Nuova Vita 253 - Perché aiutiamo?

Nuova Vita 253 - Perché aiutiamo?

Episode 253|15 de nov de 2013

Nuova Vita

Conversazione numero: 253

Perché noi aiutiamo

Conversazione con il Dot. Michael Laitman del: 15-11-2013

Oren: Buongiorno, grazie di essere qui al nostro programma “Una nuova vita” una serie di conversazioni con Rav Laitman, oggi il tema riguarda saper conoscere noi stessi e le persone che ci circondano, come ci comportiamo, come agiamo per migliorare e fare del nostro meglio per sentirci bene e protetti anziché soffrire a causa delle cose che ci disturbano, che ci preoccupano, come possiamo fare questo, come possiamo approfondire questo sotto un aspetto diverso per conoscerci. Tal vi presenterà questo tema del comportamento sociale.

Tal: Si tratta di un tema che include un comportamento buono in relazione alle persone che ci circondano. Vediamo una cosa molto interessante riguardo alla natura, mentre la specie umana è completamente diversa, nella natura c'è cooperazione, aiuto, persino quando i bambini non sanno ancora parlare, hanno un comportamento che definiamo altruistico, invece, vediamo molte volte che le persone non aiutano, per esempio, anni fa c'è stato un caso molto impressionante di una giovane donna che, nonostante i vicini fossero presenti, nessuno la ha aiutata e questo è stato davvero incredibile, sono stati fatti anche degli studi sul perché qualche volta le persone aiutano ed altre no, quale meccanismo esiste qui, cosa fare perché ci sia una società migliore, perché sappiamo cosa succede se ci comportiamo in questo modo, noi sappiamo come dobbiamo comportarci ed agire in modo corretto. Questa è la prima domanda: perché andiamo in questa direzione? Perché a volte tendiamo ad aiutare a collaborare in una forma istintiva, come nei confronti dei bambini, mentre altre volte ci comportiamo in maniera completamente opposta, come se fossimo apatici?

Questo modo di comportarci gli uni verso gli altri, verso la società, è del tutto naturale, prima di tutto, dobbiamo iniziare a vedere questo, capire cosa vuol dire comportamento naturale, che è nella nostra natura, addirittura se a volte vediamo delle azioni di persone che sono altruiste che fanno il bene del prossimo, in realtà non lo fanno per il bene del prossimo, ma per il proprio bene, perché o si vuole fare un favore a qualcuno, magari a chi si ama, non si fa per lei ma solo perché in questo modo riempie la sua passione verso quella determinata persona che ama, come una madre verso il suo bambino oppure noi con gli amici. Come le persone che vanno nelle profondità marine o scalano una montagna, solo se si trovano in determinate situazioni speciali, in una specifica relazione con persone da cui hanno una dipendenza reciproca, incluso l'amore, se possiamo dirlo in questa maniera, perché in realtà si tratta sempre di egoismo occulto, ma viene visto come una buona azione.

Io non dico, ad esempio, che non butto immondizia per strada perché è scritto dappertutto nella mia città, dicono di prenderci cura della nostra città, ma lo dicono giocando sul nostro ego, è la nostra città quindi ce ne prendiamo cura, è chiaro che non ci conviene sporcare questa casa in comune ed allora lo facciamo, vogliamo che la nostra città sia bella, che sia un bel quartiere, che la strada sia curata, cioè qui non c'è niente di strano. Ad esempio, se comperiamo un appartamento guardiamo chi sono i vicini, com’è il quartiere, eccetera, cioè è chiaro che dipendiamo da coloro che ci circondano, dall'ambiente ed allora dare all'ambiente vuol dire dare a sé stessi, noi con loro, loro con noi, così partecipiamo. C’è qui un profitto del proprio bene ma questo è accettato e apprezzato perché la persona si preoccupa per “l’ambiente” al di là del fatto che si preoccupa per sé stesso, ma dopo può raccontare con orgoglio che ha dei buoni vicini, che le strade sono pulite, che la città è pulita e bella. Questo viene usato dai mass media come pubblicità, si vuole risvegliare il cittadino, vengono usate tante frasi comuni per prenderci cura del mondo, tipo “il mondo è piccolo, conviene curarlo” tutte queste cose con cui causiamo danno agli altri allora non conviene farle, però non possiamo dire che queste azioni siano altruistiche, si tratta di azioni verso noi stessi.

