Nuova Vita
Conversazione numero: 27
La necessità di una trasformazione della opinione sulle relazioni
Conversazione con il Dot. Michael Laitman del: 01/07/2012
Oren: Salve, grazie per essere con noi in questa serie “Una nuova vita” col Rav Laitman, salve Rav Laitman, salve a tutti, salve Orit Lev, salve Nitzah. Noi siamo seduti qui, intorno al tavolo, per capire con Rav Laitman come possiamo trasformare in meglio delle sezioni della nostra vita, trasformare le nostre vite per essere più felici nelle relazioni, a casa con la propria moglie, con i figli, nelle relazioni sul posto di lavoro, con gli amici, i colleghi. In questa serie, vogliamo gradualmente andare da un sistema all’altro e vedere in ogni sistema i problemi principali che preoccupano le persone e come noi possiamo suggerire di portare la vita di ognuno verso il meglio. Ho visto prima che abbiamo cominciato a filmare tutto, ognuno ha avvertito delle sensazioni nelle ultime conversazioni con Rav Laitman che forse ci può dare qualche consiglio.
Per dare qualche spiegazione e per giustificare me stesso, se è possibile, riguardo a come potrei apparire: una persona dura, uno “sciovinista”, uno che pensa in modo tradizionale contro qualcosa. Potrebbe sembrare che non capisco le persone, ma non sto parlando di comprendere gli standard nella società di oggi, io sto cercando di dire chi siamo noi dal punto di vista della natura. Potrebbe sembrare troppo difficile accettare questo dal punto di vista della natura, che noi dobbiamo apparire come siamo in natura, così l’amore e ogni cosa che vediamo nella natura è vicino a noi in base alla nostra natura interiore, in qualsiasi modo si guardi questo come psicologi, non per nulla siamo in questa crisi di comprendere le persone nella famiglia, nell’educazione dei bambini, forse è perché veramente non vogliamo vedere queste cose nel modo corretto, se perdiamo dei colori questa bugia torna sempre indietro. Se ho detto cose dure sulla differenza dei caratteri tra uomo e donna, la loro fisiologia e la psicologia è perché questa è la verità.
Il fatto che una persona, ai nostri tempi, all’improvviso non vuole essere considerata come natura, questo è un problema, in ogni luogo non vuole prendere in considerazione la natura, a certe risposte della natura lui soffre di questo, non sappiamo neanche se saremo capaci di uscire da questo, se potremo continuare a vivere con tutto quello che facciamo alla natura, per il fatto che pensiamo di comandare e possiamo farle di tutto. Noi siamo in uno stato in cui veramente nessuno è felice nella propria famiglia, nessuno oggi vuole semplicemente sposarsi per un lungo periodo, chissà se uno si vuole sposare. Gli uomini e le donne soffrono per questo, la nostra educazione è questa anche se è basata sulla ricerca, però di fatto non arriva in nessun punto quindi, veramente abbiamo bisogno di invertire questa tendenza e tornare ad essere più naturali, imparando come questo è in accordo con la natura e dando alla persona una nicchia adatta. Perché noi stiamo parlando del livello umano e la famiglia non è un risultato dello sviluppo umano del XXI° secolo, la famiglia è il fondamento che viene dal livello umano e anche dal livello vegetale e anche inanimato dove c’è un più e un meno, tutta questa accumulazione di molecole, tutte queste cose sono le fondamenta della creazione. Quindi anche se potrei apparire molto estremo nelle mie opinioni è perché io sento la natura interiore dell’uomo e dell’ambiente e devo fare qualcosa a proposito di ciò.
Le persone non sono felici, le persone sono infelici nelle loro relazioni, nel matrimonio, non sappiamo come dare ai nostri figli la direzione corretta per organizzare le famiglie, veramente costruire delle famiglie per i nostri nipoti per continuare felicemente e non soffrendo. Le speranze sono che i miei figli si sposino e divorzino e poi i figli rimangano da soli? Io guardo e dico dove esiste questo? Sono ancora nella natura? Ogni uomo arriva dalla donna, lui aiuta a far nascere i figli e queste sono le stesse cose che succedono in natura, questo succede anche nella natura con gli animali maschio e femmina è come se noi tornassimo nella nostra natura principale.
Orit: In natura, quando parliamo di animali, è vero c’è il maschio che ha il controllo, lui mette incinta la femmina e le femmine hanno un maschio. Tante femmine, tanti figli ma in natura noi abbiamo anche diversi tipi di animali, di uccelli e di mammiferi che hanno un partner per tutta la vita, solo questo che va avanti per anni, tornano indietro nello stesso nido e stanno insieme, quindi qui vedo che c’è una differenza tra le coppie. Se torniamo al nostro mondo, noi vivevamo in tribù, vivevano in relazioni, come gestire in questo matrimonio la relazione per avere successo? E gestire le esigenze naturali dell’uomo? Perché oggi siamo in un mondo totalmente diverso, un mondo di coppie.
