Nuova Vita
Conversazione numero 750
Conflitti nelle relazioni, parte 1
Conversazione con il Dott. Michael Laitman del 21 luglio 2016
Oren: Buongiorno dr. Laitman, buongiorno Nitzah. Oggi vogliamo parlare con il dr. Laitman dei conflitti. Nella nostra vita ne abbiamo tanti tipi. Cercheremo di capire cosa possiamo fare per portare la nostra vita ad uno stato migliore. Prego Nitzah, comincia.
Nitzah: Nella nostra vita ci sono continui conflitti, in ogni cosa, ovunque siamo con delle persone ci troviamo in situazioni di reale conflitto. Questo emerge perché magari ci sono credenze differenti, ci sono tanti motivi che creano i conflitti tra le persone. La definizione è interessante: conflitto deriva dalla parola “con” che vuol dire insieme e “flict” che deriva da colpire. C'è un'azione di scontro reciproco, due parti che si colpiscono a vicenda. Noi vogliamo capire l'essenza del conflitto, come si crea, qual è la sua funzione. Come definirebbe questo secondo la Kabbalah?
Risposta: Lo definisco come un fenomeno necessario, il più naturale possibile, che esiste tra due parti della creazione in generale, persone, onde, non importa cosa; ma ora vogliamo parlare dei livelli dell'inanimato, vegetale, animato o persone, riguardo a qualità e pensieri, se ce ne sono due essi e si differenziano tra di loro, allora sono in conflitto.
Nitzah: Sono entrambi parti della creazione?
Risposta: Sono due parti della creazione, è così fin dall'inizio, c'è una differenza tra loro e c'è uno scontro.
Nitzah: Per quale ragione?
Risposta: I desideri. Tutta la creazione è desiderio dell'uno contro l'altro, per questo sono due, questo è tutto, Per questo motivo il conflitto è una situazione normale nella Natura. Il problema è che non identifichiamo questi piccoli conflitti che scompaiono dalla nostra vista, dalla nostra percezione, ma in realtà in tutto il mondo ci sono tanti scontri nell'inanimato, vegetale, animato e parlante, in tutti i tipi di forme, solamente scontri. Man mano ci sviluppiamo dal Big Bang, per tutto l'Universo fino alla Terra continuamente attraverso la nascita di desideri divisi e conflitti che aumentano sempre di più. Questo è in realtà lo sviluppo. Per questo il nostro ego generale, di tutta la Creazione, il desiderio di ricevere, di godere, di dominare, sta crescendo sempre di più di generazione in generazione e in ogni persona e allora tutti sono in conflitto tra di loro. Il conflitto è lo stato più naturale, tutto ciò che è al di fuori del conflitto è una forma che si chiama correzione, una forma che dobbiamo organizzare. Dobbiamo sforzarci per questo perché ci sono tanti pensieri in un ordine particolare e condizioni speciali affinché ci sia una connessione tra queste due parti, si può trattare di persone, di forze fisiche, subatomiche o cose nello spazio, ma abbiamo sempre uno scontro.
Nitzah: Capisco che questo tema esiste dappertutto.
Risposta: Sì, dall’inizio. C’è una differenza tra noi e la Forza Superiore che ci ha creato e per tutto il tempo noi ci allontaniamo e allontanandoci da essa diventiamo sempre più opposti a lei ed entriamo nell'occultamento in maniera sempre più grande.
Nitzah: Occultamento da cosa?
Risposta: Dalla Forza Superiore. Siamo opposti ad essa e ne consegue che arriviamo a un estremo così lontano che non possiamo più sopportare il nostro ego che ci fa essere opposti in tutte le nostre forme e la nostra vita non può continuare perché a differenza degli scontri che ci sono tra di noi, la vita è basata sulla correzione delle parti, in connessione, con una meta comune tra due parti opposte. Se noi vogliamo far nascere questa nuova forma di vita, abbiamo bisogno di cercare ciò che è in comune tra noi, in cooperazione e questo avviene nella rinuncia reciproca, attraverso connessioni speciali, attraverso i risultati che vediamo, e allora questa forza dentro la connessione dà luogo a uno spazio comune dal quale nasce una terza parte che non appartiene né all'uno né all'altro, come fosse un bambino nato da un uomo ed una donna. È così che possiamo continuare la nostra vita. Non voglio guadagnarmi la vita, voglio approfittarmi degli altri, allora dovrò fare qualcosa che è utile all'altro e l'altro farà qualcosa che mi conviene, facciamo un accordo, se l'altro ci dà qualcosa noi diamo qualcosa a lui. Non vogliamo scontrarci perché ognuno deve prendere il suo, non abbiamo altra scelta, arriviamo a un tipo di accordo.
Nitzah: Diciamo, io do a te e tu dai a me. Vorrei capire questo commercio. Il fatto di dare agli altri e che gli altri ci danno sostituisce il conflitto tra di noi?