Su questo dobbiamo ampliare la nostra spiegazione: per questo tipo di comportamento non troveremo alcuna opposizione perché la nostra natura è basata su questo, perché è vero che lo facciamo per il nostro bene, ci viene spiegato che è così, ad esempio se buttiamo a terra la spazzatura questo ci torna indietro in quanto disturba anche noi, perciò dobbiamo ringraziare che ce lo abbiano spiegato e non dobbiamo farlo, in questo caso saremo considerati brave persone.

La stessa cosa è quando dicono di non tagliare gli alberi, è chiaro che dobbiamo prenderci cura della nostra piccola terra che è bella, pulita e verde.

Tal: Dicono che questa tendenza è genetica, universale.

No, non è genetica né universale, ci sono persone a cui non importa, non è un fenomeno generale, non è in noi, la persona guidata dal piccolo ego si prende cura di quello che è vicino a lui, del suo piccolo cerchio, ci sono persone a cui non importa niente di ciò che è fuori della loro casa, dalla loro vista, succeda quel che succeda non gli importa, tutto dipende dallo sviluppo della persona o fino a che punto c'è in questo una determinata posizione, dipende dall'educazione. In realtà dobbiamo preoccuparci di dare l’esempio ai bambini fin dalla prima infanzia e spiegare loro che queste cose sono per il nostro bene e che tutti dobbiamo prenderci cura della Terra mantenendola pulita, diciamo che oggi c'è questa educazione globale, nelle scuole si tengono lezioni sull'ecologia e poi si fanno degli esami, perché questa deve diventare una preoccupazione mondiale, nazionale ed internazionale.

Dobbiamo vedere che qui andiamo con il nostro ego, dobbiamo solo mostrare fino a che punto pensiamo al nostro bene, fino a che punto questo disturba, quello che dobbiamo fare è espandere la mente dell'uomo, allora ciò sarà un bene nei rapporti con gli altri, nelle relazioni con il prossimo, non solamente nei confronti della natura inanimata, vegetale ed animata, dobbiamo curare gli animali, le piante, la ricchezza della terra, il petrolio, qualsiasi cosa, ma anche le persone; se dipendiamo gli uni dagli altri allora ci conviene prenderci cura della connessione tra di noi, perché con questo ci sentiremo meglio, non saremo depressi dato che non avremo cattive relazioni, avremo gli stessi stati d'animo degli altri, vediamo fino a che punto l'ambiente ci influenza sotto ogni aspetto.

Per questo è necessario ricevere un'educazione fin da piccoli, durante tutta la vita dobbiamo parlare di questo, dobbiamo connetterci tramite i media, leggere libri, storie, vedere film, ecc., questo prenderà una parte della nostra vita. Vedo che tutti i mezzi di comunicazione sulle conseguenze del fumo hanno aiutato moltissimo, se facessimo lo stesso per altri temi sarebbe una cosa molto buona, ma questo viene fatto solo quando conviene, così dato che risolvere il problema del fumo conveniva a qualcuno, hanno fatto una campagna contro questa abitudine malsana, certo che non è salutare, però non come i mezzi di comunicazione ne parlano, come fosse una strega che spaventa. Vediamo che se vogliamo possiamo, ci conviene continuare in questo modo, ma questo tipo di cose sono in totale le cose che vanno insieme con il nostro ego, solo dobbiamo aprire un poco gli occhi delle persone e mostrare che l’ego li danneggia mentre con questo e quest'altro si sentiranno bene, loro ed i loro figli, ed allora la persona lo farà, qui direi che non dipende tanto dall'educazione, ma dalla spiegazione, dalla consapevolezza.

Non abbiamo bisogno di tanto perché la vita arriverà alla spiegazione di cosa è cattivo tramite i mezzi di comunicazione, come per le sigarette, e può aiutare tanto. Tutte queste cose non sono innaturali, la nostra natura è predisposta a questo.

Tal: In natura c'è l'empatia, la conseguenza di questo è che le persone empatiche aiutano il prossimo per avere un buon ambiente, un aiuto reciproco che nel complesso ci fa sentire bene.

