Nuova Vita 40 - La chiave per una buona relazione è la concessione reciproca

Nuova Vita 40 - La chiave per una buona relazione è la concessione reciproca

Episode 40|25 lug 2012

Nuova Vita

Conversazione numero: 40

La chiave è la connessione mutua

Conversazione con il Dot. Michael Laitman del: 25/07/2012

Oren- Buongiorno a tutti, grazie per esservi uniti a noi, alla serie di conversazioni “Nuova Vita” col Rav Laitman. Buongiorno Rav Laitman, buongiorno Nitzah. Stiamo discutendo della cosa più importante nella vita: la nostra relazione con gli altri, e in questa serie di conversazioni ci siamo concentrati sulla relazione di coppia. Rav Laitman, in uno degli ultimi incontri abbiamo parlato del fatto che il nostro obiettivo è costruire un metodo con fasi chiare che la coppia o un individuo nella coppia, può usare come strumento per migliorare il proprio atteggiamento verso la vita e questo è il laboratorio che abbiamo descritto. Noi operiamo qui e il nostro obiettivo, come parte di questa discussione, è descrivere in maniera schematica quali fasi una coppia deve attraversare se opera con il nostro metodo, fino a raggiungere il punto di connessione fra loro. Abbiamo due persone, il nostro obbiettivo è metterci in un processo che li renderà come un triangolo, che si connettano in un punto di connessione e vedano la vita in maniera totalmente diversa. Quali fasi devono attraversare, dalla fase zero fino alla fase dove dobbiamo arrivare?

Prima di tutto scopriamo ora nel mondo che la natura ci obbliga ad essere connessi, perché se anche possiamo fuggire alla vita famigliare, agli obblighi che abbiamo nella struttura famigliare, non possiamo fuggire dalla vita nella società, la società in generale, quella internazionale intorno al mondo, perché siamo tutti interdipendenti uno dall'altro. Se prendi in considerazione la bolla dove vivi vedrai che non c'è nessun paese, nessuna società, forse neanche una grande fabbrica al mondo che non ti abbia toccato in qualche modo, che non ti abbia fornito quello che hai, attraverso ogni tipo di organizzazioni e fabbriche, e noi parliamo tanto di come in una società le persone si conoscono. Una volta non sapevamo dei continenti, oggi si va in qualsiasi posto, non è come qua che entri al Mac Donalds, c'è la cultura, la vita, tutto è uno. Questa unificazione, questa unione, questa uniformità, si sta diffondendo in maniera molto rapida in tutto il mondo, lo vediamo anche nell'ecologia, nella natura, le leggi arrivano e tutto ad un tratto si scoprono nella vita umana, è tutto globale, tutto integrale, sono intorno a noi e ci connettono tutti in un unico sistema. Non dipende da noi, piuttosto dallo sviluppo, l'evoluzione, e quindi dobbiamo capire in che mondo circolare viviamo. Il nostro problema è che una persona, secondo il suo ego non è pronta ad attraversare questo: come aiutiamo una persona ad essere più amichevole col mondo, capirlo, usarlo nella maniera corretta e avere successo? Noi vediamo che abbiamo meno successo: entriamo in una vita migliore, cosa ci manca!? Siamo in crisi in una maniera che ci minaccia, come finirà? ora siamo nell'estate 2012, cosa succederà fra un mese, due? Tutti hanno paura, siamo arrivati ad uno stato dove la propria società, l’umanità è come un bambino piccolo, ha paura, dove siamo? Questo deriva dalla mancanza di connessione tra la persona e il suo ambiente, dove noi non capiamo la natura a causa della nostra ottusità! La natura ha le sue leggi ma il nostro comportamento, tutto il comportamento riguardo l'ecologia, il clima, la società umana che cambia e anche le cose che succedono fra noi, fra i paesi: nessuno vuole la crisi, milioni di persone perdono il lavoro, scendono per le strade, non sanno cosa mangeranno domani. Le persone non sanno cosa fare coi loro bambini, come gli danno da mangiare? Anche per oggi non c'è niente in un mondo che ha tutto; è mancanza di connessione, noi non possiamo neanche distribuire gli eccessi perché siamo fuori dalla connessione. Dove possiamo imparare questa connessione fra le persone? Per poter organizzare le relazioni fra noi in modo che non avremo miliardi di persone di non so quali paesi, che mi salteranno addosso perché pensano che ho più di loro, che ho cibo e loro non ce l'hanno. Dove troveremo l'equilibrio nella società umana, come troveremo l'equilibrio con la natura? Dobbiamo arrivarci se no non sopravvivremo. Lo vediamo soprattutto nella famiglia, perché se qui una persona è capace di sviluppare le emozioni, la comprensione, l'atteggiamento, l'approccio corretto verso il suo compagno, attraverso questo acquisisce nuovi sensori, discernimenti, un approccio verso il conoscere la società umana e la natura in generale e connettere queste cose insieme, poi sarai in armonia con tutti. Quindi l'atteggiamento di una persona verso la sua famiglia e poi verso l'ambiente più ampio, verso tutta l'umanità e la natura in tutto, è il processo che noi dobbiamo attraversare. Questo non riguarda solo il fatto che io viva nella famiglia con o senza un compagno, con bambini o senza bambini, noi qua stiamo parlando del problema di tutta l'umanità, riguardo al fatto che tutte le persone sagge coi loro studi ci dicono che la connessione fra noi è il problema che deve essere risolto.

