Articolo 17, 1987
I nostri saggi dissero (Hagigah 13): “Rav Ami disse: ‘Non si devono dare le parole della Torah agli idolatri, com’è scritto ‘Egli non ha trattato così con qualsiasi nazione; e per quanto riguarda i Suoi decreti, essi non li hanno conosciuti’. Nel Sanhedrin (59), Rabbi Yohanan disse: ‘Un idolatra che si impegna nella Torah deve morire, com’è scritto: ‘Mosè ci ha lasciato una legge, un'eredità’. Noi siamo gli eredi, e non loro’”.
La Gemarah chiede: “Rabbi Meir dice: ‘Come mai? Dopo tutto, anche un idolatra che se si impegna nella Torah è come il sommo sacerdote, proprio com’è scritto: ‘Se un uomo li osserva, vivrà secondo questi’. Non disse: ‘Sacerdoti’, ‘Leviti’ o ‘Israeliti’, ma ‘un uomo’. Questo significa che anche l’idolatra che si impegna nella Torah è come il sommo sacerdote’”.
Dobbiamo comprendere questo concetto nel lavoro, secondo la regola che nel lavoro apprendiamo l'intera Torah dentro una sola persona. Lo Zohar dice che ogni persona è dentro e di per sé un piccolo mondo.
Questo significa che è formato da tutte le settanta nazioni del mondo. Pertanto, che cos'è “Israele” e cosa sono gli “idolatri” all’interno di una stessa persona?
Un'altra domanda riguardo alle parole di Rabbi Meir è che egli fornisce la prova del versetto: “Se un uomo li osserva, vivrà secondo questi”. Dopo tutto, Rabbi Shimon dice: “Un uomo si riferisce a Israele”, e lo prova il versetto: “Tu sei chiamato ‘uomo’, e non le nazioni del mondo”. Pertanto, come fa Rabbi Meir a fornire la prova dalla parola “uomo” in riferimento agli idolatri? Il Tosfot desidera spiegare che nel Sanhedrin esiste una differenza tra “uomo” e “l'uomo”.
RASHI interpreta che non ci devono essere fraintendimenti riguardo Rabbi Shimon, che dice: "Uomo significa Israele". È semplice, non si discosta da Rabbi Shimon: che un uomo significa proprio Israele. Inoltre, dobbiamo comprendere la grande disparità che esiste tra Rabbi Yohanan e Rabbi Meir, quando Rabbi Yohanan dice: “Un idolatra che si impegna nella Torah deve morire”, e secondo Rabbi Meir, egli non è considerato una persona comune di Israele, ma come un sommo sacerdote. Può essere che sarà più grande di un uomo comune di Israele?
Lo Zohar dice (Aharei, p. 103 e nel Commentario Sulam, Articolo 289): “Rabbi Elazar chiese a suo padre Rabbi Shimon. È scritto: ‘Egli non ha trattato così con qualsiasi nazione’. Tuttavia, dobbiamo chiedere questo, dato che è scritto: ‘Egli proclama la Sua parola a Giacobbe’, perché dice: ‘Le Sue leggi e i Suoi decreti a Israele’?”
Questo è un doppio significato. E dato che la Torah è la nascosta, l’elevata e la preziosa, il Suo stesso Nome, tutta la Torah è nascosta e rivelata, vale a dire che in lei, vi è il nascosto e il letterale nel Suo Nome.
Quindi, Israele si trova in due gradi, nascosto e rivelato. Noi abbiamo appreso che tre sono i gradi che si connettono l’uno all’altro: 1) il Creatore; 2) la Torah; 3) Israele.
Per questo motivo è scritto: "Egli proclama la Sua parola a Giacobbe, le Sue leggi e i Suoi decreti a Israele”. Sono due gradi. Uno è rivelato: il grado di Giacobbe, e uno è nascosto: il grado di Israele. E cosa suggerisce il testo con questo? Egli risponde: "Si danno le cose rivelate della Torah a chiunque sia circonciso e iscritto nel nome sacro”. Questo è il significato di ciò che è scritto: “Egli proclama la Sua parola a Giacobbe”.
Tuttavia, “Le Sue leggi e i Suoi decreti a Israele” è su un grado più elevato. Quindi “Le Sue leggi e i Suoi decreti a Israele” sono i segreti della Torah. Le leggi della Torah e i segreti della Torah non devono essere svelati se non a coloro che si trovano su un grado superiore appropriato. E poiché Israele è così, vale a dire che essi svelano la Torah solo a chi si trova su un grado elevato, è ancor di più restrittivo per le nazioni idolatre.
Nel paragrafo 303 è scritto: "Vieni e vedi che la prima cosa della Torah che si dà ai fanciulli è l'alfabeto. Si tratta di qualcosa che le persone del mondo non possono arrivare a desiderare e a concepire nella loro comprensione”. Per comprendere quanto detto sopra, per prima cosa dobbiamo sapere cos'è Israele e cos'è un idolatra nel lavoro.
I nostri saggi dissero sul versetto (Shabbat 105b): “Non ci sarà un Dio estraneo dentro di te, e nemmeno ti inchinerai davanti ad un Dio estraneo”. Che cos'è un Dio estraneo nel corpo dell'uomo? È l'inclinazione al male. Questo significa che un idolatra si chiama "l’inclinazione al male". Ne consegue che quando parliamo di un singolo corpo, l'idolatra, che è chiamato "un Dio straniero" o "un Dio estraneo", si trova interamente nell'uomo. Di conseguenza, dobbiamo discernere l'idolatria nella persona stessa, che è l'inclinazione al male, e il discernimento di Israele, che è l'inclinazione al bene.
Tuttavia, dobbiamo comprendere il motivo per cui questa inclinazione, che tenta l’uomo al piacere e al godimento della vita, si chiama “male”. Dopo tutto, dice all’uomo: “Se mi ascolterai, ti godrai la vita”. Quindi, perché si chiama “l’inclinazione al male” o “un Dio estraneo”? Inoltre, qual è la connessione tra l'idolatria e l'inclinazione al male, e perché si chiama "Devozione", ed è lodata e riverita quando l’uomo serve l'idolatria?
