Nuova Vita 54 - Equilibrio nel social network

Nuova Vita 54 - Equilibrio nel social network

Episode 54|9 ago 2012

Nuova Vita

Conversazione numero: 54

Equilibrio nella rete sociale

Conversazione con il Dot. Michael Laitman del: 09/08/2012

OREN: Buongiorno a tutti, salve dottor Laitman, salve Nitzah.

Stiamo cercando di capire come possiamo rendere migliore la nostra vita, in modo che sarà una vita nuova, stiamo cercando di farlo creando una nuova connessione con i cittadini che vivono qui in Israele, come possiamo collaborare insieme in modo che ognuno di noi sarà in grado di costruirsi una vita nuova? Nitzah, dove porti la nostra conversazione?

NITZAH: Ok, abbiamo finito la nostra ultima conversazione dicendo che il sistema sociale è una responsabilità di tutti ed è anche una soluzione alla crisi, ora io vorrei capire durante questa trasmissione come possiamo pensare a questa cosa in maniera complessiva guardando dall’alto. Quali sono le regole di questa rete?

Supponiamo che adesso dobbiamo attraversare certi processi dove impariamo questi principi come ad una tavola rotonda è molto chiaro che ci sono dei principi, che arriviamo ad una certa piattaforma, ma dobbiamo sapere come lavorare.

Questa è una cosa totalmente nuova, dobbiamo costruire tutto dal nuovo. È vero, vuol dire che noi, fin dall’inizio, stiamo cercando semplicemente di far avanzare i nostri stati, subendo tutti questi nuovi colpi, impariamo insieme dal processo che stiamo attraversando. Questo processo non dipende solo dal governo o dai problemi attuali ma è un processo che tutta l’umanità sta attraversando. Non dobbiamo limitarci a prendere decisioni locali come incrementare o diminuire le tasse, dobbiamo capire la ragione della crisi. Non dobbiamo vedere solo come superarla e come colmare il danno che sta causando, dobbiamo vederla come una fase obbligatoria in cui non abbiamo scelta, non solo perché siamo nel suo flusso ma può essere un vantaggio per il nostro sviluppo. Capire da cosa dipende questo sviluppo, ci farà sentire in prosperità invece che in crisi. Per fare questo dobbiamo cambiare i nostri valori, poi improvvisamente vedremo con occhi diversi se invece dei soldi avremo come obbiettivo cose come la pace domestica, se invece delle percentuale mettiamo più vantaggi, magari più educazione per i nostri bambini; se portiamo la società ad un livello migliore, se punteremo a valori di unione, di connessione, di complementarietà, miglioreranno tutte le relazioni di noi, come abbiamo detto il migliore esempio è vedere tutta l’umanità proprio come fosse il nostro corpo dove tutto è interconnesso, siamo tutti un unico sistema. Il corpo è in salute, ha una buona sensazione, come se tutti i sistemi lavorassero separatamente ma per il beneficio del corpo intero, per il beneficio generale. La stessa cosa la dobbiamo vedere nella società umana, una società equilibrata, in armonia e reciprocità.

NITZAH: Cosa vuol dire una società equilibrata?