Oren- quindi faccio un riassunto: se io so come relazionarmi correttamente col mio compagno, con la mia compagna, facendo questo in questo sistema, io acquisirò per me l'atteggiamento verso la vita a tutti i livelli?

Verso tutto l'universo...

Oren- vuol dire che attraverso la relazione fra le coppie mi insegnerai come avere successo su tutti i livelli? È la chiave a tutto? Questo già mi suona bene. Prossima fase: voglio questo processo.

Non può essere coi tuoi amici con cui vai a pescare, deve essere specificamente nella relazione con la tua compagna.

Oren- perché?

Perché è così che è costruita la natura, non puoi farci niente. Specificamente con lei, se parliamo di un uomo, specificamente se lui vede la sua compagna, allora con lei può ricevere tutti gli angoli, tutti i discernimenti in tutte le sue qualità e nella sua percezione. Quindi viene detto “la speranza contro di lui”.

Oren- io non capisco.

Se tu vuoi costruire te stesso nella maniera corretta e capire il mondo per avere successo, avere grande successo, devi costruire gli strumenti nella tua vita famigliare.

Oren- questo l'ho capito, non ho capito l'aiuto contro.

Una persona che non è sposata non è degna di essere un manager, non è degno alla connessione giusta con il mondo, e quindi nella storia questa esigenza di essere sposati si presenta più volte.

Oren- ok, andiamo avanti. Io ho un luogo, qui, dove posso migliorare me stesso e fare tutto questo. Io voglio questo processo: quali fasi sono tra me e il processo? Saranno dentro un processo che creo qui col mio partner e avrò delle implicazioni su tutta la vita? Ora le implicazioni le metto da parte e voglio parlare del processo stesso, voglio che mi spieghi perché ne vale la pena per me, sono convinto che voglio avere successo, questo è il mio posto di lavoro che voglio migliorare…che fasi devo attraversare? Prima, seconda, terza, forse sono piccole fasi, grandi, mi puoi illustrare questo processo?