È risaputo che nel mondo ci sono due re:
1) il re di tutti i re, 2) un re vecchio e sciocco, cioè l'inclinazione al male. È chiamato anche le "due autorità": 1) l'autorità del Creatore, 2) l'autorità dell'uomo.
I nostri saggi dissero che quando l’uomo nasce, nasce subito con l'inclinazione al male, com’è scritto: "Il peccato è accovacciato alla porta". Nello Zohar questo significa che non appena il bambino esce dal ventre, gli arriva l'inclinazione al male. Nel lavoro, dobbiamo interpretare che immediatamente, dal giorno in cui l’uomo nasce, lavora e serve l'inclinazione al male dentro di sé con il cuore e con la sua anima.
Tuttavia, è risaputo che l'inclinazione al male è solo il desiderio di ricevere che abbiamo dentro di noi, come spiegato nel testo "Introduzione a Il Libro dello Zohar". E non appena l’uomo nasce, il suo unico obbiettivo è quello di servire il desiderio di ricevere. Questo significa che tutti i suoi sensi si concentrano su come servire il re vecchio e sciocco. Inoltre, l'uomo si inchina davanti a lui, e inchinarsi significa che sottomette la sua ragione e la sua mente a lui.
Questo significa che talvolta egli ascolta che si deve servire il re dei re, e a volte la mente e il cuore decidono che il motivo per cui siamo nati non sia quello di servire il desiderio di ricevere. E tuttavia, l'uomo soggioga questo punto di vista e dice: "Anche se la mia ragione mi mostra che non vale la pena lavorare e servire il desiderio di ricevere per tutta la mia vita, ma che vale la pena servire il Creatore, io vado al di sopra della ragione. In altre parole, il corpo mi dice: ‘Abbandona tutto quello che hai ricevuto dai libri e dagli autori: che tu devi servire il Creatore. Piuttosto, come allora, non sfidare ora il desiderio di ricevere, ma servilo con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima’”.
Ne consegue che l’uomo si inchina davanti al desiderio di ricevere perché soggiogare la ragione si chiama "inchinarsi". E questo è considerato che l'uomo serve un Dio estraneo, che è straniero alla Kedusha [santità]. Egli si chiama anche "un Dio straniero" perché è sconosciuto alla Kedusha.
In quel momento, l'uomo che lo serve è chiamato "straniero" o "idolatra", e questo è il Dio estraneo nel corpo dell'uomo. In altre parole, il Dio estraneo non è qualcosa che si trova al di fuori, che l'uomo serve qualcosa al di fuori del proprio corpo. Esiste un pensiero che questo è realmente considerato che sta commettendo l’idolatria. Piuttosto, servire e lavorare per il suo corpo, che si chiama "il desiderio di ricevere", che si trova nel corpo dell'uomo, è chiamato che commette idolatria, e quest’uomo si chiama "straniero" o "idolatra".
Questo è così perché non ha la connessione alla Kedusha, poiché Kadosh [santo] si chiama il Creatore, com’è scritto: "Tu sarai santo perché Io, il Signore, sono Santo". Questo significa: "Tu sarai devoto" (com’è detto nell'Articolo n.16, 1986/87). Poiché il Creatore è Colui che dona, e per avere la Dvekut [adesione] a Lui, che si chiama “equivalenza della forma”, l'uomo deve essere anche un donatore, e questo si chiama Kedusha [santità].
Ne consegue, quindi, che l’uomo che serve e lavora per il desiderio di ricevere, crea un oggetto, ovvero, che questo è il suo Dio. Egli desidera servire solo lui, con il suo cuore e la sua anima, e in tutto quello che fa, anche un atto di dazione, egli non considera nemmeno l'atto di dazione se non in base al vantaggio che il suo desiderio di ricevere ne trarrà. Non sposta la sua concentrazione da questo, Dio non voglia, ma si attacca alla sua fede, che questo è tutto ciò che deve essere servito.
Anche se la sua mente decide che non vale la pena servirlo, non ha comunque la forza per vincere il suo Dio, che egli ha servito fin dal giorno in cui è nato. Questa è la ragione per cui si chiama "fede", poiché egli serve il suo desiderio di ricevere al di sopra della ragione. E non c'è alcuna ragione al mondo che lo possa staccare e separare da questa adesione a cui è attaccato dal giorno in cui è nato. Questo è chiamato "un gentile" o "uno straniero".
Israele significa il contrario di un Dio estraneo, vale a dire, Yashar El [diretto a Dio]. Questo significa che l'unica intenzione dell'uomo è che tutto sia diretto al Creatore. In altre parole, il suo unico pensiero e desiderio è di arrivare direttamente all'adesione al Creatore e non vuole ascoltare la voce del desiderio di ricevere. Egli dice che il nome che è stato dato al desiderio di ricevere, "l’inclinazione al male", è adatto perché gli infligge solo danno.
In altre parole, più cerca di soddisfare il suo desiderio affinché non lo ostacoli nel suo lavoro di essere un servo del Creatore, più ottiene l'effetto contrario. Vale a dire, si assicura costantemente di dargli quello che chiede e glielo dà pensando che, così facendo, smetterà di disturbarlo. Ma allora vediamo l'esatto contrario: questo ricevente in realtà diventa più forte soddisfacendo le sue necessità, nel senso che diventa ancora più malvagio.
E adesso egli vede quanto avessero ragione i nostri saggi quando dissero (Beresheet Rabbah 25, 8): “Non fare del bene al malvagio”, cioè non fare del bene all’uomo cattivo. È lo stesso per quanto riguarda noi, che apprendiamo tutto in una sola persona. Il significato sarà che è proibito fare del bene al desiderio di ricevere, che è l'inclinazione al male, poiché da qualunque bene che gli viene fatto, ne ricaverà più forza per fargli del male in seguito. E questo si chiama "restituire un favore con il male". Sono come due gocce in uno stagno; cioè nella misura in cui lo serve, così è la sua forza di fargli del male.