Una società in armonia, in equilibrio con tutte le sue parti. Per questo dobbiamo avere come obiettivo che la spiegazione sia diretta ai mezzi di comunicazione, alla politica e all’economia in tutto il mondo, da questa comprensione si arriva ad un equilibrio generale, quello che dobbiamo raggiungere; possiamo stabilire obiettivi graduali, seguendo la nostra natura, così, lentamente e dolcemente, con l’educazione potremo formare ogni persona che è solamente il risultato dell’influenza dell’ambiente. Noi lavoriamo davvero su noi stessi in maniera mirata per costruire un tale ambiente, attraverso i media, la propaganda, la pubblicità, in diversi modi, in modo che una persona incominci a cambiare, così invece di valori come: potere, denaro, sfruttamento, avremo solo valori di connessione, amore reciproco, armonia reciproca e così via. Queste cose le possiamo vedere anche come un beneficio egoistico, sia chiaro però che lavoriamo in questo modo per aiutare ogni persona a cambiare i suoi valori, a non mirare solo al denaro, a capire che i soldi sono solo un tipo di riempimento specifico e la possibilità di ottenerlo sta sparendo. E’ di questo che parla la crisi, allora possiamo cambiare ognuno partendo dai suoi valori, farli diventare valori sociali, c’è tanto lavoro da fare per organizzare l’ambiente, in modo che ci sentiamo condannati o lodati dall’opinione pubblica, in proporzione a quanto partecipiamo ai vari sistemi. Nello stesso modo influenziamo i bambini a scuola, all’asilo, vengono a casa e si comportano di conseguenza. I genitori vedono che vale la pena farlo, poi noi invitiamo i genitori a partecipare a questa educazione, per imparare come devono operare e influenzare i bambini. Noi vogliamo che i bambini siano più socievoli, li aiuterà a vivere in una società più confortevole, con meno pericoli e minacce. Lo vediamo comunque, giocate insieme, non litigate, dobbiamo dire le stesse cose a noi stessi. Quindi iniziando con l’educazione della generazione più piccola, ci sposteremo verso l’educazione della generazione più grande ed è possibile perché la società che stiamo costruendo è come se venisse da genitori che la danno ai bambini, la società ci tratterà nella stessa maniera, il lavoro è lungo e difficile, dobbiamo capire come lavorare contro il nostro ego che è il nostro fondamento. Però, se noi ci indirizziamo correttamente allora il nostro ego avrà un vantaggio da questo, comincerà a sentire che qui c’è la possibilità di riempirsi, partecipando con gli altri, ottenendo apprezzamento, amore, io ottengo un aiuto reciproco e così via. Noi dobbiamo attirare di più le donne, perché loro sono più pronte, vogliono un’educazione domestica, la pace per i figli, una situazione più stabile, poi con questo influenziamo gli uomini, i loro mariti che è la cosa più problematica nella società, perché hanno diversi problemi, questi bambini cresciuti, i mariti e attraverso le donne noi li influenziamo, la donna può aiutarci molto nel trattenere l’uomo, lei dimostra all’uomo apprezzamento per le sue azioni, la sua partecipazione nella società e così via.

Ci sono tanti modi per lavorare qui, per influenzare il pubblico, è veramente una propaganda seria, è tutto un sistema.

NITZAH: Se noi vogliamo pensare ai passi pratici da fare, diciamo che ora stiamo riunendo le persone, partner, gente che può iniziare a creare queste reti, insieme a noi con lavoro reciproco, facciamo magari un seminario, diamo questa idea, apriamo con una spiegazione, con l’obiettivo di questa rete, con la responsabilità reciproca, con tutti i valori di connessione su cui è basata e arriviamo ad uno stato in cui spieghiamo cosa c’è dietro a queste condizioni.

Io credo che nel pubblico ci sia gente semplice non filosofi, solo poca gente pensa globalmente e può capire tutta la storia, l’evoluzione, può vedere il mondo come un sistema unico. Questa è la natura dell’uomo. Il 90% della popolazione non è così, vogliono vedere le cose in modo semplice e lineare: questo sono io, questa è la mia vita, quello che voglio è godere il più possibile in ogni momento della mia esistenza. Dobbiamo dargli queste cose in modo che siano in grado di assimilarle. Sono abituati a certe cose e noi dobbiamo presentargliele nel modo in cui sono abituati.

Noi dobbiamo presentare queste cose in modo che siano in grado di comprenderle. Media, internet, tv questi sono i mezzi, oltre a certe attività di gruppo come workshop, seminari, dove noi spieghiamo cose che vedono film, teatro, canzoni, attività, i bambini che chiedono a casa, con i compiti, come fare queste cose e questo influenza la persona, come risultato lo sentono. Per loro è una cosa che attrae senza troppe spiegazioni e entra nell’interiorità, come risultato iniziano a capire quello che sentono con una spiegazione facile che accompagna questa sensazione. Noi dobbiamo sempre lavorare col pubblico in modo che l’azione precede la spiegazione. Li spingiamo e la persona sembra che sia ingannata, ma in realtà arriva subito una sensazione. La spiegazione dice: come sono arrivato a questo come posso uscirne? Allora la spiegazione diventa come una medicina.

NITZAH: Le masse devono fare i giochi vedere dei videoclip, devono attraversare lo stato emotivo che si prova durante i giochi, incominciano a capire perché hanno una preparazione emotiva. Si crea un vaso, un kli grazie al quale si percepisce.

