Nuova Vita
Conversazione numero: 2
Lo sviluppo dell'umanità e l'importanza dell'ambiente
Conversazione con il Dot. Michael Laitman del: 28/12/2011
OREN: Benvenuti a tutti, ci troviamo in questa sede per una serie di conversazioni con il Rav Laitman. Questa serie è speciale e vogliamo sviluppare contenuti che potranno essere utilizzati da ogni persona nel mondo.
Ci avviciniamo ad una situazione in cui tante persone nel mondo non hanno una occupazione, né a tempo pieno ne parziale, così vogliamo sviluppare contenuti che potranno promuovere qualsiasi persona come individuo del mondo di oggi, incoraggiare aziende, stati e organizzazioni, a muoversi verso uno stato in cui conoscere meglio il mondo in cui viviamo, la realtà con tutte le difficoltà e le sfide che ci impone, e per questa necessità ci troviamo in questo studio per questa serie di conversazioni.
Vogliamo simulare una situazione in cui il Rav Laitman insegna ad una classe composta da gente comune, di qualsiasi paese e in qualsiasi parte del globo, può essere da Israele o dall'estero non importa da dove, e parla alla gente in un linguaggio comune ed insegna quello che oggi ha valore ed è necessario sapere. Allora Rav, cosa impariamo oggi?
Come hai detto, parliamo del nostro sviluppo. Quando rivolgiamo lo sguardo alla storia dell’umanità, al suo percorso di generazione in generazione, anche da quella precedente alla nostra, e lo confrontiamo con le altre componenti della Natura vivente e vegetale, possiamo notare che in queste ultime non ci sono quasi cambiamenti nel corso di centinaia di anni, mentre lo sviluppo dell'umano da una generazione all'altra attraversa dei cambiamenti molto grandi, nella tecnologia e in tante altre cose.
Per esempio io che ho vissuto nella prima metà del secolo scorso e sono passato nel ventesimo secolo, vedo come il mondo è cambiato. Una volta la gente era legata al villaggio, ai piccoli paesi, al luogo in cui viveva, invece oggi è tutto dinamico, tutto diverso: il pensiero, l'approccio alla vita, davvero tutto.
Qui sorgono domande: “Non basta nascere e passare da una generazione all'altra, e cosi per ogni generazione?”, “Perché dobbiamo cambiare?”, “Che cosa succede qua?”.
Vediamo che quando un piccolo bambino nasce, egli deve crescere per poi vivere una vita buona e piena, ottenere cose come i grandi, crescere per formare la sua famiglia, fare figli, e poi lascerà loro tutto quello che ha ottenuto e loro continueranno la sua vita, ed egli vedrà nei figli la propria continuazione. E perché abbiamo bisogno di questo?
Aldilà del fatto che continuiamo a vivere così, da una generazione all'altra, così come gli altri esseri viventi in natura, noi al contrario degli altri esseri viventi dobbiamo anche evolverci. Bisogna domandarsi: “Cosa è successo?”, “Qual è lo scopo del nostro sviluppo?”.
In questa fase non lo vediamo, ma comunque vediamo che l'uomo quando nasce è piccolo, non è ancora pronto per la vita, deve evolversi ancora molto per ottenere la conoscenza, la forza, il sentimento, finché si adatta a qualche comprensione della vita, dell’ordine della vita, al cambiamento nella vita.
Forse anche per l’umanità nel suo insieme è così, e quando evolviamo si può dire che le centinaia o migliaia di anni che sono stati necessari per il nostro sviluppo sono praticamente come la vita di una persona, e ogni volta che noi evolviamo, è come se avanziamo come un bambino che cresce da 1 a 2 anni, poi da 2 a 3 anni e così via di anno in anno, e forse anche per l'umanità è così, e 100 anni sono come 1 anno del piccolo bambino che cresce.
Noi come umanità, non vediamo ancora in che modo ci evolviamo. Quando nascono i nostri figli, sappiamo come si svilupperanno e di cosa hanno bisogno per la loro crescita, quali giochi, mezzi ed esercizi proporgli per favorire il loro sviluppo, e costruiamo intorno a loro una società specifica che li faccia evolvere, mentre come umanità non sappiamo dove ci evolviamo, dove stiamo andando, dov’è diretta la nostra evoluzione, perciò non facciamo attenzione all'evoluzione della generazione, come se il passaggio da una generazione all’altra avvenisse in modo casuale.
Questa situazione d’incertezza, relativa alla nostra evoluzione, è simile a quella di un genitore che guarda il suo bambino e non capisce da dove è nato, da dove è uscito, e che non sa cosa fare, come educarlo, quali esercizi dargli, in quale asilo o scuola metterlo. Niente sappiamo, niente sui nostri bambini. In quale modo allora crescere un bambino? In modo casuale? Non ci sono abbastanza spinte dalla Natura che lo porteranno verso le cose buone.