Risposta: Sì. Il conflitto ci insegna cosa dobbiamo fare per essere al di sopra di questo e condividere l'uno con l'altro. Deve essere così anche all'interno delle famiglie, nelle relazioni con i figli, nella coppia, all'interno della nazione, con gli altri Paesi, a tutti i livelli. Il conflitto è il primo, il risultato è essere al di sopra di esso. È così che determiniamo la vita, la potenza, il vedere, lo stile di vita ecc.
Nitzah: Lei ha detto che il conflitto esiste in ogni cosa nella Natura. Qual è la differenza tra il confitto che c'è nel livello vegetale e quello che c'è tra le persone?
Risposta: I conflitti che ci sono nel livello inanimato, vegetale e animato sono quelli che esistono secondo la natura della Creazione e sono sotto il suo dominio. Tutto il livello inanimato, vegetale e animato esprime gli ordini della Natura, per questo si tratta di conflitti naturali, anche per quanto riguarda la connessione, le lotte, le separazioni, esse sono in base a delle leggi. I conflitti che ci sono nella specie umana non accadono solo per costituire la specie umana, come per tutti gli altri livelli, ma anche per svilupparla, pertanto essi sono causati dal libero arbitrio che le persone hanno. Proprio per questo, possono restare in conflitto o arrivare a un tipo di conciliazione. Grazie al fatto che ci sono questi tipi di relazioni tra persone diverse, esse si sviluppano, imparano come utilizzare il proprio ego più correttamente e questo le porta ad avere relazioni reciproche fra di loro e a organizzare la società umana da una generazione all'altra. La differenza è: come ci innalziamo al di sopra per acquisire la capacità guadagnare la nostra vita l'uno con dall'altro.
Nitzah: Cosa vuol dire guadagnare la nostra vita l'uno con dall'altro?
Risposta: Godere l'uno dell'altro. Tu produci qualcosa che può servirmi e io posso servirti per qualcos'altro, cioè possiamo guadagnarci la vita, riempirci, ogni persona riempie il desiderio del prossimo. Occorre però vedere fino a che punto, magari c'è la possibilità che una persona possa andare a casa di un’altra con un'arma a prendere quello che gli interessa, oppure può essere che essa ha rapporto di commercio con l'altra e facciano degli scambi. Cioè, qui c'è spazio per lo sviluppo della società umana che non è soltanto utilizzare il nostro ego, ma portarlo al completamento, fuori dei conflitti dove siamo come animali e che risolviamo solo con la forza.
Nitzah: Fino a che punto possiamo passare da questi scontri basati sulla forza a un grado più umano, cioè uno stato più equilibrato in cui non ci sia il dominio della forza?
Risposta: Certamente da un lato secondo la natura della Creazione vogliamo tutto, tutto ciò che vediamo, che ci conviene, che vogliamo, dall'altro lato in base all'educazione, l'abitudine, attraverso le leggi, l'invidia, la passione e l'onore ci comportiamo l'uno con l'altro in un modo che non ci sia l’opportunità di usare la forza perché danneggerebbe il nostro amor proprio; se prendiamo qualcosa con la forza da qualcuno dopo avremo dei rimorsi di coscienza, gli altri parleranno male di noi. Magari non temiamo questo, ma la persona entra in un sistema molto complesso perché al di sopra del conflitto ha delle connessioni che lo spingono a far parte della società umana.
Oren: Questa è una cosa necessaria nella vita? Perché non è una situazione gradevole, si tratta di uno scontro.
Risposta: Abbiamo parlato di questo, che il conflitto è la base della vita, il suo fondamento, non c'è niente che non sia basato sul positivo e sul negativo. Dammi un esempio di una situazione che esiste di per sé senza una situazione opposta, oppure qualche segnale fisico che non indichi qualcosa di opposto, non esiste qualcosa del genere. Non esiste qualcosa da solo, deve esserci qualcosa di opposto perché altrimenti non capiremo che esiste, noi sentiamo le cose perché hanno un loro opposto. Il conflitto è l'inizio del nostro sentire nella vita, esso è il fondamento del nostro posto nella vita, nella Natura.
Oren: Quando c'è uno scontro cosa si scopre, chi è il più forte?
Risposta: Questo è una modalità primitiva, ma il conflitto generalmente ha diverse fasi e attraverso queste posso analizzarmi, in questo modo giungo a conoscere meglio me stesso perché è impossibile capire tramite le qualità e le percezioni.
Nitzah: Facciamo un esempio. Diciamo che Oren mi dice qualcosa e io mi sento in opposizione, allora ci sono diverse scelte: o dico “no, no, io sono all'opposto di quello che dici, non sono d'accordo”, l'altra scelta è che non dico niente ma dentro di me sono in contrasto e la cosa mi addolora, allora come posso lavorare correttamente con questo, con questa resistenza che si è creata nella nostra relazione?
Risposta: Questo è dopo.
Nitzah: Come gestisco correttamente questa situazione?
Risposta: Cosa è corretto per te? La persona vede le cose secondo l'educazione, la società in cui si trova, come si può risolvere il conflitto? Vediamo come risolvono il loro conflitti i Paesi.
