Nuova Vita 1 - Verso un nuovo mondo

Nuova Vita 1 - Verso un nuovo mondo

Episode 1|27 דצמ׳ 2011

Nuova Vita

Conversazione numero: 1

Verso un nuovo mondo

Conversazione con il Dot. Michael Laitman del: 27/12/2011

OREN: Salve siamo qui nello studio con il Prof. Laitman in una serie di conversazioni di un nuovo progetto che si chiama Educazione Globale; noi lavoreremo insieme, voi semplicemente parteciperete e sono sicuro che troverete interessanti queste lezioni.

Salve Prof. Laitman, ultimamente abbiamo parlato a lungo del fatto che il mondo sta andando verso una situazione in cui ci saranno tante persone disoccupate. Già oggi il numero dei disoccupati si aggira intorno ai duecento milioni e questo fenomeno crescerà drasticamente nel prossimo periodo. Presto queste persone potrebbero cominciare a creare problemi a se stessi, nelle città in cui vivono e allo stesso governo; si può prevedere che aumenteranno i casi di depressione, gli atti di violenza, anche gravi, come delitti ecc.

I contenuti che stiamo trattando sono destinati a persone che abbiano raggiunto un tale livello di consapevolezza da poterli percepire come importanti per lo sviluppo di sé, delle proprie sensazioni, per la comprensione dell’ambiente circostante, della società e del mondo attuale. Abbiamo tenuto tante conversazioni dove abbiamo spiegato perché questa conoscenza è importante e come mai senza di essa il mondo si deteriorerà , abbiamo parlato a lungo della necessità logica che il mondo faccia questo passo e che tutti i governi inseriscano e integrino questo piano di educazione in modo che la gente possa accettarlo; il corso è aperto a tutti anche a chi non è disoccupato, anche all’imprenditore, per esempio, che decide che i suoi operai facciano un’ora al giorno di questo corso per aggiornarsi e migliorarsi come persone.

La mia parte in questo progetto è preparare un libro diviso in piccole sezioni, un specie di manuale pratico che il Cittadino del Mondo possa aprire e studiare. Contemporaneamente organizzeremo delle lezioni non eccessivamente lunghe, chiare, che toccano il cuore e che possono essere facilmente memorizzate; alla fine di ogni lezione sarà previsto un test per verificare quanto è stato effettivamente appreso dai partecipanti al corso. Alla fine del corso, inoltre, è previsto un piccolo esame per verificare l’apprendimento delle idee che abbiamo esposto e chi lo supererà riceverà un diploma o un attestato di partecipazione da chi ha organizzato e promosso il corso stesso.

Continuiamo con lo sviluppo dei contenuti.

Per entrare in argomento, io pensavo di procedere in questo modo: cercherò di descrivere un’ipotetica situazione di studio, poi smetterò di parlare e tu continuerai con la simulazione della lezione.

Immaginiamo che ci sia un certo Stato il cui governo ha capito che non c’è alternativa, ha capito che questo corso aiuterà la popolazione, ha accettato le nostre idee e ci ha dato il via libera.

Immaginiamo di avere organizzato la prima classe con gente disoccupata o occupata parzialmente e che siamo al primo incontro con loro; davanti a te ci sono trenta o quaranta persone.

Bene, cosa diresti alle persone? Io non sono qui, voglio solo ascoltare, prendere nota di ciò che immagino potrebbe emozionare i partecipanti, ciò che potrebbero interiorizzare più o meno facilmente e ciò che potrebbe migliorare in modo pratico la loro vita; poi ne faremo un libro e così concluderemo il progetto.

Buongiorno, sono molto contento di essere qui! Può essere che voi guardiate questo un incontro con sospetto e non ne comprendiate l’utilità, dato che le circostanze intorno a noi non sono così buone.

D’altra parte, senza tutta questa situazione, probabilmente non avreste avuto la necessità e nemmeno il tempo di ascoltarci; può anche essere che alcuni di voi siano stati obbligati a partecipare ma, in ogni caso, ci siamo. Proviamo a sforzarci, allora, di vedere le cose in questo modo: tutta questa situazione in cui ci troviamo si è verificata, in realtà, per portare una grande novità nella nostra vita: in verità ci troviamo qui non per la crisi o per problemi che affliggono ciascuno ma per aprirci all’inizio di una nuova vita che darà gioia a noi e agli altri.

Per fare questo abbiamo bisogno, prima di tutto, di capire: cosa ci sta succedendo? Sia da un punto di vista generale che più in particolare per ciascuno di noi. Come mai ci succede? E’ dovuto al caso o a qualche nostro errore? Oppure tutto questo non è altro che un processo che dobbiamo necessariamente attraversare, in base a leggi specifiche e ad una tendenza generale per mezzo della quale giungeremo ad una situazione positiva?

Siamo soliti indicare la situazione attuale con il termine “crisi globale o integrale” e parliamo di crisi dell’economia, dell’educazione, della cultura, della scienza, di crisi finanziaria, insomma associamo la parola “crisi” a tutto quello che riguarda l’uomo in questo mondo per indicare che tutto sta attraversando un periodo negativo.

Per dire la verità, la parola crisi non è necessariamente una parola negativa: dall’etimologia della parola (dal greco, krisis) significa forza distintiva, separazione, e quindi scelta, giudizio, decisione. “Crisi”, quindi, implica un passaggio da una situazione ad un’altra e richiede un’apertura a qualcosa di nuovo, come accade con una nascita. Se consideriamo per un attimo la nostra vita non avremo difficoltà a ricordare che, quando ci siamo trovati in un passaggio fra due situazioni diverse, quando abbiamo dovuto abbandonare l’una per scegliere l’altra, è stato sempre un po’ difficile per noi: cambiare lavoro, decidere un corso di studi, sposarsi… in ogni caso ci siamo dovuti confrontare con delle abitudini e con un sistema preesistente e per questo automatico che non ci richiedeva più tante energie per il suo semplice mantenimento. Ci siamo scoperti tutti abbastanza pigri perché ci attirano maggiormente le cose che sono già sicure e rodate da tempo e, per questo, il passaggio al “nuovo” non è stato mai piacevole né facile, a meno che non ci promettesse un futuro sicuramente positivo.

Quando il passaggio è vissuto come difficile e minaccioso e non ne vediamo lo sbocco positivo verso un futuro che rimane ignoto allora la situazione è percepita come tragica. Analizziamo, quindi, prima di tutto la nostra situazione e vediamo se è veramente tragica, afflitti come siamo da problemi dalla portata molto grande come alluvioni, terremoti, tsunami, esplosioni o eruzioni di vulcani e chissà che altro sta per succedere stando alle non rosee previsioni degli ecologisti! Dalla possibilità che scoppino guerre, attentati terroristici o rivoluzioni sociali fino al caos più totale o al contrario tutto questo potrebbe alludere alla nascita di un nuovo ordine che ancora non vediamo.

Tutta la tensione, la pressione e la forza che avvertiamo oggi nel mondo, insieme alla mancanza di soluzione immediata, sono funzionali alla necessità di generare una nuova società. Per comprendere questo pensiamo a cosa accade all’embrione: dalla fecondazione al parto, l’embrione deve attraversare un intero processo che richiede nove mesi prima di arrivare alla luce: dapprima si sviluppa all’interno della madre in un posto sicuro e confortevole ma, quando si avvicina la nascita, inizia un processo molto spiacevole dove sia la madre che il piccolo avvertono grandi pressioni, le doglie, fino a che entrambi si trovano in uno stress reciproco tale che non possono sopportarsi a vicenda: il neonato deve uscire! Cercando di tradurre questo processo in termini emotivi il neonato, approssimandosi al momento della nascita, comincia ad odiare di essere all’interno della madre e anche lei non lo vuole più, non è più capace di contenerlo e in questo rigetto e repulsione reciproca si realizza l’atto stesso della nascita: il neonato esce in un mondo luminoso e bello dove tutti lo accettano e si prendono cura di lui.