Tuttavia, l’uomo deve ricordare sempre qual è il male che il ricevente gli causa. Questa è il motivo per cui l’uomo deve ricordare sempre lo scopo della creazione (beneficiare le Sue creazioni) e credere che il Creatore possa donare infinita delizia e piacere. A questo proposito è scritto (Malachia 3:10): “‘E poi mettetemi alla prova in questo’, dice l'Eterno degli eserciti, ‘se non vi aprirò le cateratte del cielo e non riverserò su di voi tanta benedizione, che non avrete spazio sufficiente ove riporla’”.
La ragione per cui l’uomo non sente la delizia e il piacere che il Creatore desidera dargli è a causa della disuguaglianza della forma tra il Creatore, Colui che dona, e il ricevente. Questo causa vergogna per la ricezione della delizia e del piacere. Per evitare il pane della vergogna, ci fu una correzione chiamata Tzimtzum [restrizione]: non ricevere fino a quando non è al fine di dare contentezza al proprio Creatore. Questo si chiama "equivalenza della forma", come dissero i nostri saggi: "Come Lui è misericordioso, tu sii misericordioso".
Questo significa che così come il Creatore è Colui che dona e in Lui non c'è nessuna ricezione in assoluto (in quanto da chi Egli potrebbe ricevere?), così anche l'uomo deve sforzarsi di raggiungere il grado di non voler lavorare per se stesso, ma per mantenere tutti i suoi pensieri e i suoi desideri sul dare contentezza al suo Creatore. E allora riceve i Kelim [vasi] per la ricezione dell'abbondanza superiore, che è il nome generale per la delizia e il piacere che il Creatore desiderava dare alle creature.
In generale, l'abbondanza si divide in cinque discernimenti, chiamati NRNHY. A volte vengono chiamati NRN. Inoltre, l'abbondanza superiore può semplicemente essere chiamata Neshama [anima] e il ricevente di Neshama è chiamato Guf [corpo], ma questi non sono nomi fissi, dipendono dal contesto.
Pertanto, chi è l'ostacolo alla ricezione della delizia e del piacere suddetti? È solo il desiderio di ricevere. Ostacola e non ci lascia uscire dalla sua autorità, chiamata "ricevere al fine di ricevere". È su questo discernimento che ha luogo lo Tzimtzum, per correggere i vasi di ricezione in modo che diventino al fine di dare, momento in cui l'uomo sarà uguale a Colui che dona.
E qui abbiamo l'equivalenza della forma, chiamata Dvekut. In questo momento, attraverso la Dvekut al Creatore, l’uomo è considerato vivo, poiché è attaccato alla Vita delle Vite. E attraverso il ricevente in lui, egli è separato dalla Vita delle Vite. Questa è la ragione per la quale i nostri saggi dissero: "I malvagi nella loro vita sono chiamati 'morti'".
Pertanto, è chiaro chi impedisce che ci venga data la vita: è solo il ricevente che si trova dentro di noi e noi la dobbiamo definire attraverso il calcolo suddetto. Ne risulta che questo è la causa di tutti i problemi e di tutte le afflizioni che patiamo nella nostra vita. L'appellativo "inclinazione al male", chiaramente, si adatta bene, poiché è ciò che causa tutti i nostri guai.
Immaginiamo un uomo ammalato che voglia vivere. Esiste solo una cura che gli possa salvare la vita, attraverso la quale sarà ricompensato con la vita; altrimenti perirà. E c’è un uomo che gli sta impedendo di prendere le medicine. Quest'uomo, chiaramente, si chiama "un uomo malvagio". È lo stesso per noi. Quando l’uomo impara che solo attraverso il desiderio di dare è possibile essere ricompensati con la vita spirituale, che è lì il posto in cui si incontrano la vera delizia e il vero piacere, e che questo desiderio di ricevere gli impedisce di ricevere, come la vediamo? Naturalmente, dobbiamo vederlo come l'angelo della morte. Vale a dire che questo è la causa per la quale non ci viene concessa la vita!
Quando l’uomo se ne rende conto (che il nostro ricevente è il male che si trova dentro di noi) e desidera essere "Israele”, cioè non vuole commettere l'idolatria, che è l'inclinazione al male nel corpo dell'uomo, e desidera pentirsi per aver praticato l'idolatria per tanto tempo e desidera essere un servitore del Creatore, in questo stato, quando desidera uscire dall'inclinazione al male, cosa deve fare?
Per questo, esiste la risposta che i nostri saggi dissero (Kidushin 30b): “Così dice il Creatore a Israele: ‘Figli miei, Io ho creato l'inclinazione al male e Io ho creato la Torah come spezia. Se vi impegnerete nella Torah, non sarete lasciati nelle sue mani, com’è scritto: ‘Se fate il bene, non sarà sollevato?’ E se non vi impegnerete nella Torah, sarete lasciati nelle sue mani, com’è scritto: 'Il peccato è accovacciato alla porta’’”. In altre parole, solo la dedizione alla Torah ha il potere di far uscire dal dominio dell'inclinazione al male e di far entrare nella Kedusha.
Ne consegue, quindi, che se l’uomo si impegna nella Torah (quando parliamo del lavoro), lo scopo dello studio gli deve essere chiaro, vale a dire, la ragione che lo fa impegnare nella Torah. Questo avviene perché nella Torah ci sono due opposti, come dissero i nostri saggi (Yoma 72b): “Rabbi Yehosha Ben Levi disse: ‘Perché è scritto: ‘E questa è la legge che Mosè ha stabilito’? Se egli è ricompensato, per lui diventa una pozione di vita. Se egli non è ricompensato, per lui diventa una pozione di morte’. Per questa ragione, quando l’uomo si impegna nella Torah, deve capire che la Torah non lo porti alla morte”.