Noi adulti forniamo al bambino tante informazioni ed esperienze, la musica, la pittura, la scrittura, la lettura ecc.…, si trova in un mondo tutto artificiale, il nostro mondo naturale è come quello delle bestie, e quello che noi aggiungiamo è il livello dell'uomo, del parlante.
Guardate adesso l'umanità che si sviluppa da una generazione all'altra: “Dov’è qualcuno che si preoccupa per questa società affinché si sviluppi in un modo appropriato? ” Vediamo che il nostro mondo così com'è, la forma che ha assunto una generazione dopo l’altra, diventa sempre più misera, con mancanze sempre più crescenti. Da un lato vogliamo sempre di più nella nostra vita e dall’altro ci sentiamo sempre più vuoti, finché siamo giunti nella situazione attuale. Cosa abbiamo ottenuto? A cosa ci è servito tutto questo sviluppo?
Abbiamo conquistato lo spazio, mandiamo navicelle spaziali su Marte, siamo atterrati sulla Luna, ma di queste notizie adesso nessuno più ne parla, tutto diventa superficiale ormai, possiamo permetterci di fare tutto sulla terra, ma non sappiamo come fare per stare bene con noi stessi.
Siamo in una crisi molto grande: le famiglie sono sempre di meno, i divorzi sempre di più, bambini e genitori soffrono, nella società sempre più imperversa il terrorismo e la droga. Dov'è la gioia? Dov'è il buonumore? La depressione è la malattia numero uno nel mondo. Ne risulta che non abbiamo buoni genitori per l’intera umanità, genitori che si preoccupano di tutti noi e ci insegnano come svilupparci.
Se da un lato guardassimo a tutta la nostra storia, la vita dell’umanità, come se fosse un’unica persona, e dall’altro guardassimo la Natura all’opera, vedremo che quest’ultima si preoccupa molto affinché ogni singola parte si sviluppi nel modo giusto. Noi, come genitori, abbiamo un grande amore per i figli, vogliamo dar loro tutto il bene, investiamo in loro tutta la nostra vita, creiamo intorno a loro ogni tipo di sistema che lavora solo per promuovere il bambino affinché abbia una vita migliore, ma per noi stessi, per l'umanità non riusciamo, ma la Natura ci ha dato tutti i mezzi per farlo. Ci ha dato l’amore, senza il quale non avremmo nemmeno considerato i nostri figli, ma provo amore per loro nello stesso modo in cui gli animali sentono l’amore per i loro cuccioli. Questo vuol dire che la Natura, che si occupa dello sviluppo di ogni singola parte, si relaziona con tutte le creature in un modo molto speciale.
Da un lato, quindi, vediamo che la Natura, per garantire lo sviluppo sano dei bambini, infonde nei genitori un grande amore istintivo verso i figli, in modo che non abbiamo altra scelta se non quella di occuparci costantemente di loro, dall’altro vediamo che come specie umana non riusciamo a fare la stessa cosa.
Se guardiamo, per esempio, la frutta sull’albero durante i primi stadi della sua crescita, non ha un odore un gusto e nemmeno una forma piacevole, ma man mano che cresce cambia e alla fine del processo di maturazione è tenera, dolce, profumata, pronta per essere mangiata senza creare disturbi allo stomaco come fa la frutta acerba.
Cominciamo a pensare a questo esempio che la Natura ci mostra. Magari anche noi assomigliamo alla frutta sull’albero, ovvero, forse anche noi come umanità stiamo attraversando alcune fasi di sviluppo e non siamo ancora arrivati alla fine della nostra “maturazione”, e in questo stadio assomigliamo ad una mela che inizialmente è verde, dura, acida, tanto che da quello stato non si potrebbe immaginare che poi diventerà un frutto gustoso, è solo la nostra conoscenza ed esperienza che ci consente di anticipare cosa sarà di quel frutto acerbo alla fine della sua maturazione.
La stessa cosa possiamo dire sull’uomo: il bambino nasce piccolo, inesperto e debole, egli non sa niente… a guardarlo non si potrebbe immaginare che, dopo 20 anni, ne possa venir fuori un uomo pronto per la vita e in grado di realizzare se stesso, di studiare e cambiare il mondo. Invece, se prendiamo in considerazione qualche animale, vediamo che per il suo sviluppo sono necessarie solo alcune settimane di vita, ma non avrà la capacità di avanzare più di tanto, rimarrà bestia, saprà prendersi cura di se stesso in modo istintivo, ma non sarà in grado di cambiare se stesso né il mondo.
Riassumendo, tutto questo vuol dire che, prima di tutto, ogni sviluppo è graduale: nelle prime fasi si manifesta in “forme acerbe” mentre alla fine assume “forme dolci”. Inoltre, più è il tempo necessario per lo sviluppo e maggiore è la potenzialità e quindi la qualità che quella creatura possiederà alla fine della “maturazione”.
