Nuova Vita
Conversazione numero: 91
La depressione, parte 2
Conversazione con il Dot. Michael Laitman del: 25/10/2012
Oren: Oggi parleremo della salute, ogni volta scegliamo un argomento diverso sul tema della salute e, con l'aiuto di Rav Laitman, oggi parliamo sia della salute che della vita in generale. L'ultima volta abbiamo iniziato una discussione molto interessante sulla depressione, ed oggi vorrei continuare a trattare l'argomento. Nitzah, vuoi iniziare tu a parlare di questo fenomeno e di cosa sta succedendo nel mondo?
Nitzah: In realtà si tratta di un fenomeno molto preoccupante; questo mese è stato dichiarato che si tratta di una crisi mondiale, il 30% della popolazione soffre di depressione, tante persone prendono antidepressivi ed in realtà non c'è una soluzione a questo problema; il massimo che si può fare è prendere dei farmaci e comunque, quando smettiamo di prenderli, la depressione spesso torna. Quindi, i medicinali non aiutano e vediamo che ha un riflesso su tutta la popolazione, succede dappertutto, in ogni tipo di comunità, nei bambini, negli adulti, negli anziani, succede davvero dappertutto e, dato che questo fenomeno è così preoccupante, abbiamo pensato che sarebbe utile parlarne, visto che in questi ultimi anni si è diffuso più di quanto sia mai stato, vorremmo sapere come lo potremmo gestire. È molto importante per noi avere una spiegazione su come poter aiutare le persone depresse che sono in uno stato in cui non vogliono comunicare con il mondo, sono chiuse in se stessi. E' molto difficile aiutare una persona depressa perché non vuole ascoltare, per lei non è importante quello che diciamo, come ci comportiamo, queste persone sono chiuse in sé stesse e, questo rende il problema ancora più difficile da risolvere. Quindi ora la difficoltà della nostra società è sapere come possiamo avvicinarci ad una persona, che potrebbe anche essere un figlio o un compagno, che identifichiamo come depressa.
Prima di tutto, non penso che il 30% sia un valore che comprende tutti perché, innanzi tutto, tante persone non si rendono conto di essere depressi, in secondo luogo, per molte persone i sintomi della depressione possono essere anche fisici, come mal di schiena, pressione alta, diabete. Tutto deriva dal sistema nervoso che a causa della depressione soffre e quindi, dal livello dei nostri pensieri, dei desideri, che è il livello più elevato nella nostra struttura, arriva ai nostri stati d'animo e da lì ai nostri sistemi corporei, ai tessuti, ai nervi e così via. I cinque livelli del nostro corpo: ossa, cervello, tendini, carne e pelle, quando non hanno altra via d'uscita possono generare delle irritazioni alla pelle, cambiamenti d'umore possono causare un'irritazione alla pelle. Quindi la depressione si manifesta, non solo in se stessa, ma è anche come causa di altri problemi, per non parlare delle conseguenze come: suicidi, divorzi, ogni tipo di violenza, droghe, ecc., presenti in grandi percentuali nelle nostre vite, è la malattia di oggi, ma non capiamo ancora quanto e come essa causi altre malattie.
Quindi, dobbiamo capire come portare la persona depressa al cambiamento, perché è come un cadavere che non si riesce a far reagire. Credo che qui abbiamo bisogno di organizzare posti di incontro per le persone, gli stessi posti in cui la persona incontra ancora il mondo, anche se è depresso, quindi al lavoro dove deve andare, oppure attraverso internet o la televisione che ancora guarda, è qui che noi dobbiamo essere pronti, in questi luoghi d'incontro col mondo, in modo che lo risveglino e sia possibile entrare in una discussione, in contatto con lui. Questo non è troppo impegnativo, non richiede niente, la persona semplicemente partecipa e così, senza impegno, noi possiamo portarlo gradualmente dentro la rete, insieme a noi.
Alla fine, il nostro scopo è portare la persona a questi workshop, a queste discussioni in cui può parlare con gli altri, dove riceverà l'influenza dell'ambiente, del buon ambiente. All'inizio lo può fare anche guardando passivamente la tv, poi in situazioni a cui partecipa attivamente, su internet o tramite discussioni, poi magari più tardi persino unendosi ad un cerchio di amici della sua zona, o sul lavoro, dove si terranno dei workshop. Dobbiamo arrivare a creare per tutta l'umanità un'atmosfera che ci eleverà ad un livello diverso di rapporti con le persone, sia con queste discussioni che facendo un lavoro reciproco con i media, i giornali, possiamo prendere canzoni, film, tutto quello che possiamo per dare alla persona la prima spinta, il primo avvio verso questi incontri in cui lui sarà sotto l'influenza di un nuovo ambiente. Questa è la vera soluzione: che lui entri in un ambiente di questo genere, che lo attirerà e lo aiuterà per cominciare a dare, perché il fenomeno della depressione esiste in quanto la gente si trova nel desiderio di ricevere, dato che il desiderio di ricevere riempimento per sé stessi è insito nell'uomo e noi ora non abbiamo più la possibilità di avere questo tipo di riempimento, non siamo più in grado di riempirci, di soddisfarci, è per questo che siamo così depressi anziché contenti. Nel momento in cui una persona comincia a sentire l'influenza di un ambiente diverso che le insegna ad uscire da sé attraverso discussioni, attraverso cose molto semplici, il contatto con gli altri disconnettendosi da sé per mezzo del potere dell'ambiente, allora essa comincia a sentirsi in maniera diversa, al di fuori di sé, e con questo gradualmente passa dal vedere il mondo dentro di sé al vederlo al di fuori di sé.