Tuttavia, è difficile comprendere come possa esistere una tale distanza tra essere ricompensato e non essere ricompensato, al punto che dicono che se non è ricompensato con l'impegno nella Torah, questa diventa per lui una pozione di morte. Non sarebbe sufficiente che non è stato ricompensato? Perché costui è anche peggiore di colui che non si impegna affatto nella Torah? Vale a dire, chi non si impegna nella Torah, non ha la pozione di morte, e chi si impegna nella Torah ha ottenuto la morte in cambio del suo lavoro. Come può essere una cosa del genere?
Questa domanda viene presentata nell’“Introduzione allo Studio delle Dieci Sefirot” (p.20, Articolo 39): “Tuttavia, le loro parole richiedono una spiegazione per comprendere come e attraverso cosa la Sacra Torah diventa per lui una pozione di morte. Non solo il suo lavoro e il suo sforzo sono vani, e non riceve alcun beneficio dal suo impegno e dai suoi sforzi, ma la Torah e il lavoro stessi diventano per lui una pozione di morte. Questo in verità, lascia perplessi”.
Nella “Introduzione allo Studio delle Dieci Sefirot (Articolo 10): "Poiché il Creatore Si nasconde nella Torah, poiché la materia dei tormenti e delle pene che l’uomo vive durante l’occultamento del volto, non sono uguali tra chi possiede pochi peccati e ha fatto pochissima Torah e Mitzvot e chi si è profondamente impegnato nella Torah e nelle buone azioni. Il primo è abbastanza qualificato per giudicare il suo Creatore favorevolmente, per pensare che la sofferenza gli sia arrivata a causa dei suoi peccati e del suo scarso studio della Torah. Per l'altro, invece, è molto più difficile giudicare il suo Creatore favorevolmente”.
È lo stesso per quanto riguarda noi. Quando l'uomo pone l'obbiettivo davanti ai suoi occhi, ovvero che il superiore desidera beneficiare le Sue creature, però per evitare la vergogna dobbiamo avere i vasi di dazione. E dato che siamo nati con il desiderio di ricevere, che è considerato un Dio estraneo, che noi serviamo al di sopra della ragione e che ci rende schiavi, e non possiamo uscire dal suo potere, noi crediamo nei nostri saggi che dissero: "Il Creatore disse: Io ho creato l'inclinazione al male e Io ho creato la Torah come spezia".
Questa è la ragione che lo fa impegnare nella Torah, e allora la Torah gli porta la vita. In altre parole, attraverso la Torah, esce dal dominio dell'inclinazione al male e diventa un servitore del Creatore, nel senso che la sua intenzione è solo di dare contentezza al suo Creatore. Ed egli sarà ricompensato con la Dvekut al Creatore, vale a dire, che in quel momento aderirà alla Vita delle Vite. A dire il vero, solo in questo stato, quando l’uomo studia con questa meta, lui considera la Torah come una pozione di vita, poiché attraverso la Torah sarà ricompensato con la vita.
E, tuttavia, se non si impegna nella Torah con questo scopo, attraverso la Torah che sta studiando, il desiderio di ricevere crescerà più forte ed acquisirà più forza per tenerlo sotto il suo controllo. Questo succede perché il ricevente gli lascia credere di non essere come gli altri uomini perché, grazie a Dio, egli è l’uomo che ha acquisito delle buone azioni e la Torah, e certamente il Creatore non deve trattarlo come tratta le persone comuni. Piuttosto, il Creatore lo deve riconoscere per quello che è.
E se lavora in occultamento, egli è certo di avere delle lamentele contro il Creatore, poiché se soffre per qualcosa, dice al Creatore: “È questa la ricompensa per la Torah?" Pertanto, ha sempre delle lamentele contro il Creatore, che si chiama "dubitare della Divinità". Per questo motivo, l'uomo è separato dalla Vita delle Vite.
Questo significa che dove devono desiderare di essere annullati davanti al Creatore e avere tutto quello che hanno solo per servire il Creatore, quelli che lavorano per il ricevente desiderano che il Creatore serva loro: il Creatore deve soddisfare tutto ciò di cui necessita il ricevente. Ne consegue che essi lavorano in modo opposto rispetto a quelli che vogliono essere ricompensati con la Vita, attraverso il loro impegno nella Torah.
Possiamo comprendere, pertanto, ciò che abbiamo domandato riguardo al motivo per cui Rabbi Ami dice: "La Torah non deve essere data agli idolatri". Se questo accade nel lavoro, cioè nell'uomo stesso, ed egli si trova nello stato di idolatria, la ragione per cui è proibito imparare è che non ha alcun senso. Questo è così perché nel lavoro impariamo che dobbiamo studiare la Torah per uscire dal dominio dell'inclinazione al male. Ma se l'uomo non vuole liberarsi dalla schiavitù dell'inclinazione al male, allora per quale ragione ha bisogno della Torah? Ne consegue che se gli venisse data la Torah, sarebbe inutile. È uno spreco di forze per chi gliela insegnerà.
Tuttavia, Rabbi Yohanan aggiunge a Rabbi Ami e dice: "Non solo è inutile, ma se l’idolatra si impegna nella Torah, questa lo danneggerà". Rischia la sua anima, perché per gli idolatri, ovvero, per quelli che studiano la Torah senza l'obbiettivo di uscire dal dominio dell'inclinazione al male, ma che desiderano rimanervi e servirlo volontariamente, questo si chiama "idolatria".
A questo proposito è scritto: "Un Dio estraneo nel corpo dell'uomo". Pertanto, prende per sé la pozione di morte. Questa è la ragione per cui Rabbi Yohanan disse: "L’idolatra che si impegna nella Torah deve morire". Questo significa che sta rischiando la sua anima perché la Torah sarà per lui una pozione di morte. Tuttavia, quello che Rabbi Meir dovrebbe dire è: "Da dove viene che un idolatra che si impegna nella Torah deve morire? Piuttosto, egli è come un sommo sacerdote, come è stato detto: ‘Se un uomo li osserva, vivrà secondo questi’”.