Se noi concentriamo tutti questi esempi che impariamo dalla Natura in un unico quadro generale, possiamo riassumere dicendo che, in fin dei conti, l’umanità attraversa uno sviluppo molto speciale, da una generazione all’altra ci evolviamo come una creatura che attualmente si trova ancora nelle sue prime fasi di sviluppo ,per questo siamo così “acidi” e “duri”, incapaci del successo che desideriamo, però alla fine del suo sviluppo raggiungerà una forma buona, bella e perfetta, dato che rispetto agli altri livelli della Natura, immobile vegetale vivente, il parlante occupa un posto speciale e più elevato.
L’uomo è la corona della creazione, per cui il suo sviluppo è quello più lungo e gli stadi che attraversa dall’inizio alla fine del processo sono quelli più estremi, tanto che se lo guardiamo all’inizio della sua vita sembra quasi di essere di fronte ad una specie diversa rispetto a ciò che diventerà una volta adulto.
Se noi possiamo pensare alla Natura che ci sviluppa, allora arrivare a una conclusione su noi stessi e al rapporto della Natura con noi, possiamo solo se guardiamo la fine, il finale come nella mela, che ovviamente se la guardassimo solo nella fase iniziale del suo sviluppo penseremmo che non c'è nessuna utilità in essa, e solo alla fine vediamo la grande saggezza che c'è nella natura, e che ha sviluppato una cosa talmente bella e di buon gusto.
Per cui noi abbiamo anche bisogno di dire che, secondo la stessa legge dello sviluppo generale, anche noi ci troviamo nello stesso sviluppo, e lo scopo del nostro sviluppo è senza dubbio portare noi, alla fine delle generazioni se così si può dire, a uno stato buono, dolce, completo, bello, insomma, e allora noi arriviamo ad uno stato perfetto. Cosa può significare lo stato “perfetto” per l’umanità?
Se noi ci evolviamo con la Natura, per mezzo di uno sviluppo graduale della mente e delle emozioni, ottenendo di generazione in generazione competenze cognitive ed emotive sempre maggiori e comprendiamo sempre di più la Natura, tutta la creazione, ci innalziamo sopra a tutto, riusciamo a percepire, controllare, allora probabilmente il nostro sviluppo finale sarà quello in cui l’uomo arriverà al gradino più alto che esiste nella realtà. Se è così, allora vediamo per mezzo di cosa ci evolviamo e quali sono le forze che promuovono la nostra evoluzione.
Abbiamo detto che lo sviluppo dell’umanità può essere paragonato a quello del bambino, possiamo imparare dal singolo al plurale.
Il bambino può svilupparsi attraverso le sole spinte che gli arrivano dalla Natura, ma se non intervengono su di lui dei fattori esterni, si svilupperà ed evolverà come un semplice animale, non saprà costruire e fare le cose che la società ha progettato per lui, se noi non lo inseriamo nella società dei bambini, allora non saprà come relazionarsi con le persone, come giocare con loro, come connettersi a loro, come aiutare ed essere aiutato da loro. Se invece organizziamo attorno a lui un ambiente, ad esempio un asilo con insegnanti e giochi adatti, e cioè se i genitori cercano sempre di stimolarlo, non per mezzo della spinta che la Natura dà da dietro, ma attraverso l’offrirgli ambienti ricchi e variegati che lo attirano dal “davanti”, allora vedremo che possiamo accelerare molto il suo sviluppo, possiamo insegnargli musica, pittura, scultura, danza, il computer e tante altre cose, ma questo a condizione che portiamo questi mezzi di sviluppo dall’esterno.
Riassumendo: abbiamo due forze che promuovono il nostro sviluppo, una che “spinge da dietro” (la Natura) e la seconda è la forza che “attira dal davanti”, che si apre al bambino attraverso il giusto ambiente.
Possiamo comprendere che la stessa cosa possa valere anche per l’umanità nel suo insieme. Se dopo migliaia di anni diventeremo davvero consapevoli che ci stiamo sviluppando in una certa direzione come quella mela sull'albero, da stati cattivi a stati buoni, allora, forse, attraverso la costruzione di un ambiente che ci attira verso il futuro, attraverseremo molto velocemente tutte le ulteriori fasi del nostro sviluppo senza subire spinte da dietro (ad esempio miseria e sofferenza),ma evolvendoci in un modo buono e sereno attraverso spiegazioni, giochi e varie influenze che saranno piacevoli.
Vediamo in cosa può aiutarci l’idea che ci sono due mezzi per il nostro sviluppo.
Abbiamo più volte detto che oggi ci troviamo in una situazione tragica, questa crisi generale in cui l'umanità non sa che fare di sé stessa, e in questo assomigliamo ad un bambino che ha perso l'orientamento e non sa che fare, e sta in piedi in mezzo ad una stanza come se lo avessero dimenticato, lo avessero lasciato: “Cosa ne sarà di lui?” Così ci sentiamo noi tutti oggi, e non siamo in grado di vedere vie di uscita in nessun settore, dalla crisi della famiglia a quella dell’educazione, dalla crisi della cultura a quella della salute, dalla crisi nella scienza a quella dell'economia o dell’ecologia, e con tutte queste crisi non sappiamo cosa ci succederà.
