Nuova Vita 287 - La vergogna e la gestione delle emozioni in cerchio

Nuova Vita 287 - La vergogna e la gestione delle emozioni in cerchio

Episode 287|12 Oca 2014

Nuova Vita

Conversazione numero: 287

La condivisione e significato delle emozioni in cerchio

Conversazione con il Dot. Michael Laitman del: 12/01/2014

Oren: Salve a tutti voi, grazie di essere con noi in questa trasmissione col Rav Laitman “Una nuova Vita”, salve Rav Laitman, salve Nitzah Mazos, faremo una conversazione molto sentita, vogliamo parlare della vergogna e del perché questa sensazione esiste in noi e perché questo sentimento ha una potenza talmente grande che ci chiediamo in che cosa ci deve portare nella vita quella sensazione di vergogna. Nitzah, puoi aprire?

Nitzah: La vergogna è un sentimento che si risveglia in noi come risultato, avendo una specie di reazione rispetto al prossimo, a qualcosa che ci è stata detta o una reazione di qualcuno rispetto a noi, in genere insieme a questa sensazione di vergogna c’è anche una sensazione di restringimento interiore, ci sono anche dei modi di esprimersi esteriori come ad esempio balbettare o richiudersi in sé stessi, sì una restrizione interiore.

Sì, esattamente quello che tu hai detto.

Nitzah: Noi vogliamo comprendere cos’è esattamente questa sensazione della vergogna, perché proprio ci restringe, ci fa più piccoli? Perché abbiamo questa sensazione?

Perché noi sentiamo che abbiamo fatto qualcosa che non va bene, non siamo ok in qualcosa, abbiamo delle qualità nelle sensazioni, nei pensieri, in molte situazioni che abbiamo passato, immaginiamo delle cose che abbiamo fatto nel passato e ne consegue che io non voglio che questo succeda, mi vergogno molto del fatto che questo sia successo e proprio mangio me stesso per il fatto che questo è successo. Quando ero col mio ego l’ho fatto a causa di un desiderio del mio ego, lo stesso desiderio, lo stesso ego del quale io mi vergogno adesso, allora lo rimpicciolisco, lo diminuisco se non ci fosse stato questo, non avrei avuto la sensazione della vergogna. Come se riuscisse la stessa sensazione e volesse tirar fuori tutto questo da me stesso, quest’azione, strizzare talmente il mio ego in modo che se lo avessi fatto allora, non l’avrei fatto.

Proprio la vergogna è un sentimento che riguarda il passato e, a differenza di quello che abbiamo detto prima, abbiamo parlato della gelosia, aver gelosia per qualcosa è per il futuro, mentre la vergogna è rispetto al passato. Io posso essere geloso di cose che non dipendono tanto da me, che non ho ottenuto nella vita e magari non otterrò, mentre invece la vergogna è qualcosa di generale rispetto a cose che ho fatto, rispetto ad azioni che ho fatto. In effetti la vergogna è più personale, perché indica chi sono io, la gelosia indica chi è lui, chi è l’altro, nel fatto della vergogna, secondo questa sensazione di vergogna mi chiudo in me stesso, invece per merito della gelosia sono disposto ad andare avanti, a squarciare qualcosa, a portarmi avanti. Tutte queste sensazioni sono in noi per usarle mescolate nel modo giusto, che ogni sensazione completa l’altra.

Nitzah: Sì, fra tutte queste sensazioni: odio, gelosia, desiderio, onore, vergogna e tante sensazioni ancora, il fatto che noi vogliamo affrontare un sentimento specifico, mentre tu hai detto che l’equilibrio viene ottenuto per mezzo di questo miscuglio di sensazioni, che sensazione mi può aiutare ad equilibrare la vergogna? In che modo giustificare la situazione? In che modo portarlo per prima cosa a vedere…