Non siamo più in un mondo di coppie, l’abbiamo passato, tanto tempo fa il mondo era così, tanto tempo fa per l’ego, per via dei nostri desideri egoistici di godere ogni momento dell’esistenza in vita, per questo, si aveva bisogno di una sposa. Una volta avevo bisogno della mia famiglia, dei genitori vicino a me, dei miei figli, la famiglia mi supportava e io supportavo loro, eravamo organizzati anche in sensazioni e pensieri in base a questo sistema qua, poi è successo qualcosa, abbiamo raggiunto uno stato dove si sente più il bisogno di una relazione. È cominciato verso gli anni 1930, più o meno, la famiglia come nido, la casa come nostro castello che c’era in quel periodo ora non c’è più, non c’è più bisogno di una famiglia, si ha una pensione, l’assicurazione, l’assistenza medica. Arrivando a casa, i mariti non sanno più dov’è la loro moglie, e anche tutti i loro amici. Magari, se anche lei non va a lavorare non si può più gestire la vita che abbiamo costruito, si è frammentata, si è messa da parte la famiglia, i bambini vanno a scuola, al college, non sono neanche più a casa, devo preoccuparmi di dargli il denaro per tutte le varie cose, tutte le varie attività, tutte le varie cose oltre lo studio, è finito così. Con una donna, si incontra la moglie al mattino quando mandiamo i bambini all’asilo chi prende chi al mattino, chi porta chi, chi scappa via per primo al lavoro e, alla sera, se possono si aiutano. Gli uomini aiutano a riempire la lavatrice e cose del genere. Non è una famiglia. Io non sento calore in casa, arrivo a casa e alla fine io non ricevo in casa qualcosa, non sento che mi stanno aspettando e che quando arrivo a casa mi danno un abbraccio caldo, un benvenuto caldo, qualcuno magari mi porta le ciabatte, non c’è questa cosa non dico fisicamente, dico la sensazione. L’uomo non sente come… lui lavora ancora intorno, è attivo e produce la stessa cosa a casa, continua a produrre, ma deve sentire le cose, dove si incontra con una donna? A letto, quando sono totalmente stanchi è finita così. Quindi, come possiamo reggere questo? Non possiamo, lo abbiamo costruito, non noi ma la domanda è: chi ha costruito questa vita per noi? Hanno costruito per noi un ambiente che ha causato la frammentazione della famiglia. Chi l’ha costruito? Le persone che l’hanno costruito di proposito volevano un sacco di soldi, volevano controllare, loro hanno fatto in modo che la società umana arrivasse a questo formato perché vale la pena per loro, possono mettere sempre più persone al lavoro perché da ognuno di loro ottengono qualche dollaro di profitto e tutti insieme ci vedono come un tipo di sistema da cui ricavano tanto denaro. È un’organizzazione, ottengono sempre più denaro e cosa succede a noi non importa, noi siamo semplicemente un sistema, perché loro possano prendere il più possibile. Quindi, di fatto, oggi una persona vive in un conflitto, da un lato, la sua felicità dipende da una relazione, dall’altro lui non vuole la connessione, lui non è interessato perché l’intero contesto di vita è costruito in modo che tu non puoi implementare e realizzare le relazioni, la bellezza, non puoi sviluppare, non sei educato in questo modo, perché attraverso decenni con tutto il cosiddetto sviluppo, la psicologia, le scienze umane, perché noi non riceviamo l’educazione su come correggere le nostre vite? Chi è interessato che questo non succeda? Come abbiamo un ministro dell’educazione, un ministro della salute, tutte insieme le persone sono il centro della nostra realtà, noi vogliamo che la persona sia felice, ogni cosa è costruita in modo opposto invece. Dov’è questa buona persona che è felice? In base alle statistiche ognuno è depresso, arrabbiato, ognuno va dagli psicologi, ognuno ha bisogno di medicine, anche i bambini prendono i tranquillanti, questa è la situazione. Non importa chi sia la causa, di sicuro c’è l’ego delle persone egoistiche che ci controllano, ma alla fine della storia, noi siamo in un contesto, in un ambiente di cui siamo il risultato, non possiamo arrivare alla persona media e cominciare a lamentarci, dirgli che deve comportarsi diversamente, no, lui è il risultato di come è stato educato. Allora, lo mettono in un contesto e lui vede l’esempio di tutti i tipi di persone e come questi lui si comporta.