Prima di tutto bisogna imparare dall'aiuto contro, te e lei, quanto uno può imparare dall'altro: dal mio ego devo imparare quanto ricevo l'immagine dell'altro in maniera squilibrata, questa è psicologia e noi dobbiamo insegnarlo. Noi dobbiamo dare l'uno all'altro e ognuno di noi deve essere una persona adulta che capisce le proprie debolezze, la propria unicità, che è speciale e soprattutto se possiamo usare tutte le qualità nella maniera giusta, nella connessione con l'altro. Costruisci la relazione con la tua compagna dove tu disegni un'immagine di lei e quanto tu puoi entrare in lei e lei entra in te. Cominciate entrambi come egoisti e c'è una distanza infinita tra ognuno, ognuno deve lasciare il suo punto di inizio e cominciare ad avvicinarsi all'altro. Quindi più mi avvicino all'altro e lascio il mio punto base, è difficile per me e per lei avanzare, perché ci si allontana dal proprio io. Forse avanzeremo un po' più ed è tutto nelle concessioni reciproche, fino a quando non riusciamo a toccarci internamente. Questo è un punto che noi decidiamo, stabiliamo che fino a qui possiamo concedere per essere connessi l'uno con l'altro. Connessi significa che io ricevo da lei cose che a lei sono necessarie, in modo che diventino necessarie anche per me, e lei accetta dalla mia proprietà cose che sono necessarie per me, che diventano necessarie per lei, in modo che ci sia contatto: è così che entriamo l'uno nell'altro. Quello che è importante per lei è importante per me e viceversa, in modo che ci sarà un campo comune e in questa area comune esistiamo nel lavoro di rafforzarci in ogni situazione. Questo aiuta a connetterci e l'area comune viene detta coppia, oltre questa area comune ci sono anche altre aree dove ci sono io e c'è lei e siamo separati. Questo è uno e questo è l'altro, due anelli (Rav fa un disegno) e l'area comune fra di noi. Quindi qui ognuno riceve dall'altro cose dell'altro che diventano importanti per lui quanto sono importanti per l'altro, perciò è in comune, dove io veramente vedo che non c'è scelta e così è con lei. Quindi cosa fare con l'area non comune? Dobbiamo lavorare in queste aree attraverso analisi, un lavoro comune che facciamo per fare di noi uno, fare da questo uno (Rav continua il disegno). Se so come farlo, se noi insieme diventiamo uno, avremo successo da qua in avanti con il cerchio più esterno, sempre più esterno fino a quando tutto il mondo sarà uno. Non ci sarà più una crisi globale, integrale, in tutto c'è abbondanza. Noi non sviluppiamo tutto nel mondo nella maniera più bella per tutti, abbiamo fatto diventare lo sviluppo una cosa negativa, come due persone in un appartamento che non vanno d'accordo e bruciano tutto. Io non vado d'accordo con lei e lei non può vedere me: è la stessa cosa, lo stesso problema.

Oren- nell'immagine (si riferisce al disegno) ci sono delle fasi, puoi svilupparle? Sembra che ci siano fasi di connessione.

Nitzah- iniziamo con fasi di due persone, facciamo un processo di avvicinamento dove poi la coppia diventa uno. Con tutte queste fasi c'è un processo.

Dobbiamo discutere di più e riconoscere e conoscere le qualità degli altri, fare una lista di esigenze, di sì e no, accettare le debolezze, ogni tipo di cose dell'altro e veramente cercare la forza dove possiamo ricevere la proprietà dell'altro. È come una mamma che vede suo figlio, guardiamo il bambino, diciamo che ha due, tre anni, corre e fa baccano, identifichiamo i suoi attributi, poi quando ha cinque, sei anni dobbiamo accettarlo. Noi dobbiamo in qualche modo concedere questo, sappiamo che ha attributi che vengono dalla mamma, dal padre, dai nonni, lo accettiamo con amore, anche le cose che preferiremmo che non avesse, comunque diciamo: eh! È come tua mamma! Dobbiamo accettarlo. È uguale, qui, uno non può cambiarsi, possiamo chiedere a milioni di persone e ti diranno che non sono cambiati. Hanno la stessa forma, atteggiamento, quello che avevano da bambini, stessi vizi: esistono e rimangono. Quindi la concessione è la chiave del successo e quando queste due forme entrano l'una e nell'altra insieme, questo è il grado di concessione che possiamo fare reciprocamente fra di noi.