Questo neonato necessitava una nuova vita ad un nuovo livello; invece di essere qualche chilogrammo di carne che si sviluppa, un animale all’interno di un altro animale, diventa “essere umano”, anche se ancora molto piccolo e non capisce cosa succede, inizia la sua nuova vita.

Forse, tutto questo è molto simile a ciò che stiamo vivendo ora. Potremmo paragonare, infatti, nostra situazione alle doglie del parto verso un nuovo mondo. Durante la storia abbiamo attraversato diverse situazioni di questo tipo, anche se non così tragiche e globali come la rivoluzione in cui ci troviamo in quest’epoca e che, proprio per questo, possiamo chiamare “nascita”. Abbiamo attraversato, comunque, diverse fasi dell’evoluzione o livelli di evoluzione nella storia dell’umanità, però la situazione attuale è diversa da quelle precedenti: prima eravamo sempre pronti a promuovere il cambiamento, volevamo raggiungere la nuova fase, fin dall’inizio vedevamo che dovevamo fare una qualche rivoluzione nella nostra vita che poteva essere una rivoluzione sociale, tecnologica o poteva essere la scoperta di una cosa nuova come nuovi continenti, nuove armi, allora si prendeva una nuova direzione come è successo con internet, e ogni volta si manifestava un nuovo legame , un nuovo tipo di connessione tra noi.

Queste, però, non erano rivoluzioni generali che toccavano tutti i livelli della nostra vita e non investivano tutta l’umanità, tutti gli stati, tutti i paesi.

Ora come ora, poiché siamo ancora nel processo che precede la nuova nascita, non possiamo ancora dire che sia proprio così ma possiamo notare che questa sembra la direzione verso la quale stiamo andando.

La situazione attuale, chiamiamola per il momento “crisi che precede una nascita”, inizia ad essere sempre più opprimente per ciascuno di noi: non andiamo d’accordo in famiglia, divorziamo anzi, non vogliamo nemmeno più sposarci, non sappiamo come comportarci gli uni con gli altri, non riusciamo ad andare d’accordo nemmeno con i nostri bambini, nel lavoro, nell’economia, in tutto manca ordine e direzione; il problema, ripeto, non è di un singolo stato o di una singola società o di una parte della società ma è un fatto globale e integrale che coinvolge tutti. Per questo indichiamo questa rivoluzione come qualcosa che coinvolge tutta l’umanità ed è una cosa che non si è mai verificata nella storia prima d’ora.

Il fatto più importante in tutto questo, è che noi non riusciamo a prevedere il futuro. In passato abbiamo sempre potuto immaginare cosa volevamo dal futuro, c’era sempre davanti a noi l’immagine della futura forma della società. Per esempio dalla schiavitù ci siamo spostati ad una società più avanzata e da questa ancora a quella successiva; certo abbiamo sempre cambiato le cose per mezzo di rivoluzioni, di guerre di religione, di guerre sociali; però tutto questo era accompagnato dal fatto che prevedevamo sempre in anticipo una meta futura positiva una parte della società era d’accordo con questa visione, una parte no e per questo ci scontravamo…

Adesso, invece, siamo di fronte ad un processo integrale, ad un fenomeno mai accaduto prima e che si verifica contemporaneamente in tutto il mondo… un vero e proprio processo globale che riguarda tutti i settori. Pensiamo, per esempio a cosa sta succedendo con l’ecologia e alle conseguenze che ne deriveranno. In passato i cambiamenti del clima: glaciazioni, surriscaldamenti hanno sempre provocato grandi cambiamenti nell’umanità. Tanto per fare un esempio, durante il periodo delle glaciazioni i popoli che vivevano a nord furono costretti a scendere a sud e dalla Siberia o dall’Asia si sono spostati verso l’Europa e così via.

Ci sono stati periodi storici, quindi, che hanno visto realizzarsi trasformazioni dell’umanità attraverso il cambiamento climatico, altri periodi in cui queste trasformazioni si sono realizzate tramite lo sviluppo tecnologico o per il fatto che qualche società singola si è sviluppata al punto da non poter più sopportare un certo re o dittatore o qualsiasi altra forma di governo, ma adesso tutto questo succede contemporaneamente, sia al livello della natura che ci circonda (l’ecologia) sia al livello della natura interiore dell’uomo (individuo e società), che oggi non si sente in equilibrio con nessun sistema della sua vita, nemmeno con quelli dai quali, in passato, dipendeva completamente, come il cibo, il lavoro, la famiglia, l’educazione, la sicurezza, cioè tutte quelle cose necessarie affinché l’umanità continui a riprodursi nelle generazioni future.

Da questo possiamo dedurre che in tutto il mondo ci troviamo da una parte in una situazione generale che non funziona più, dall’altra non riusciamo a prevedere verso quale situazione stiamo andando.

Questo è il motivo per cui abbiamo ideato questo corso, cioè per vedere se è possibile scoprire insieme quale può essere questo futuro, se è possibile muoversi verso di esso con consapevolezza, come un uomo che ha chiaro dove vuole andare, programma i suoi passi, analizza le varie possibilità e in questo modo semplifica il suo cammino ed evita di commettere errori inutili o di andare per tentativi… alla cieca. Nella situazione globale in cui ci troviamo non ce lo possiamo proprio permettere!

Il nostro corso, quindi, si prefigge principalmente lo scopo di aprirci gli occhi rispetto alla situazione attuale e, cosa ancora più importante, rispetto alla situazione futura che ci aspetta, per scoprire insieme come possiamo passare dallo stato attuale a quello futuro: per questo sarà necessario conoscere quali cambiamenti ci aspettano e come mai proprio quelli; dovremo comprendere il motivo della mancanza di successo che oggi caratterizza tutto ciò che facciamo, quali mezzi possiamo utilizzare per raggiungere la nuova fase della storia dell’umanità... Insomma dobbiamo confrontarci e misurarci con l’idea che forse il nostro stato di oggi prelude ad una nascita e che le cause di questo parto siano la nostra natura interna e quella esterna che ci obbligano a crescere, mettendoci pressione; dobbiamo capire se veramente tutto questo movimento sia naturale rispetto all’evoluzione umana, perché, se lo sapessimo, allora potremmo prevedere in anticipo ogni nostra mossa.

Pensiamo all’esempio storico della schiavitù: gli schiavi non immaginavano nemmeno che la situazione successiva sarebbe stata caratterizzata da una certa libertà e credevano che accettare di vivere in schiavitù fosse la situazione più comoda per loro essendo in uno stato dello sviluppo dove non si vuole pensare a se stessi ma si è disposti a lavorare per qualcuno che possa assicurarci la sussistenza, garantendoci il cibo, le cure e un tetto sulla tesa… e anche per il padrone era conveniente fornire a queste persone tutto lo stretto necessario perché, comunque, otteneva da loro più di quello che investiva… quindi, per il bene di entrambi, si faceva così. Improvvisamente, però, si è rivelato che per il padrone era meglio non tenere l’uomo come schiavo perché altrimenti la sua produzione non era più sufficiente a coprire l’investimento su di lui, se invece gli dava maggiore libertà e si metteva d’accordo con lui, concordando una percentuale di guadagno sul suo lavoro, la cosa appagava di più entrambi e, quindi, la società è andata verso la fase successiva.