In breve questa è la soluzione, solo questa: l'influenza dell'ambiente sulla persona; al posto dell'ambiente attuale, all'interno di questa bolla vuota, noi dobbiamo influenzarla, con un ambiente che le darà un esempio diverso, si sentirà connessa agli altri, integrata, lì sentirà la vita con tutti i suoi cambiamenti, tutte le correnti che può vivere negli altri, quindi questa è la soluzione generale, la soluzione per tutti, è un trattamento alla radice, siamo andati alla radice del problema, stiamo trattando il livello dei desideri, dei pensieri e da questo punto poi spariranno anche tutti gli altri sintomi.
Nitzah: Vorrei entrare più a fondo in questo argomento perché noi sentiamo che questo è lo stato più difficile. Cercherò di descrivere la sensazione che la gente prova quando è depressa: è una sensazione di isolamento e tutto quello che è fuori non lo sente, magari riesce anche a sentire qualcosa fuori, qualsiasi cosa che abbia a che fare con la vita, e questo dà una piccola sensazione di vitalità, ma anche la sensazione che nessuno la capisce, nessuno sa cosa sta attraversando, nessuno può aiutarla e quindi la gente si chiude in se stessa e cerca di sentire da dentro. Quindi, cosa può essere questo punto che può risvegliare queste persone ammalate di depressione, farle scappare da questo posto così chiuso, come una scatola nera, una stanza in cui si trovano senza avere un posto in cui scappare?
Se una persona è viva è sempre sotto l'influenza di un ambiente, e qui il problema è quanto noi possiamo fare, con l'influenza che ancora abbiamo su questa persona, per cercare di portarla a partecipare a queste discussioni, all’integrazione con l'ambiente che l'aiuta ad uscire da sé stessa, questa è l'unica cosa che possiamo fare, anche se non vuole uscire da sé, questo non è importante, è certo che non vuole.
Oren: Tu dici: Ok, lo aiuterò tramite il computer, internet o la tv.
Beh, dipende da quanto siamo esperti nel portargli queste cose: discussioni in tv, computer, canzoni, giochi, al lavoro dove non ha scelta, possiamo metterlo per un'ora, durante la sua giornata lavorativa, in un workshop. Possiamo farlo anche con i bambini a scuola, date ai bambini il compito di fare la stessa cosa insieme ai genitori, in salotto, troveremo il modo di arrivare ad una persona.
Oren: E cosa gli portiamo? colleghiamoci per un attimo alla sua situazione, non disconnettiamoci.
Io gli insegno come agire, cosa vuol dire recitare? Quando una persona è in uno stato di depressione deve arrivare allo stato contrario.
Oren: Aspetta, allora andiamo più a fondo dentro questa persona. Quando è depressa essa ha la sensazione che nessuno la capisca, che nessuno possa darle niente, ha una grande considerazione di sé stessa, anche se si trova in un grande buco è comunque lei, non si sente connessa a niente, non è aperta a niente, non vuole vedere nessuno, lei sa di aver ragione e nessuno deve dire che non lo è, più o meno è questa la sua sensazione interiore. Allora tu gli dici: ok mi occuperò di te dal computer, nel posto di lavoro, ma lui ti chiede di metterti nei suoi panni perché rifiuta qualsiasi cosa che può cambiarlo, dato che nessuno può dargli niente, lui è quello intelligente che sa tutto e soprattutto è incasinato, la vita è buia, lui sa che è così, ed ora tu lo incontri, parlagli!
Facciamo finta che tu lavori in grandi organizzazioni, il tuo manager ti dice “Signor Levi, oggi dalle 2 alle 3 del pomeriggio, durante il tuo orario lavorativo, tutti si incontreranno nella nostra sala riunioni, tutti i nostri reparti, circa 200 persone. Verranno tutti, sentirai l'annuncio e devi venire, fa parte della tua giornata lavorativa, loro non ti dicono niente ma fa parte del lavoro, il motivo è che vogliono incrementare la produzione, vogliono migliorare le relazioni. Infatti, per via delle nostre relazioni negative o dell'umore sbagliato, siamo al punto che il lavoro si è ridotto, la produzione è diminuita ed anche le nostre entrate, quindi è per questo che abbiamo tanti problemi con la nostra fabbrica, con il nostro ufficio, con la nostra organizzazione, vogliamo perciò costruire delle nuove relazioni, non abbiamo scelta, a questo scopo abbiamo contattato degli esperti che hanno visto i numeri, hanno visto tutto, hanno controllato tutto, abbiamo invitato questi professionisti, questi esperti, per aiutarci, e loro hanno promesso che , dopo di questo, i nostri profitti incrementeranno del 20% e noi siamo interessati. Tu, due o tre volte alla settimana, riceverai questo trattamento, cos'è questo trattamento? te lo spiegheranno loro.”