Orit: Quindi, oggi, siamo più consapevoli, capiamo la natura dell’uomo e il nostro stato è veramente uno stato negativo, abbiamo un sacco di dolore perché le persone vivono in condizioni difficili.
Ti ho detto questo due conversazioni fa, perché voi psicologi non vi mettete insieme e fate un’associazione, come c’è in altri paesi, per chiedere un cambiamento nella società? Quindi che fate? Fate quello che va bene per voi, lavorate tranquilli per fare il vostro stipendio, come no? Le difficoltà possibili sono che potresti dire che soffrite con le persone, ma le persone soffrono e voi vi divertite, prendete profitto da questo.
Oren: Mi dispiace ma ci stiamo un po’ allontanando dai binari. Non stiamo cercando di correggere gli psicologi, siamo qui per gli individui, gli individui che soffrono e in questo progetto noi stiamo cercando di parlare, sto cercando di portare il focus, non di grandi persone, quindi, qual è la domanda?
Noi abbiamo deciso, volevo riassumere tutto il nuovo sistema di educazione dove noi educhiamo la persona, dove noi costruiamo un sistema educativo corretto, le connessioni per le persone, senza questo, non raggiungeremo nessun buon risultato.
Nitzah: La domanda è: se noi in questo progetto, in questo show, in questo spettacolo, possiamo fare in modo che una persona mentre guarda, mentre legge un libro, può attraversare il processo educativo per conto proprio, questo è lo scopo?
Sì, si è possibile, ok noi siamo diretti qua.
Nitzah: Allora prendiamo questa situazione chiara che ci sono tante persone che soffrono, hanno bisogni, desideri, cercano soluzioni nella loro vita quotidiana. La cosa è difficile, il peso è insopportabile quindi cerchiamo di prendere questa opportunità al volo per costruire una persona correttamente, questo è quello che vogliamo raggiungere. Allora andiamo al soggetto di cui hai parlato, hai parlato di compromessi. Quando parliamo tra di noi, abbiamo detto che è molto importante spiegare cosa significa ogni parola, perché con la parola compromesso tante persone possono dare le proprie spiegazioni e arrivare a conclusioni sbagliate. Ad esempio, tante donne dicono che hanno pace nella loro relazione, a casa, che non hanno conflitti e sono disposte a sacrificarsi, a volte così tanto che alla fine sentono di aver perso qualcosa di se stesse, sacrificano i loro desideri, le loro necessità, anche al punto dove sentono che sono sedute davanti ad un sistema in cui non sanno cosa fare, il risultato che ottengono, invece di essere apprezzate per il loro sacrificio, che è la capacità di perdonare compromette, ottengono mancanza di rispetto e di riconoscenza, quindi cos’è giusto in termine di sacrificio?
Un corretto sacrificio è che tu ti connetti, noi dobbiamo incontrare questa donna nel mezzo del tavolo. Quando io vado verso il centro della tavola, lei va nel centro della tavola, ci veniamo incontro tutti e due, quando ci sacrifichiamo dove entrambi stiamo per raggiungere il centro, allora saremo connessi. Ogni volta che io cerco di connettermi con lei, rinuncio un po’ a me stesso, sono andato via da me stesso, vado avanti e mi allontano da me stesso e, a un certo punto, nel mezzo, guardo indietro e vedo quanto devo pagare per connettermi con lei e che lei sta facendo la stessa cosa, quindi, il punto di connessione giustifica questo, che cosa raggiungiamo. Nel frattempo, sono un egoista e lei pure, dobbiamo rinunciare a questo, ma io non so a cosa lei rinuncia, so a cosa rinuncio io. Se guardando vedo che sto rinunciando a qualcosa e lei non rinuncia a nulla, non posso sentire questo, sento solo che devo dare sempre di più, di più, di più, devo tagliare via da me stesso dalla mia carne non andare con i miei amici al bar, non fare questo, non fare quello e guardare i figli, stare dietro i figli, fare questo, fare quello e migliaia di cose. Ricordo che quando ero un bambino vicino a mia madre non era così. Uno inconsciamente paragona questo, la sua prima moglie, la sua prima donna a sua madre, lei non gli chiedeva di rinunciare a questo, questo, questo, era attaccato a lei dalla nascita, gli era dovuto dalla nascita. E qui, con il partner difficilmente avanziamo, come possiamo? Più uno va d’accordo con gli altri più rinuncia a sé stesso, capisci l’immagine chiaramente, allora, se le condizioni sono in qualche modo a supporto di questo, se questo vale la pena per lui, abbiamo qualcosa di grande in comune che altrimenti si perderà, se è solamente la casa, il denaro, la convenienza, se non abbiamo questo possiamo avere quell’altro, queste condizioni, questi problemi, allora noi siamo in un ambiente, in un’atmosfera con tecnologie, qualsiasi cosa di fatto, perché ho bisogno di questo? Abbiamo costruito la vita in un modo tale che ognuno arriva a vedere quello che ha, non solamente che le persone ricche dipendono l’una dall’altra. Le persone povere avevano solo un pezzo di terra, dove potevano andare? Avevano un po’ di animali, una casa e basta dove vivere, cosa fai? Abbandoni questo? Lei abbandona questo? Abbandona i figli? I figli erano una cosa che obbligava, in certe condizioni. Oggi non è così, oggi vai e affitti qualcos’altro, è fatto non sei più a casa.