Fra due settimane, per esempio, potrebbe abbattersi su di noi un uragano che ci toglierà l’elettricità inondandoci d'acqua e chissà cos’altro, questo è ciò che sta accadendo nel mondo.
Sarebbe possibile per noi riuscire a sistemare tutto ed avanzare in maniera tanto bella quanto veloce? Secondo quanto abbiamo detto sui due tipi di sviluppo, questa seconda possibilità dipende dall'ambiente che possiamo organizzare in modo tale che promuova in noi, come umanità, uno sviluppo più rapido e piacevole.
Per arrivare a comprendere che per lo sviluppo del bambino sono necessari certi giochi ed esperienze positive (computer, musica, sport, ecc.) l’umanità ha dovuto attraversare migliaia di anni di sviluppo, finché abbiamo capito che valeva la pena dargli questo ambiente arricchito. Allora se è così, oggi dobbiamo fare la stessa cosa per la società umana.
Abbiamo molti esempi che ci mostrano che, se vogliamo far sviluppare più velocemente qualcosa, dobbiamo costruire una sorta di impianto artificiale che accelera questo sviluppo. Pensiamo, per esempio, alle uova: possiamo prendere le uova dalla gallina senza aspettare che nasca il pulcino, e metterle in un’incubatrice a 40 gradi da cui verranno fuori pulcini di grande qualità molto prima che se le avesse covate direttamente la gallina.
Nello stesso modo possiamo creare per l’umanità le condizioni che favoriscano uno sviluppo corretto, piacevole e veloce, senza dover ricevere spinte “da dietro” (miserie e sofferenza), come un bambino bravo che cresce ricevendo dalla famiglia tutto quello che gli serve.
Il nostro problema, a questo punto, è capire attraverso cosa possiamo sviluppare l'uomo. Questo è un nodo cruciale che può fornirci la soluzione a tutti gli altri problemi.
Guardiamo di nuovo alla crisi attuale: è una crisi integrale, globale e questo implica che tutto il mondo si sta organizzando intorno ad essa. Questa situazione da un lato ci minaccia, ma dall’altro ci avverte, mostrandoci praticamente la nostra “immaturità”, il nostro essere ancora dei “frutti acerbi”. La crisi mette in evidenza che noi siamo dipendenti l'uno dall'altro e che questa dipendenza è totale e assoluta (molte ricerche lo dimostrano scientificamente) ma noi siamo praticamente incapaci di unirci e connetterci, e questa è la radice di tutti i mali.
Facciamo male a noi stessi e alla nostra vita, siamo insicuri, viviamo nella paura, siamo limitati da qualcosa che ci impedisce di connetterci reciprocamente in modo positivo.
Se riuscissimo a realizzare una connessione corretta fra di noi potremmo risolvere tutti i nostri problemi. Possiamo avere riprova di questo nel processo di sviluppo che abbiamo attraversato: ogni volta che siamo passati da una generazione all'altra, l'umanità è sempre stata spinta nella direzione di una maggiore concentrazione di persone, dal villaggio alla città, dalla bottega all’industria, dal lavoro individuale alle cooperazioni e tutto ciò portava a una dipendenza sempre maggiore.
Ora siamo giunti ad una situazione dove non siamo legati l'uno all'altro solo attraverso gli stipendi, il sistema finanziario o gli affari, ma siamo dipendenti a livello delle relazioni umane più interiori. E’ proprio la mancanza di connessione a questo livello ciò che ci impedisce di realizzare una vita migliore e più sicura.
La situazione globale assomiglia ad una famiglia in cui marito e moglie che vivono in un appartamento fra quattro mura, non riescono ad andare d'accordo, ma a differenza di loro, non sappiamo come divorziare, in quale parte della terra scappare.
Da tutte le ricerche e da tutto quello che vediamo intorno a noi si desume che l’obiettivo che dobbiamo raggiungere con il nostro sviluppo è proprio questa connessione positiva fra di noi, come una coppia che si ama reciprocamente in modo profondo, e se tutta l'umanità si porrà questo obiettivo, sarà felice.
Se è così, allora è chiaro che dobbiamo costruire intorno a noi un ambiente che ci insegni come essere connessi nel modo giusto.
Qui assomigliamo ad un bambino “saggio” che capisce che deve crescere in modo giusto, buono e bello, e allora si organizza un ambiente: va dai vicini di casa e gli dice che li pagherà affinché loro comincino a connettersi in un modo buono e bello, perché sa che questo esempio lo influenzerà e lo attirerà verso questa connessione. Chiede loro di comportarsi come attori che recitano questo modo positivo di relazionarsi l’un l’altro perché sa che attraverso un modello lui potrà crescere in sé queste qualità. E questo che lui desidera, partire dallo stato in cui si trova e svilupparsi nel migliore dei modi attraverso un esempio da imitare.