E abbiamo domandato riguardo a questo: A) perché sta dicendo che è come il sommo sacerdote? Non è un sacerdote ordinario un grado elevato? Questo è molto lontano dalle parole di Rabbi Yohanan, il quale pensa che egli debba morire. Quindi, qual è la ragione per questa esagerazione, che egli è come un sommo sacerdote? B) Gli interpreti domandano, la prova che Rabbi Meir porta, dove dice: "L'uomo", Rabbi Shimon dice che "l'uomo", di fatto, significa Israele e non gli idolatri.
Noi dobbiamo interpretare quello che dice Rabbi Meir: "Un idolatra che si impegna nella Torah", riferendosi a quello che abbiamo spiegato prima. L'intenzione di Rabbi Meir è che l’uomo deve realizzare di essere un idolatra, che vede che dal giorno in cui è nato fino ad oggi ha servito gli idoli, un Dio straniero, cioè l'inclinazione al male che si trova dentro il corpo dell'uomo. Vede quanto ne è schiavo e sotto il suo controllo, e non ha la forza per sconfiggere la sua parola. E anche se spesso comprende, con la sua mente e con la sua ragione, che non valga la pena servirlo, ma che al contrario, l'inclinazione al male debba servire la Kedusha [santità], egli comunque sottomette la sua ragione e la serve, come se realizzasse che valga la pena servirla.
Quando l’uomo arriva a realizzare questo, quando vede che non esiste alcun potere nel mondo che lo possa aiutare, e vede di essere perso e che sarà tagliato fuori dalla vita per sempre, per liberarsi dalla morte (essendo "I malvagi nella loro vita sono chiamati 'morti'”), in questo stato egli arriva a credere alle parole dei nostri saggi. Essi dissero: "Questo è ciò che il Creatore disse a Israele: ‘Figli miei, Io ho creato l'inclinazione al male e Io ho creato la Torah come spezia. Se vi impegnerete nella Torah, non sarete lasciati nelle sue mani'".
Rabbi Meir parlò di questo genere di idolatra e disse che è come il sommo sacerdote. E porta come prova che è scritto: " Se un uomo li osserva, vivrà secondo questi’". Egli interpreta che se l’uomo si impegna nella Torah per "vivere secondo questi", se la ragione del suo impegno nella Torah è che desidera essere ricompensato con la vita e non essere un malvagio, un idolatra, che è un Dio straniero nel corpo dell'uomo, ma che il suo solo obbiettivo è quello di essere ricompensato con la vita, questo versetto: "Se un uomo li osserva, vivrà secondo questi" si riferisce a lui.
Questo è così perché se si impegna nella Torah, sarà come un sommo sacerdote. E non solo un sacerdote, ma sarà un sacerdote, vale a dire, che otterrà la qualità di Hesed [misericordia] chiamata “un sacerdote”, vale a dire che sarà ricompensato con i vasi di dazione e sarà anche ricompensato con Gadlut [grandezza/maturità]. Questa è la ragione per la quale dice di essere come il sommo sacerdote.
Di conseguenza, dobbiamo domandare perché Rabbi Meir dice: "Anche un idolatra". Come abbiamo spiegato, è al contrario, poiché un tale adoratore di idoli merita di essere come un sommo sacerdote. Possiamo spiegare e dire che la parola "Anche" significa che l’uomo arriva a questa bassezza in cui vede di essere veramente un idolatra, che vede che fino ad ora non ha ottenuto nulla nella sua vita, ma ha servito solo la sua inclinazione al male. In altre parole, tutti i suoi pensieri e i suoi desideri sono stati solo a favore del ricevente. Egli non ha nemmeno toccato il cammino della verità, cioè non ha avuto la capacità di credere nel Creatore al di sopra della ragione, ma solo in base a quello che la ragione gli ha permesso di vedere: che proprio lavorando per lei, riceverà l'energia per impegnarsi nella Torah e nelle Mitzvot. Ad un uomo tale, Rabbi Meir dice: "Non dispiacerti di questa bassezza. Anzi, devi credere che anche quando sei arrivato così in basso, il Creatore può ancora aiutarti ad uscire dall'esilio di essere sotto il suo dominio tutto il tempo". Quindi, la ragione è il contrario: Il significato di quello che dice è: "Anche se il mondo è d'accordo".
Tuttavia, in verità, solo ora esiste la necessità della Torah. Solo ora avete i veri Kelim [vasi], la vera necessità che il Creatore vi aiuti, dato che siete arrivati al punto della verità, come dissero i nostri saggi: "L'uomo è vinto ogni giorno dall'inclinazione al male. Se non fosse per il Creatore, non prevarrebbe su questa". Ora egli vede la verità, che ha davvero bisogno dell'aiuto del Creatore.
Ora possiamo comprendere le suddette parole dello Zohar, nelle quali egli dice che davanti a tutto questo, dobbiamo fare tre discernimenti nel lavoro: 1) gli idolatri, 2) Giacobbe, 3) Israele. La differenza tra loro è che agli idolatri è proibito studiare persino la Torah letterale. E lo apprendiamo da ciò che è scritto: "Egli non ha trattato così con qualsiasi nazione". In generale, è permesso insegnargli il letterale, in particolare nelle questioni rivelate. Conclude questo dal verso: "Egli proclama la Sua parola a Giacobbe", che è un grado inferiore. Quando l'uomo si trova su un grado superiore, è permesso insegnargli i segreti della Torah. Conclude il verso: "Le Sue Leggi e i Suoi decreti a Israele".