Nitzah- puoi descrivere in questo punto di connessione, in quest'area comune, qual è l'esperienza emotiva che si ha? Noi vogliamo sapere quello che proveremo. Che sensazione ci sarà nella nostra vita quotidiana col nostro compagno quando lui mi vede e si identifica con me?

Ci sarà una comprensione completa e reciproca e questo avviene anche verso i bambini, verso i quali abbiamo una preoccupazione comune, un pensiero comune, io in comune dico i bambini, un terzo corpo. Se c'è un accordo, qualcosa in comune dove noi siamo d'accordo, ci comprendiamo e siamo connessi, nonostante il fatto che alla base non lo abbiamo accettato ma facciamo in maniera che senza non possiamo, noi già sentiamo tanto. Vediamo che non c'è connessione senza, abbiamo già accettato questo e tutte queste cose, specificamente con la concessione reciproca sentiamo la connessione. Se ci fosse soltanto un accordo allora non ci sentiremmo; qua, invece non cancelliamo il nostro ego: è l'amore che copre ogni crimine. Quindi la connessione rimane e l'amore si innalza e si sviluppa.

Nitzah- Quindi questo punto comune è l'amore.

Questo è l'ego comune che lì è doppio, ma visto anche questo, la connessione anche è specificamente lì: noi ci sentiamo connessi fortemente.

Nitzah- allora questo è un punto dove possiamo assorbire forza?

Deve essere la nostra preoccupazione, questa area comune, noi dobbiamo sempre cercare di risvegliarla e poi ampliarla con ogni tipo di connessione, da quella più fisica a quella più spirituale.

Oren- hai sottolineato che la concessione è il mezzo per avanzare e costruire l'area comune, però hai detto che non è una semplice concessione ma è al di sopra del respinto, cioè si respinge comunque poi c'è una concessione al di sopra? Non mi sembra normale, è una cosa singolare che non capiamo bene.

No, noi stiamo costruendo al di sopra la comprensione che le nostre qualità sono costanti, che non correggeremo una persona, non faremo dei cambiamenti in lei, facciamo soltanto un accordo nella concessione.

Oren- con quello che posso accettare dall'altro?

Anche se non vorresti a causa l'ego, però capisco che senza la concessione non entrerò mai in connessione. Quindi questa è la cosa comune anche sulla famiglia e tutto il resto.

Oren- tu concedi qualcosa e rinunci a qualcosa per trovare l'area comune, forse non ho capito bene: dici che anche se concedi, lo fai e non lo fai, non cancelli te stesso.

Io non annullo lei e neanche me stesso.

Oren- cosa vuol dire?

Io mi innalzo al di sopra di me stesso, non sto cancellando.

Oren- se puoi spiegarlo! Non è chiaro...

Io so che non sono d'accordo con lei. Sono due cerchi separati che non hanno niente in comune ma so che devo accettare il suo desiderio, le sue abitudini, le sue osservazioni al di sopra delle mie. Allora rimango me stesso e lei rimane lei solo che io do a lei, nella mia consapevolezza, nel calcolo di controllare me stesso. Non è semplice, ma ognuno diventa doppio e tra di noi diventa uno. Io sono incluso in tutto quello che è in lei, positivo e negativo, lei è inclusa in tutto quello che c'è in me, positivo e negativo, ognuno è disponibile a concedere, come con un caro amico, e in questo modo ognuno è incluso con l'altro e questo ci dà una connessione, adesione, cioè inclusione completa.

Nitzah- io so per esperienza che ci sono tanti sbagli col termine concedere, come fosse un concetto dove uno vince sull'altro, tu ne parli in maniera diversa.