In ogni situazione devo vedere cosa mi fa bene, cosa mi fa in questa situazione, non esattamente a me adesso, ma rispetto a qualcosa che vado a fare, qualcosa che voglio ottenere. Io non posso misurare niente nello stesso minuto, perché ogni minuto cambia, non c’entra con la mèta. Noi dobbiamo per prima cosa equilibrare noi stessi e dire: io mi trovo adesso in una situazione specifica, ho una mèta nella vita? La situazione che ho passato nella vergogna, nell’odio, nel desiderio, non importa cosa, queste sensazioni, queste situazioni in cui sono stato mi aiutano a trovare la mèta? Può darsi che adesso mi trovo in una situazione in cui sono uscito e, diciamo, ho fatto un esame e ho ricevuto un voto non buono, non del tutto cattivo, ma non un buon voto, mi vergogno, sono arrabbiato, nervoso, sento che tutti gli altri riescono, io sono stupido, non ho una personalità forte, non mi sono preparato all’esame e così via. Se adesso osservo adesso qual è la mèta, mi sembra lontana, però questa situazione che adesso ho detto mi può aiutare, mi può essere utile, può darsi di sì, allora vieni e guarda!

Se io prendo me stesso diciamo per le mani, diciamo, tutte queste sensazioni cattive che ho avuto, non so come esprimere cosa entra da tutto questo, l’atteggiamento giusto con una ragazza, può darsi che tutto passi, in tutto poi equilibro queste cose e trovo la via di mezzo, per andare avanti per mezzo delle sensazioni negative.

Nitzah: Noi diciamo che il mondo dei sentimenti ci serve, ci è utile.

È scritto che la gelosia per gli scrittori ingrandisce la saggezza, se non posso arrivare alla saggezza, se non ho questo fuoco della gelosia, se non ho questa sensazione che mi porta avanti, se non hai questa sensazione perché brucia, allora puoi rimanere come sei, non potrai mai fare lo sforzo necessario per ottenere la saggezza se non passerai questo fuoco della gelosia del desiderio di dominare. Spesso fra i licenziati c’è questa sensazione e questa è la natura, per quanto le sensazioni che passano ad ogni livello se il livello è più elevato, sono più forti.

Nitzah: Qual è la causa di tutte queste cose? Uno dei racconti che abbiamo imparato è che quando Adamo ed Eva hanno mangiato dall’albero della conoscenza, hanno ricevuto questa sensazione di vergogna, cos’è questa sensazione di vergogna? Perché noi ci vergogniamo?

La vergogna è la sensazione della differenza fra me e qualcuno che è più elevato in qualità, una qualità che non si trova in me, rispetto a questo mi sento più basso, provo la sensazione che sono più basso rispetto a qualcosa che io considero molto.

Ci sono delle persone che non sentono tutto questo, a volte persone che dicono io sono così, tu sei così, noi siamo come tutti gli altri… Tutto questo è perché ognuno ha una sensibilità diversa in conformità al suo livello di sviluppo, quindi, il fatto della vergogna è qualcosa di molto importante, noi diciamo: ma vergognati! Questo cosa vuol dire? Che noi esigiamo dall’uomo che sia più sviluppato di quello che è, perché se tu fossi stato più sviluppato ti saresti vergognato, ma adesso tu non comprendi cosa hai fatto, io sono più sviluppato e sento questo e ti dico di vergognarti perché ti conviene innalzarti a quello stesso livello.

Nitzah: Chi, diciamo, si vergogna? Nessun animale, solo l’uomo. Ci sono delle persone che sono nate proprio così, diciamo un po’ vergognose…

Io penso che questo è vero, però, essere un po’vergognoso è la forma in cui fa vedere il suo ego, ha paura di avere questa sensazione di essere attaccato, però la vergogna è la sensazione di quello che si sente ad un livello molto più basso degli altri, di quello che lui poteva essere rispetto a sé stesso, allora mangia sé stesso, diciamo, non si vergogna del fatto di non essere un re, nessuno lo fa, non si vergogna di non essere Rockefeller, lui si vergogna di ciò che poteva succedergli, che poteva essere per lui e non è, qualcosa di fattibile, di un vicino che si è sviluppato, è ricco e lui no.

Nitzah: C’è anche la sensazione di quando io sento che qualcuno mi ha attaccato, mi ha dato la sensazione di vergogna, che differenza c’è tra tutte queste sensazioni?