Oren: Ok, allora io sarò qui con il mio telefono per un po', mi hanno detto di arrivare in sala riunioni, sono arrivato, tu sei l'istruttore della ditta che sta insegnando questo processo, siamo Nitzah, io e tutto il reparto, diciamo circa trenta persone stanno qua con te. Parlaci, io, Oren specificatamente, sono una persona depressa, Nitzah non tanto, ma io sì, nessuno lo sa ma io sono totalmente chiuso, fai quello che vuoi con me, e adesso cosa succede? Sono qui perché me l'ha detto il mio capo, io devo fare quello che mi dice lui durante la giornata lavorativa, ok spengo il telefono, ecco, ora sono ancora più depresso.
Bene, ora mi insegneranno come recitare, mi insegneranno un gioco, qual è il gioco? Io sono in un certo stato e da questo devo passare ad uno stato totalmente diverso. Diciamo, che sono un uomo di 60 anni più o meno, più vicino ai 70 e loro mi dicono “tu devi recitare il ruolo di un ragazzino di 15 anni, è possibile?” Cosa sto cercando di dire? Che si passa da un estremo all'altro, però sto giocando, sto recitando, in una situazione in cui non voglio essere, non sono io! Come hai detto tu, sono depresso, non mi importa di niente, dimenticatevi di me, faccio a malapena il mio lavoro, non sono concentrato ma non ho scelta, sto solo aspettando di andare a casa per mettermi a dormire.
Oren: Quindi, tu hai già aggiunto questo mal di testa. Sono qui con trenta persone ed i miei problemi aumentano.
Beh, puoi dire quello che vuoi, ma ti sto forzando a recitare in una situazione che decido io come istruttore, io determino lo stato di ciò che tu devi recitare. Quindi cominciamo ad organizzare 10-15 persone insieme, sedetevi, guardatevi e iniziamo i nostri giochi, ridendo anche se non hai voglia di ridere sei forzato a farlo, sei forzato a parlare, a sorridere, a fare queste facce, sei forzato a dire cose che non ti va di dire, sia che le pensi o che non le pensi, nessuno ti può obbligare a dire ciò che pensi o senti, ad aprire il tuo cuore, ma devi fare delle azioni esterne, io ti dico di sorridere, tu ti devi sforzare di sorridere e sorridi. Ti sto obbligando a fare queste azioni, cosa siamo dei bambini stupidi? Devi fare quello che ti dico io, io pago.
Oren: Ma io non rispetto questa cosa, ti dico quello che sento durante il processo, che sì, sono qua con te....
Signor Levi, o lo fai o non lo fai, io ti sto dicendo che lo devi fare ed improvvisamente comincerai a sentire che da tutte queste espressioni, queste discussioni, qualcosa comincia a cambiare dentro di te, fai ogni tipo di sforzo su te stesso, ti dimentichi della tua situazione interna. Guarda da dove comincia, comincia che io ti sforzo, per questo motivo ti obbligo, ti dico che tu devi sorridere, sorridi e guarda tutti, guarda lui per un minuto e poi lui, tutti, tu stai guidando te stesso, il tuo stato interiore, facendo questo sorriso tu sei già uscito dal tuo stato interno in un certo senso, capisci? Questi esercizi non sono stupidi, il tuo lato esterno ha bisogno del tuo sforzo interno.
Oren: Ma i non ho la forza interna di fare niente, sono disgustato da questo.
Lo fai perché non hai scelta. Ti hanno portato qua e ti hanno detto di farlo, e tu lo fai. Fai ogni tipo di azione e poi cominci a parlare a questa signora, Nitzah, e le dici quanto è bella, penserai dentro di te “io non voglio guardarla, non voglio vederla, cosa vuole da me, ma non ho scelta, va bene, lo dico” e glielo dici.
Oren: Diciamo che sei tu in questa situazione, cosa le dici?
Devi parlare con molto entusiasmo, dai! Sentiamo cosa dici quando sei depresso.
Oren: Sei depresso, poi adesso è arrivato uno e ti dice che ogni giorno dalle 2 alle 3 devi sederti vicino a lei e dirle che è carina, mi stai dando un altro motivo per essere depresso, io voglio solo che tutti qui muoiano e che questo posto sia incendiato.
Beh, comunque questo già lo pensavi.
Oren: No, ma io ti dico quello che sento.
Sì ma, ora che ti obbligo a fare questo, ti sto curando dentro; perché quanto tu ti sforzi, obblighi il tuo stato interno a cambiare, non hai scelta, se non ti metto sotto pressione, se non fai questi azioni, non uscirai mai da questo stato. Io non ho nessuna possibilità di arrivare a te, ai tuoi pensieri, ai tuoi desideri, se non attraverso queste azioni esterne che ti obbligo a fare, ma queste azioni esterne sono legate al tuo stato interno. Se potessi prendere con un dito il tuo desiderio interno, lo prenderei e in qualche modo lo capovolgerei, ma non ho scelta.