Io parlo di una educazione graduale in modo da capire che in questo modo arrivano ad una nuova era nella loro vita, una nuova dimensione nella percezione dell'altro, l'altro in generale, nella società e nel mondo. E uno comincia a guardare tutto in maniera diversa, a vedere in che modo la vita esiste, la forma della vita, il segreto della vita che senza inclusione non c'è una cellula che si sviluppi, non c'è vegetale, animale, niente, senza uno che permette a qualcun altro di entrare nei propri limiti. Qui una persona comincia a vedere che questo è il segreto della vita, che attraverso questo sente come tutto vive e tutto si sviluppa. Lui si sviluppa solo a spese della sua concessione verso l'altro e poi, dove lui stesso era soltanto una cellula morta, ora diventa, comincia ad assorbire tutto il mondo, diventa incluso in tutto.

Nitzah- ha i propri limiti? Noi sappiamo che in psicologia esiste il concetto riguardo la sensazione che uno crea dei limiti per la propria indipendenza. Questo punto è molto importante perché magari si pensa “io ho rinunciato al mio desiderio”!

Oren- io non capisco queste parole, cosa vuol dire in realtà? Cosa significa concedere quando annullo me stesso e poi quando non mi annullo?

Quando io concedo e annullo me stesso vuol dire, per esempio, quando qualcuno si mette sopra di me con un bastone e mi colpisce, e senza scelta io mi annullo e faccio quello che l'altro vuole: in questo modo mi annullo. La concessione di cui parliamo noi è la concessione con la quale io esco in maniera desiderabile, io lo voglio, capisco quello che sto acquisendo, vedo in questo che non ho scelta se non crescere per ampliare i miei confini. Ma vedi cosa è questo annullamento: io non sto annullando il mio confine e faccio entrare in me proprietà estranee, le accetto come fossero mie, altrimenti non cresco, non mi connetterei con nessuno. Diversamente rimango sempre io, e chi sei tu? Zero, niente. Assorbimento, inclusione, è la forma di sviluppo della vita. Probabilmente avrete visto il filmato dove due cellule si incontrano e diventano uno e poi si radunano e diventano un corpo. Da dove viene? Uno più dell'altro per diventare, per restare insieme se no la vita non esisterebbe: questo è il segreto della vita. Se questo lo capisco, dobbiamo spiegarlo sempre più e aver importanza dalla società, a partire dalla crisi che si costruisce in ognuno di noi, da una cellula morta che comincia a costruire a connettere.

Oren- Puoi inventare per me un esercizio che mi aiuterà a sviluppare le emozioni verso questa intenzione di cui hai parlato? Un esercizio che posso fare con la mia compagna in modo che sentirò questa sensazione forte di cui parli? Del desiderio e consapevolezza dello sviluppo, hai detto che quando sono chiuso sono zero, ma se devo aprire i confini devo lavorarci, io capisco secondo il mio confine! Io devo aprirlo: specificamente con questo concetto, che è molto bello, vorrei esercitarmi con la mia compagna. Ogni tanto abbiamo delle comprensioni, tu me lo devi far sentire!

Io cerco di usare il mio desiderio, le mie abitudini, quello di cui sono capace per riempire il desiderio dell'altro.

Oren- non capisco.

Io concedo rinunciando a me per incrementare ed usare il desiderio dell'altro, con questo acquisisco la sensazione, la mente, il pensiero dell'altro.

Nitzah- dacci un esempio come compito. Diciamo io devo fare i compiti a casa, cosa faccio?

Oren- cosa faccio? ho un laboratorio a casa, voglio farlo, voglio cominciare a provare questa concessione, voglio sentire tutto questo perché io qua lo sto assorbendo ma devo capirlo con una sensazione interna, devo fare un esercizio.