È scritto nello Zohar è scritto Yitro (p. 69 e Articolo 265 nel Commentario Sulam): “‘Così parlerai alla casa di Giacobbe’, al quel posto che si addice al loro livello. 'E dì ai figli di Israele', poiché Giacobbe e Israele sono due gradi. Giacobbe è il grado di VAK e Israele è il grado di GAR. Tuttavia, Israele si chiama ‘la perfezione di ogni cosa’, che significa mostrare Hochma [saggezza] e parlare nello spirito di Hochma”.
E nello Zohar è scritto, Yitro (Articolo 260): “‘Così parlerai alla casa di Giacobbe’, è per le femmine; ‘E dì ai figli di Israele’, è per i maschi”. Inoltre, nello Zohar, Yitro (Articolo 261): “‘Così parlerai alla casa di Giacobbe’, cioè con un detto, dal lato di Din [giudizio]. ‘E dì ai figli di Israele’ è come dissero: ‘Ed egli parlerà loro del suo patto’. Parlare è Rachamim [misericordia] per i figli di Israele, vale a dire, i maschi che arrivano dalla parte di Rachamim. Questo è il motivo per cui afferma 'dire' riguardo a loro”.
Dobbiamo comprendere le distinzioni nelle parole dello Zohar, che dice nella porzione Aharei, che Giacobbe e Israele sono due gradi: 1) Giacobbe è in basso, con il quale l’uomo studia il letterale; 2) Israele è il grado in alto, con il quale l’uomo studia i segreti della Torah.
Nello Zohar è scritto, Yitro (Articolo 260): “Giacobbe è femminile, Israele è maschile”. Dice (Articolo 261): “Giacobbe è dal lato di Din, che è la ragione per cui scrive ‘dire’, e Israele è Rachamim, perché dire è Rachamim”. Dice (Articolo 265): “Giacobbe è considerato VAK e Israele è considerato GAR. Questa è la ragione per cui è scritto: ‘E dì ai figli di Israele’, che significa mostrare Hochma e parlare con lo spirito di Hochma, poiché dire implica Hochma”.
Per prima cosa, spiegheremo qual è l'interpretazione dello Zohar sul discernimento di Giacobbe. Dice: 1) VAK, 2) femmine, 3) Din, 4) un grado rivelato, il grado inferiore, il letterale.
L'ordine del lavoro che la persona deve iniziare per conseguire la meta è conoscere il suo stato nel lavoro per il Creatore e qual è la meta che deve raggiungere. In altre parole, qual è la completezza che una persona deve conseguire?
Il primo stato è che l’uomo deve sapere di essere un adoratore di idoli, chiamato "idolatra". Questa è l'inclinazione al male che esiste nel corpo dell'uomo. Si chiama "un Dio estraneo" o "un Dio straniero". Questo serve per chiarire il suo stato, nel quale si trova veramente: che si trova nello stato di adoratore di idoli.
Per vedere la verità, l'uomo deve compiere, tuttavia, dei grandi sforzi, perché è impossibile raggiungere la verità se non attraverso la Torah e il lavoro, come dissero i nostri saggi: “Da Lo Lishma [non per il Suo Nome] l'uomo arriva a Lishma [per il Suo Nome]”. Nello stato di Lo Lishma, quando l’uomo si impegna nella Torah e nel lavoro, fa parte della natura umana guardare gli uomini che lo circondano. E vede che non ci sono altre persone come lui, che dedicano così tante ore al lavoro del Creatore.
In questo stato, si sente superiore agli altri e questo fa sì che si dimentichi della meta, vale a dire, che la cosa importante è conseguire Lishma. Questo è perché gli uomini dal di fuori gli fanno percepire la completezza, e questa completezza è la ragione per la quale non riesce a sentire che si è distaccato dalla meta principale: raggiungere Lishma.
È in special modo così se viene rispettato per essere un servo del Creatore. Infatti, tutte le persone che lo onorano, infondono in lui il loro punto di vista affinché crederà a quello che essi pensano di lui, che egli è un uomo estremamente virtuoso senza alcun difetto. Pertanto, com’è possibile che l’uomo dirà di se stesso di trovarsi nello stato di adoratore degli idoli, che ancora non è circonciso? Ne consegue che la sua adesione alle masse, cioè la loro adesione alla sua Torah e al suo lavoro, gli hanno portato completezza. Nel lavoro, questo si chiama "una presa per gli esterni".
E cosa sta perdendo se loro hanno una presa? La risposta è che questa presa è il motivo per cui non riesce a vedere il suo vero stato, che si trova ancora nello stato di idolatra, e cerca consiglio su come uscire dal dominio del male.
Il secondo stato della persona è quando si circoncide. "Circoncisione" significa che taglia il prepuzio. Il prepuzio è composto dalle tre Klipot [gusci] impure, chiamate “Vento Tempestoso”, “Grande Nuvola” e “Fuoco ardente”, e il desiderio di ricevere proviene da qui.
Comunque non è in nostro potere tagliare questo prepuzio. Baal HaSulam disse a questo proposito che il Creatore deve aiutare l'uomo affinché riesca a tagliare il prepuzio. Riguardo a questo è scritto: "E fece un patto con lui". Il significato di "con lui" è che il Creatore lo aiutò. Comunque, iniziare spetta all'uomo.
Tuttavia, se diciamo che non può circoncidersi da solo, allora perché egli deve iniziare, se diciamo che non riuscirà a terminare? Sembra come se il suo lavoro fosse vano. Ma è risaputo, comunque, che non c'è Luce senza un Kli [vaso], e un Kli si chiama “una mancanza”, poiché dove non c’è alcuna mancanza, non c'è riempimento.
Pertanto, la persona che deve iniziare, si riferisce alla mancanza. Non significa che la persona deve iniziare con il riempimento. Al contrario, quando diciamo "iniziare", si tratta di dare la necessità e la mancanza. In seguito, il Creatore arriva e dona il riempimento per la mancanza. Questo si chiama "E fece un patto con lui", che il Creatore lo aiuta.