Dipende dall'ambiente, se io esco per strada e mi spiegano che oggi c'è un incontro amichevole e gradevole, dove ci prendiamo cura dell'altro e nessuno maledice l'insicurezza, allora anche io devo fare così altrimenti tutti mi guarderanno e penseranno che sono cattivo e non che sono un eroe. Non mi importa niente, io spacco le macchine perché se è accettato dalla società non posso fare in modo diverso, per questo vediamo che se prendiamo questo tipo di abitudini l'ambiente generale obbligherà ognuno. La persona è così a causa della sua natura, è una creatura sociale, un essere socievole, non può andare contro alla società, lo fa in casi speciali, quando ha la sensazione di essere un eroe, di essere forte e di dominare, ma se tutti dimostrano che non rispettano queste sue tendenze, allora lui non potrà fare niente, sarà obbligato a essere come l'ambiente.

Tal: C'è un esempio molto buono, con un termine che si chiama… quando le persone dicono che non aiutano quando sono in un gruppo, se vedono che nessuno aiuta, allora loro continuano a camminare e nessuno aiuta. C’è un fenomeno interessante quello della pressione sociale, la persona dice voglio essere come tutti, non voglio essere diverso, comportarmi in maniera diversa.

Non ho capito il fenomeno di cui parli. Sto dicendo che l'uomo è un essere sociale.

Tal: Lei ha parlato di un fenomeno che esce dal comune, diciamo, se qualcuno cade per strada e c'è un gruppo molto grande per strada, la possibilità che riceva aiuto è bassa, perché le persone che sono in gruppo sentono la pressione di fare quello che fanno gli altri allora questo non aiuta, è un fenomeno molto interessante perché quando siamo più persone dovremmo avere più sicurezza.

Perché in questo modo tu devi uscire dal pubblico ed aiutarlo, devi superare questa connessione che hai con il pubblico, con l'ambiente.

Tal: Non ho capito il nome del fenomeno, l'effetto di colui che esce dal gregge, allora qui ci sono tutte le condizioni che influenzano la nostra tendenza ad aiutare. Perché la persona di uno stato sociale elevato se ha un problema viene aiutato, ed un altro no?

Si tratta del nostro ego, niente di più.

Oren: Non ho capito.

Perché si tratta del nostro ego, se lui fa parte di un ambiente più rispettato, più ricco ed io appartengo a questo stesso stato, lo aiuto, però se cade un povero che era seduto per strada non rispetto me stesso se lo aiuto perché è più basso nella scala sociale rispetto ad una persona ricca.

Oren: Ma perché questo è in relazione con il fatto di aiutarlo?

Perché io sono attirato da chi è più elevato nella scala sociale, non più basso. Colui che è connesso col più grande è grande, colui che è connesso col piccolo è piccolo.

Oren: Non ho capito, se una persona vestita con un abito elegante cade, le persone lo aiutano, ma un'altra, vestita in maniera semplice, viene aiutata di meno, diciamo che siamo per strada e vediamo questo, magari qualcuno vestito con i jeans, non capisco perché.

In modo naturale noi siamo attirati da chi è più grande o più forte o più ricco, oppure si differenzia di più in qualsiasi forma, perché in questo modo innalziamo noi stessi, ci rapportiamo con lui.

Tal: Cioè, io calcolo dentro cosa mi beneficia?

Si, altrimenti perché lo aiuterei?

Tal: Ma non è una tendenza naturale?

No, dentro di me c'è solo il desiderio di godere ed io devo riempirlo con ogni atto che faccio, a partire dall'atto più semplice come muovere una mano, un dito. Io ho bisogno di energia, da dove ricevere l’energia? Devo godere da questa azione, cioè, io arrivo ed agisco, se ho preferenza per un povero può essere perché ho un buon cuore e sono attirato dall'aiutare gli altri che sono poveri, oppure vado dal ricco e l'aiuto, dipende dal tipo di educazione della persona, da dove viene, eccetera.

Tal: Da questi esperimenti abbiamo visto prima di tutto che c'era una persona rispettabile, l'hanno fatto con degli attori, un'attrice che è caduta per scale e nessuno l'ha aiutata, poi è successo che qualcuno l’ha aiutata, allora anche qualcun altro ha iniziato ad aiutarla, c'è questo fenomeno che quando qualcuno inizia ad aiutare anche altri lo fanno, è sufficiente che qualcuno faccia il primo passo perché gli altri lo copino.