Supponiamo che io voglia cominciare a studiare la musica però non ho un grande desiderio per questo e ho bisogno di qualcuno che mi attira, mi stimola, che mi trasmetta la sensazione che la musica è una cosa bella e importante per la mia vita. Allora cosa faccio? Vado da alcuni musicisti e li pago affinché loro vengano da me e suonino, parlino di musica e dei loro strumenti, compongano qualcosa accanto a me. In questo modo io ricevo un’impressione grande da questa situazione, dal loro entusiasmo, dall'armonia che hanno fra di loro. Attraverso questo esempio costruisco l'ambiente giusto, attraverso il quale ottengo il mio obiettivo di diventare un musicista sviluppando in me le giuste qualità per farlo e non importa se ho pagato per essere migliore. L'importante è il risultato che viene raggiunto.
I nostri genitori hanno fatto così tante volte nel corso della nostra infanzia: hanno pagato affinché frequentassimo circoli sportivi o prendessimo lezioni di musica e così via. Questo perché ciò che conta per il nostro sviluppo è la società.
Questa società potrei crearla da solo, però è meglio fare affidamento sulle persone esperte in questo campo, come scienziati, ricercatori, pensatori che sono molto competenti e qualificati in tutti quegli ambiti di studio attinenti allo sviluppo dell'umanità. Allora dobbiamo solo sostenerli, dobbiamo solo ascoltare quello che dicono e cioè che vale la pena realizzare attorno a noi un ambiente, una società, che influenzerà tutti e attraverso la quale avanzeremo nella direzione giusta in modo graduale. Sarà come mettere l’intera umanità in un’incubatrice che ci permetterà di svilupparla in modo veloce e buono.
Abbiamo la possibilità di vedere tutto lo sviluppo dell'uomo durato migliaia di anni, capire che ora ci troviamo in uno stadio ancora immaturo e per questo spiacevole, ma comprendere anche che possiamo uscirne senza aspettare ulteriormente, ascoltando quelle persone esperte che dicono che, per crescere, è necessario un ambiente, quello buono, che ci svilupperà e che ci porterà da una fase all'altra in modo delicato.
Per cui in definitiva di cosa abbiamo bisogno? A noi serve la società. Perché attraverso il buon ambiente comincio a sentire il male nella mia natura, divento consapevole che sono egoista, che non voglio connettermi, che sono pigro e tutto ciò non è così importante per me. Ci sono tante caratteristiche in me che non vogliono cambiare, ma in questo ambiente inizierò a capirlo.
Avendo compreso che bisogna costruire una società migliore, ancora più coesa, se io sono pigro, l’ambiente mi aiuterà a trovare la motivazione, influenzandomi sempre di più e spingendomi continuamente verso il centro del gioco, così viene fuori il bene che c’è in me.
Per cui noi dobbiamo sviluppare adesso un ambiente che si preoccupi di ogni singolo individuo, affinché non sia pigro o fuori da questo nostro gioco. Come i bambini piccoli diventano grandi, saggi e forti attraverso i giochi, così anche noi attraverso i nostri giochi, dentro la società, avanzeremo e arriveremo al nostro obiettivo: costruire un società basata sulle relazioni corrette fra di noi. Raggiungeremo così, la fine del nostro sviluppo assumendo la nostra “forma perfetta” e supereremo tutte le crisi realizzando così una vita prosperosa e sicura per tutti.
OREN: Posso chiedere? Fa parte della trasmissione?
Nella classe si può chiedere, va bene.
OREN: Non mi considero una persona particolarmente saggia, ma nemmeno il più stupido, nelle ultime due lezioni ho avuto l'impressione che stai dicendo cose sagge, con una visione ampia, che contiene tutto sull'umanità non solo riferito a questi tempi, ma a tutta la storia.
Certo che la lezione è breve rispetto al suo contenuto ed è molto densa di informazioni. Probabilmente conviene realizzare più conversazioni da ogni lezione che bisognerebbe dividere in tanti argomenti e ripassarli più volte, finché la persona percepisce un continuum delle lezioni e così facendo interiorizza il materiale. Penso che una persona avrà bisogno di riascoltare la lezione 3 o 4 volte per digerirla, con l'insegnante o con qualche tutor.
OREN: Voglio tornare un attimo alle idee che hai dato nelle ultime lezioni, ne ho parlato anche con mia moglie di questa esperienza perché non mi sono mai cimentato in tale studio prima. Questa è un’occasione speciale, non è come l'università che ho frequentato, non è la scuola, ma una cosa nuova e diversa. L'impressione è quella di sentire cose molto interessanti, ma a volte è come se perdessi il…
Il filo?
OREN: Si, il filo. Ma non perché non capisco quello che dici, ma perché il tuo punto di osservazione è contemporaneamente molto profondo e ampio. Analizzi sia le cose che ho visto da bambino e nei miei bambini, i pensieri e i sentimenti che provo, ma d'altro canto è come se guardassi tutto dall'alto, e ieri quando ci ho pensato, dopo la prima lezione, ne ho parlato con mia moglie. Come faccio a tradurre queste idee che sto ascoltando? Oggi vedo che si continua sulla stessa linea. È difficile tradurlo! Mi identifico nelle idee che percepisco, ma non capisco dove mi portano. Non riesco a capire la meta del nostro studio.