Io la vergogna la sento in me stesso, sviluppato, lui vede che non è adatto, vede il suo passato e vede di aver fatto delle cose non positive, si vergogna di sé stesso, bisogna vedere rispetto a chi si vergogna, questa è una domanda importante. Io vedo delle frasi che una persona si vergogna rispetto ai genitori, che sono mancati, per il fatto di non essersi presi cura di loro in modo giusto. Però bisogna controllare cosa questo vuol dire se si pensa a sé stessi, la vergogna è rispetto a qualcosa che è stato fatto e viene criticato, diciamo, un’offesa è una cosa che io posso sentire che mi hanno detto delle cose giuste o sbagliate rispetto al pubblico.

La vergogna non è solamente rispetto al pubblico, ma anche rispetto a sé stessi, perché rispetto al pubblico, in generale, posso dire: cosa me ne importa, tutti fanno così; ma quando, rispetto a me stesso, io sento veramente e faccio una critica a me stesso, al mio passato, alle mie azioni, la mia vita, allora da questo proviene la sensazione della sofferenza, il dispiacere della vergogna, sono cose che poi non si possono cambiare.

Se la domanda è se sono cose che si possono cambiare e far tornare in modo diverso, no! Le persone, rispetto a questo, possono anche essere molto depresse o senza limiti, non uscire da questa, possono, piangere, persino godere nel piangere, possono entrare in situazioni molto difficili, terribili, ma dobbiamo, alla fine, dire che anche la gelosia, l’onore, l’odio, tutte queste sensazioni negative, anche la vergogna, è impossibile correggerle in alcun modo, non si possono correggere, completare, se l’uomo non si include in una società che lo aiuti in questo, l’uomo da solo non riesce a correggerle.

Gli psicologi lo usano perché, per loro, è qualcosa che gli dà lavoro, ma se portassimo le persone ad incontrarsi in gruppo per sviluppare i rapporti giusti fra di loro, la sofferenza dei tanti porterebbe una sensazione positiva; questo dipende da quanto l’uomo è incluso, se tu lo metti in un cerchio e cominciano a parlare, a condividere sensazioni e quando le comprendono e le chiariscono anche per correggerle con la luce della correzione, quando vengono, ogni volta, cominciano a vedere qualcosa di negativo, allora vedono in che modo si può usare in maniera positiva in futuro. Allora, quando le persone sono in un cerchio e questo è organizzato in modo giusto, si possono innalzare tutte queste sensazioni per usarle in modo giusto, si può tornare al passato e cominciare a correggere il passato nel futuro.

Nitzah: Questo è qualcosa di molto interessante.

Questa è già una tecnica speciale che è chiamata Educazione Integrale che è possibile realizzare, però solo a patto che l’uomo si includa in tutte queste sensazioni positive e negative insieme, in un ambiente in un piccolo gruppo che comincia a fare un lavoro. Sì, allora è possibile farlo.

Nitzah: Cosa è speciale in questo atteggiamento, con questo metodo? Perché ci sono delle persone che vanno a fare un lavoro di gruppo?

Sì, tutte le sensazioni negative si risvegliano in noi affinché noi possiamo esprimerci in modo giusto in un cerchio. Cosa vuol dire un cerchio? Un collegamento fra persone, un collegamento giusto, un legame giusto fra le persone, nella forma di aiuto reciproco, di inclusione in sensazioni, in qualità, in sentimenti, in modo che ognuno completa il prossimo.

Questa è anche la stessa soluzione di cui abbiamo parlato, rispetto alla sensazione della gelosia, nel programma precedente, anche tutte le sensazioni, positive e negative nell’interiorità dell’uomo, se parliamo della correzione dell’uomo, è possibile correggere tutto questo solo includendosi in un ambiente, in un ambiente arriviamo ad una sensazione in cui vediamo in che modo ci completiamo l’un l’altro. Anche se questo gruppo si è collegato, diciamo per caso, in un modo… diciamo sono arrivati da te per ricevere una terapia e tu vedi che la terapia migliore da dare a loro è un gruppo, è una terapia di gruppo, allora tu passi in esame, pensi a tutti i tuoi pazienti e dici: questo, questo e quest’altro possono essere assieme. Decidi chi puoi aggiungere a questo gruppo e quello che succede dopo è come se ci fosse una mano superiore che avesse scritto al posto tuo, fino a quando, lo dico seriamente, queste persone si rivelano come persone che si completano l’un l’altro in modo ideale.