Perché si rompe questa disconnessione, in particolare stiamo parlando di una donna, qui entrano in ballo tanti aspetti, anche le condizioni sociali, non so cosa succede.

Tal: La nostra società oggi è così deviata perché preferiscono non aiutare. Quello di cui ho parlato è successo in Inghilterra, perché in realtà tutti temono di agire in modo naturale riguardo a questa condizione di aiutare o no. La nostra vita è diventata più complicata in quanto ci sono problemi derivati dal non ricevere aiuto, dobbiamo capire come possiamo migliorare questo. Lei ha detto che ci sono differenze interpersonali, hanno fatto un esperimento con i bambini ed hanno scoperto che si dividono tre gruppi di comportamento rispetto all'aiuto: c’erano bambini che aiutavano con una grande empatia, con predisposizione ad aiutare, altri aiutavano solo per farsi vedere dagli altri, un altro gruppo in cui c’era un’empatia, una cosa molto razionale, al di là del fatto che da una parte vediamo che ci sono differenze, ci sono gruppi empatici, calorosi, persino tra i bambini di 9-12 anni, da dove vengono queste differenze tra le persone, perché abbiamo queste diverse tendenze?

Siamo così dalla nascita, anche riguardo alle persone, dipende dai rapporti che abbiamo avuto da piccoli, da come i genitori si rapportavano con noi, oppure al contrario, si sono rapportati con noi in modo speciale, oppure si relazionano con noi per relazionarsi al resto del mondo. Io non credo che possiamo correggere la società per mezzo di tutti questi sondaggi o ricerche, qui deve esserci un metodo speciale di trattamento, di correzione, di educazione per gli adulti ed anche per i bambini, dobbiamo prenderci cura di tutti per arrivare ad uno stato completamente diverso, nuovo. Riguardo a quello di cui abbiamo parlato fino ad ora, in tutti i casi, dobbiamo passare una linea ed arrivare ad una conclusione, in base a quello di cui abbiamo parlato fino a che punto ci sentiamo bene nell'ambiente, fino a che punto possiamo usarlo per il nostro bene, per questo non c'è niente altro che l'educazione, la casa, la scuola, l'università, non importa dove, i mezzi di comunicazione, tutto ha importanza nell'esistenza dell'uomo verso l'ambiente, fino a che punto conviene essere in connessione di modo che finalmente si sentirà meglio, la sicurezza, una migliore società, ecc..

È chiaro, la situazione è abbastanza chiara, egoistica, direttamente egoistica, dobbiamo solamente sviluppare nell'uomo la sensazione di un cerchio che in realtà è un cerchio dal quale lui dipende, gli conviene accettarlo, nello stesso tempo, lui è in questo cerchio insieme agli altri, lui stesso ed anche il mondo, diciamo che il cerchio si espande, lui ed i suoi vicini, la sua zona, la sua città, il suo paese od altri paesi, questo include tutti i tipi di popoli, popolazioni.

Se andiamo ad un grado più elevato, se saliamo un gradino, il fatto che diamo alla persona la possibilità di sentirsi con gli altri in connessione interne, in dipendenza reciproca fino al punto che non può uscire da questo, che dipende dai pensieri e desideri, da quanto loro sono più o meno in educazione, in cultura, in comportamento, in salute, in tutto, perché in base alle ricerche che abbiamo fatto negli ultimi 20 anni abbiamo scoperto che la persona è un risultato della società in ogni cosa, non soltanto della società vicina, ma di tutto il mondo.

Quindi, quando la persona passa sempre di più dall'ego personale a quello generale, da io al noi, perché in verità se la mia dipendenza è la stessa di tutti gli altri, allora siamo come in un sottomarino in cui tutti dipendono da tutti, se qualcuno sbaglia qualcosa allora tutti resteranno nella profondità del mare, io dipendo da tutti, cioè mi conviene passare ad una sensazione diversa, diciamo che io sono con loro nei cerchi vicini, o per strada, nel posto di lavoro, nella zona in cui abito, nella mia città, in tutto il paese, devo arrivare ad una situazione nella quale siamo tutti parte di uno stesso destino per cui tutti dipendiamo gli uni dagli altri.