Ognuno ha un conto in banca separato, non c’è uno che porta il salario a casa, io porto 1000 e lei porta 1000, sento questo da tante famiglie e questo non lo capisco. Io ho portato qualcosa dal mio denaro, qualcosa da me stesso e sento dire dalle donne cosa vuol dire dal tuo denaro? Non capisco, fino ad oggi, quando prendo il mio stipendio questo va nel conto corrente di cui non so neanche il numero, non ho la connessione, non ho la carta di credito, non ho nulla. Mia moglie ha tutto, cosa me ne faccio io? Sempre è stato così, fino ad oggi. Anche quando avevo una grande una grande azienda, non ho mai toccato il denaro. Il denaro è connesso alla casa e la casa è la donna. Oggi non esiste questo, io non ho mai verificato quanto lei spende in questo e in quello, non sono affari miei, questo è come sono stato educato, non esiste proprio. Tu ti sposi e non divorzi, questo mi era stato spiegato, tu devi sistemare i tuoi figli, ognuno deve avere una professione, sposarsi, avere una casa e condurre la sua vita. Tu prendi il denaro, ma non lo vedi appartiene alla famiglia, questo è come sono stato educato. Sono stato educato in maniera molto forte in questo, è stato un esempio molto forte, è così.
Nitzah: In questo progetto, noi veramente stiamo cercando di essere pratici, diciamo che qualcuno siede davanti a noi, che sta guardando lo show e gli piacciono le idee di cui hai parlato riguardo al sacrificarsi, ma per cosa?
Se si era una persona ricca, un aristocratico con una pressione sociale, o una persona povera con un pezzo di terra, c’era sempre qualcosa per cui valeva la pena spostarsi da sé stesso, sacrificarsi e avere una relazione. Oggi non c’è una ragione per fare questo, che cosa ottengo dall’annullare me stesso? Le persone non hanno uno scopo, un supporto sociale, obbligazioni, queste sono cose necessarie per le nostre relazioni, noi ci sposiamo, posso farlo, va bene, ma il giorno dopo posso divorziare perché non c’è nulla che ci obbliga, che ci tiene insieme, non c’è supporto dalla società. Mi ricordo una volta quando ero giovane che per ottenere il divorzio era una procedura lunghissima, enorme. Dovevi scrivere, avere una nota sui tuoi documenti, era molto difficile, oggi non è più così, è più semplice.
Nitzah: Ma diciamo che una persona che ci guarda e ci capisce ha grosse difficoltà quotidiane, lui si vuole sacrificare non per questo ma perché soffre nella sua relazione. Tu dici che oggi ci si sacrifica per arrivare ad un punto di connessione, questo è interessante ma non so come in pratica fare questo.
Anche se teniamo corsi ed insegniamo alle persone tutte queste cose, come la psicologia e tutto, la domanda è: senza supporto della società noi possiamo realizzare questo? È una grande domanda. Saremo capaci di realizzarlo in modo che la famiglia vedrà, crescerà, sarà felice? Dobbiamo avere il supporto dell’ambiente.
Nitzah: Ma l’ambiente è anche la televisione, un libro, un film, tutto, quindi cerchiamo di focalizzarci in questo, perché nel momento in cui tu mandi una persona in un ambiente così, diventa una bella idea ma non è molto pratico. Ma se io ho una qualche guida, un libro, guardo uno spettacolo, questo è il mio ambiente per me al momento. Come può questo ambiente aiutare una persona?
L’ambiente è la televisione o un libro, il fatto che uno sta guardando una cosa, è come seguire un corso, ma non siamo in un ambiente. Un ambiente è l’opinione pubblica, l’opinione mondiale. Questo è il problema, se non c’è un supporto esterno, una persona è un animale della natura, lui è nutrito da questo, non sarà capace di sopportarlo, può seguire mille corsi e si farà condizionare dalla strada, prende dall’ambiente. È bello fare corsi, tavole rotonde e discussioni questo va bene, gradualmente con questo c’è una speranza che noi raggiungeremo uno stato dove le persone vorranno cambiare i media e tutte queste cose, potranno comportarsi diversamente. Non sto dicendo che non c’è nulla da fare ma devi capire che il nostro scopo, raggiungendo l’individuo e portarlo a fare corsi, è spaziare, dobbiamo rivolgerci ad un grande pubblico, così, da questo grande livello, sarà possibile cambiare l’opinione pubblica, i media, il pubblico dei media otterrà supporto da loro, cambiando il modo in cui si rivolgono a noi, allora saremo capaci di parlare con l’uomo ed essere fiduciosi che sarà capace di mantenere.