Questo si considera anche come linea di destra, che è il significato di "Il padre dà il bianco", come è stato spiegato nel Talmud Eser Sefirot. Questo significa che quando la Luce superiore brilla, ossia Ohr Hochma [la Luce di Hochma] chiamata Aba [padre], è possibile vedere la verità, cioè che il prepuzio, il desiderio di ricevere, è una cosa cattiva. Solo allora l'uomo si rende conto di doversi sbarazzare dell'amor proprio. Questo è l'aiuto che l'uomo riceve dal Creatore: arrivare al riconoscimento del male.
In altre parole, prima che l'uomo arrivi alla risoluzione che non vale la pena usare la ricezione, non potrà usare i vasi di dazione, poiché l'uno contraddice l'altro. Per questa ragione, l'uomo si deve circoncidere, e allora potrà acquisire per se stesso il desiderio di dare.
Da questo ne consegue che eliminare il prepuzio, che si chiama "circoncisione", proviene dall'aiuto dall'alto. In altre parole, è proprio quando la Luce superiore splende che l'uomo vede la sua bassezza, cioè che non può ricevere niente a causa della disuguaglianza della forma. In altre parole, questo si chiama "Il padre dà il bianco".
E dopo essere arrivato al riconoscimento del male, arriva una seconda correzione: l'uomo inizia a lavorare al fine di dare. Ma anche questo richiede l'aiuto dall'alto. Questo si chiama "Sua madre dà il rosso". Nel Talmud Eser Sefirot, egli interpreta questa situazione come collegata al desiderio di dare. Ne consegue che il Superiore dà sia il potere di annullare il desiderio di ricevere che la forza per poter compiere azioni di dazione. In altre parole, l'aiuto arriva dall'alto.
Questo rilancia la domanda: "Cosa dà l’inferiore?" Poiché è detto che l’inferiore deve iniziare, con cosa inizia affinché più tardi il Creatore gli dia l'aiuto necessario?
Com’è stato detto, tutto quello che l’inferiore può dare al Creatore è la mancanza, affinché il Creatore abbia un luogo da riempire. In altre parole, l'uomo, che desidera essere un servitore del Creatore e non un adoratore di idoli, deve arrivare a sentire la propria bassezza. Nella misura in cui la percepisce, dentro di sé si forma gradualmente una sofferenza per il fatto di essere così immerso nell'amore proprio, proprio come una bestia, e di non avere una connessione con il discernimento di un umano.
Qualche volta, comunque, l'uomo arriva nello stato in cui riesce a vedere la sua bassezza e non gli interessa di essere immerso nell'amor proprio, e non sente veramente la bassezza al punto di aver bisogno che il Creatore lo liberi da questa.
In questo stato, l’uomo deve dire a se stesso: "Non sono ispirato; sono come una bestia, che fa solo cose da bestia, e la mia sola preoccupazione, in questo stato, è che il Creatore mi faccia sentire più delizia nei piaceri materiali, altrimenti non sento altri desideri". In questo stato, l’uomo deve dire a se stesso che ora si trova in uno stato di incoscienza. E se non riesce a pregare il Creatore affinché lo aiuti, c'è solo una soluzione: unirsi a delle persone che secondo lui hanno la sensazione della mancanza, che sono nella bassezza e che chiedono al Creatore di avvicinarli, per liberarli e condurli dai problemi al sollievo, dall'oscurità alla Luce, anche se non sono stati ancora consegnati.
In seguito, deve dire: "Naturalmente loro non hanno ancora completato i loro Kli di mancanza, chiamati 'la necessità di essere liberati dall'esilio'. Tuttavia, probabilmente hanno percorso la maggior parte del cammino per sentire la vera necessità". In questo modo, attraverso loro, egli riceve anche le loro sensazioni, ovvero, che anch’egli sente il dolore di essere in bassezza. Tuttavia, è impossibile ricevere l'influenza della società se egli non è attaccato al gruppo, cioè se non li apprezza. Nella misura in cui lo fa, può ricevere da loro l'influenza senza alcun lavoro, aderendo semplicemente alla società.
Ne consegue che nel secondo stato, cioè quando egli è circonciso ed ha attraversato i due discernimenti: 1) rimozione del male, cioè l'annullamento dei vasi di ricezione; e 2) ottenimento dei vasi di dazione; si considera che adesso riceve il grado di VAK. Questo è considerato un mezzo grado, poiché il grado completo significa che può usare anche i vasi di ricezione al fine di dare.
E dato che dopo essere stato circonciso per essere al fine di dare ha ottenuto solo i vasi di dazione, si considera semplicemente come il livello di VAK. Questo si chiama "il livello di Giacobbe". Si chiama anche "femmina", come in "La sua forza è debole come quella di una femmina", che vuol dire che egli non può superare e aspirare al dare, ma può farlo solo con i vasi di dazione.
E anche questo livello si chiama Din. Significa che sui vasi di ricezione c'è ancora Midat HaDin [la qualità del giudizio], che è vietato usarli perché egli non può aspirare al fine di dare. Questo è anche chiamato "un grado rivelato", sapere che esiste un altro grado che gli è nascosto. Questo si chiama anche "un grado basso", sapere che esiste un grado elevato. Noi abbiamo bisogno di sapere questo, affinché possiamo essere consapevoli che esiste ancora altro lavoro da fare, vale a dire, raggiungere ancora un grado più elevato.
Questo grado si chiama anche "il letterale", poiché adesso che si è circonciso, è diventato "un semplice giudeo". Vale a dire, prima di circoncidersi adorava gli idoli e adesso è semplicemente distinto come "giudeo".
Inoltre, ora egli si chiama "Giacobbe", com’è scritto: "Così parlerai alla casa di Giacobbe", cioè "dire", che è una parola morbida, poiché si considera che il grado di Giacobbe lavori solo con i vasi di dazione, che sono i Kelim puri. Questa è la ragione per la quale lì c'è "dire", che è una parola morbida.