La meta è quella di conoscere la Natura dell'uomo e la Natura in cui ci troviamo. Per questo abbiamo bisogno di capire come ci sviluppiamo, cosa c’è di speciale in questo sviluppo, cosa vediamo dalla Natura, verso quale forma ci stiamo evolvendo, cioè qual è il nostro stato finale, come noi possiamo passare dal nostro stato attuale ed arrivare a quello finale tramite il percorso più veloce e piacevole, perché lo stato finale è senza dubbio quello perfetto. Cioè, tutto lo studio, in fin dei conti, consiste nel capire come rendere la nostra vita, da oggi in poi, più facile e piacevole.
OREN: Proprio su questo punto mi vorrei fermare. Non riesco a tradurre e a prendere dalle cose dette ieri qualcosa di immediato che posso subito realizzare nel concreto.
Ci serve un nuovo ambiente, una società che giochi con noi come con i bambini piccoli. Chi può darci questo ambiente? Gli esperti, cioè coloro che sono in grado di comprendere questo sviluppo così come i genitori che sanno di cosa hanno bisogno i figli e costruiscono intorno a loro un ambiente che li influenza correttamente. In questo ambiente ci sarà la nostra forma futura e, quando ci inseriremo in esso, automaticamente cambieremo. Avremo davanti a noi quest’esempio che ci attirerà ed allora cominceremo a sforzarci di imitarlo e così facendo cambieremo noi stessi. I risultati delle lezione sono molto pratici.
OREN: Non ho capito, come?
A noi serve un ambiente dove sono tutti connessi. Come ti immagini la forma “matura” dell’essere umano? L’opposto della situazione attuale, senza le crisi, senza i divorzi, dove i figli stanno bene con i loro genitori e tutti si sentono realizzati. Una società fondata su un buon rapporto internazionale tra i popoli, un’umanità senza paura, senza guerre, senza armi, senza terrorismo, senza droghe e così via.
Allora costruiamo un ambiente tale che possa influenzarci in questo senso, attraverso il fornirci i valori corretti a cui tutti potremo allinearci.
OREN: Come lo facciamo?
Potrà trattarsi di un ambiente virtuale perché al giorno d’oggi tutti noi ci troviamo su internet, oppure potrebbe passare attraverso i media perché tutti noi ci nutriamo e prendiamo da lì i valori. Potrebbe essere un ambiente dedicato solo ai bambini, realizzato negli asili e nelle scuole, e che ci permetterà di far sì che i bambini respirino solo quel tipo di ambiente. Potrebbe anche trattarsi di un ambiente in cui parteciperanno gli adulti. Io vedo all’improvviso un miliardo di persone disoccupate nel mondo e poi ci sono le casalinghe che, indipendentemente dal fatto che il marito lavori o meno, non sanno come educare i bambini e sono molto preoccupate al pensiero di cosa ne sarà dei figli. Perciò saranno felici di imparare queste cose attraverso le serie televisive che faremo. Per loro sarà un esempio attraverso cui potranno influenzare i propri bambini.
OREN: Perché parli al plurale?
Anch’io sono uno di questi, è giusto, se no perché parliamo dell’educazione. Quando dico “noi”, sto parlando anche di persone come me che sanno come fare questo, e quello che serve per farlo, come evitare tutto questo male e che caratteristiche hanno le varie fasi dello sviluppo di cui abbiamo parlato, sottolineando il fatto che più una creatura è evoluta, e più durante il suo sviluppo attraversa stati opposti rispetto a quello finale. Oggi ci accorgiamo di questo: in questa fase dove dobbiamo svilupparci in modo consapevole e autonomo attraversiamo situazioni molto drammatiche.
Nel corso dei millenni ci siamo evoluti spinti dalle forze della Natura, senza la possibilità di essere partecipi di questo sviluppo, senza poter scegliere né il ritmo né le modalità. Adesso, invece, sia il ritmo che la modalità dipendono da quanto noi siamo consapevoli delle nostre “forme” future e da quanto ci dirigiamo consapevolmente verso esse.
Per questo motivo la crisi è globale e per questo non ci evolveremo più, resteremo in stallo, finché non capiremo che la prossima fase si realizzerà solo quando la desidereremo e saremo consapevoli della sua necessità. L'evoluzione non potrà più essere promossa da fattori istintivi come è successo in tutte le precedenti generazioni, ma avverrà attraverso l’ampliamento della nostra coscienza.