E’ proprio qualcosa di eccezionale, di meraviglioso, così, quello che dobbiamo fare è fare di loro un gruppo e il modo di comportarsi nel gruppo deve essere, ne abbiamo parlato una volta, forse da tempo, che ognuno annulla se stesso rispetto agli altri, innalza gli altri rispetto a se stesso, ognuno rispetto a se stesso, rispetto agli altri se lui può deve aiutarli, un gruppo deve giungere ad una struttura unica, diciamo, altrimenti non diventa un gruppo, è un agglomerato di persone, solamente noi dobbiamo portarli ad una situazione che si rivela in noi come un cerchio speciale, forte, così si rivela il posto dove noi possiamo…, dopo che li abbiamo organizzati in un gruppo e fatto vari esercizi, loro possono essere già più aperti con l’altro, comprendersi l’un l’altro, conoscersi a vicenda, adesso noi cominciamo a parlare in un modo astratto, per il momento di varie sensazioni negative e, volte, di sensazioni positive che ha l’uomo.

Oren: Cosa vuol dire in modo astratto?

Che non dipende da un uomo specifico, da una persona specifica, si dice che Oren… cosa si può dire di te?

Oren: Si possono dire molte cose.

Diciamo che lui è una persona gelosa, che brucia di gelosia, noi parliamo della gelosia, non di Oren, parliamo di questa qualità, quando è positiva e fino a quando non fa bene, è negativa per le persone, facciamo un workshop, un seminario tra di noi. Come prima domanda: perché abbiamo la sensazione della gelosia? Dove sussiste di più in donne, uomini, bambini, grandi o piccoli? C’è la gelosia fra gli animali o è qualcosa di specifico dell’uomo? Quando si ha più o meno gelosia? Di chi si ha più gelosia o meno? Dipende da me o dipende dal modo nel quale io sono stato educato? Perché in varie società noi vediamo le cose in modo completamente diverso. In che modo devo sviluppare la gelosia se voglio portarmi avanti? O se è qualcosa di negativo in ogni situazione e conviene non svilupparla ma rimpicciolirla, per non soffrire così per niente, per farla breve, in che modo noi dominiamo questa qualità della gelosia? Adesso vediamo, avete degli esempi, in che modo voi avete affrontato questa sensazione o no, non è necessario obbligare le persone a parlare, solo chi vuole può parlare. Allora ognuno può dire di che cosa prova gelosia, è interessante vedere cosa diranno le donne, gli uomini, così si chiarificano questi sentimenti, allora può darsi che nel corso del dialogo comprenderanno e chiariranno delle cose. Noi studiamo nell’ambito di noi stessi, non abbiamo bisogno di tanti saggi, anche un grande saggio che ci spiega qualcosa, noi possiamo comprenderlo solo al nostro livello, quindi se noi lo chiarificheremo al nostro livello, sarà giusto, andrà bene per me, quindi nessuno deve imparare dal più saggio, basta collegarsi agli altri e studiare con loro, insieme. Ma studiare, imparare, questo vuol dire che c’è una persona che li guida nel modo giusto a innalzarsi al di sopra di loro stessi, a parlare in modo obiettivo, aiutare gli altri, appoggiare gli altri. Noi diciamo le regole di questo workshop, di questo seminario, allora così possiamo svilupparci parlando e anche facendo un sommario che deve essere comune, non vale se non è comune; dobbiamo continuare a chiarire dei sentimenti, dei concetti come la gelosia, altri sentimenti e l’argomento termina se noi abbiamo deciso insieme cosa pensiamo di questa manifestazione, questo fenomeno.

Nitzah: Dobbiamo arrivare ad un compendio per cui siamo tutti d’accordo al centro del gruppo, tutti devono essere d’accordo?