Se cominciamo a comportarci in questo modo, la persona si innalza al di sopra di sé stesso, sopra al suo ego individuale per l’ego generale, la differenza è essenziale, perché con questo lui annulla sé stesso “in qualcosa” e si innalza ad un ego collettivo. Come nell'esercito, in tempo di guerra, dove tutti dipendiamo dagli altri, la persona è disposta a rinunciare a tante cose, fino al punto che comincia a sentire che il rinunciare gli salva la vita. Ti abituerai sempre di più a tutti i tipi di vita e comincerai a passare una vita in società, passerai dall'io al noi, cioè, se tutti sono felici e si sentono bene è perché sono come un'unica famiglia, questo si può estendere a tutto il mondo se le persone ricevono questa educazione integrale. Egli continua ad essere egoista e questo agisce in tutti i tipi di società che magari sono gruppi, diciamo nell'esercito, o persone che scendono nelle profondità del mare oppure che salgono sulle montagne, tutti dipendono gli uni dagli altri, sia chiaro che non ci può essere uno che è lontano dagli altri ma tutti devono sentirsi connessi, vivere e sentirsi come un unico cuore con un ego comune. La cosa interessante di questo è che se noi realizziamo questo tipo di avvicinamento, ci educhiamo e ci avviciniamo gli uni agli altri vivendo una vita in comune, non alcuna ragione per cui facciamo tutto questo e la vita possa diventare più minacciosa, per questo, possiamo riunirli e fare tutti i tipi di esercizi con loro, quando cominciamo a mettere le persone nelle tavole rotonde, nei seminari di educazione integrale, nei vari giochi, loro cominciano a sentire che nelle relazioni tra di loro c'è una forza speciale aggiuntiva che si chiama “noi”, che non è né tu, né io, non è una connessione di forze ma è qualcosa in comune, integrale è qualcosa in comune, la cosa che c'è qua è l'aggiunta, la somma di 1+1+1…dà questo totale, scusate, l'integrale è più della somma, integrale vuol dire che si connettono, non sono quadratini che uniamo, non sono quadrati che connettiamo uno dopo l'altro ed alla fine abbiamo un quadrato di 400 metri quadri, l'integrale invece include tutti senza alcuna differenza tra questi piccoli pezzi che si collegano, è qualcosa che si fa in comune senza limiti dentro, e quando si connettono a tal punto cominciano a sentire questa unica forza ed in questo scompaiono tutti.

Questa è una sensazione speciale perché se la persona acquisisce questo, lì sente che scompaiono le sue preoccupazioni perché la sua individualità si scioglie, scompare, si include qui, dentro il collettivo, perché tutto quello che ha nella vita scompare, da una vita individuale lui diventa un piccolo organo del corpo, diciamo come un dito e lui fa tutto quello di cui il corpo ha bisogno, il presente, il passato ed il futuro diventano un unico stato perché non ha calcoli personali ed individuali, sente che si include in tutti, è al di sopra dei pensieri e delle preoccupazioni ed è questo che lo riempie, questo riempimento lo porta a sentirsi in uno stato al di sopra del suo ego, del calcolo personale ed individuale, è un riempimento spirituale.

Tal: Mi piacerebbe chiedere perché ora le persone che si trovano in mezzo al pubblico non hanno la possibilità di dare aiuto agli altri che ne hanno bisogno, sono parte del gregge e si includono in questo, fanno come asinelli con un piccolo cervello; qual è la differenza tra quello che conosciamo oggi, di essere come un gregge, di non fare cose positive per l'individuo, per la collettività e lo stato che lei ha descritto dove c'è una cosa in comune?

Perché questo viene fatto con un'educazione speciale che deve essere condotta da istruttore esperto di educazione integrale, la chiamiamo educazione perché pensano che sia per i bambini che per gli adulti. In questo insegnamento c'è un processo con il quale l'istruttore li porta ad una connessione in cui ognuno perde la propria individualità. Non è niente di negativo, al contrario è un qualcosa di molto positivo perché perdiamo tutte le sensazioni negative che ha ognuno, i desideri non realizzabili, le speranze, le paure e le disperazioni, le tendenze, la persona si sente come da bambino, tutto è aperto, è bello, niente ci disturba, tutto è nelle mani sicure della madre, semplicemente lì tutto è bello, è buono e noi, come bambini piccoli, saltiamo dal letto, usciamo fuori con i bambini, con gli amici, il sole, l'aria , gli uccelli, ci sentiamo in qualcosa di bello, la persona adulta deve sentirsi così allora, nel momento in cui queste sensazioni negative scompaiono, noi ci includiamo e perdiamo il nostro io dentro la società.