Questo vuol dire che ora siamo nella fase dello sviluppo del livello umano della Natura, del parlante, dell’uomo. Adesso c’è una cosa nuova in via di evoluzione e cioè la comprensione della Natura, del sistema, della meta da raggiungere di cui noi facciamo parte e che vogliamo conquistare. Certo quando si sente parlare di queste cose, tra la gente comune, sembrano argomenti filosofici, vaghi. Bisogna sicuramente accompagnare questi temi con spiegazioni di varia natura e masticarli in tante conversazioni. Penso che dovremmo prendere il video di questa conversazione, per esempio, proiettarlo agli studenti e fermarlo ogni 5 minuti, per farne un riassunto e discuterlo insieme. E così, di 5 minuti in 5 minuti, commenteremo mezz’ora di lezione. In totale ne verranno fuori almeno 2 o 3 ore di lavoro. Le persone arriveranno così a comprendere quello che hanno sentito e non importa se lo dimenticheranno perché l’informazione ormai è passata in loro.
Dobbiamo capire cosa sono quelle qualità che si raggiungono nell’ultima fase dello sviluppo, quella fase in cui la frutta acquista la dolcezza, il bel colore, il buon odore, il gusto buono. Dobbiamo capire che queste aggiunte arrivano in corrispondenza all’amore della Natura verso la frutta stessa. La Natura che ci fa evolvere è come una mamma che si preoccupa del suo bambino. Noi dobbiamo realizzare in noi stessi e nelle nostre relazioni la stessa forza di amore che ci influenza, una forza di connessione tra di noi e con la Natura nel suo complesso. Questa possibilità si realizza solo attraverso la coscienza, cioè attraverso la piena comprensione dello sviluppo e di come agisce su di noi. L’uomo non riuscirà a realizzare una vita prospera e serena senza innalzare la sua capacità di comprensione al di sopra di ciò che ha avuto in dotazione fin dalla sua nascita. Deve ottenere la coscienza globale, deve capire in che mondo vive e scoprire tutta la Natura in generale.
OREN: E proprio l’esempio di quello che provo in questi ultimi 2 giorni.
L’umanità non avanzerà senza che ogni uomo diventi un esperto in grado di comprendere perché è nato, e verso cosa la Natura lo sta portando.
OREN: Allora noi in questa classe diventeremo tutti dei saggi?
Si! Tutti, per quanto possibile. Come avviene a scuola, quando vi entri non studi queste cose?
OREN: Ora hai prospettato una cosa molto alta.
No! Non alta. Tu hai studiato geografia, geologia, hai studiato lo sviluppo della civilizzazione, dei continenti, di tante cose, e anche ora continuerai a studiare perché senza questo non riuscirai a cambiare te stesso, senza questa conoscenza del processo, dello sviluppo, della tua dipendenza dagli altri. Anche in poco, non devi diventare uno scienziato, ma devi capire le cose in generale come quando esci dalla scuola e non ti ricordi niente, ma nel complesso hai un’impressione: quello che è successo 1000, 2000 o 500 anni fa nella storia, e c’è la geografia e ci sono i vari continenti, c’è biologia, zoologia, botanica, in qualche modo qualcosa hai sentito. Forse hai dimenticato, però si trova in te. La stessa cosa accade qui. Ora studi le fasi successive, praticamente ti insegnano la cosa più essenziale: come puoi creare la buona vita. Non devi ricordare niente a memoria perché dopo ci saranno le attività e queste saranno svolte in società che influenzerai e dalla quale sarai influenzato. Ma devi ricevere informazioni sul nuovo mondo, sulla nuova società, devi acquisire un nuovo sguardo su di essi.
Potremmo chiamare questa serie di conversazioni “La visione nuova, globale, sul’ uomo e il mondo”.
OREN: Puoi riassumere la lezione di oggi?
Certo! La Natura ci porta allo stato finale, quello perfetto, attraverso fasi di sviluppo così come fa con la mela. Fino ad oggi ci siamo sviluppati inconsapevolmente e da oggi in poi possiamo avanzare solo con l’ampliamento della nostra coscienza. Da oggi in poi possiamo addolcire e accelerare tutto il nostro sviluppo attraverso la costruzione di un buon ambiente, così come avviene con i bambini in fase di crescita, o con gli adulti, come le comunità di recupero per i drogati, i centri di dimagrimento ecc. in cui il cambiamento è promosso tramite l’influenza dell'ambiente. L'unico problema dell’umanità, quindi, è creare un buon ambiente. Potremmo chiamare questo corso “Costruiamo il buon ambiente”.
Penso che ogni genitore sarebbe molto felice di portare i suoi figli in un ambiente dove, attraverso il calore e le relazioni positive, s’insegna ai bambini come stare bene insieme senza la paura di ricevere cose negative. L’ambiente “buono” è quello che dà all’uomo un posto sicuro dove crescere nella fiducia dell’altro, solo così possiamo aprirci e avere la possibilità di percepire nuovi stimoli, di assorbire nuove informazioni, di fare ogni cosa senza sentire la necessità di difenderci come accade quando ci si trova in un ambiente ostile.
Noi adulti non capiamo cosa vuol dire vivere in un ambiente buono, ma è come un bambino che si trova nelle mani della mamma e non sente niente tranne lei, solo questo tipo di sensazione può dargli la forza per crescere. Intorno a noi non abbiamo questo, per cui ci siamo fermati, siamo bloccati nella crisi globale. In tutto quello che abbiamo fatto finora ancora non vediamo un avanzamento, all’opposto ci troviamo nella sofferenza.