Sì, allora noi vediamo che possiamo risolvere tutto, insieme, è un metodo meraviglioso per risolvere tutti i problemi, incomincio a pensare che una vita così, una vita in comune, di essere insieme, è una vita molto bella, non sbaglierò, non giungerò a sensazioni di vergogna, di gelosia, non mi ripugnerà niente, potrò comprendere, chiarificare tutto, il gruppo può sostenermi, rafforzarmi e indirizzarmi in ogni cosa nella vita, devo essere solamente in connessione con loro. A tratti o in modo continuo, però, quando sono come collegato con l’ombelico al gruppo, in questo mi assicuro una vita bella, buona, ciò che posso fare nella vita io lo ottengo, quello che non sono capace di ottenere nella vita non lo ottengo, ma non mi dispiace tanto, ogni momento della vita mi sento bene, mi sento tranquillizzato, equilibrato. Insieme a questo io mi sviluppo, perché ricevo comprensione, una spinta dal gruppo e questa spinta è equilibrata col mio modo di pensare e anche quando vedo questo sviluppo, anche quando mi sento bene, in modo positivo, come un bambino che fa qualcosa ma la madre sta lì, sta dietro, anche se il bambino non sa tanto come andare, sente che il mondo si apre davanti a lui, così mi sento io se il gruppo è dietro di me è tutto diverso. Rispetto alle cose più difficili, posso sentirmi sicuro, posso sentirmi felice, posso sentire di aver successo, tutto questo dipende dall’atteggiamento giusto nel gruppo.

Oren: Diciamo che noi due siamo giunti a questa situazione, abbiamo cominciato, non importa di cosa, della vergogna, della gelosia, io sono con voi nel gruppo e tu hai detto che le persone, nel gruppo, si completano l’un l’altro, diciamo di esser capitato in un gruppo con te e Nitzah, non sono sicuro, ma se ognuno di noi dirà dell’altro: ah com’è saggio, come parla, com’è sensibile, io comincerei a sentire gelosia di te, per non essere sensibile come te, cosa posso fare con questa sensazione?

Potremo insegnare come entrare in un gruppo.

Oren: Cosa mi insegnerai?

Che adesso siamo persone diverse, estranee l’uno all’altro, molto lontane, che adesso il nostro lavoro per prima cosa è parlare del gruppo, non parlare di ognuno di noi, quando adesso costruiamo qualcosa, diciamo un sottomarino o un pallone volante, diciamo un qualcosa come l’arca di Noè che ci stacca del mondo, nessuno fa del male al prossimo, quest’arca continua ad esistere e può passare, aiutarci in tutto il corso della nostra vita.

Oren: Anche se ci sono dei diluvi, anche diluvi di sentimenti, anche un diluvio in sé stesso che facciamo parlando tra noi.

Sì, ci sono molti dialoghi.

Oren: Allora si parla di cosa vuol dire essere un gruppo, cosa vuol dire essere un’arca in cui siamo staccati da tutto.

Allora diciamo, se io fossi entrato in un gruppo con Nitzah e con te, tu saresti stato felice di avere una persona saggia come me e una persona sensibile come Nitzah? No, perché quello che è nostro è anche tuo, perché siamo insieme in un posto chiuso nel quale ci salviamo solo appoggiandoci a vicenda, ognuno ha quello che hai tu, non posso essere più bravo di te. Non è una vita normale quando ognuno va al suo proprio posto di lavoro, non è una cosa del genere, quando siamo nell’arca di Noè siamo dipendenti l’uno dall’altro, il mondo è integrale.

Oren: Perché io sono stupido e tu sei saggio, voglio…

No! Non importa chi è cosa! Allora tu sei bravo in qualche altra cosa, non importa in che cosa, si rivelerà, in un gruppo tale, si rivela in genere che ognuno è utile e necessario, assolutamente necessario è quello che è interessante scoprire, perché così la natura ci ha creato, diversi. Cioè, tu hai qualcosa che io non ho e io ho qualcosa che tu non hai.

Oren: Per il momento io vedo solo quello che tu hai e io non ho.

Tu sei felice che io sono saggio, sai su chi appoggiarti, perché io non ho gelosia di te e non hai gelosia perché io mi trovo con te in questo è come fossi tuo padre e tu sei felice di avere un padre saggio. Se una persona pensa a te e si preoccupa di te, tu non hai bisogno della mia saggezza, è già ugualmente tua, perché io penso a te.