Ora io ti dico, sorridi a tutti per mezzo minuto, tieni la bocca così, tutto lì, ed adesso dì a Nitzah quanto è bella, esci da te stesso, devi immaginare, non la stai neppure guardando, ma devi dire alcune parole. Allora il tuo desiderio, il tuo pensiero è obbligato a pensare a come costruire una frase “quanto sei bella! I tuoi capelli ed i tuoi occhi sono molto belli!” Devi dirlo! supera il tuo stato interiore, devi superarlo e per cominciare a fare questo io ti sto forzando. Ascolta quello che un’altra persona dice, aggiungi qualcosa di tuo alla frase che l'altro dice. Ora comincia ad integrarti con il desiderio dell'altra persona, comincia a parlare di qualcun altro che è fuori di te, io in questo modo ti sto aiutando, ti sto forzando fuori di te con azioni molto semplici. Posso farlo anche non verbalmente, ma passando una cosa da uno all'altro, forse disegnando qualcosa, diciamo che disegni una linea e qualcuno arriva e pensa cosa intendevi fare ed aggiunge un'altra linea ed una terza persona deve cercare anche lei di giocare, questo porta all'integrazione dei pensieri. Tu comincia ad integrarti, a connetterti con gli altri ed allora cominci a sentire che c'è qualcosa fuori di te, un altro desiderio, un altro pensiero e tu devi capirli, connetterti a loro.
Puoi anche fare azioni molto elementari, perché io prendo in considerazione che sei molto chiuso, inibito, perciò ti dico solo una cosa: “Oren, ripeti il modo in cui io batto qua sulla scrivania” e tu devi ripeterlo, quindi ascolti, ti sforzi di ascoltare, poi devi mettere in azione la tua immaginazione, la tua memoria e tutto. In quest'ora che sono con te ti sto forzando in modo che fra 5-10 minuti non sei più neppure depresso, non senti più te stesso, perché costantemente io ti obbligo a fare azioni che sono mie, sono il mio desiderio, il mio pensiero, e ti obbligo a connetterti per mezzo di queste istruzioni a Nitzah, a Moshe, a chiunque sia qui, perché ho il controllo su di te, per cominciare, altrimenti resteresti chiuso ed io non potrei farci niente. Quindi noi dobbiamo arrivare ad una persona con questo metodo, la maggior parte delle persone non sono così chiuse, se le porti ad una serie in tv ...
Oren: Aspetta, prima di questo, voglio chiederti di quello di cui hai appena parlato. All'interno delle attività che hai descritto c'erano due diversi tipi di attività. Diciamo che fino ad ora quello che abbiamo fatto, queste attività di cui hai parlato, tipo di battere sulla scrivania, a me sembrano intollerabili, ma comunque è un livello che posso accettare.
Giochiamo come i nostri bambini, sai come loro giocano.
Oren: Ma io non sono un bambino, perché mi riporti all'asilo?
Rav: Non è importante, io ho comperato il tuo tempo. C'è un istruttore davanti a noi e lui ci dice di fare questi giochi, in realtà non conosco questi giochi ma so che li fanno i bambini. Tu devi giocare con me, tutto lì, neppure io ho voglia di farlo ma lì c'è l'istruttore e lui ci sta obbligando a farlo, dobbiamo giocare quindi iniziamo, magari lo odiamo, non vogliamo farlo, è imbarazzante, ma dobbiamo farlo.
Oren: Ho la sensazione che la prossima volta che verrai alla nostra organizzazione mi prenderò un giorno libero.
Vedi che però già ridi.
Oren: Analizziamo la cosa; ci sono diversi livelli, il primo è che tu mi tratti come un ritardato che ripete quello che fai, tu batti ed io ripeto. Ok, mettimi all'asilo, ma almeno mi pagano. Allora, vediamo di separare le questioni perché qui ci sono delle cose che l'istruttore mi dice di fare, ma c'è un problema ancora più grave, cioè che a volte mi dice di relazionarmi agli altri.
Di usare i sentimenti, di parlare sentendo delle sensazioni....
Diciamo che seduta vicino a te c’è una signora anziana, magari è in pensione ed è venuta qui, tu non la puoi vedere questa persona, magari è anche una rompipalle, tu devi parlare di lei come se fosse una ventenne bellissima.
Oren: Va bene, tu illustri il problema, perché se prima io potevo trovare della forza per ripetere questi colpi come diceva l’istruttore, dato che questo è un livello, ora lui inventa problemi ancora più gravi, non è sufficiente che io non sopporto la situazione, ora lui mi obbliga a connettermi a qualcuno qua ed io non sono sicuro di riuscire.