Tutto comincia col parlare, noi abbiamo già parlato sul fatto che ognuno deve descrivere questo a sé stesso, la forma o la mappa interna, cosa vuole l'uno dall'altro, cosa richiede, cosa ognuno vorrebbe vedere nell'altro, e con queste cose cominciare e fare esercizi. Non è come in una famiglia regolare, noi qui stiamo facendo in maniera che mi aspetto che questo mi darà, costruirà in me nuovi sensi, nuove sensazioni, la sensazione dell'altro, e attraverso questo io uscirò dal mio ego e comincerò a sentire cosa sta succedendo intorno a me. Abbiamo parlato del fatto che chi ha successo in famiglia poi avrà successo nel lavoro e in altre connessioni con le persone e in generale con la natura. Attraverso questo costruiamo noi stessi per assorbimento, io comincio ad assorbire dall'ambiente quello che è al di fuori di me e fuori di me queste sono altre forze che io ora non sento.

Oren- noi stiamo parlando di concedere, tu lo disegni come uno strumento per la crescita, come nello sviluppo, colui che ha successo cresce, però di solito la percezione è che la concessione è una debolezza.

No, non è più così, perché noi già ne abbiamo parlato, dobbiamo ricordare qua, è chiaro che per me non è una debolezza ma nasce dal desiderio di avanzare nella vita, nella vita della relazione, la vita in generale, e in questo io mi sviluppo e avanzo verso qualcosa di buono.

Oren- ma qua c'è un conflitto. Io ho una tazza, te la concedo: allora cosa ci guadagno? ho mancanza di un bicchiere!

No, ora hai una tazza doppia!

Oren- perché??

Stai comprando desideri, riempimenti dell'altro, della tua compagna. Non provi piacere dal fatto che lei prova piacere? Come una madre prova piacere più del figlio, quando lei gli dà una caramella o qualcosa. Da questo acquisisci nuovi strumenti, l'abilità di provare piacere quando io concedo al mio figlio. Quando vado in un posto a vedere lo sport, perché vado? Potrei stare a casa, no? Ma lì allo stadio ci sono centomila persone, io provo piacere dalla generalità, dall'inclusione, io divento grande come centomila che sono lì ad urlare e stanno saltando e urlando come scimmie. A casa ho il mio divano, mi sdraio coi miei semi di sesamo e guardo il calcio ma non è la stessa cosa.

Oren- ora ti do due esempi di concessione e mi dici cosa devo fare per la mia crescita: arrivo a casa, mangio e i bambini si siedono vicino a me e quando ho finito vogliono un dolce, io glielo do?

Questa non è una concessione, che concessione è? È come una madre che concede qualcosa a suo figlio. Dovresti mettere una tazza vicino a lei, se lei non concede muore di fame.

Oren- aspetta, questo è uno.

Sì, ho capito, è chiaro. Questo non è concedere.

Oren- ok, secondo: mia moglie vuole qualcosa da me e io non voglio. Cosa intendi con concedere per lo sviluppo e per l'avanzamento, qua? perché il primo caso mi rende felice e il secondo mi deprime.

Allora, nel primo caso è naturale, nel secondo devi svilupparlo da solo, non secondo la natura che ti arriva, ma tu qui sei il manager del tuo sviluppo. Non è la natura che ti gestisce ma sei tu!

Oren- no, mia moglie mi gestisce!

Tu devi fare un calcolo diverso, dipende tutto dall'importanza. Se l'importanza del bambino fosse minore dell'importanza della madre, lei concederebbe al bambino!? No, si prenderebbe cura di sé. Ma visto che l'importanza del bambino è la più alta, guarda quanto lei corre e fa per lui! Come possiamo far sì che tu conceda il tuo comfort, metta i suoi desideri al di sopra dei tuoi? Cioè l'obiettivo, il premio che riceverai sarà più grande. Diciamo lei ti dà la condizione: se tu navighi e ti unisci a me, allora insieme andiamo dove vuoi tu. Ok? Allora tu concedi il tuo comfort, navigate e andate insieme in un posto dove vuoi tu. Cioè l'obiettivo purifica i mezzi, quindi dobbiamo creare un ambiente che parla della concessione come di una cosa importante, uno sviluppo dove avrai mancanza di problemi, perché esci da questo senza che lei continuamente ti stressi. Tutte queste cose insieme dobbiamo portarle in maniera che sentirai che vale la pena e non uscirai da questo, noi abbiamo bisogno di una pressione sociale che ti manterrà nella consapevolezza che vale la pena farlo.