Nitzah: C’è qualcosa nel pensiero che cerco di comprendere cosa succede in questo cerchio, in questa arca, qualcosa in me mi dà la sensazione che tutto questo gruppo è parte di me, se ha dei vantaggi, delle cose positive in un certo modo è un vantaggio per me, sì la tua saggezza è qualcosa che serve a me, è mia, sì, perché c’è questa sensazione di inclusione io posso anche assorbire qualcosa di questa saggezza, quando torno a casa rimane l’arca o mi rimane qualcosa da tutta questa sensazione che porto poi a casa?

Tu porti, tu non porti un qualcosa di piccolo, tu porti con te tutto il gruppo per tutta la tua vita ed è una forza grandissima, è come se tu avessi un esercito dietro di te saggio, interessante, forte, molto intelligente.

Oren: Parliamo della vergogna, diciamo che io sono stato ad un incontro con voi, torno a casa e prima di dormire, dico: guarda come ti sei comportato oggi sei stato un disastro, hai fatto così… lui è saggio, diciamo che io non sono contento del mio modo di comportarmi e ho molta vergogna di questo.

Non comprendo.

Oren: Mi vergogno di qualcosa che ho fatto quand’ero con voi. Non deve succedere una cosa così?

No! Non c’è la cosa di essere Ok o non Ok, tutto questo non c’entra col gruppo, il gruppo è come una famiglia, una grande famiglia, fratelli, sorelle, nonne, zie, tutti sono molto calorosi, tutti ti amano e ognuno di loro si trova lì, uno qui, uno in un altro posto, in vari posti diversi e tu esci da casa, vai verso il mondo e senti di avere dietro di te un grande esercito, non hai paura di niente, non devi essere speciale, tu sei speciale per il fatto che loro sono tuoi, questo ti basta ma, tu devi essere collegato con loro con il cuore, con tutta la tua anima, così come loro fanno cose grazie a te, solo in questo modo tu puoi usarli. Tu devi rinunciare al tuo ego personale.

Oren: Cos’è il mio ego?

Il tuo ego è il desiderio di non essere dipendente da nessuno e collegato a nessuno, tu devi completare nel fatto che sei disposto a servire per ciò che sai tu, magari tu sai fare bei buoni sandwich, non hai nient’altro da fare, tu sai cosa fare per riempire un sandwich e darlo a tutti, diciamo che questa è la tua particolarità, questa basta se tu lo fai con tutto il cuore, non hai un altro modo di servirli, nient’altro, ma allora tu pensi in che modo preparerò il mio sandwich, a che sandwich ognuno vuole ricevere, tu ti preoccupi solamente di questo, tu hai questa devozione rispetto a loro e puoi usare tutto ciò che hanno.

Oren: E io sentirò la sua sensibilità, in che modo succede questo miracolo?

Il miracolo è l’inclusione, quando ognuno fa quello che è capace di fare con tutto il suo cuore, secondo quello che gli ha creato il Creatore, anche se non è da parte del Creatore ma della natura, ognuno ha ricevuto quello che ha ricevuto, bisogna portarsi avanti, ognuno è disposto a fare tutto ciò che può con quello che ha ricevuto, la cosa più importante è che il tuo cuore sia aperto a tutti.

Nitzah: Voglio comprendere cosa è l’inclusione.

L’inclusione nei desideri, non si tratta solo di un mischiamento per niente, diciamo non per niente ma in un modo meno organizzato, meno con questa critica, l’inclusione che otteniamo per mezzo dei nostri dialoghi fra noi, in questo circolo, siamo tutti uguali, non importa chi e che cosa, tutti cercano di essere uguali, tutti vogliono completare l’uno l’altro, per quanto è possibile, tutti noi esprimiamo noi stessi rispetto agli altri, rinuncio a me stesso per gli altri, ognuno dà tutto ciò che ha a tutto il resto delle persone.