La crisi da un lato può essere come una rottura e dall’altro può essere come una rinascita. Secondo l’etimologia della parola che noi usiamo in modo non appropriato. “Crisi”, infatti, viene dal greco e significa “Il posto in cui si nasce”, è come una nuova apertura, come quando nascono i bambini. Penso che con questo finiamo la lezione.
OREN: Avremo dei compiti a casa per queste lezioni?
Penso che non ci saranno compiti a casa, ma questo dipende dalla frequenza delle lezioni.
OREN: Ci vedremo ogni giorno.
E allora non penso che ci debbano esserci compiti a casa, meglio avere videoclip, musica, cose divertenti con cui integrare la lezione.
OREN: Magari uno ascolta l’mp3…
Si… non ci sono compiti, ma a casa deve esserci l’influenza ovunque, anche quando ti trovi a casa devi essere sotto l’influenza del buon ambiente. Cosa fai quando torni a casa?
OREN: C’è la mia cara moglie che mi aspetta, ieri per esempio le ho raccontato di quello che succede qui…
E così che farai.
OREN: E che ho avuto difficoltà in questo. Quando sono tornato a casa mi è stato difficile trasmettere quello che era successo qua.
Perché non le hai portato la registrazione? Forse non l’hai presa dall’archivio?
OREN: Non penso che il problema sia in lei, è che io non riesco a percepire le tue cose fino in fondo.
Siedi accanto a lei, abbracciala, bevete il caffè e guardate la lezione e lei ti dirà: “Ah! Bello quello che studi!” e tu accanto a lei ti sentirai importante.
OREN: Anche gli amici mi hanno chiamato e mi hanno chiesto cosa faccio. Ho raccontato questa cosa nuova, ma non riesco a trasmettere, probabilmente il problema è in me, non mi lamento, è per me difficile esprimere a me stesso, a mia moglie, ai miei amici. Ed ho raccontato dell'incontro di ieri, ma non sono riuscito a spiegare esattamente cosa facciamo.
Noi spieghiamo ad una persona cosa gli serve per essere felice.
OREN: A me lo spieghi.
RAV: Sia te!
OREN: Ok a me. Allora noi spieghiamo a me cosa serve per essere felice. Cosa serve?
L’ambiente. Un buon ambiente che ti porterà ad uno stato dove ti sentirai bene nella vita, ti sentirai sicuro con gli amici, con tutto il mondo, un mondo che vuole solo il tuo bene, che si preoccupa per te e in cui anche tu ti preoccupi degli altri e così viviamo in un mondo buono, sicuro e caldo, pieno di amore.
OREN: Dove si trova? Sarei felice di andare lì?
E' in Jabotinsky, 112. Sì! Lì abbiamo un edificio di 2 piani. Conosci quella canzone…
OREN: Ok! Anche oggi finisce un altro incontro e sento ancora questa sensazione...
Dovrà essere un corso ampio. Io qui vi do l'insieme, una lezione principale, ma attorno ad essa dovrà esserci un sistema completo: attività, domande, risposte, giochi. Così una lezione è un lavoro per una settimana, ogni giorno la gente si incontra, e tutti l'hanno vista e con questo si lavorerà nella classe.
Domani, per esempio, parleremo di quanto la persona è libera o no nella sua vita, cioè del libero arbitrio, e così da una lezione all’altra per un totale di 15 lezioni, cioè 15 settimane, in 3-4 mesi l’uomo riceverà la conoscenza su dove si trova, cosa gli succede, cosa deve fare con la famiglia, col mondo, e con questo cambierà, avrà delle trasformazioni interne.
Però bisogna costruire un sistema che aiuterà la lezione, la lezione di per sé è un mezzo, e attorno bisogna costruire tutte le attività, senza le quali non si può. Capisco che per una persona che ascolta per la prima volta questi argomenti è difficile, da un lato è tutto giusto, ma ci sono tante cose sulle quali non ha mai pensato, lo capisco. Per cui abbiamo bisogno di portare la persona a questa nuova percezione.
Credimi, io non riesco a spiegarlo in modo più semplice, e quindi le lezioni accompagnano, devono aiutare la percezione, in qualche modo sono già un attività. Da queste lezioni già inizi a lavorare in gruppo, già inizia ad esserci il sociale, anche se non se ne parla di questo, ma la forma in cui li porti al soggetto, all’argomento. Insomma, non è che devi dire “Oggi facciamo giochi come uno.” o dire “Uno non può fare senza l'altro”, o che so. No! Il fatto che fate ora una discussione su qualcosa che ho appena insegnato, in modo reciproco e con considerazione, e vedrai come parleranno, sarà già diverso, già inizi a giocare con loro. Ti auguro successo e vi auguro tutto il bene.
OREN: Grazie per essere stati con noi.
(Fine della conversazione)