Nello stesso modo oggi siamo in una certa fase dello sviluppo e ci stiamo muovendo verso una nuovo stato. Come mai non lo vediamo? Perché non possiamo programmarlo, nonostante tutte le nostre conoscenze e tutta l’esperienza accumulata nel nostro passato? Abbiamo la scienza, la tecnica, molte persone preparate ed intelligenti, tutto è così progredito nel mondo, con tutti i nostri i nostri convegni internazionali, istituti di ricerca, università, psicologi, sociologi, economisti, specialisti di finanza… come mai improvvisamente siamo come bambini ciechi e non siamo capaci di capire dove andiamo, cosa ci manca? Cosa manca ai nostri scienziati perché scoprano la soluzione? Come mai è necessario ritrovarci qui, in un corso, per imparare in modo artificiale cosa fare della nostra vita, come organizzarci per il futuro? Questo non è naturale, non ci è mai accaduta una cosa del genere, ognuno nella vita precedente sentiva dentro di sé: “Va bene adesso basta! Dobbiamo fare una rivoluzione”, “dobbiamo cambiare la società, l’ambiente”, e così via … Ma ora no, siamo consapevoli del fatto che qualcosa deve essere cambiata, ma non sappiamo che corda tirare, non conosciamo il mezzo, non sappiamo qual è lo scopo, insomma… siamo impotenti.

Iniziamo la nostra prima lezione con questo tema: cosa intendiamo per “sviluppo sociale”? A partire da questo, infatti, possiamo definire lo sviluppo dello stato, della famiglia, dell’economia, dell’educazione dei bambini, della cultura, della tecnologia, della scienza e così via. L’uomo ha iniziato a vivere in una società decine di migliaia di anni or sono, perché da solo non poteva procurarsi tutto ciò che gli serviva per sopravvivere; non si è accontentato, però, di vivere in piccoli gruppi come gli animali, sebbene l’uomo derivi dal livello animale, perché la nostra natura, comunque, ci porta a desiderare di migliorare, a sviluppare le cose e capire cosa sia la vita, a costruire intorno a noi un bell’ambiente per ricavarne sempre un maggior beneficio.

L’uomo, quindi, possiede un impulso interiore, una spinta di natura egoistica, che porta ognuno a desiderare una vita sempre migliore, più sicura, più tranquilla, a sentirsi speciale rispetto agli altri, a provare sentimenti come la gelosia, la passione, l’onore. Tutto questo sta in ogni persona indipendentemente dall’epoca storica e dalle culture: fin dalle più antiche culture, infatti, queste qualità sono emerse negli uomini e sono state il motore di ogni loro sviluppo.

L’uomo deve vivere una vita sociale, o meglio potrebbe anche arrangiarsi e sopravvivere nella foresta ma, in questo caso, sarebbe un animale fra gli altri. E’ successo, a volte, che qualcuno si sia perduto nella foresta e che si sia evoluto come gli animali che lo hanno accettato, perdendo così la “forma” umana fino al punto di non essere più capace di vivere nella società civile. Perciò il nostro evolverci lungo tutte le generazioni è stato funzionale allo sviluppo della società, dell’ambiente.

Man mano che ci evolvevamo, siamo diventati sempre più consapevoli che l’uomo non si sviluppa autonomamente, ma che dipende dalla società in un rapporto di reciproca influenza: l’uomo promuove l’evoluzione della società e per mezzo della società promuove il suo sviluppo individuale fino al punto che un fattore dipende dall’altro.

Al giorno d’oggi dipendiamo da migliaia di persone, anzi, possiamo dire che dipendiamo da tutto il mondo: se esaminiamo ciò che indossiamo, come viviamo, cosa mangiamo, come è costruita la nostra casa, in che modo ci riscaldiamo o rinfreschiamo, come ci spostiamo, come lavoriamo, io credo che non ci sia un paese che, più o meno direttamente, non contribuisca nel fornirci qualcosa: ci sono paesi che forniscono i materiali grezzi ,macchinari, altri che organizzano i trasporti con le navi, altri, infine, che creano il prodotto finale come, per esempio, i miei vestiti.

Sappiamo in base alla nostra ricerca sociale, economica, psicologica, ecc.… che l’intero mondo dipende totalmente dalle sue componenti e più ognuno di noi si è specializzato in un lavoro specifico, un lavoro connesso in modo armonico con quello degli altri, più siamo stati in grado di procurarci migliaia di cose in più rispetto a ciò che si poteva avere in passato: un po’ di pane, un po’ di aceto, un po’ di vino, un po’ di carne e basta. Abbiamo, piano piano, cominciato ad aumentare le varietà di cibo, di vestiti, abbiamo migliorato i sistemi di riscaldamento, abbiamo sviluppato veicoli di trasporto sempre più sofisticati e così via…

In corrispondenza a questo si sono sviluppati diversi ambiti di studio e sono nati esperti in economia, in agricoltura, in tecnologia e così via, parallelamente evolveva la cultura, con le tradizioni, i libri, la musica, il canto, la poesia. Piano, piano, intorno all’uomo sono comparse intere industrie non strettamente necessarie per la sua vita, ma senza le quali lui sentiva di non poter vivere. Oggi possiamo avere, ad esempio, un musicista che sale sul palco, fa il suo concerto davanti a mille persone e, in una sola serata, guadagna una somma di denaro che un operaio non guadagna nemmeno in un intero anno di fatiche, eppure noi apprezziamo molto queste cose superflue che sono, in qualche modo, parte di noi, perché senza di esse non siamo capaci di vivere.

Pensiamo allo sport, al turismo, a tutto quello che abbiamo oggi sul mercato e proviamo a fare un calcolo: quale percentuale di tutto ciò che produciamo corrisponde a beni di prima necessità, indispensabili per la nostra sopravvivenza? Noi produciamo almeno il 90% di cose non necessarie, ma in apparenza ne abbiamo bisogno, perché dentro di noi sentiamo che “questo appartiene al livello dell’uomo”, “ho bisogno anche di questo”, “non avendo scelta, certo potrei vivere in una caverna, ma io posso scegliere e preferisco la villetta con giardino “e così via;

Lo sviluppo dell’uomo, infatti, ci obbliga a fare anche questo: siamo arrivati al un punto in cui possiamo dichiarare che, se l’uomo si emarginerà dalla società, soffrirà il disagio di doversi privare di tutto, da solo potrà riuscire a procurarsi ciò che è strettamente necessario per la vita, per non morire di fame, ma per avere tutto il resto, avrà bisogno di partecipare alla vita sociale, di produrre le cose che servono alla società e, così, in cambio riceverà dalla società quello che desidera.

Quindi, prima di tutto, c’è la nostra dipendenza dalla società, questa è un concetto fondamentale di cui dobbiamo assolutamente essere consapevoli.

In questo caso, allora, cosa abbiamo fatto di sbagliato nella società? Che errore abbiamo commesso per ritrovarci ora in una situazione in cui non possiamo garantirci una vita serena ma sentiamo di essere in “crisi”? Intendendo con questo uno stato negativo, non l’accezione positiva della parola “crisi” intesa come “travaglio che prelude ad una nuova fase”. Cosa c’è che non va?

Se diamo uno sguardo complessivo alla storia dell’evoluzione umana possiamo notare un parallelismo stretto fra il nostro sviluppo sociale e lo sviluppo delle nostre aspirazioni e desideri.