Nitzah: Quindi tu dici che ci sono due livelli: la base, l’individuo e l’esterno, il sociale quindi, arriviamo alla conclusione che sono due livelli. Qui, in questo progetto, non stiamo parlando del livello sociale, sappiamo che è necessario e molto importante, ma in questo progetto noi vogliamo focalizzarci sull’individuo, sul livello individuale.
Quindi, a livello individuale, noi dobbiamo organizzarli in gruppi, così che almeno abbiano supporto dall’ambiente di un gruppo, diciamo di venti persone, poi cominciare a lavorare con loro per costruire una persona.
Oren: Questo è un principio specifico, diciamo che vogliamo insegnargli cos’è il sacrificio. Ci hai dato un’immagine fondamentale che c’è un punto nel centro e che ognuno deve fare un passo, poi un passo, poi un altro passo.
Il problema è che a ogni passo lui si sta allontanando dalla sua condizione iniziale, io vedo all’inizio e chiedo questo e basta, domando solo questo al 100%. E lei ha la sua richiesta al 100%, allora dopo, noi avanziamo un po’ alla volta. Man mano che avanziamo, vediamo che cominciamo a cancellare un po’ alla volta da questa lista, fino a che non so cosa guardo, non so a cosa ho rinunciato né cosa mi darà. Allora tutte le convenienze, la bellezza che pensava di avere da questo sono nella nostra reciprocità, la nostra dazione, è qua dove stiamo orientando le coppie. Ma direi che è questo il sistema.
Oren: Non capisco.
Non l’ho detto in modo abbastanza chiaro?
Oren: La scena è chiara ma è dove vogliamo portare la coppia.
Vogliamo che arrivino al centro, sì, altrimenti non li connetti. Noi stiamo parlando di due persone egoiste, ognuno ha domande, ognuno ha comprensione interna di ciò che è conveniente, di quanto ognuno deve servire l’altro anche se io la amo e voglio darle, questo si chiama lei che mi serve. Lei è l’oggetto a cui io voglio dare l’intero mondo, a me piace questo, in un modo diverso ma è ancora così.
Oren: Non riesco a capire, ma veramente è interessante ma tu hai semplicemente detto anche se io voglio rinunciare a tutto…
Io voglio portare l’intero mondo ai suoi piedi, che faccio? Cerco di portarle l’intero mondo e qui, lei è ancora un oggetto per me, perché attraverso una certa azione verso di lei, ricevo piacere. Perché porto l’intero mondo ai suoi piedi? Per gioire, questo mi dà piacere, questo si chiama dare per poter ricevere e qui.
Oren: Volevo arrivare a questo. Io faccio del bene a lei e ne godo, se lei fa la stessa cosa? Allora siamo una coppia felice? È una domanda questa!
Sembra buona.
Oren: Ma se ognuno di noi fa del bene all’altro potrebbe essere bene così? Lei dice che se ognuno di noi fa un passo, dalla mia vita so che non funziona esattamente così.
Magari in qualche situazione ideale in cui vogliamo arrivare.
Oren: A livello egoistico come dovrebbe essere? Quindi che cosa stai sacrificando?