Oren: Vorrei chiedere sulle differenze tra le persone, ci sono persone che si comportano in modi diversi. Uno, la parte genetica, e due la parte che riceve, io capisco questo perché il comportamento di una persona è diverso rispetto al mio, magari in maniera non così razionale o logica, se uno guarda il comportamento in una società di persone vedrà che ci sono persone completamente chiuse, attorno a loro c'è uno schermo di ferro invisibile che li separa dall'ambiente. Abbiamo parlato qui di tutti i tipi di esperimenti che sono stati fatti ad esempio, se una persona cade c'è chi l'aiuta e chi no, allora voglio chiedere: perché ci sono persone che non muoverebbero un dito verso l'altro?

Loro sono fatti come tutti gli altri.

Oren: Allora perché si comportano così?

Perché il loro ego è più sviluppato degli altri e per questo nella correzione dell'ego proprio loro possono salire molto di più, quando l'inclinazione dell'ego è molto grande impiegheranno più tempo, ma quando si connettono a questo metodo integrale possono arrivare a gradini più alti.

Oren: Diciamo che io sono una persona così, faccio parte di queste persone completamente chiuse, può spiegare la struttura interna, il fatto che non muovono niente, che non sentono niente, come può essere questo?

Perché è così. Cosa vuol dire così chiuso, il desiderio di godere, di preoccuparsi di se stessi, è il desiderio egoista comune ad ognuno, in loro è molto grande, molto sviluppato, i loro genitori si sono comportati con loro come se fossero molto speciali, come fossero dei principi, erano coccolati, si sentivano molto speciali, come se il mondo fosse al loro servizio, si comportano come se gli altri non esistessero, è un comportamento molto naturale, loro guardano gli altri e sentono che sono al loro servizio e quando non hanno bisogno di loro non li vogliono. Questa sensazione magari è in ognuno, diverse volte ho sognato che mi svegliavo al mattino e scoprivo che non c'erano persone e tutta la città era al mio servizio, io potevo fare qualsiasi cosa, nei negozi, con le macchine, tutto, da dove viene alla persona questo sogno? Viene dal suo ego che vuole dominare su tutto e se le persone non mi servono scompaiono dalla mia vista. Io ho sognato qualcosa di questo genere, tu no?

Tal: Perché le ricerche dimostrano che quando le persone sentono l'altro si sentono meglio.

Qui devono passare un limite, un muro, cominciando a visitare l'altro allora si sentiranno meglio, si includono in questa nuova esperienza, non è che a loro piace o c'è una spinta a farlo, c'è un 11% della popolazione che è altruista, per cui l'ego si esprime tramite la dazione, Greenpeace vuole che gli animali vivano, è un'associazione altruistica, sì, però ha una personalità distorta, è egoismo distorto.

Oren: Cosa vuol dire?

Distorta si riferisce al fatto che il loro ego è diverso.

Oren: In cosa è diverso?

Perché ricevono un riempimento.

Oren: Sono all'altro estremo, sono persone che sempre aiutano.

Sì, sì, ho avuto un amico così, io sono una persona molto egoista, la sua casa era piena di animali, li metteva fuori, in classe tirava fuori dalle tasche delle rane, non solo con gli animali, lui era così anche con le persone, lui era così con tutti, casa sua era come uno zoo, fino al punto che gli animali lo sentivano, credo che i topi uscissero dai loro nascondigli ed andavano lì, vicino a lui, a questo punto, io sentivo questo, era una cosa incredibile, lui si relazionava bene sia con gli animali che con le piante, era una sua tendenza, un'inclinazione, era molto bravo, magari non tanto con le persone, la sua tendenza era rivolta agli animali. Ci sono tante persone che fanno questo, vanno in tutti i tipi di organizzazioni come volontari.