Questo pubblico è sotto una pressione emozionale. Vediamo che quello che succederà sta prendendo il loro cervello, vanno nel panico. Arrivano a stati in cui sono pronti a fare rivolte, guerre, incendi perdono la testa. La loro sensazione di minaccia controlla la mente, il risultato è la paura e tutto l’ambiente, la popolazione inizia a comportarsi come un animale che è stato messo in trappola. Qui noi dobbiamo arrivare con la pratica e non con la spiegazione. Dirgli: guarda tu sei arrivato in questo workshop, pensa con che umore sei entrato e con quale spirito elevato sei uscito. Quindi è possibile fare ciò. Abbiamo trovato una soluzione a quello che stiamo per perdere, insieme ci aiuteremo a vicenda. Noi spieghiamo la cosa e indichiamo la direzione in modo che non si fermi. Dovremo continuare a lavorarci. Alla persona diamo gli strumenti per il futuro così lui saprà già, come comprensione, quello che gli serve con gli altri. Più avanziamo, più organizziamo la nostra vita e più dovremo essere connessi, più avremo bisogno di ricompensa reciproca, unione, partecipazione. Una persona deve sapere che questa è la direzione. Noi non dovremo farci niente.

NITZAH: Approfondiamo la domanda: immaginiamo che abbiamo un gruppo di persone che non sono masse qualsiasi ma sono organizzazioni, rappresentanti di diverse città, questa piattaforma cosa può dare, che tipo di spiegazione dobbiamo dare? Dobbiamo dargli dei principi e spiegazioni prima?

No, prima di tutto devono passare l’impressione emozionale che viene dall’unione tramite un workshop o una o tavola rotonda, poi hanno bisogno di sentire il beneficio dell’unione nella capacità di risolvere il problema. Successivamente gli diamo una spiegazione più ampia sulla crisi, sul processo che l’umanità deve seguire, quello che noi stiamo attraversando. Il crollo che c’è da anni e che dobbiamo esaminare, quello che dobbiamo fare adesso in modo tale da togliere un po’ di questo sviluppo perché non avremo scelta. L’umanità dovrà costruire una società integrale amichevole, fiduciosa. E’ l’Arvut, la connessione, credo dovremo spiegare un po’ più il sistema, le ragioni, il processo, il risultato che possiamo immaginare per noi stessi inclusi in un sistema generale. Dobbiamo arrivare all’equilibrio, spiegare che gradualmente arriveremo a un consumo razionale, uguale per tutti, dove quello che va oltre il necessario arriverà come risultato di un riempimento interiore della persona e non dal comprare cose nuove. Lo shopping non è l’obbiettivo del nostro sviluppo.

NITZAH: Nella parte che descrivi, io immagino che in questo congresso tu mi hai dato la sensazione che c’è bisogno di questa rete. Ora forse voglio degli strumenti più pratici. Come posso costruirlo?

Allora, le azioni che noi facciamo si dividono in due parti: le attività e l’educazione

Qui noi dobbiamo vedere in accordo col pubblico: per esso la parte pratica è più vicina ma noi dobbiamo guidarli verso la connessione che cresce. Dobbiamo dargli degli strumenti sul perché e come lo facciamo in modo tale che loro si sentano partecipi.

Per questo una parte della gente con cui lavoriamo sono i capi. Questi sono i responsabili di diverse parti della popolazione. Alcuni si occuperanno delle attività e altri dell’educazione.

Allora vedremo se queste cose si inseriscono nell’uno e nell’altro, se arrivano all’equilibrio portando all’unione e non alla divisione del sistema.

NITZAH: Abbiamo un modo per esaminare questo equilibrio se saremo dentro una parte?

Il modo è che le persone hanno un riempimento che deriva sempre più dalla parte spirituale, dalla connessione, molto più che dal consumo. Una parte è capace di essere soddisfatta dai bisogni famigliari.

NITZAH: Cosa allora ci deve essere in questo incontro? Arrivo sento l’unione, la connessione, l’accetto e poi voglio ritornare nella mia città a divulgare tutto ciò. Che tipo di guida puoi dare? Dove devo cominciare?

Ripeto: abbiamo due direzioni. C’è la pratica: organizzare attività, cose dove lavoriamo reciprocamente, quanto risparmiamo, cosa siamo, come apprezziamo le persone. Dobbiamo entrare nei sistemi educativi, in case per anziani, asili, scuole, posti di lavoro, fare ws, conversazioni tramite media, tv, farli nelle piazze.

Così dobbiamo avanzare: sia con l’aiuto pratico per la società che spiritualmente.

NITZAH: Così io ho ora un’altra immagine: prima pensavo che avevo una rete chiusa invece ora mi rendo conto che questa è una rete che può entrare in altre che già esistono.

Si, qui c’è qualcosa di nuovo. Lavoriamo in questa rete: entriamo e organizziamo attività di connessione, azioni, ws, spiegazioni, analisi, dal vivo così per far partecipare.