Tu hai la tua lista e lei ha la sua lista, diciamo che non aiuta, vogliamo questo ma la soluzione deve essere sopra a questo, noi abbiamo parlato… Capisco, vedo che non mi sto esprimendo in modo corretto. Noi abbiamo parlato di ciò che succede a livello del tavolo, a livello egoistico, che non ci aiuterà. Anche se la società ci supporta sento che se io sto rinunciando tutte le volte, non voglio rinunciare perché non ricevo nessun supporto da nessuna parte, io non ho un pezzo di terra, una casa, dei beni, io rinuncio per lei se possiamo ancora esistere insieme, specialmente dal momento che il nostro ego è grande, se fosse un piccolo ego non ci sarebbe granché da rinunciare. Una volta la donna guardava fratelli e sorelle a casa, faceva da mangiare, teneva pulita la casa, faceva lavatrici, mungeva mucche e capre. Era tutto chiaro una volta, era semplice, era così. Oggi è diverso. Oggi siamo più uguali, sembra che entrambi cerchiamo di dare forza quindi, non saremo capaci di gestire la famiglia in questo modo a meno che l’intera frammentazione della famiglia non arrivi al punto che non sarà corretta finché noi non andremo da una coppia e dimostreremo che c’è un valore più alto nel tenere in piedi la famiglia e stare insieme. Oggi non avete nessun modo per attrarli, per farli stare insieme. Non c’è una vera ragione, una persona è attratta dallo stare nella propria stanza, nel proprio appartamento o anche in un bello studio, non ha bisogno di altro. Di cosa ha bisogno? Noi vediamo questo sui nostri figli, nel modo naturale in cui si allontanano dalla famiglia, una volta le famiglie vivevano in un'unica stanza anche con i nonni, madre, padre, nonni oggi non esiste più questo che in una stanza ci sia più di una persona che ci vive. Ognuno ha la propria stanza. Quante stanze hai? Quattro. Perché ne hai quattro? Una per il figlio, una per la figlia grande, una per la figlia piccola e se loro non hanno una stanza, appena possono, vanno ad affittarsi una casa, un appartamento per essere completamente indipendenti dai genitori. Se noi siamo cresciuti per avere un ego così grande, come possiamo far crescere una famiglia e tenerla in piedi? È un problema. E c’è l’opinione pubblica, le abitudini, le tante cose da fare eccetera….
Oren: Quindi, qual è il valore più alto a cui puoi arrivare?
Se gli date il consiglio che loro hanno un profitto, sia per l’uomo che per la donna, solo a condizione che mantengano il contesto famigliare.
Oren: Che profitto hanno insieme! Altrimenti perché dovrebbero? Questa è esattamente l’essenza del progetto. Come noi acquisiamo questo? Cos’è? E come lo raggiungiamo?
Quale può essere il profitto di una persona che ha già tutto? Ha denaro, ha tutto, vive da solo, ha una macchina, ha tutto, va in giro con i suoi amici, se ha bisogno di una donna, prende una donna per un po’ di tempo. Che cosa lo obbliga a fare una vita diversa? Ha l’assicurazione, ha il dottore, non ha bisogno di niente.
Oren: Stai parlando con me, come se parlassi a un laureato o un neolaureato, parliamo di uomo e donna sposati.
Parlare sì, a un ragazzo appena laureato.
Oren: Il problema più grande è che uno non può obbligare una persona.
Forse devi sposarti? Il cibo ce l’ha, il sesso ce l’ha, la famiglia se ne ha bisogno.
Oren: Se lui si è appena sposato, ma se è un neolaureato no.
Lui ha tante cose che vengono dopo denaro, rispetto e saggezza, questo è ciò che possiamo trovare in una persona, questi sono attributi sui quali possiamo giocare, il rispetto: stiamo rispettando la persona? Che nella società ci stiamo comportando in un modo che non appare corretto, la pubblica opinione dovrebbe essere contro la persona che non è sposata, che non ha una famiglia, che non avanza come tutti gli altri. Vogliamo farlo avanzare, gli daremo più tasse, lo obbligheremo a fare tutta una serie di cose, ci deve essere un’opinione pubblica che spinge su questi valori, che lui è disconnesso dalla realtà. Non stiamo parlando della correzione ora, se aspetto la correzione della società possiamo rifare questo programma tra venti anni forse, oggi l’intera società va in direzione opposta, prendere solo tutte le creature viventi.
Oren: Tu hai preso un progetto più grande per convincere le persone ed è impossibile, è troppo lontano. Andiamo a qualcos’altro, qualcuno che ha una moglie, dei figli, vive e soffre, la sua relazione non va bene. Hai detto che nel loro contesto hanno dei principi che hai enunciato nella conversazione precedente, il nostro scopo è semplice, non di correggere tutto il mondo, un uomo e una moglie stanno insieme, abbiamo detto nelle puntate precedenti dei principi di come trasformare il male in bene, hai detto che ci manca qualcosa, la cosa più grande che dobbiamo fare per avere qualcos’altro, loro sono già insieme, parliamo di persone che sono già insieme, hai detto che, sacrificandosi, loro possono arrivare qualcosa di meglio di quello che hanno oggi, quindi da questa immagine, non un’immagine grande.
Tu mi porti sempre giù al livello di una persona che vive oggi, le condizioni che tu mi dai, le condizioni iniziali di ogni problema di matematica, tu dici questo, questo, questo, queste sono le condizioni iniziali, poi risolvi il problema, quindi, tu mi dai delle condizioni che non si possono risolvere perché un uomo non vuole, nella maggior parte dei casi, continuare con la famiglia, una donna non vuole continuare con la famiglia, sento questo da tante donne, lo so, questa è la vita E la società non gli dà supporto, la società presenta l’opposto e gli dà tempo, dopo il figlio vive un po’ con la mamma e un po’ un il papà, questo è lo standard, non si può fare niente.