Per fare un esempio, mentre nel passato ci accontentavamo di trascorrere una vita semplice (desiderio piccolo), vivendo in un villaggio, possedendo qualche animale ,ad esempio una mucca per il latte e il formaggio, qualche gallina per le uova, capre da cui ricavare la lana, ecc. e un piccolo appezzamento di terra da cui ricavare il grano con cui le famiglie garantivano la loro sussistenza, più tardi le nostre aspettative rispetto alla vita sono cresciute (desiderio più grande) e questo ci ha spinto a vendere i prodotti della terra nel mercato, in città, per poter avere al posto di ciò che producevamo qualche bel vestito o altre cose molto speciali. Andando in città, magari, ci siamo resi conto che esistevano macchinari per arare la terra che potevano migliorare ed aumentare la resa delle coltivazioni e, quindi, ci siamo impegnati a lavorare ancora più pesantemente per riuscire ad acquistare questo macchinario. In alternativa, abbiamo cominciato a chiedere in prestito i soldi, calcolando di restituirli vendendo il grano che, ne frattempo, potevamo produrre in quantità maggiori.

Mano a mano che i nostri desideri si sviluppavano, cresceva anche la connessione tra di noi, quindi, questo impulso interiore, che possiamo indicare con il termine complessivo di “ego”, nel crescere ci spingeva anche a svilupparci socialmente. Su questo esistono tanti libri, vi raccomanderemo le fonti dalle quali potrete trovare i materiali per poter approfondire l’argomento: su internet, la letteratura scientifica, ecc.

Una volta compresa e accettata l’idea che tutta la nostra storia si basa interamente sullo sviluppo dei desideri dell’uomo, sorge la domanda: “perché vogliamo sempre di più?”, “perché il nostro desiderio cresce e all’improvviso vogliamo una cosa che prima non consideravamo nemmeno… e poi un’altra e un’altra ancora? Come avviene questo meccanismo?

Osservo gli altri e all’improvviso vedo che sono attirati da qualcosa, sorge in me la gelosia, la passione, l’onore e non voglio sentirmi perdente o indietro rispetto a loro, voglio anch’io avere quello che hanno, ricavare quello che ricavano loro da quella cosa, allora, quando osserviamo il nostro sviluppo umano, vediamo che questo confronto con gli altri ci attira e ci sprona. Ammiriamo coloro che hanno grande immaginazione e producono incredibili opere artistiche, coloro che possono realizzare grandi progressi nella tecnologia, nella medicina, nell’economia, in ogni cosa che può servire agli esseri umani, tutti questi progressi che scopo hanno se non quello, in fin dei conti, di riempire i nostri desideri? E’ così che ci evolviamo e possiamo osservare, che, quando è giunto il tempo, abbiamo iniziato a fare le guerre, le conquiste di campi, di terreni, di interi popoli e poi è giunto il tempo delle scoperte dei continenti e lo sviluppo della tecnologia; abbiamo studiato come vendere meglio le cose; come elaborare le cose in una forma speciale e siamo arrivati perfino alla conquista dello spazio.

Abbiamo fatto sempre più progressi ma siamo giunti ad una via senza uscita. Questa fenomeno è iniziato almeno 50 o 60 anni fa. Negli anni settanta del XX secolo, i ricercatori interessati all’indagine della società, dell’ambiente, del processo evolutivo dell’umanità ecc. hanno cominciato ad avvisarci che ci trovavamo in una situazione di stallo e che non sapevamo come uscirne. In effetti abbiamo cominciato a percepire questo disorientamento e quello che ci ha aiutato a distoglierci dal disagio che procurava questa sensazione è stato il programma spaziale americano ma, naturalmente, anche questa cosa è finita abbastanza presto: siamo sbarcati sulla luna e tutto questo non ci ha aiutato più di tanto perché abbiamo scoperto che, sul nostro satellite, tutto era immobile, nessuna specie vegetale o animale, figuriamoci a livello umano , così tutte le nostre fantasie e speranze di trovare un’altra forma di vita sono rimaste deluse.

Siamo, quindi, giunti ad un vuoto, cioè, siamo evoluti fino al punto che non abbiamo modo per continuare a farlo, non vediamo ulteriori prospettive di sviluppo. Non possiamo scoprire più né altri aspetti della nostra natura interna né di quella esterna, cioè di quello che sentiamo intorno, il mondo. Quello che abbiamo raggiunto, conquistato, scoperto lo possediamo, ma non riusciamo ad avere di più e gli scienziati hanno cominciato ad avvertirci: sociologi, filosofi, fisici hanno scritto tanti libri sulla fine dell’evoluzione umana. Anche su questo potremmo raccomandare vari tipi di letture (Francis Fukuyama: the end of the History and the last man) e altri.

Altri scienziati hanno ipotizzato che, dopo aver raggiunto la massima espansione possibile, cioè dopo che gli uomini e il loro ego avessero raggiunto il massimo sviluppo, il nostro mondo si sarebbe avviato verso un’involuzione. Noi credevamo che tutto questo sviluppo fosse illimitato e che avremmo potuto creare sempre nuovi veicoli, macchinari, tecnologie, immaginavamo che ognuno avrebbe avuto il suo aeroplano personale e suoi media ma, in fin dei conti, l’uomo moderno che ha a disposizione tutte queste cose scopre che va bene, ma poi che c’è? L’uomo avverte un vuoto, sente che niente gli dà quella soddisfazione che sperava. Come mai non c’è soddisfazione? Abbiamo detto che tutto il nostro sviluppo è stato indotto dai nostri impulsi interiori che si sono via via espansi nel corso dell’evoluzione ma è successo che, all’improvviso, questi desideri hanno smesso di crescere, anzi al contrario, tutti noi sentiamo addirittura una sorta di “diminuzione” dei desideri.

Una volta io volevo una famiglia più grande possibile, tante donne, perché no? Tanti bambini, oggi invece non è più così, ci basta una donna, due bambini, magari anche uno.

La vita è diventata così difficile e complessa che osserviamo fenomeni particolari come il fatto che, nei paesi più sviluppati, i giovani tendono a rimanere a lungo in casa con i genitori e, anche quando hanno un lavoro, sprecano tutti i loro soldi per soddisfare se stessi. Che bisogno c’è di metter su famiglia, legandosi ad una sola donna e dovendo crescere dei figli? Meglio viaggiare, levarsi tutti gli sfizi, tanto i genitori continuano a prendersi cura di questi figli adulti e, quando saranno troppo anziani, anche il figlio potrà sostenerli e potranno usufruire tutti del sostegno sociale dato dalla pensione.

La società, in fin dei conti, si è sviluppata fino al punto che per nutrirsi basta andare al supermercato, comprare del cibo precotto e utilizzare il microonde per cucinare, in un attimo abbiamo il cibo sulla tavola e non è più necessaria una famiglia, non devo per forza condividere l’appartamento con qualcun altro, possiamo starci da soli ed essere liberi da ogni responsabilità.

Anche la persona anziana sente che può arrangiarsi con la pensione, può avvalersi dell’assicurazione sanitaria, degli ospedali e poi avrà comunque la sua zona riservata nel cimitero, per questo non conviene faticare tutta la vita investendo tempo ed energie nella famiglia.

In fin dei conti, questo succede proprio perché il nostro ego è diventato così grande che abbiamo perso la capacità di sentire gli altri, d’investire in loro, di prenderci cura di loro. Io non sento che sono in grado di connettermi con qualcuno in modo intimo, al massimo, se abbiamo la possibilità che uno aiuti l’altro, moglie e marito vivono insieme come due soci, e conducono una vita che non ha niente a che fare che quella della famiglia tradizionale ma è molto più simile ad una collaborazione lavorativa.