Questo non avviene con il discernimento di "Israele". Lo Zohar interpreta Israele come 1) il grado di GAR, la completezza di ogni cosa; 2) il grado maschile; 3) Rachamim; 4) un grado elevato e un grado nascosto, i segreti della Torah.
Li spiegheremo uno alla volta.
1) Il grado di GAR. Dato che ogni grado comprende le dieci Sefirot, che si dividono in Rosh e Guf [rispettivamente testa e corpo], la Rosh è chiamata GAR, cioè Keter-Hochma-Bina, e il Guf è chiamato ZAT. Sono le due metà del grado. Questa è la ragione per cui VAK è considerato il grado inferiore e GAR è considerato il grado superiore. È risaputo che quando parliamo del grado di VAK, è chiamato "la metà di un grado". Questo è segno che GAR è assente. Per questa ragione, quando si dice "il grado di GAR”, significa che qui c'è un grado completo, poiché la regola è che quando due livelli sono insieme, è menzionato il più elevato e include quello inferiore. Questo perché Lo Zohar chiama "Israele" la perfezione di ogni cosa.
2) Il grado maschile. Ogni grado contiene due tipi di Kelim: Zach [puro/fine], che sono vasi di dazione, e Av [spesso], che sono vasi di ricezione. È possibile usarli solo se si pone, su di loro, l'intenzione di dare. E dato che il fine di dare è contro natura, richiede un grande sforzo con molta forza contro natura. Quando l’uomo può superare solo i Kelim fini, questo si chiama "una femmina", che significa che la sua forza è debole come quella di una femmina. Ma quando riesce a superare anche i vasi di ricezione, egli è chiamato "un uomo", "maschio", "forte". E dato che Israele è considerato GAR, la perfezione di ogni cosa, anche usando i vasi di ricezione, Israele è considerato "maschi".
3) Il livello di Rachamim. Dato che sui vasi di ricezione è avvenuto uno Tzimtzum [restrizione] e un Din [giudizio], ed è proibito usarli a meno che l’uomo non lo faccia al fine di dare, quando non può aspirare alla dazione con i vasi di ricezione, c'è un Din su di loro ed è proibito usarli. Questa è la ragione per cui una femmina è chiamata Din.
Ma un maschio significa che l’uomo può anche vincere, per dare anche nei vasi di ricezione, e allora Din è rimosso da loro. Egli sta usando i vasi di ricezione per dare, e questo si chiama Rachamim [misericordia]. È considerato che il Din precedente è stato mitigato dalla qualità di Rachamim, che adesso egli sta ricevendo nel grado di al fine dare. Questa è la ragione per cui un maschio si chiama Rachamim.
Questo significa che i maschi sono chiamati Rachamim e non Din, com’è scritto nello Zohar (Articolo 261): “Così parlerai alla casa di Giacobbe”, significa che chiamare è dalla parte di Din e “E dì ai figli di Israele”, significa che parlare è dalla parte di Rachamim.
RASHI interpreta il versetto: “Così parlerai alla casa di Giacobbe”: “Il nome Mekhilta [un'interpretazione sul libro dell’Esodo] sono le donne, parla a loro con parole morbide e 'E dì ai figli di Israele', i maschi, le parole sono dure come tendini”.
Dobbiamo interpretare le parole: "Alle donne con parole morbide". È stato già menzionato sopra che le femmine sono coloro che non hanno molta forza per vincere il desiderio di ricevere, ma solo sui Kelim fini. Questa situazione si chiama "morbida", nel senso che è morbida e non è così difficile superare i vasi di dazione [in ebraico “difficile” è la stessa parola che indica "duro"].
Ma i vasi di ricezione sono molto difficili da superare. Perciò, ai maschi, quelli che sono nello stato di maschi e che hanno la forza di superare, è stato dato il lavoro nelle cose che sono dure come tendini, riferendosi ai vasi di ricezione. Ma perché Lo Zohar scrive che i maschi sono Rachamim? Piuttosto, dice: “Duri come tendini”, e duro significa Din, non Rachamim. Perciò, da una parte dice che i maschi significa duri come tendini e dall'altra dice che sono Rachamim.
Dobbiamo interpretare che i maschi hanno anche la forza di superare i vasi di ricezione, che sono difficili da superare. E quando si superano i vasi di ricezione, chiamati Midat ha Din [la qualità del giudizio] che sta su di loro, c’è Rachamim e non Din. Però per quanto riguarda le femmine, che non hanno alcuna forza per superare i vasi di ricezione, c'è su di loro Midat ha Din ed è proibito usarle.
4. Un grado elevato e nascosto, considerato "i segreti della Torah". "Nascosto" significa che anche se l’uomo si è già circonciso ed è stato ricompensato con il letterale, cioè con l'essere un semplice giudeo, vale a dire, che è arrivato in uno stato in cui non sta compiendo idolatria ma serve il Creatore, la luce di Hochma (rivelata sui vasi di ricezione), gli è ancora nascosta.
Ma chi è stato ricompensato con il discernimento più elevato, che è un maschio ed ha anche la forza di superare i vasi di ricezione, la luce di Hochma, chiamata "i segreti della Torah", appare in questi Kelim. Questa è la ragione per cui Lo Zohar dice (Articolo 265): “E dì ai figli di Israele”, vale a dire, mostra Hochma e parla con lo spirito di Hochma, poiché “dire” implica Hochma, com’è scritto: “Ed egli parlerà loro del suo patto".
Ne consegue che dire che è proibito insegnare la Torah agli adoratori di idoli, deve essere interpretato nel lavoro come: “È impossibile insegnare la Torah agli idolatri". Come disse Baal HaSulam, quando parlò delle questioni del lavoro, dove essa scrive "proibito", significa "non si può". Però dopo che l'uomo si è circonciso, ci sono due gradi, superiore e inferiore, cioè letterale e nascosto.