Oren: Ma come fare una buona connessione tra le persone?
Ma per loro non vale la pena sacrificarsi, perché non c’è supporto né internamente né esternamente, non c’è nessuna ragione per sacrificarsi, a meno che noi prendiamo uomini e donne che vogliono far crescere una famiglia, che vogliono avere una buona connessione tra di loro, che hanno l’inclinazione ad essere una famiglia.
Oren: Sono già in una famiglia.
Non importa se sono già una famiglia, ma che loro vogliono continuare.
Oren: Ma loro vogliono continuare? Questo è qualcos’altro, allora una situazione in cui un uomo e una donna vogliono continuare a essere sposati ma non sanno come fare.
Se vogliono andare avanti, se loro vogliono continuare noi dobbiamo insegnargli come gioire nel sacrificarsi l’uno per l’altro.
Oren: Questo è esattamente quello che vogliamo fare oggi. Prendere il principio del sacrificio, prendere il fondamento di questo processo di riabilitazione. Come ci sacrifichiamo correttamente? Cosa dovremmo sacrificare e cosa no? Come verifichiamo il primo passo? Vogliamo essere riabilitati, non siamo tutta l’umanità, siamo due persone che vogliono imparare come implementare questi principi di sacrificio. Dove si comincia? Stiamo parlando di una coppia sposata con figli, hanno bambini.
Sì, una coppia con bambini, quindi dobbiamo renderli più grandi, dobbiamo lavorare con i bambini, i bambini devono mostrare al padre alla madre quanto è importante vederli insieme, i bambini devono essere buoni psicologi per famiglia. È desiderabile, auspicabile connettersi a una famiglia del genere e connettere a questa famiglia altre due o tre famiglie che si trovino insieme, che si diano supporto ed esempi a vicenda, che facciano delle cose insieme, che stiano insieme, prendono il caffè insieme, guardano la televisione, escono insieme. Che abbiano un buon esempio, un buon supporto anche di fianco, dovete creare delle influenze, influenze che obbligheranno queste persone a rimanere connesse. In questo sacrificio, ognuno deve sapere cosa sta sacrificando, in cambio di che cosa. Qual è il profitto? Il profitto lo vedrai nei figli, nel servire. Noi parliamo sempre di due esseri egoistici che stanno usando il loro ego, con il loro carattere, con la loro personalità, crescono con la società, che ci influenza tutti nel modo più negativo possibile; dobbiamo scegliere cause e influenze, ci sono coppie che gli daranno un buon esempio, potrebbe essere obbligatorio necessario.
Oren: Che tipo di obbligo?
Un obbligo tale che è difficile disconnettersi tra di loro, che è duro, che è difficile rompere, diciamo, io e lei abbiamo un business insieme, abbiamo le nostre fondamenta, qualcosa che non possiamo tagliare, come abbiamo citato prima, come era 100 anni fa, devi sviluppare connessioni che come manette ci tengono insieme.
Oren: Ma chi le crea? Ti aspetti che le creino da soli? Io non sto guardando loro, io posso dare loro una guida.
Gli posso insegnare come mettersi le manette da soli? Sì.
Oren: Oggi fanno esattamente l’opposto, fanno degli accordi sui beni con opzioni per una rapida uscita. Oggi lo stato sociale è…
Tu mi stai dicendo che c’è un sacco di lavoro da fare davanti, quindi, io dico che noi dobbiamo arrivare a trovare una soluzione, abbiamo bisogno di una causa che influenzi una persona attraverso il cibo, la saggezza, il denaro, l’onore. Se parli della persona media lui non ha altro, quindi, possiamo mettere in queste cose ciò che tocca di più il suo rispetto, il suo onore e sarà sentito dal comportamento di altri bambini, come si collegano a lui, come l’ambiente, la società si collega a lui, questo è importante.
Orit: Hai detto qualcosa che sembra alquanto innovativo, che non ho sentito mai in tutti questi metodi psicologici. Hai detto che noi dobbiamo lavorare con i bambini, attraverso i parenti lavorare con i bambini insieme, comprenderli. Vuoi dire comprenderli anche nei conflitti tra i genitori?
Non penso che i genitori siano capaci di fare questo correttamente con i bambini, di comprenderli in tutte le loro relazioni fra di loro, non è un buon esempio. Noi li educhiamo molto male per il futuro.
Orit: Cosa volevi dire? Che dobbiamo lavorare con i bambini?