Lei lavora, lui lavora, lei sistema qualcosa in casa, anche lui sistema qualcosa in casa, lei paga la spesa, lui paga le bollette, così si comportano i coniugi di oggi come soci, non più come una volta, quando l’uomo si poneva il problema di provvedere affinché i suoi familiari avessero tutto il necessario mentre la moglie rimaneva con i bambini, a casa. Oggi, entrambi escono di casa la mattina presto, “buttano” i bambini negli asili nido dove altri li educano, ad una certa ora vanno a riprenderli e tornano a casa dove a malapena si vedono: lui guarda la tv, oppure si mette di nuovo davanti al computer. Lei ha qualche faccenda da sbrigare: lava i piatti o mette i vestiti nella lavatrice e così via. Ma che c’è alla fine dei conti fra di loro? I due coniugi sono entrambi allo stesso livello, si occupano delle stesse cose. Non ci sono più dei ruoli complementari, come una volta, non c’è più il capo famiglia, non c’è più tempo per l’educazione dei bambini, a cui la donna si dedicava e la famiglia ha perso la sua struttura ed è diventata più una società.

In questo tipo di collaborazione ognuno ragiona così: “mi conviene o no parteciparvi”? A volte le persone decidono che non vale la pena e rimangono single oppure divorziano. Questo è un dato di fatto e qui insieme ne studiamo i motivi: il nostro ego è cresciuto a dismisura e ci dice che non conviene entrare in questa collaborazione che si chiama famiglia.

Sempre a causa del nostro ego, non sentiamo una grande vicinanza nemmeno con i bambini che non sono proprio come la nostra anima, hanno la loro vita, un’educazione molto lontana dalla nostra, la differenza tra generazioni li rende distanti da noi, come se fossimo due specie diverse: hanno altri interessi, la testa sprofondata sempre nelle loro cose, sono molto lontani, noi a malapena capiamo quello che dicono, ciò che li attira o li interessa.

Questa è la discrepanza, l’abisso, tra le generazioni. Noi, gli adulti, sempre più spesso ci domandiamo: “a che mi servono questi figli? Non mi danno soddisfazioni, non mi danno nulla, chiedono solo soldi e vogliono essere lasciati in pace”. Ci sentiamo uniti a loro solo quando sono ancora piccoli, poi dall’età di 12 o 13 anni, perdiamo ogni connessione, apparteniamo alla generazione precedente e le strade si separano. Prima avevamo contatti con i nipoti di cui potevamo prenderci cura, ma oggi non possiamo più farlo perché i ragazzi non vogliono sposarsi, non vogliono portarci i nipoti: a causa dello sviluppo dell’ego, in maniera più o meno consapevole, fanno tutti questi conti e arrivano alla conclusione che non conviene avere una famiglia.

Se consideriamo il trend dello sviluppo demografico, infatti, molti esperti ci dicono che, mentre prima ci sviluppavamo secondo una curva esponenziale, ad un certo punto questa crescita si è fermata e le previsioni per il futuro sono che avremo un andamento inverso, caratterizzato da un rapido decremento demografico.

Attualmente, ci sono ancora civiltà, come negli Stati Arabi per esempio, che, spinti dalla religione, desiderano conquistare il mondo, possedere più ricchezze, avere tanti figli ma anche in questi paesi cominciamo a vedere che, al posto di 12 o 13 figli, se ne fanno 2 o 3, per cui anche loro si stanno allineando al resto del mondo.

E’ interessante riflettere su un fenomeno nuovo, mai visto prima: la nostra società è ormai diventata una società integrale. Non solo abbiamo realizzato che le banche, le industrie, le fabbriche sono interconnesse in tutto il mondo tramite lo scambio dei materiali grezzi e la produzione di cose come cibo, vestiti, macchinari ma, nei fatti, noi tutti siamo immersi in una cultura, un’educazione e una situazione di dipendenza reciproca. Questo non perché sappiamo in tempo reale cosa succede nel mondo per mezzo dei mass media, ma proprio perché siamo effettivamente interdipendenti uno dall’altro. Questo può rappresentare un problema: se apparteniamo ad una famiglia sana e armoniosa, la nostra interdipendenza con gli altri membri della famiglia non potrà essere che positiva per noi, ma se la famiglia da cui dipendiamo e a cui siamo legati è negativa, per non subire o generare violenza i membri si distaccano e la famiglia si sfascia, si divorzia.

E qui ci chiediamo come sia possibile “divorziare” l’uno dall’altro se partiamo dal presupposto che questa interdipendenza è diventata globale? Se la “famiglia” da cui dipendiamo è diventata grande quanto tutta l’umanità, anche se ci odiamo a vicenda e ci respingiamo, dove possiamo scappare? Possiamo anche fantasticare di colonizzare, un altro pianeta, ma dobbiamo riconoscere che, al momento, questa non è una soluzione praticabile.

La Natura ci ha messi insieme in un sistema chiuso, cioè su questo pianeta dalla crosta molto sottile, non possiamo divorziare l’uno dall’altro, anzi ogni giorno che passa siamo sempre più interdipendenti.

Una volta eravamo più separati, se avevamo cattivi rapporti, erano al massimo col vicino o i vicini e potevamo anche eliminare chi ci ostacolava, ma oggi i nostri legami con gli altri sono così numerosi che per risolvere la situazione con gli stessi metodi di una volta dovremmo sterminare il mondo, distruggendo tutto con le armi.

Siamo interdipendenti sia in maniera negativa sia in maniera positiva, nel bene e nel male e abbiamo in comune un grande problema: dobbiamo fare i conti con il nostro ego che non teme la situazione e non vuole scendere a compromessi. In una mano abbiamo armi come la gelosia, la passione, il controllo, la crudeltà e nell’altra abbiamo l’intelligenza che, però, è accecata dall’odio reciproco. Siamo giunti al punto che potremmo distruggere la nostra stessa vita e questo potrebbe essere in dimensioni globali.

La Natura, lo vediamo, ci porta alla reciprocità, all’interdipendenza, non possiamo più sfuggire, non è più come in famiglia, dove si può ancora divorziare.

Se ci chiediamo quale possa essere la soluzione, concluderemo che l’unica soluzione è la pace: in casa, tra tutti i popoli, tra tutti gli stati, senza opprimerci l’uno con l’altro, ma con lo sforzo comune di andare nella direzione del completamento reciproco. Si vede che questa è l’unica soluzione e proprio seguendo questa direzione, da cui dipende la nostra vita, capiremo che il nostro sviluppo ci obbligherà a cambiare il nostro mondo: come organizzare la vita sociale affinché sia come in famiglia; come migliorare i rapporti tra noi; capire cosa ci manca per poter completare in qualche modo gli altri; capire quale educazione sia necessaria per noi, gli adulti, come per i bambini, cioè la generazione successiva, perché sia più facile per loro integrarsi nel nuovo mondo buono, tenero, caldo. Dobbiamo comprendere cosa fare affinché nessun uomo o nessun governo salga al potere per istigare il resto dell’umanità, mettendo gli uni contro gli altri.

Diversi scienziati, dalle loro ricerche, deducono che il mondo è “tondo” ed è interdipendente, tanto che non possiamo scappare l’uno dall’altro, anzi collaboriamo sempre di più ogni giorno che passa, tanto che ci mettono in guardia su quanto sia pericoloso, in questa situazione, scegliere il protezionismo, l’isolamento degli stati o di parte degli stati e in effetti, questo è contrario alla tendenza del processo che abbiamo attraversato dall’inizio del nostro sviluppo come esseri umani fino ad oggi.

Andare contro le leggi della natura, contro la tendenza che emerge osservando tutta la storia dello sviluppo dell’umanità, non può produrre certo buoni risultati.

