere solo a tutti assieme.

Tal: Che preparazioni ci sono a questo?

Oren: Sì, è eccezionale, però non abbiamo più tempo, grazie a tutti, grazie Rav Laitman, grazie Tal, arrivederci al prossimo programma.

(Fine della conversazione)