Che i bambini devono essere tra di noi, non contro qualcuno di noi, scegliere da quale parte stare, tra madre e padre, Dio non voglia! Devono essere tra di noi, il collante che ci connette. Dobbiamo creare una persona molto dipendente dalle proprie abitudini, se dall’inizio creiamo delle abitudini, che ogni lunedì e giovedì mia moglie e io usciamo insieme, ogni domenica e martedì facciamo qualcosa per i bambini e questo ogni giorno, negli altri giorni, il venerdì ho una cena con i parenti che vengono da me, anche se qualche volta non la si vuol fare, al di là del fatto che io non la voglio fare, questo mi mantiene, proprio il rispetto del fatto che io non lo voglio. Noi dobbiamo usare le abitudini, ma non penso che dovremmo mettere i figli nei nostri conflitti, noi gli causiamo delle abitudini e queste arriveranno a loro nella loro vita.
Orit: Io conosco alcune famiglie che veramente hanno quel collante di cui parli, non è chiaro che cosa sia, loro vivono insieme in un modo molto negativo e i bambini sentono questo lo sperimentano e ancora fanno vacanze, nei week end sono in famiglia, in una certa misura, ma loro portano le battaglie da casa in macchina e poi all’hotel ma sono ancora insieme. Ma allora poi chiedo perché loro sono ancora insieme e litigano?
Se loro sono insieme, vanno in vacanza e tutte le varie cose, con i figli e l’intera famiglia, ma non hanno abbastanza cervello per capire che ora, almeno per un giorno, aprono una pagina nuova e passano del bel tempo. Perché non possono fare questo? Qui la psicologia può aiutare, forse.
Orit: Io non riesco a capirlo. La domanda è: se questo collante che collega una famiglia è veramente impossibile. Quando i figli soffrono così tanto, hanno così tante difficoltà ad ogni livello, a scuola, emotivamente, i bambini soffrono veramente di tutte le varie depressioni dei loro genitori, anche se non c’è ancora questa colla, dovremmo lasciarli così? È corretto?
Quando noi vediamo famiglie infelici e famiglie di genitori soli, genitori single, vediamo che la famiglia è la cosa migliore, è sempre meglio essere in una famiglia. Questo è meglio che avere dei genitori separati, ma più il padre prende una volta alla settimana e li porta al planetario, allo zoo, tutte queste cose che il padre fa, più il figlio sente che il padre lo prende in giro, il figlio non abbandona il padre, ma sente che il padre lo tradisce, meglio che il padre sia a casa e litighi ma sia ancora in famiglia.
Orit: Possiamo dare un esempio ai nostri figli, insegniamo loro che il matrimonio continua litigando senza aver successo.
Gli dai un esempio, dall’altra parte gli dai l’esempio di divorziare è la stessa cosa, chiedete ai bambini stessa cosa dicono.
Orit: Lo sappiamo cosa dicono, hai ragione i bambini preferiscono che i genitori stiano insieme in ogni caso, non importa. Allora che strumenti possiamo dare ai genitori che sono incollati insieme e non possono gestire la cosa, non possono andare avanti?
Per cominciare a chiarire questa confusione, rendere la cosa più semplice, anche se li porti a dei corsi e gli spieghi tutti i sistemi della società in cui si trovano, te lo dico ancora, che strumenti hai al di là di sviluppare il loro cervello, le loro emozioni? Tu semplicemente apri questa scatola dove ognuno vede che è egoista. Perché lui dovrebbe rinunciare a qualcosa? Sacrificarsi per essere connesso a qualcuno? Lui deve vedere un profitto qui, nel denaro, nel controllo, nella ricchezza, nel cibo, nel sesso, un qualcosa per cui valga la pena, che gli faccia capire che può essere riempito solamente attraverso la famiglia. Noi abbiamo costruito una società dove lui non ha queste cose, attraverso la famiglia, lui non ottiene niente se non aggravamenti, allora, cosa se ne fa? L’opinione pubblica non lo supporta, nessuno richiede questo da lui, perché ha bisogno di un impegno tale? Stiamo continuando in questo modo, noi dobbiamo trovare ancora alcuni fattori che influenzano la famiglia e la tengono insieme. Il primo è che noi insegniamo a queste coppie, gli diamo dei consigli per essere connessi, come sacrificarsi e fare compromessi ma non sono sicuro che funzioni molto bene. Un altro modo è, in qualche modo, per la famiglia che stiamo cercando di correggere, che noi cambieremo la pubblica opinione, allora, l’ambiente, i media e tutti cambieranno il modo in cui si rivolgono alle giovani coppie e li terranno insieme solo con la pressione sociale, l’opinione pubblica.
Oren: Con queste parole dobbiamo concludere, Grazie Rav Laitman, grazie Orit, grazie Nitzah, continueremo nella prossima conversazione, vi auguriamo il meglio.
(Fine della conversazione)