Oren: Qual è la struttura interna di queste persone che sono opposte rispetto a quelle che sono chiuse, cosa succede dentro di loro?

Loro sentono piacere in questo, forse io sento piacere per il fatto che ho trovato in strada 10 sheqel e con questi ho comperato un panino ed un gelato, ho fatto festa con gli amici ed ho comperato ad ognuno di loro un panino, è così, queste persone non vivono bene da sole, godono quando sono tutti insieme e condividono, è un tipo di godimento così, anche egoista ma è sociale. Senza questo tipo di persone sarebbe molto difficile vivere, in tutta la storia è così, in ogni generazione.

Tal: Sono i volontari, questo tipo di organizzazioni, è una pena che non siamo tutti così.

No, no, no, non serve dire che c'è una pena nella natura o no, dobbiamo capire che nella natura non c'è sbaglio, che sia così o no, quello che dobbiamo controllare è il beneficio di ognuno, c'è un beneficio specifico.

Tal: Vediamo cosa la natura ci dà quando sorridiamo, quando ci aiutiamo a vicenda e sentiamo una buona sensazione, per esempio, quando sorridiamo a qualcuno diamo a qualcuno la tendenza ad aiutare gli altri, cosa succede nelle relazioni tra di noi? Se per esempio io sorrido, posso influenzare il comportamento dell'altro, il mio sorriso influenza l'altro.

Perché tu con questo gli dai energia positiva, l'altro si sente bene e vuole continuarlo, lo innalza ad una determinata onda.

Tal: Puoi spiegare questo, è interessante.

Abbiamo detto che la persona è un animale speciale e secondo come ci si relaziona con lui, egli tende a rapportarsi allo stesso modo, diciamo che se tu torni a casa con un'espressione acida sul volto, magari sei arrabbiata, allora creerai problemi, lui si metterà sulla difensiva e ti accuserà di avere un brutto carattere, se, al contrario, arrivi con un sorriso, lo abbracci e lo baci allora anche lui si rapporterà in modo diverso perché tu lo riempi con un'energia positiva.

Oren: Questo mi riguarda.

Questo desiderio di ricevere assomiglia al comportamento che si ha con la madre.

Oren: Si, è così, questo è quello che succede quando arrivo con un'espressione acida anche lei me lo ritorna, ma se sorrido è il contrario, io non voglio parlare dell'interazione, se arrivo da lei con un sorriso, con un buono stato, allora lei si carica, si comporta in modo diverso perché le do un'energia positiva. Lei ha detto questo, un'energia positiva, io non sono una persona che sorride, ma Tal sì, lei ti dà un'energia positiva?

Lei mi dimostra che può adulare il mio ego, può farmi sentire bene, mi fa godere di questa relazione che ha con me, dopo, io mi rapporto così con gli altri perché in questo modo comincio a godere, se io mi rapporto con l'altro in modo buono, cosa non semplice perché devo superare il mio ego, allora io sorrido e l'altro anche, lo obbligo a rapportarsi con me con un sorriso e questo mi dà piacere, cioè, lui mi presta attenzione e mi supporta, mi appoggia. In questo modo egli riceve un esempio di come relazionarsi con l'altro ed ottenere da questo anche piacere, ma ognuno deve superare qualcosa del suo ego, perché questo ha la tendenza di rimpicciolire il prossimo e questa tendenza obbliga l'altro ad essere sotto di me, ognuno nel mio ambiente.

Oren: Perché?

Perché questa è la mia natura.

Tal: Parleremo di questo nelle prossime conversazioni.

Oren: Devo chiedere su questo trio, io ricevo un buon feedback tra di noi, anche lei lo riceve e si comporta allo stesso modo con una terza persona? Ah, degli esempi negativi ne parliamo dopo!

È lo stesso, se io sono aggressivo ti comporterai nella stessa maniera con l'altro.

Oren: Allora, se io misuro la società in base a Tal che sorride ed io sono acido, se Tal si rivolge a me in modo buono ed io l'attacco, lei come si rapporta con il terzo? Diciamo che riceve un atteggiamento diverso da ciascuno di noi, allora cosa è più forte, l'interazione positiva, il fatto che Tal viene con un sorriso o che io vengo con un pugno, cosa influenza di più?