Ok, allora vedrai come fanno gli altri e imparerai, tutti parleranno di Nitzah e di quanto è bella, tu inizia. Diciamo tutti gli uomini e le donne sono seduti qui perché noi dobbiamo capire che questo ci viene richiesto per essere più produttivi sul lavoro, il manager la pensa in questo modo, ci sono delle ricerche su questo, l’intera organizzazione lavora su questo. Loro sono arrivati ed hanno identificato il problema, “perché dovresti licenziare delle persone se invece, facendo questi workshop, noi siamo certi che questo aiuterà a rilanciare la fabbrica?” Quindi noi diciamo che ci sono otto persone sedute una di fronte all’altra che devono dire di Nitzah che è bella o di Oren che è un genio, procedete! E di un’altra persona invece che è Rambo eccetera, eccetera.
Quindi tu cominci, la cosa più importante è che ti obblighiamo ad uscire dal tuo stato interno e ad usare la tua immaginazione. Cosa succede qui? Noi così ti insegniamo che puoi vivere con l’immaginazione mentre non puoi vivere con questa depressione, io posso camminare per strada e sorridere a tutti, vedere il sole e non sentire la mia miseria interna. Cos’è cambiato? Semplicemente il mio atteggiamento, il mio approccio, nient’altro, non cambiamo nient’altro, solo il modo in cui ci approcciamo alla vita. Ad un tratto comincio a cantare invece di farmi del male, posso sorridere agli altri invece di voler uccidere chiunque mi venga vicino. Guido per strada e saluto tutti invece di fare come fa la gente per strada, mi sento più a mio agio, mi sento meglio, inoltre comincio a sentire che ho forza, forse uscirò la sera, mi divertirò, ad un tratto vedo che la mia signora è bellissima, forse dovrei uscire con lei a bere un caffè. Comincia ad avere un atteggiamento diverso verso la vita, invece di essere un uomo depresso al lavoro cambia la tua vita in meglio, perché comunque devi vivere, ma ti senti in modo diverso, esci da quello stato radicale, estremo, e già ti senti più vivo, dici che non verrai la prossima volta? Certo che verrai! Perché l’abitudine diventa una seconda natura, ad un tratto cominci a sentire, credi che non ne avrai voglia ma poi penserai: sorriderò, dove sono quegli esercizi che mi hanno insegnato? Ora sorriderò, a casa metterò una canzone con un buon ritmo, e col ritmo anche i miei organi cominceranno a ballare. Cominci già ad imparare come migliorare la tua situazione e questo è solo l’inizio, in realtà il nostro obiettivo è di portarti ad uno stato in cui cominci a vivere negli altri e non in te, di portarti all’integrazione con la società generale, globale, integrale, interconnessa, unificata, in cui tu ti senti come uno che vive la vita della società e, se tutti vivessero la vita della società in questo modo, tutti sarebbero lontani dall’essere depressi, chiusi, qui sentirebbero la grandezza della vita e dello spirito.
Nitzah: Perché c’è questa forza interna che ci tira in questo stato depresso che è l’opposto? Tu mi descrivi qualcosa di molto bello, ma c’è qualcosa dentro di me che gli resiste.
Questo è detto: “aiuto contro”, cioè la depressione mi spinge, non mi sta tirando giù, non mi sta tirando per i piedi, ma mi sta spingendo verso un livello più alto, verso la vita a livello umano, in modo da non farmi rimanere a livello animale, quindi la depressione non è solo una malattia, come posso dire? è una leva, una ragione per farmi salire, per scappare, ma scappare ad un livello superiore, è veramente una cosa che mi aiuta ad innalzarmi, senza la depressione, senza sentirmi male o impotente, senza tutto questo io non avanzerei. Vedo quanto è servita a me la depressione, perché anch’io ho sofferto molto di depressione e mi ha aiutato molto: prima di tutto non mi ha fatto fare cavolate. Guardavo i miei amici, i compagni di scuola o di università e vedevo cosa facevano, sentivo che non volevo farlo, non c’era scopo, era inutile, cosa ci avrei guadagnato? Ero sempre attirato da qualcosa di molto più interno ed era tutto perché avevo una mancanza di soddisfazione che mi tirava, mi spingeva avanti. Quindi la mancanza di soddisfazione non mi ha paralizzato, ma ero molto critico e volevo annullare qualsiasi cosa che non appartenesse al livello più elevato possibile, anche questa è una specie di depressione, per così dire, perché vedevo tutto e non volendo far niente, mi sentivo impotente. Cosa dovevo fare? Poi ho cominciato a cercare e ricercare cos’è che valeva la pena di fare.