A fianco costruiamo cerchi, classi, insieme cerchiamo di comprare delle cose e pensiamo in modo semplice e lineare come in una fabbrica. Volendo comprare qualcosa al mercato, se lo facciamo tutti insieme costerà di meno. Ognuno godrà di queste cose sia economicamente sia per il bene di costruire altri sistemi. Così ci sviluppiamo, godiamo della prosperità. Funziona il potere dell’unione. Impariamo che vale la pena essere insieme, di essere uniti.

Funziona su due sfere: quella pratica e quella del contenuto, l’educazione che è quella più importante.

NITZAH: E’ giusto dire che questa rete è corretta e crea diverse cooperazioni come centri giovanili e comunità?

Certo, c’è incrocio di collaborazioni. Si crea una città dove tutti collaborano: Comune, dipartimento Educazione, dipartimento Acqua ed Elettricità. Dobbiamo lavorare con il Comune perché esso lavora con i cittadini. Dobbiamo cooperare con tutte queste attività, dobbiamo spostarle verso la sfera sociale con l’obbiettivo di migliorare per i cittadini. Non esiste ma dobbiamo provare.

Se prendiamo una zona e supponiamo che vogliamo costruire li delle reti educative, magazzini per aiuto reciproco, aiuti per le necessità. Possiamo farlo a livello nazionale o locale, far provare li tutta la sensazione dell’unione. Ma dipende da noi e dal fatto che il momento è opportuno.

Ci deve essere un bisogno!!

Oggi la situazione è matura e no, dipende dalla gente, da quanto loro sentono il male, dalla mancanza di educazione dei bambini, dal maltrattamento o dalla mancanza di cibo.

In ogni posto puoi arrivare con qualcosa. Il terreno è pronto ma non completamente.

OREN: Ma tu offri alla persona uno strumento per incrementare le sue abilità sociali, per migliorare il suo livello di vita sia mentale che materiale. Perché una persona non lo vorrebbe?

Perché mi devo davvero rivolgere al bisogno esistenziale della persona di migliorare il suo standard di vita.

OREN: Ma quanto ne hanno bisogno le persone? Può darsi che le cose non siano ancora tanto male. Allora devo investire in questo. Cosa devo fare?

Tutto dipende dalla richiesta, dal bisogno della persona. Dobbiamo capire quanto possiamo arrivare in quel posto ed esserne degni. Ok, allora prima dobbiamo cercare, controllare i bisogni, capire i vari bisogni, vedere che in una città per esempio non ci sono problemi materiali ma personali. Dobbiamo creare una mappa dei bisogni e rivolgerci a loro.

OREN: Una volta creata la mappa, il principio che spinge la responsabilità reciproca è la partecipazione di tutte le persone presenti. Anche se non sarà il 100% non importa. Cosa pago per ricevere? Facciamo corsi per bambini tutto gratuito. Cosa ottengo da questo sistema e come funziona?

Se non ricevo nulla non andrò. Io devo dare la mia partecipazione, il mio tempo, il mio investimento pratico in soldi, in tempo libero, in studio, in conversazioni, in educazione integrale, non importa se non ho soldi, posso pagare con queste attività. Dobbiamo costruire un posto dal nulla. Abbiamo visto che c’è bisogno di un investimento primario, di un’infrastruttura con attività. Poi dovremo sostenerlo e partecipare. Non è gratis. E’ solo più economico, invece di pagare potrai donare in altro modo. Se non puoi, nessuno esigerà da te dei soldi. Ci deve essere aiuto e partecipazione da parte del governo e del comune. Noi faremo tutto da soli e cercheremo di farlo nel modo più economico possibile.

Per esempio supponiamo di creare un corso di bicicletta per i bambini. Io ho dei soldi ma non bastano. Come fare per partecipare? C’è bisogno di studenti insegnanti e dell’ambiente…allora dai un contributo. Per esempio se sei idraulico o contabile offri il tuo servizio, diventi socio del club.

OREN: Ma come? E’ una precondizione?

Partecipando con qualunque cosa. Prima devi essere d’accordo con queste cose, che i bambini godano di questi servizi. Tu paghi con la tua partecipazione all’educazione integrale, con il tuo tempo.

NITZAH: Io non vengo alla tua rete se io non sento il problema.

Ecco perché arriva la crisi. Ci deve spingere a sentire il bisogno. Noi dobbiamo insegnare che la connessione è un mezzo per ottenere tutta l’abbondanza che c’è nella vita. Questo deve essere fatto sia agli adulti che ai bambini.