Tu mi influenzi di più perché minacci il mio ego, tu farai in modo che io mi comporti in questo modo.

Oren: Io causerò che ti comporti così con un terzo?

Tal: Non abbiamo molto tempo, mi piacerebbe chiedere qualcosa: c'è una storia molto profonda, interessante, di un bambino che si trova con un anziano il quale gli mostra una farfalla dentro un bozzolo e gli dice “non toccarlo, lascia che compia il suo processo”, il bambino vedeva la farfalla che voleva uscire ma non riusciva, allora lui l'ha aiutata ed ha aperto il bozzolo e la farfalla ha cominciato a volare, ma è immediatamente caduta a terra e non è sopravvissuta. Questo ci insegna che il processo che la farfalla deve passare per rafforzarsi. Allora, noi a volte vogliamo aiutare gli altri ma non capiamo che spesso questo aiuto può distruggerli, non dobbiamo fare come con la farfalla che aveva bisogno di crescere. Mi piacerebbe aiutare ma vorrei capire qual è l'aiuto corretto, se vogliamo aiutare come possiamo farlo?

Noi dobbiamo capire questo: non mettere degli ostacoli davanti ad un cieco, dobbiamo indicare la direzione giusta, cioè, dobbiamo educare il bambino in modo corretto solamente nella misura in cui può aiutarlo, quando lui è maturo, allora possiamo cominciare ad educarlo nella maniera corretta, dalle abitudini, alle nuove conoscenze che vanno contro la sua natura, queste sono abitudini sociali che includono le abitudini dell'Arvut, della connessione. Questo solo se tutta la società è matura per questo, cioè che, prima di tutto, arrivi al riconoscimento del male, del suo ego, del suo comportamento, che magari i risultati non sono così gradevoli e potrebbe esserci una minaccia per il futuro, allora nella misura in cui possiamo aggiungere alla società, diciamo mettere degli occhiali per vedere il futuro, come il saggio vede appena nato, cioè, senza aspettare che arrivino a sentirsi male o al riconoscimento del male che li mette con le spalle al muro, magari possiamo in un certo modo portar loro degli occhiali, o una lampadina. Come quando facciamo la diagnosi di un malato, vediamo che la malattia si sviluppa, la identifichiamo e facciamo tutti i tipi di trattamenti, lo stesso qui, il fatto è che dobbiamo capire è che queste azioni non sono come far uscire la farfalla prima che cresca, estrarla dal bozzolo dove poteva crescere, dobbiamo solo aggiungere, per mezzo della ragione, della mente, questo che manca loro, solo con la condizione che realmente combina l'emozione, la sensazione presente che non gli fa riconoscere il male, con la mente, dobbiamo portarli a questa sensazione, perché l'emozione non è abbastanza, la mente è sufficiente per arrivare al riconoscimento del male. Come ad esempio per il fumo, ci danno tutti i tipi di informazioni, film, ecc., allora vediamo che è qualcosa di terribile e ci fermiamo, non ci chiediamo come smettere di fumare, questo ci influenza, ma a condizione che sviluppiamo nell'uomo il riconoscimento del male.

Oren: Cos’è il riconoscimento del male?

In ogni situazione, quando usciamo dalla connessione naturale che c'è tra tutte le persone, cominciamo a capire che se non realizziamo questa connessione causiamo un male irreparabile a noi ed a tutte le persone, perché siamo un sistema unico ed il male si espande in tutto il sistema, in tutta l'umanità, questo ritorna a noi in un circolo tale che il mondo comincia a bruciare con tutto questo fuoco.

Se io ogni volta porto alla persona l'immagine della Terra che arde a causa della nostra relazione cattiva, come mancanza di cooperazione, mancanza di Arvut, allora quando, una volta dopo l'altra, tutti cominciamo ad includerci, come nell’esempio del fumo che ci ha influenzato, allora questo ci influenzerà e cominceremo a rapportarci con gli altri in un modo buono.

Oren: In una frase, a cosa ci obbliga?

Ci obbliga ad avere buoni rapporti ed essere tutti uniti.

Oren: Grazie a tutti, il nostro tempo è finito, grazie di essere con noi in “Una nuova vita” a tutti il meglio.

(Fine della conversazione)