Oltre ad insegnare ad una persona come uscire da questo punto più basso, dove non può neanche analizzare il suo stato, dobbiamo portarlo ad una situazione in cui può già capire quello che sta attraversando e poi gli daremo gli strumenti per fare questo discernimento elevato, per uno scopo elevato che non vedeva quando era depresso, ora noi gli mostriamo che c’è vita oltre il suo corpo, una vita in cui può sentire sé stesso in modo diverso. Il livello umano, del parlante, vuol dire che sei legato a tutti, sei connesso a tutti, prima eri al livello vegetale o animale ed ora arrivi al livello umano, il livello umano è la consapevolezza dei nostri desideri, i pensieri, e proprio attraverso questi ultimi senti il vuoto in modo che potrai riempirlo. Ma nelle nostre vite qui non vedi con cosa riempirlo, perché sono desideri, pensieri che appartengono al livello umano, a un livello più alto; con la tua vita, a livello animale, non puoi sentirli in questo modo. Noi ti aiuteremo ad andare al di sopra, ti apriremo gli orizzonti e poi ti godrai la vita. Non è una malattia, è un incentivo, una spinta. Una volta le persone vivevano in maniera primitiva. Prima erano nella schiavitù, poi hanno sentito che il periodo di schiavitù era un periodo superato, che il mondo si era evoluto ed hanno sviluppato questo periodo perché questo permetteva loro di progredire. Hanno vissuto il periodo della schiavitù per molti anni e ci sono dei posti al mondo dove ancora esiste, poi hanno sentito che non valeva la pena stare in questo periodo di schiavitù, niente più schiavi, né proprietari, volevano sviluppare qualcos’altro. Ogni periodo arriva alla saturazione e di conseguenza spinge l'uomo in avanti, noi siamo in un periodo in cui tutto il nostro mondo, e anche il mondo precedente, sono arrivati alla saturazione, e noi dobbiamo avanzare, andare avanti verso questo nuovo periodo. In questo c’è un avanzamento, qualitativamente speciale, perché qui quello che dobbiamo fare non è migliorare la vita per il nostro corpo, come in tutti gli altri livelli attraverso i quali siamo avanzati, in questo livello dobbiamo cambiare le relazioni tra i nostri corpi: tra te, noi, tutti, un po’ più di uguaglianza e un po’ meno uguaglianza. Ci sono classi diverse in questa vita, in tutto, anche nella nostra vita corporea e questo esiste anche nel regno animale, ce ne sono di più alte e di più basse, anche in un solo insieme ci sono queste relazioni, delle gerarchie. Noi eravamo così una volta, invece ora dobbiamo spostarci in avanti verso un periodo totalmente diverso, molto speciale, dove il mondo è diventato integrale, siamo tutti legati insieme, siamo tutti dipendenti l’uno dall’altro e dobbiamo arrivare a comprendere che non c’è niente di male nel nostro mondo, che siamo attratti dall’uguaglianza e l’uguaglianza può arrivare solo se sentiamo gli altri come uguali, quindi dobbiamo fare questi esercizi in modo da poter sentire dove ci spinge la natura. Ci siamo sempre sviluppati in questo modo e se ora l’umanità vuole arrivare a questi nuovi livelli deve cambiare per farlo, noi siamo i pionieri di questa nuova situazione, quindi facciamolo, cominciamo a costruire queste piccole organizzazioni, a fare workshop, cominciamo a verificare se è giusto o no che le nostre relazioni migliorino all'interno della famiglia, del lavoro, della scuola, in tutto, perché se scopriamo che la natura ci obbliga ad agire in questo modo, allora vale la pena di procedere in questa direzione, comprendendo che la depressione da un lato e la crisi generale dall’altro e tutto il resto sono solo forze che ci obbligano ad innalzarci ad un livello più alto.
Oren: Trattando la depressione hai parlato di due livelli: il primo è aiutare una persona dal punto più basso, perché è lì che è come paralizzato. Mi rendo conto che tu mi stai risvegliando con quanto stai dicendo.
Io non posso dirti: Oren vieni da noi in questo workshop, perché quando uno è depresso non vuole andare al workshop.
Oren: Quindi tu sei venuto a prendermi al posto di lavoro e hai fatto tutte questi esercizi per scuotermi, però, anche se vedo che è molto importante cominciare a connettermi con le persone, io non lo capisco, perché il mio problema è con me, non con gli altri.
No perché, quando tu sei connesso agli altri, sono gli altri che costantemente determinano i tuoi pensieri, le tue sensazioni; non c'è niente dentro di te che sia tuo. Non hai scelto le qualità con cui sei nato, né la famiglia, né i tuoi amici, la scuola, non hai scelto niente. Ora sei costruito, cotto al forno e non sei tu che l'hai scelto, né la pasta di cui sei fatto e neppure la forma o il modo in cui sei stato cucinato con le spezie e le aggiunte che ci hanno messo. Questo non sei tu, solo che tu credi di esserlo.
Oren: Quindi chi sono io?
Tu non hai un io. Ora il punto si rivela, questo punto nero, amaro che sei tu si rivela.
La depressione è segno che avevi questo punto che si rivela dentro di te ed a causa sua guardavi tutto il mondo e non ne vedevi il senso, quindi questo punto è quello che devi riempire, devi riempire te stesso. Non sei contento del mondo, non sei soddisfatto di te, di ogni cosa che hai fatto, di qualsiasi cosa che ti hanno fatto, che hanno fatto intorno a te, o te stesso, ti dispiace che l'abbiano fatto. Quindi ti chiedi: come posso costruirmi diversamente? Cosa mi è rimasto? Solo una cosa: cominciare a cambiare me stesso in modo che sarò sotto l'influenza del nuovo ambiente.