Più o meno, queste sono le condizioni con le quali noi creiamo una sfera, un cerchio, non importa come si esprime, di tutte le qualità, di tutte le nostre capacità, di tutto ciò che abbiamo ricevuto da quando eravamo piccoli nella vita precedente e tutto ciò che abbiamo ricevuto alla nostra nascita non dipendeva da noi, tutto quello che io ho è vostro e io sono il punto che rinuncia a tutto questo, al mio ego e porto tutto, diciamo, la mia scatola, in cui ci sono parti negative e parti positive, la porto al gruppo, a questa cassa generale. Devo farlo così, se noi lo facciamo in questo modo, ci colleghiamo in questo modo, ognuno ti porta quello che ha, se tutti ci colleghiamo con questo, noi adesso cominciamo a vedere in che modo lavoriamo tutti assieme, nel nostro collegamento fra noi sul nostro male, il male generale.

Nitzah: Cosa vuol dire sensazioni negative cos’è il male?

Il nostro ego, quando ognuno vuole essere contro tutti, vuole tutto per sé sesso, lui disprezza gli altri, lui si sente più elevato, l’altro è basso, in breve, tutto ciò che c’è escluso l’amore. Noi vogliamo arrivare all’amore, non amore come tra uomo e donna, ma vuol dire che io voglio con tutte le mie forze fare del bene al prossimo, come una madre rispetto al neonato, io voglio giungere a una situazione tale.

Nitzah: Che succede al mondo delle sensazioni, dei sentimenti, in questo cerchio?

Paura, paura, la donna non ha tanta paura, la donna quando fa un figlio, quando guardo una donna io penso come lei non ha paura di partorire? Perché adesso lei sarà in una necessità, sarà garante per la vita di qualcun altro, deve occuparsi di lui tutto il tempo, deve correre dietro al bambino, stare dietro a cosa succede a lui o lei, la natura della donna ha la forza di non pensare a niente e andare, fare figli, partorire, preoccuparsi dei bambini e quello che sarà, sarà. Noi vediamo che forza ha la donna, una forza superiore ha una donna in questa situazione, perché partorisce, fa nascere qualcuno, come il Creatore, adesso se io faccio nascere qualcuno, sono dipendente da lui, devo preoccuparmi solo di lui, di cosa mangia, cosa gli manca da dove lo prendo. La donna incinta è come se non avesse sentimenti o pensieri per il futuro, lei dà vita a qualcuno, partorisce, è una situazione molto speciale, come se la natura gli avesse tolto la sensazione di dover essere sicura per sé stessa. Vediamo che ci sono donne molto giovani, che non hanno niente dalla vita, ma dicono: tutto andrà bene. Puoi imparare da questo anche qualcosa rispetto al gruppo, dobbiamo giungere a cose del genere, ad una tale situazione, quando io vado qui, a partorire qualcosa di speciale, un gruppo, in cui siamo in un’arca tale che ognuno completa il prossimo, non ci importa di niente, se siamo collegati assieme noi creiamo una situazione nella quale abbiamo una sicurezza completa, non grande, completa, non mi importa di niente, non ho paura di niente. Se noi ci sbarazziamo delle paure, dei timori, non abbiamo alla base sensazioni negative, invidia, odio, tutto sparisce. Come se le paure non esistessero.

Oren: Sono partito dall’inclusione con gli altri…

La traduzione in italiano si interrompe al minuto 42:30 e riprende al minuto 58:37

Per un problema tecnico

Bisogna semplicemente fare in modo che ci sia una completezza nella società e che non c’è niente di inutile al mondo, tu accetti tutto ciò che hai ricevuto alla tua nascita, non c’è niente per caso, hai ricevuto tutto in una forma giusta e non hai di che cosa preoccuparti, tutte le cose che ho fatto sono delle qualità che hanno avuto quest’azione su di me e il mondo ha bisogno di una situazione di collegamento e non posso giungere a una completezza altro che in me stesso.

Nitzah: Noi siamo costruiti in modo che ognuno completi il prossimo.

Oren: Grazie Rav Laitman, grazie Nitzah, grazie a voi per essere stati con noi, la vita è una vita nuova tutta in un cerchio! Tutto il bene.

(Fine della conversazione)