Pensiamo a cosa ci succederebbe se, nella nostra vita quotidiana, pur conoscendo le leggi della Natura le ignorassimo, ad esempio se non osservassimo la legge di gravità mentre siamo su un terrazzo o sulle scale… ci faremmo male, no?

Tutta la tecnica, la tecnologia, la scienza, la nostra saggezza ci servono per imitare la Natura. Noi sviluppiamo i nostri strumenti per scoprire cosa ci sia in Natura, per utilizzarla a nostro beneficio! Perciò, più conosceremo le leggi della Natura, soprattutto quelle che riguardano la società, l’ambiente, gli esseri umani, la psicologia individuale, la psicologia sociale, più metteremo in pratica queste conoscenze e più guadagneremo e saremo vincenti. Perché altrimenti dovremmo iniziare un processo di separazione (un divorzio) e questo potrebbe voler dire scatenare una guerra mondiale che potrebbe essere la fine di tutto lo sviluppo umano sulla faccia del pianeta. Per questo motivo abbiamo cercato di descrivere il processo attraversato finora, proprio per capire quali siano le possibilità che abbiamo davanti. Certamente potremmo ancora citare ricerche ed articoli su questo tema, piano piano affronteremo certamente tutte queste cose nel resto del corso, ma al momento il nostro obiettivo è gettare uno sguardo generale sulla nostra evoluzione storica secondo lo sviluppo del desiderio, per comprendere che adesso questi desideri sono diventati globali e ci spingono ad essere tutti come una sola famiglia, che sente la sua frammentazione come crisi. La crisi che sta in questa famiglia chiamata umanità, si potrà risolvere solo se impareremo ad andare d’accordo. Ci sono ricerche fantastiche che dicono che se l’umanità comincerà a comportarsi come in una famiglia allora arriveremo al punto che perfino la Natura generale ne sarà influenzata, il clima, l’ecologia e tutti questi fenomeni che adesso ci preoccupano, troveranno un equilibrio e si stabilizzeranno.

Tanti scienziati contemporanei dicono che esiste un legame tra la società umana e gli altri livelli della Natura (inanimato, vegetale e animale): questo implica che un maggior equilibrio a livello umano verrò sentito positivamente anche nel mondo animale, in quello vegetale e così via.

Dobbiamo dire a noi stessi che non c’è alternativa e che dobbiamo arrivare al dialogo, ad una comprensione reciproca di dimensioni globali, in tutto il mondo.

Oren: Hai detto che esistono le leggi nella Natura che appartengono all’uomo, alla società e alla psicologia sociale e che se noi le osserveremo allora ci salveremo. Cosa significa? Puoi spiegarlo? Io capisco che c’è la forza di gravità…

No, no, stiamo parlando delle leggi inerenti all’uomo, alla psicologia dell’uomo, la psicologia sociale, la psicologia della famiglia, i genitori, come stanno con i loro figli, i rapporti che i bambini hanno tra di loro, se conosciamo tutta questa psicologia...

Oren: Cosa significa psicologia?

Che io conosco la natura dell’uomo vivente, piccolo o grande, i rapporti tra di loro, genitori, bambini, anziani o giovani, sia orizzontalmente, sia verticalmente. Se io conosco la natura umana e come sistemare i rapporti tra le persone, allora posso costruire la società umana in una forma in cui tutti staranno bene e comodi.

Da un lato ognuno dovrà concedere un po’ del suo spazio agli altri, dall’altro si può arrivare ad una situazione in cui se educhiamo la persona a vedere gli altri uguali a lui, che lo sostengono, che lo aiutano, allora lo accetterà nella maniera migliore possibile poiché sentirà che, in un sistema dove tutti sono interdipendenti, non si può fare diversamente. Dovremmo giungere a ciò.

Certo, l’ego dell’uomo lo spingerà sempre a contrastare questo stato. Lui vorrà dominare gli altri ma ci sarà l’opinione della società a limitare questa tendenza naturale perché l’ambiente influenza molto l’uomo e lo educa.

L’ambiente, fornisce all’uomo una struttura e così facendo lo protegge, non permettendogli di creare una rottura ma, anzi, fornendogli occasione di sperimentare quanto beneficio possa ricevere dall’utilizzazione positiva del suo ego...

L’opinione pubblica, l’opinione della società, l’influenza della società deve essere qui dominante e determinante.

Oren: Ma cosa significa parlare di “leggi della Natura?”

Significa proprio studiare chi è l’uomo, qual è l’ambiente e quanto s’influenzano a vicenda; anche queste sono leggi di Natura. Noi siamo parte della Natura. Io sto parlando prima di tutto di studiare l’uomo. Ognuno di noi deve essere uno psicologo di se stesso e della società umana affinché sappia come comportarsi con gli altri. Se io parlo male con l’altro poi cosa succede?

Noi dobbiamo capire che il nostro studio deve concentrarsi sull’uomo. Chi è l’uomo? Chi è l’essere umano? Come mai ci sviluppiamo in questa maniera? Abbiamo la possibilità di controllare questo sviluppo oppure no? E se lo controllassimo, questo ci porterebbe un beneficio? Possiamo intuire che la Natura ci sta facendo avanzare verso un futuro migliore ma dobbiamo vedere che forma ha questo futuro e andarvi incontro. Dobbiamo capire anche come mai non vediamo la forma futura e perché in passato la potevamo vedere e ci sviluppavamo grazie alla spinta, l’impulso ad andare avanti, ad crescere ancora di più, mentre oggi no!

Al contrario, oggi entriamo nella disperazione della decadenza. Ci lasciamo andare, non vogliamo più nulla

Scopriremo come anche questo fa parte dello sviluppo successivo e vedremo, infatti, che sarà necessario abbandonare il nostro stato attuale e innalzarci verso uno stato totalmente diverso. Perciò, nei confronti della situazione attuale proviamo la disperazione, la stanchezza, l’impotenza di chi non vuole più continuare in questo modo proprio perché la situazione successiva è molto innovativa rispetto al passato.

Questo implica la necessità di lasciarci alle spalle il vecchio, battezzarci, metterci un vestito nuovo e apriamoci al nuovo modo di stare insieme!

Non vogliamo avere niente più niente a che fare con il passato: abbiamo già inquinato abbastanza, abbiamo sperimentato il divorzio, abbiamo aggredito noi stessi, i nostri parenti, abbiamo fatto guerre con tutti gli altri.

Se noi facciamo un esame critico del nostro modo attuale di vivere su questo pianeta non troviamo nulla che possiamo utilizzare per creare un mondo pieno di positività o per immaginare qualcosa di bello. Se volessimo immaginare qualcosa di bello, da cosa potrei partiremmo? Dalla famiglia? No, dai bambini? No, dagli amici? Nemmeno, allora dal lavoro? Figuriamoci! Ma cosa abbiamo in fin dei conti di buono? Davvero, se volessimo pensare a qualcosa di ideale, qualcosa da cui poter ripartire, che cosa prenderemmo in considerazione?

Se facciamo un esame critico di tutta la nostra vita vediamo che abbiamo disperazione in ogni ambito, questo potrebbe derivare dall’essere in un passaggio verso una situazione totalmente nuova, da un lato non siamo in grado di vederla e dall’altro non vogliamo più quella in cui viviamo ora. Noi non vediamo la soluzione. Viviamo alla giornata, non vediamo il domani. In tutti i Paesi è così, la gente ovunque pensa che si vive, punto e basta.