Oren: Tu mi hai detto ora...mi hai confuso ancora di più...mi hai detto: non sei niente, tu non sei tu, sei un punto nero depresso, questo sei tu.
Sì, e questo punto depresso io voglio cambiarlo, trasformarlo in un punto dal quale puoi partire per costruire il tuo prossimo gradino, la forma che è detta “il parlante”, il nuovo che nascerà. Quindi cosa ti sto dicendo? Che questo punto di depressione è il punto di rivoluzione in te, il punto di svolta. Hai bisogno di costruire un nuovo ambiente intorno a questo punto di depressione, di fare in modo che questo ambiente ti influenzi e che ti possa sviluppare, è da esso, proprio come un seme, che cominci ad evolvere il tuo nuovo carattere, l’immagine: è così che succede.
Oren: Ma perché mi porti le persone? Io non sopporto me stesso e tu vuoi che parli con altra gente? Non lo voglio!
Loro saranno il tuo ambiente. Non è importante quello che vuoi tu.
Oren: No, tu sei il mio istruttore, hai trovato il mio punto depresso interiore, e mi stai dicendo: questo è il punto di svolta. Diciamo che io sono disposto a continuare con te, e sento che hai ragione.
Se non vuoi, io non ti spiegherò niente, ma sto cercando solo di darti una base, anche se ancora non vuoi accettarlo. Voglio parlare di come puoi arrivare al prossimo grado, quello del parlante e anche se tu non vuoi ascoltarmi non è importante.
Oren: Sì, ma sai cosa sento? Io sento qualcosa da questo punto di depressione.
Perché altrimenti come posso cambiarti? Tutte queste persone sono un teatro, pupazzi, ognuno di loro farà quello che gli dico io, e tu farai quello che io ti dico. In questo modo tutti imbroglieranno gli altri, però li solleveranno anche al prossimo grado. Noi possiamo pianificare questo ambiente, cambiarlo come vogliamo noi, ed esso cambierà ognuno di noi. Noi qua stiamo costruendo un tipo di ascensore, un meccanismo che farà quello che noi vogliamo, mi influenzerà, mi farà cambiare, da questo punto, per la prima volta in vita mia, farò qualcosa che scelgo di fare, quello che io voglio fare, cioè sto influenzando me stesso. È come se fossi un piccolo seme, che è il punto della depressione, ed ora decido come si svilupperà attraverso questo ambiente. Questo ambiente diventa il mio utero, è un utero saggio, in pensieri, desideri, influenze...
Oren: È che a me non piacciono le persone, tutto lì.
Ma non sono persone, sono fonti di influenza su di me. Quello che io dico loro lo fanno.
Oren: Cosa? Non sono persone?
Rav: No, non ci sono persone, qua. Diciamo che sono otto o cento, non è importante, queste non sono persone ma fonti di influenza sul mio punto nero.
Oren: Non capisco.
Quello che proiettano su di me, sono diversi tipi di comprensione, visione, qualità, da un lato più alto. Così io comincio ad essere impressionato da questo, ad assorbire, proprio come quand'ero bambino, prima a livello animale. Con mamma e papà, ho assorbito da loro tutto quello che ho fatto, ora sto chiarendo, con cosa voglio essere integrato, come voglio evolvermi? Capisci lo stato in cui ti trovi? Ora ti trovi in un computer, in un nuovo mondo che stai costruendo, tu programmi l'influenza che riceverai e questa diventa la tua natura. Qualsiasi cosa vuoi, con la quale tu influenzi gli altri, questo sarà dentro di te, e domani, in base a quello con cui oggi ti influenzano, sarà il tuo io di domani: così parlerai, così penserai, e tutto. Tu sei in creazione, stai creando te stesso. Hai capito quello che abbiamo raggiunto? Non è una cosa semplice, solo per farti uscire dalla depressione, noi stiamo usando questa depressione come una leva per innalzarti ad un grado più alto.
Oren: Ma a me non piacciono le persone. Non le posso vedere. A lavoro non ho scelta, devo andare a lavoro per guadagnare soldi, se potessi lavorare da casa, fidati, lavorerei a casa; ma anche a casa ci sono persone. Non voglio essere neanche lì.
Bene, e allora, invece di queste persone, faremo soltanto immagini di cartone, metteremo otto sagome intorno a te.
Oren: Ho questo sogno di vivere da solo, nella natura. Ogni cosa è naturale, non esiste nessuno, è tranquillo, solo io e la natura.
Cos'è la natura senza animali?
Oren: Mah! Ci possono essere degli uccelli, non una tigre o una roba del genere, niente di pericoloso. Questa è la calma ed io sarò lì.
Poi cosa farai?
Oren: Starò calmo, potrei pensare.
A cosa?
Oren: Non lo so.
Ma non c'è niente. A cosa penserai se non a te stesso?
Oren: Diciamo che sono di fronte al mare e ci sono gli uccelli, l'oceano, sento il rumore dell'oceano, delle onde.