Oren- ok, hai parlato di tre cose, una è l'ambiente...

Lo sviluppo può essere in un ambiente, a lavoro, interiore, verso tutto il mondo, dipende dal tipo di persona, può darsi che non veda altre scelte e che deve sviluppare sé stesso. La cosa principale è l'influenza dell'ambiente, questo è chiaro, perché spostare un dito perché lei lo chiede è una cosa difficile. Se ricevo il desiderio di un altro qual è il beneficio, per cosa, qual è il premio? Il beneficio deve essere reciproco, organizziamo fra di noi, giocheremo fra di noi in reciprocità: io per te e te per me.

Nitzah- è la cosa più importante perché quello che ho imparato da tutto questo è che c'è una differenza fra concessione e concessione reciproca; perché se lo vedo solo io allora la percezione sarà negativa...

Non è che tu ci perdi, è che non hai l'energia. Se vedo l'altro che investe in me allora avrò l'energia per investire in lui, si ha doppia energia e questo ci aiuta ad avanzare. Quindi nella concessione io vinco il mio e il suo, è qua che arriva la regola. Noi dobbiamo mostrare all'altro quanto sono disposto a fare, questo a lui darà più energia. Come lo dimostro? Dando un regalo, renderlo noto, dirgli: “guarda come ho corso per darti qualcosa che volevi! Ho avuto la sensazione che lo volevi e veramente ho fatto di tutto nonostante le difficoltà”. Cioè ingrandire la grandezza del dono, la grandezza di chi l'ha dato e il più possibile dare a lui un'impressione. Non c'è niente qua, ma io sto giocando e questo gioco diventa la verità.

Oren- mi puoi dare un esempio?

Diciamo che tu corri e mi compri un gelato ed io, non è che ora lo voglia tanto, ma visto che tu vedi che a me piace sei corso fino a là. Tu capisci che ora sono in una situazione diversa però sei corso e io devo ritornare a questa situazione, a quel desiderio, è il mio atteggiamento verso di te e poi comincio a ricevere da questo gelato un piacere, così moltiplico il piacere rispetto a quello che avrei avuto se avessi resistito a mangiare il gelato. Deve arrivare da questa espressione l'impressione, proprio come tu hai investito in quella descrizione che avevi in te sul desiderio di gelato che io ho avuto prima. Cioè, questo può essere un niente e il piacere può essere infinito, e questo piacere io devo mostrartelo…quanto bene mi hai fatto, io avevo mal di testa, avevo indigestione, ero di malumore e ora è passato tutto, ora sto bene. Tu hai dato a tutto il mondo non solo un gelato.

Oren- Ma l'umore?

Devi mostrarlo in questo modo, questo crea l'umore, da questo riceve la soddisfazione.

Oren- e cosa devo fare con il fatto che sviluppo in me un atteggiamento artificiale verso te?

Ma non è artificiale, io sto usando gli stessi strumenti che avevo prima: il desiderio per il gelato che ho avuto due giorni fa quando tu hai visto che lo volevo e uso, inoltre, il tuo atteggiamento verso di me, dove tu vuoi farmi del bene. Semplicemente innalzo me stesso al grado di desiderio di gelato, al tuo atteggiamento verso di me. Qua stiamo aggiungendo al mio stomaco, il mio dolore, tutti gli atteggiamenti, facciamo la somma di tutto e ingrandisce il vaso e il piacere, la mancanza comune, il piacere comune. Il gelato non è niente, il piacere che si scopre qui è migliaia di volte più grande di questo piccolo pezzo di ghiaccio.