La situazione è molto speciale, pertanto noi, insieme a voi, attraverso questo percorso vogliamo diventare consapevoli della necessità di lasciare le cose che conosciamo per passare ad una nuova dimensione, ad un nuovo livello di esistenza, come saltare su un gradino. Lasciamo tutto in favore di un mondo nuovo, un mondo dove esistono leggi diverse, quelle che la Natura sta iniziando a svelarci: le leggi integrali, l'interdipendenza (cioè ognuno dipende da tutti gli altri), il fatto che il mondo è “tondo”, è nell'equivalenza, nella parità, nella connessione, insomma quelle stesse leggi che ci sono in una famiglia positiva. Dobbiamo maturare questo tipo di consapevolezza, poi vedremo insieme anche le cause di tutto questo.

Forse ci illudiamo che sia così, forse abbiamo sognato di avere avuto questa vita. Questo è veramente quello che aspetta l'umanità e noi necessariamente dovremo giungerci, o tramite la nostra conoscenza e consapevolezza o tramite quelle forze che ci obbligheranno a raggiungere questa nuova situazione. Lo studio di tutte queste leggi ci servirà di sicuro, perché così noi sapremo come passare da una situazione all'altra, in una modalità bella e positiva. Noi lo dobbiamo fare perché in tutti gli sviluppi precedenti della nostra esistenza ci siamo evoluti perché la Natura ci spingeva da dietro, dandoci man mano desideri nuovi ma oggi ci troviamo in una strada senza uscita.

Noi stessi dobbiamo domandarci: “qual è lo stato successivo da raggiungere?” “Perché lo dobbiamo raggiungere? “A cosa serve?”, “Come ci arriveremo?” e quando cominceremo a percepire questa nuova vita dovremo anche valutare con quali mezzi la potremo raggiungere, cioè in opposizione allo sviluppo istintivo che abbiamo avuto nelle generazioni precedenti, nel passaggio da uno stato all'altro, da un tipo di società all'altro, da una condizione sociale all'altra, ora noi dobbiamo svilupparci in modo consapevole, ora dobbiamo capire la Natura, le sue leggi e allora insieme al fatto che noi realizziamo queste leggi, nella comprensione di noi stessi e della società umana, noi passiamo così alla nuova situazione, cioè siamo noi a “farci nascere”.

Quello che dobbiamo fare ora è alzarci e guardare noi stessi e la nostra situazione dall’alto e questa è una cosa che non abbiamo mai fatto prima, quando andavamo sempre avanti a testa bassa, spinti dall'evoluzione e dalle opportunità che ci forniva. Oggi dobbiamo innalzarci consapevolmente al di sopra della nostra vita, vedere tutto il pianeta, tutta la società umana in questa maniera globale, con uno sguardo dall'alto e poi continuare il nostro sviluppo, la nostra evoluzione.

E’ la prima volta che la Natura “esige” da noi, da tutti noi insieme e anche da ciascuno di noi individualmente, che diventiamo completamente consapevoli di chi siamo, in che mondo ci troviamo e verso quale stadio ci stiamo evolvendo: è per questo che siete qui! Questa è la prima volta che ci viene richiesto di diventare veramente degli esseri umani, cioè coloro che conoscono e comprendono l'essenza della vita. E allora dobbiamo capire che il nostro corso non è un semplice passatempo ma deve aiutarci a comprendere proprio come cambiare totalmente la nostra vita, come innalzarla ad un livello nuovo, verso la perfezione.

Oren: Tu dici che la Natura esige da noi di sviluppare la nostra consapevolezza, svilupparci finché saremo un essere umano e prima hai anche detto che ci sono queste leggi della Natura ma cosa è questa entità, la Natura, che esige le cose da noi?

Quando noi studiamo la natura dell'uomo, psicologicamente, quando noi studiamo il livello inanimato, vegetale e animale della Natura, in pratica tutto ciò che chiamiamo scienza, studiamo un quadro generale, in cui è compreso l'uomo, scoprendo delle leggi per poi applicarle e andare avanti nella nostra evoluzione. Questo si chiama “Natura” e noi siamo parte della Natura, siamo un esito dello sviluppo della Natura, non siamo fuori da questo processo.

La psicologia, in fin dei conti, è la scienza che studia l'evoluzione dell'uomo che è anch’essa dovuta alle leggi della Natura. Questa è una branca molto importante della scienza che si è sviluppata solo 100 anni fa quando abbiamo cominciato a sentire che in noi stessi la capacità di evolverci in una forma speciale, personale, consapevole, razionale: dove vado, chi sono, come tratto gli altri e perché? E così via. Prima dell’avvento della psicologia come scienza scrivevamo libri, romanzi, dove descrivendo come si comportava l'uomo ma da 100 anni a questa parte fa abbiamo iniziato ad indagare il motivo del comportamento umano e questo è già uno studio delle leggi che ci influenzano. Perciò la psicologia è una cosa molto importante perché ci aiuta ad arrivare alla comprensione di chi sono io, chi sono gli altri, come possiamo costruire buone relazioni tra noi, perché se accettiamo l’idea che siamo una sola famiglia, che siamo chiusi in una “stanza” chiamata pianeta terra, che siamo interdipendenti, allora la psicologia ci aiuta a costruire la pace in casa.

Oren: Questo lo capisco, allora questa è la conoscenza delle leggi della Natura.

Ed a parte questo ci sono le leggi al livello inanimato, quando studiamo le leggi della fisica, a livello vegetale, con la Biologia, la Botanica, a livello animale, con la Zoologia, etc. cioè si tratta sempre delle leggi della Natura, come la Natura si comporta a livello inanimato, vegetale o animale, come si comportano gli elementi, i corpi e come interagiscono tra loro etc. e come si comporta l'essere umano, questo lo studiamo con la Psicologia.

Oren: questo lo capisco, come si comporta l'uomo lo studiamo con la psicologia, cioè tu ti riferisci alla psicologia come ad una delle scienze che studiano la Natura?

Certo, la natura dell'uomo, dell'essere umano…

Oren: ma come devo interpretare questa cosa che hai detto prima e cioè che la “Natura esige da noi questo e quello”, cosa è questa entità? Capisco che la Psicologia ricerca il perché ci comportiamo e come ci comportiamo…

Bene, voi avete figli, giusto? Voi vi prendete cura dei figli e vedete come si evolvono da un anno all'altro, vero? Ma cosa c'è che si sviluppa in loro? La loro natura. Noi sappiamo che all'età di un anno, due anni, tre anni ecc. l'uomo attraversa varie fasi di sviluppo, uno sviluppo della comprensione, della conoscenza, del comportamento, uno sviluppo fisico, fisiologico, psicologico, mentale. Questa è la legge dell'evoluzione della Natura. E' una legge! Come facciamo a prevedere che un bambino di due anni debba avere un certo peso, una certa altezza, avere certe capacito motorio, linguistiche, ecc.? Perché conosciamo le leggi dello sviluppo. Questo processo, questa dinamica che si chiama legge è stato oggetto di ricerche scientifiche e abbiamo raggiunto un certo grado di conoscenza che oggi utilizziamo nelle nostre previsioni. Questa è la Natura, non si può modificare nulla rispetto a ciò che è “dentro” l'uomo e questa informazione guida lo sviluppo… Come posso spiegarlo in altre parole? Noi impariamo le leggi della Natura, noi siamo parte della Natura, in noi c'è un motore che ci fa evolvere, così è per ciascuno nel corso della sua vita e tutti insieme nel corso della storia.