Ma non lo sentirai più, perché sarà costantemente nelle tue orecchie e ti abituerai.
Oren: La cosa principale è che non ci siano le persone, non c'è nessuno. Bello!
E ora?
Oren: Ora tu mi dici: sei in un punto di svolta nella tua vita. Guardalo, è un posto importante, può essere il punto di partenza per una nuova vita.
Non hai scelta, perché veramente non potrai sopravvivere da solo nella natura.
Oren: Ma è il mio sogno.
Non è realistico.
Oren: Ma ora torniamo alla depressione. Tu hai detto: quello della depressione è un punto rivoluzionario, se lo usi bene è la porta per una nuova vita. Ma poi, nella fase successiva, mi metti davanti altre persone; ma loro sono il problema! Perché me le presenti come soluzione? E' per questo che ti parlo del mio sogno nella natura, è tranquillo.
Non hai scelta, devi scappare da questo sogno. Devi vivere con queste persone.
Oren: Ok, però il minimo possibile. Io non voglio avere sempre più contatti con loro.
Io ti sto portando la guarigione, a questa infusione che ti aiuterà, ti salverà. Se tu non vuoi, dovremo aggiungere un altro po’ di dolore, non c'è altro modo, poi sarai d'accordo. Cos'altro possiamo fare, dimmi? Non c'è niente che possiamo fare. Diciamo che noi pianifichiamo, dietro le scene, che ti romperemo le scatole in qualsiasi modo, ad un tratto in casa tutte le cose che si romperanno, tipo l'aria condizionata....
Oren: E quindi devo chiamare un tecnico e cosa farà? Mi imbroglierà! Quello che ti sto dicendo: mi succede sempre!
Io ti sto dicendo che non hai scelta. Ti daremo tanti problemi nella vita in modo che dovrai, dalla mattina alla sera, girare solo per risolvere questi piccoli problemi, solo per esistere. Ad un tratto vai al supermercato e hai comprato tutto, hai riempito il frigo per un mese, in modo da non dover uscire più e tutto si rovina, tutto puzza. Devi aggiustare il frigo, comprarne un altro e comprare altro cibo.
Oren. Tu mi stai dicendo, perché sono depresso? Io lo so, queste cose mi succedono sempre.
Io ti sto dicendo che noi siamo costretti a causarti dei guai ancora più grandi in modo che sarai disposto ad arrivare la guarigione. Diciamo che per un po' lo sopporti, ma se peggiora devi andare dal medico e lui dice: signore, lei si deve curare! Se si aggiunge altro dolore allora sei disposto a farlo. Quello che tu stai dicendo ora sono solo scuse. O cerco di aiutarti con ogni tipo di cose sofisticate, oppure non c'è altro modo. E tu sei soltanto testardo, sai cosa fa la natura? La vita ti crea problemi in ogni posto intorno a te, e non puoi scappare. Dovrai passare al prossimo grado della vita, perché questa è la nostra evoluzione, non c'è scelta. Non è una coincidenza che il mondo sia entrato in questa crisi generale.
Oren: Ci sono persone intorno a me o alla fine sarò in pace?
Tu avrai una connessione così stretta con loro che diventano una parte di te. Nessuno ti infastidirà, anche se dieci persone dormono nel tuo letto. Immagina, ad un tratto dici: ho un appartamento con tre camere e un letto così grande! A che mi serve, se sono da solo? Potrebbero dormirci due, tre, altri amici. Ho una coperta così grande! Va bene per tutti! Alla persona moderna questo sembra...
Oren: Ma tu mi stai togliendo dalla depressione, o mi rendi ancora più depresso?
Io ti sto illustrando un futuro rosa.
Oren: Ma non è rosa!
Lo sarà; non così facilmente, certamente, ma noi non abbiamo scelta. È questo che vogliamo dire, abbiamo un tale problema di depressione che non è una coincidenza, è la natura che ci chiude in una bolla, che ci obbligherà attraverso i colpi. La natura non ha problemi, ci forzerà, non fa compromessi, ci obbliga ad arrivare alla connessione, al grado della connessione. La mancanza di scelta è proprio quando non vuoi vedere nessuno, comincerai a capire che è l'opposto, che quando esci verso gli altri e perdi te stesso dentro di loro, in questo troverai te stesso. Dobbiamo parlarne molto più a fondo, ma questa è la soluzione.
Oren: Il nostro tempo è finito, mi spiace. Grazie a Laitman, grazie Nitzah, e io vi consiglio di pensare a quello che abbiamo sentito oggi. Quindi, Rav Laitman, un riassunto con una frase.
La prossima volta voglio sapere come passerai il tuo tempo tra questa conversazione e la prossima. Da questo giorno di discernimento al prossimo.
Oren: Amici, grazie di esservi uniti a noi. Spero veramente che abbiate ricevuto pensieri che apriranno nuove direzioni. Potremmo riguardarci questa discussione e parlarne, pensare a cosa ci aspetta. Grazie per esservi uniti a noi, arrivederci.
(Fine della conversazione)