Oren- questo processo va bene per quando da un dono all'altro e l'altro non lo vuole, però ci sono altre situazioni....

Non importa la situazione, se uno concede all'altro e lo fa in maniera che così vuole fare, facendolo educa l'altro in maniera buona: cerca di farlo, stai insegnando agli altri come concedere l'uno verso l'altro.

Oren- aspetta un attimo. Io capisco a lungo termine ma a breve termine...diciamo che tu mi porti una tazza di tè e io non lo voglio, ora gioco come se lo volessi?

Sì, devi giocare altrimenti non ci sarà la connessione.

Oren- ma se io non ho il desiderio per questo e tu me l'hai portato, allora devo fare come tu hai descritto? capisco nella mia interiorità, io ricordo che una volta lo volevo, ma esternamente com'è la mia espressione? ti dico che non voglio questo tè? Tu mi dai e io ricevo, devo mostrarti che lo voglio anche se non lo voglio, devo far vinta di volerlo?

Certo. Non è una manipolazione, so che tu sei contento che io sono andato a prendere quello di cui hai bisogno.

Oren- ma allora faccio finta di volerlo. Non dimostro il fatto che non lo voglio?

No, non lo dimostro.

Oren- quindi la parte artificiale è verso di me, dentro, non lo dimostro al mio partner.

No, no, ma io ti dimostro che ho fatto lo sforzo per portarti il gelato.

Oren- sì, perché hai fatto lo sforzo.

Più grande è il dono che ti devo mostrare, più tu devi dimostrare che è ancora più grande, che ti fa piacere ancora di più, sia con l'atteggiamento, sia nella mancanza. Questa è la parte artificiale.

Oren- chi dà deve ingrandire, esternarlo, renderlo ancora più grande.

E chi riceve deve ingrandirlo ancora di più, quanto tu mi rendi felice! Io ti dico che non è una bugia, piuttosto così noi connettiamo le mancanze insieme. Quando tu dici: oh, voglio gelato! Tu stai costruendo una nuova mancanza, una mancanza che prima non c'era, che non avevi. Dici: quanto è buono, dove sei andato, quanto sei andato lontano a prenderlo! stai rendendo la connessione che c'è, non si tratta del gelato, c'è il risveglio di un piacere più grande. Non è il gelato ma la relazione, la connessione, e anche se il gelato non vale niente, noi da questo abbiamo costruito il desiderio e questa reciprocità umana al di sopra del gelato. E in questo ci sviluppiamo artificialmente, perché naturalmente esiste solo l'ego, questa è la concessione reciproca. Non è una bugia, in questo noi stiamo costruendo dei nuovi vasi, vogliamo che avvenga così anche se non è realmente vero, ma stiamo esigendo che succeda e succederà perché è sempre così. Quando un bambino gioca con qualcosa, se non gioca rimane un piccolo animaletto, anche noi siamo così.

Oren- ma non ti mette in imbarazzo? “ah, quanto ti sei sforzato! Sei andato!” Non ti sentirai imbarazzato da questo? Perché è un po' esagerato.

Sai quanto onorato sarei! Io ho corso per dieci chilometri solo per portartelo e per portartelo veloce ho corso in modo che non si sciogliesse!

Nitzah- uno che dà a un suo amico un dono lo deve notificare, perché quando parli dello sforzo stai parlando di quanto tu sei importante.

Oren- tu mi porti il gelato e io dico: Uh! Io esagero. Stiamo tutti e due esagerando. Ok, continuiamo la prossima volta perché è scaduto il tempo. Allora riassumiamo con un'ultima frase?

Dobbiamo giocare con le buone relazioni e con queste arriveremo alle vere relazioni. Il gioco è una cosa seria.

Oren- grazie, grazie a Rav Laitman, grazie a Nitzah. Pensiamoci, ci sentiamo la prossima volta. Arrivederci.

(Fine della conversazione)