OREN: Cosa insegniamo?

Spieghiamo il sistema in cui viviamo, quale è il potere della connessione, come dovremo unirci in accordo con le abilità delle persone perché siamo tutti diversi e dobbiamo compensare quello che manca. Ma solo reciprocamente possiamo arrivare a una società equilibrata, che funziona come il nostro corpo. Una società sana si crea così. Una volta alla settimana noi dobbiamo fare tutto ciò. Noi al bambino insegniamo a vivere insieme, ad attraversare tali stati. Li portiamo a fare tutte le attività sociali insieme. Per esempio noi diamo una bici al bambino, non per andare da solo, ma gli insegniamo a fare le cose insieme.

Come risultato otterranno piacere perché i bambini sentiranno come un comando, non sotto pressione, ma in modo positivo come in un movimento giovanile.

OREN: Come i Boy Scout?

Sì, allora noi ti chiediamo di investire un po’ di tempo a settimana per esempio 2 ore e non perché lo devi comprare ma a condizione che tu partecipi al nostro lavoro e dai un beneficio alla società. Anche tu farai qualcosa per gli altri secondo la tua professione.

Per esempio supponiamo che sei un contabile e servi per risolvere dei problemi economici della classe.

OREN: Io inizio a venire una volta alla settimana per due ore. Inizio a capire la rete come funziona e voglio dare più tempo di due ore. Posso farlo da subito?

Certo, se sei d’accordo con queste condizioni tu partecipi alla educazione integrale con tuo figlio, nel tuo investimento a favore di tutti, secondo la tua professione e abilità.

OREN: Prima di darmi l’ok finale, c’è un processo preliminare una riunione in cui si spiega il concetto?

Sì, qualcosa di semplice attraverso film, presentazioni power point. Poi c’è un minimo pagamento iniziale se si può per il mantenimento del posto.

OREN: Dopo l’incontro di conoscenza se io sono d’accordo con il vostro social network decido di fare la tessera di iscrizione. Se io sono venuto da voi perché me l’hanno detto i miei amici. Ho attraversato un processo e offerto le mie ore, devo continuare a contribuire?

Si, certo una volta alla settimana.

OREN: Ogni settimana lo faccio e continuo la frequentazione, questo è il processo educativo?

Ogni membro di questa rete una volta a settimana ha una riunione di due ore in cui dovremmo provare a noi stessi che stiamo costruendo un futuro speciale per gente speciale, che ci sentiamo sollevati, che questo è il fondamento di una nuova società. Eleviamo la parte umana tra di noi per soddisfare i bisogni basilari, costruiamo una rete di connessione. E non solo beneficiamo di ciò che abbiamo senza pagare, beneficiamo della partecipazione reciproca. Ma soprattutto otteniamo piacere dalla connessione reciproca, abbiamo una sensazione di sicurezza speciale nella nostra connessione, siamo orgogliosi di questo. Inoltre discutiamo di come costruire una struttura per i bambini in modo che siano connessi insieme affinché tra loro non ci siano intimidazione, bullismo, droga ma solo sensazioni buone. Parliamo di come possiamo estendere questi servizi a tutti, ad esempio, potremmo offrire dei corsi di trucco a donne che non possono permetterselo, allora le invitiamo a partecipare. Sosteniamo loro con il nostro fondo derivante da un lavoro precedente. Possiamo anche creare una rete con più Comuni che possano darci una mano. I servizi saranno connessi ad un’area specifica. Dobbiamo rendere le cose più facili per le persone, per economizzare. Ognuno di noi ha una lista di cose che gli servono e comprandole tutti insieme conviene, risparmiamo. Una parte andrà alle persone e l’altra andrà alla cassa comune. Negli incontri che faremo una volta a settimana noi dobbiamo innalzare il nostro orgoglio dicendoci che quello che facciamo è speciale così avremo la forza di continuare.

OREN: Così tutti i membri di questa rete la pubblicizzeranno e altri avranno interesse a farlo?

Certo, prima di tutto divulgheranno la loro ideologia, perché vogliono che tutto ciò succeda in tutto il mondo. Più la rete si allargherà, più i servizi saranno ampi in ogni campo.

OREN: I membri della rete per far partecipare gli altri, decidono di fare un servizio per il pubblico generale che non fa parte della rete sociale. Possiamo?

Certo. Lo svilupperemo la prossima volta.

OREN: Il tempo a nostra disposizione è terminato, grazie Rav, grazie Nitzah e grazie a voi tutti.

(Fine della conversazione)