Nitzah: Non hanno soluzioni.
Risposta: In qualsiasi gruppo, nel lavoro, a scuola, in ogni luogo pensiamo che la soluzione possa essere trovata in diversi modi. Se tu pensi quello che penso io, per noi è attraverso la connessione con la quale cominciamo a imparare quello che è giusto tra noi perché sappiamo che l'opposizione è qualcosa di necessario che ci viene dalla Natura, dalle fondamenta della Natura e noi abbiamo bisogno di costruire la nostra vita per portare tutta la Creazione in equilibrio. L'equilibrio non è che noi annulliamo il conflitto ma che lo completiamo con la connessione al di sopra di esso, cioè “L'amore coprirà ogni trasgressione”. Allora studio questo conflitto e con il fatto che imparo so come costruire su questo che mi darà una sensazione, una comprensione dello stato in tutta la sua profondità.
Nitzah: Diciamo, sappiamo che c'è un conflitto e vogliamo analizzarlo, vale la pena parlarne?
Risposta: Questa è già una tecnica. Dipende di cosa si tratta, se si tratta di donne o uomini che sono a un determinato livello, che vogliono chiarire le cose, non solo riconciliarsi. Alle persone che studiano quella che chiamiamo “la saggezza della connessione” insegniamo come utilizzare il conflitto per arrivare alla profondità della Natura, alla comprensione più profonda di se stessi, come gestire la propria vita, come approcciarsi ai bambini, alla vita in famiglia.
Nitzah: Ci sono tre scuole di pensiero su come rapportarsi al tema del conflitto.
La prima sostiene di ridurre la possibilità di scontro; la seconda dice che non c'è niente da fare, questo fa parte della vita e la cosa più importante è saper gestire il conflitto per arrivare a uno stato di riappacificazione; la terza ritiene che dobbiamo attivare il maggior numero di conflitti possibile perché questo promuove il nostro sviluppo. Allora qual è il suo punto di vista su questo?
Risposta: Che non è giusta nessuna delle tre. Prima di tutto dobbiamo capire che quello che sentiamo come conflitto tra di noi ci arriva dalla Natura, cioè, prima di tutto dobbiamo rapportarci a questo in modo serio in un nuovo grado; in secondo luogo che non abbiamo nessuna forza per affrontare il conflitto se vogliamo risolverlo e non semplicemente dimenticarcene, altrimenti non potremo comporlo e diventerà sempre più forte.
Nitzah: Perché è così?
Risposta: Perché i conflitti della nostra vita servono a creare una rete di connessione,
per questo motivo dobbiamo riconoscere che non ci può essere una connessione negativa senza una connessione positiva.
Nitzah: Allora innanzi tutto il conflitto non scompare nonostante noi pensiamo che se non ci innalziamo al di sopra di esso non ci completiamo.
Risposta: Il completamento non vuol dire che cancelliamo il conflitto. Dobbiamo costruire delle condizioni corrette dove questo rimane con tutta la sua potenza e al di sopra costruiamo la connessione. Solo attraverso questo potremo arrivare a vederlo come una parte della costruzione e capire che senza la rivelazione della connessione negativa non possiamo costruirne una positiva.
Nitzah: Qual è la differenza di un conflitto che rimane tale e che potrebbe essere superato e uno che viene risolto?
Risposta: Il conflitto che abbiamo risolto ci dà il piacere di capirci più profondamente l'uno con l'altro e sentirci connessi perché accettiamo ogni cosa che è contraria a noi con comprensione e amore, al punto tale che godo di ogni cosa negativa che vedo nella mia coppia o in un amico perché sono opposti a me.
Oren: Perché? Cosa c'è di interessante in questo?
Risposta: Questo mi procura un'aggiunta di piacere che è impossibile trovare in nessun’ altra situazione.
Oren: In cosa consiste questa aggiunta?
Risposta: Nel fatto che la potenza della condizione diventa l'intensità della connessione e dell'amore. Questo dovremmo impararlo. Questo stato si chiama “amore” e non consiste nel convincere le persone.
Oren: Può definire la parola “amore”?
Risposta: Entrare in uno stato che si costruisce al di sopra del conflitto, delle opposizioni, dell'odio che più grande è maggiore è l'amore; la potenza dell'amore è come la potenza dell'odio che esiste e sostiene l'amore. In questo ci sono molte cose interne molto profonde che generano sofferenza alle persone di questo mondo, che non lo capiscono, non sanno cosa succede, e questo accade in ogni cosa, ai bambini, a come affrontare la vita, a tutto. In questo modo aggiungi una profondità alla vita che non ha relazione con la nostra natura, questa è chiamata “altezza spirituale”.
Oren: Sfortunatamente il programma è finito, ci piacerebbe continuarlo.
In una sola parola, riguardo i conflitti nella vita, qual è la meta?
Risposta: Portarci allo sviluppo.
Oren: Grazie dr. Laitman, grazie Nitzah e grazie a voi di essere con noi.