Se guardiamo indietro possiamo domandarci: “come mai ci siamo sviluppati in questo o in quel modo, da un anno all'altro, da un periodo all'altro?” “Quali erano le nostre motivazioni?”, “cosa succedeva?”. Potremmo fare un esame completo della storia dell'umanità, non per stabilire “cosa” è successo e “quando” ma “perché” è successo e “tramite cosa”, proprio come accade ad neonato o ad un cucciolo che hanno informazioni nel loro interno che si sviluppano in continuazione: io so come dovrebbero crescere e se non so qualcosa lo porto da un esperto, un pediatra o un veterinario… questo “sapere” deriva dal conoscere in qualche modo le leggi della Natura. Allo stesso modo ci sono le leggi della società umana, studiate dalla sociologia. Tutto è fatto di leggi. Certo noi non ne sappiamo ancora più di tanto, sono tutte scienze nuove, però, per quanto ne sappiamo, tutto si sviluppa ed esiste secondo una determinata legge.

Oren: Cosa significa “legge”?

Significa che, all'interno della specie umana, sono contenute informazioni che guidano il suo sviluppo interiore e il suo sviluppo sociale. Così si costruisce la società, così l'uomo costruisce sé stesso. Questa cosa è connaturata in noi ed è il tempo che agisce su queste informazioni interne. Lo sviluppo avviene così: tu devi fornire al bambino il nutrimento, lo devi curare e vedrai come cresce anno dopo anno… così si evolve. È il nutrimento che lo fa evolvere? No, il cibo è solo il mezzo tramite il quale i geni interni lo portano a diventare un adulto.

È quello che era contenuto nel tuo seme che ha determinato che ti nascessero figli maschi, sappiamo che dall’unione tra lo spermatozoo e l’ovulo nascerà una nuova persona. Tutto proviene dalle informazioni contenute nei geni che poi si esplicano per mezzo dell’ambiente esterno. Questo avviene in base a leggi precise…

Oren: per quanto riguarda l'evoluzione del neonato, capisco la questione dei geni...

E' la stessa cosa nella società umana

Oren: Va bene ma c'è qualcuno che ci sa dire quale è il gene della società umana? Qualcuno ha visto la società umana al termine del suo sviluppo e ha scritto, ha indagato questo fenomeno e ci può dire come procederà? Attualmente l'umanità è come un neonato.

Aspetta, indagando il passato con la filosofia, la zoologia, la psicologia ecc. abbiamo messo in luce un processo e le cause di questo processo, quello che non possiamo più di tanto prevedere è il futuro che cerchiamo di dedurre da quanto abbiamo già sperimentato in passato. Noi facciamo un'analisi del passato e ci muoviamo, sempre per approssimazione, per stabilire il futuro.

Oren: Allora che significa, se torniamo a quanto hai già detto, che la Natura esige da noi determinate cose, cosa significa?

Questo significa imitare la Natura

Oren: Si, sì ma cos’è questa Natura, indagare il passato...

Qualcosa che si evolve e comprende nel suo sviluppo l'inanimato, il vegetale, l'animale e l'essere umano… tutti noi siamo compresi in questo sviluppo. Si è evoluto prima il pianeta, poi il vegetale, poi l'animale e dopo l'essere umano. Tutto questo ha avuto inizio col Big Bang e continua a svilupparsi tramite la connessione: ogni volta che c'è connessione tra vari elementi, questo porta alla formazione di altri elementi sempre più complessi e speciali, in quantità e qualità. Elementi che prima erano al livello inanimato si sono in qualche modo combinati dando vita alle prime forme vegetali che hanno iniziato a svilupparsi a loro volta dando vita al livello animale, che presenta un sviluppo più individuale, poi a quello dell’essere umano, tutto questo è stato dovuto ad uno sviluppo

Ti faccio io una domanda ora: questo sviluppo è guidato o no da leggi? Tu le capisci oppure non le comprendi? questa è la domanda. Che le leggi esistono lo deduciamo osservando il passato… il fatto che non le capiamo non significa che le leggi non esitano... Io, come uno scienziato, osservo la Natura ed imparo dalla Natura come essa evolve e come io evolvo in quanto parte della Natura. Chi è l'uomo? Non fa forse anch’egli parte della struttura della Natura? In definitiva ci troviamo in una bolla, che si chiama universo ed io imparo dove vivo e quali leggi esistono qui, in questa bolla infinita e di tutta questa struttura illimitata a mala pena riusciamo a “grattare” qualche informazione che chiamiamo “scienze”. Non c’è da imparare niente oltre la Natura ed noi, che ci troviamo all'interno di questa bolla, dobbiamo approfondire lo studio di queste leggi. È positivo che il disagio che proviamo in questo mondo ci spinga a conoscere la Natura, se non altro per trovare un modo migliore di vivere, più sereno ed equilibrato…

Oren: Bene, qui c'è tanto... se mi calo nella simulazione della lezione immagino che avremo una pausa poi altre attività ma tu potresti riassumere… abbiamo espresso molte idee, se vuoi fare un riassunto

Allora, questa è ancora la prima parte, noi per ora abbiamo finito e ci incontreremo ogni giorno, anche se ogni giorno dovremo venire per qualche ora, noi dobbiamo riconoscere qual è il fulcro di questa lezione e su questo dobbiamo essere d'accordo...

Oren: Capisco che questo è il riassunto, io scrivo tutto, poi ci saranno gli esami…

Il riassunto della lezione è che noi siamo all'interno della Natura, che possiamo raffigurare come una bolla, una sfera all'interno della quale esistiamo ed all'interno di questa sfera vigono delle leggi, delle leggi assolute e noi siamo assoggettati a queste leggi. Quando noi indaghiamo la Natura allora riusciamo a capire, scoprire, una parte di queste leggi e questo lo definiamo “scienza”. È certo che resta un 99.9% che ci è sconosciuto e non lo possiamo ancora scoprire. Ecco. La conoscenza delle leggi della Natura solitamente ci aiuta a costruire una vita migliore.

Guardate quello che avete in casa, la televisione, internet, la lavatrice, la lavastoviglie, tutto quello che volete. Guardate quello che abbiamo creato e paragonatelo a quello che ha un uomo che vive in un villaggio remoto, che attinge l'acqua dal pozzo, prepara il cibo accendendo un fuoco in cortile e lava i suoi vestiti nel fiume. Noi facciamo tutto in modo molto veloce, io al posto del pozzo ho il rubinetto, ho tutto in casa, senza fare grossi sforzi ed allora nella mia vita io posso, senza fatica, fare mille cose aggiuntive che in un villaggio non potrei fare. Il nostro sviluppo ci aiuta, dà tanto spazio all'uomo per potersi occupare di altre cose, altri lavori, altre vicende, tutto molto lontano dal minimo indispensabile.

E la domanda adesso è: se abbiamo raggiunto la possibilità di condurre una vita così evoluta perché la nostra esistenza è così crudele, così priva di ogni senso? Perché ci sentiamo tutti disperati, insicuri, pieni di paura e di ansia per il futuro? Cosa ne abbiamo fatto del nostro tempo libero? Come mai la tecnologia e lo sviluppo sociale che avrebbero dovuto permetterci di vivere una vita ricca e piena di cose positive al posto della semplicità della vita di villaggio ci hanno portato ad un nuovo tipo di giungla? Perché abbiamo sprecato il tempo e l’energia che la tecnologia ci ha reso disponibili ed abbiamo creato una vita così dura e confusa? Magari ora dobbiamo scoprire un modo di vivere totalmente diverso, come se fossimo di nuovo appena usciti dal villaggio… Ad esempio un modo di vivere in cui dedichiamo solo due ore al giorno per procurarci le cose necessarie e il resto del tempo ad altre cose, magari belle cose… forse così potremo davvero trasformare la nostra vita.

Oren: E con questa domanda io voglio concludere la nostra conversazione, proprio con questa domanda, io la lascio come domanda aperta, il riassunto sarà una domanda.

(Fine della conversazione)