Articolo 10, 1991
I nostri saggi dissero riguardo al versetto "Il Signore rimase su di lui" (presentato in "L'opinione degli Anziani", dagli autori del Tosfot, VaYetze): "Non troviamo questo nel resto dei patriarchi. Rabbi Shimon disse: 'Il re non sta nel suo campo, né quando è arato, né quando è seminato, ma quando il raccolto è maturo’. Così è come Abramo lo arò, come è detto: ‘Levati, percorri il paese in lungo e in largo’. Isacco lo seminò, come è detto: 'E Isacco seminò'. Giacobbe arrivò, ed egli è la maturità del raccolto, come è detto: ‘Israele era consacrato all'Eterno, le primizie del suo raccolto’, egli rimase su di lui".
Dobbiamo comprendere cosa viene ad insegnarci nel lavoro: Cos'è "il campo", cos'è "Quando il raccolto è maturo", e cos'è l'allegoria del Re che rimase sul suo campo? È risaputo che il nostro lavoro riguarda essenzialmente il Regno del Cielo, che si chiama "fede". I nostri saggi dissero a riguardo: "Abacuc venne e li fondò in uno: 'Il giusto vive della sua fede'". Fede significa la necessità di credere nel Creatore, che Lui guida il mondo con benevolenza.
E anche se un uomo non ha ancora questa sensazione, deve comunque credere e dire che il fatto che non vede come il bene viene rivelato nel mondo, deve ancora credere al di sopra della ragione che non vede il bene rivelato davanti ai suoi occhi, perché fintanto che si trova dentro il dominio dell'amor proprio, non può vedere. Questo perché ci fu lo Tzimtzum [restrizione] sui vasi di ricezione in modo che la Luce non potesse splendervi a causa della disuguaglianza della forma, com’è scritto nel Commentario Sulam (“Introduzione al Libro de Lo Zohar”, Articolo 138).
Per questa ragione, l’uomo non può vedere la verità. Invece, deve credere che questo è così. E nel lavoro collettivo, non sono così evidenti gli stati di guida di ricompensa e punizione. Ma nel lavoro individuale, ovvero, quando l’uomo desidera conseguire il grado in cui tutte le sue azioni saranno al fine di dare, quando inizia a sforzarsi di raggiungere il grado del donatore, allora tutta la sua base deve essere costruita sulla grandezza del Creatore. Nello Zohar si parla di questo: “L'uomo deve temerLo, perché Egli è grande e governa", e quindi inizia il suo lavoro principalmente in questa fede: che il Creatore guida il mondo in modo benevolo.
E allora gli arriveranno gli stati di ascesa e di discesa. In altre parole, a volte, egli viene ricompensato e può credere nel Creatore, che Egli è benevolente, e può amare il Creatore per la Sua grandezza. Questo arriva all’uomo attraverso dei grandi sforzi nella fede in ricompensa e punizione. Questo significa che se un uomo lavora con la fede al di sopra della ragione, è ricompensato, e la sua ricompensa è per lui arrivare a sentire l'amore del Creatore. E la punizione è che vuole andare specificamente nella ragione, quindi si allontana dall'amore del Creatore.
Peggio ancora, qualche volta egli diventa l’opposto, vale a dire, odia il Creatore, dato che ha molte lamentele contro il Creatore, poiché ha già pregato il Creatore molte volte e vede che il Creatore non ascolta la sua preghiera. E da questo, l'uomo arriva allo stato di ascese e discese. Tuttavia, se supera andando al di sopra della ragione, e dice: "Hanno occhi e non vedono”, egli viene temporaneamente ricompensato e si sente vicino al Creatore.
A questo proposito è scritto nell’"Introduzione allo Studio delle Dieci Sefirot" (Articolo 132): "Dobbiamo sapere che l'attributo suddetto, denominato medio, si applica anche quando un uomo si trova sotto la Provvidenza dell’occultamento del volto. Attraverso un grande sforzo nella fede in ricompensa e punizione, appare loro una luce di grande fiducia nel Creatore. Per un po’ di tempo, è concesso loro un grado di rivelazione del Suo volto nella misura del medio. Ma l’inconveniente è che essi non possono restare in modo permanente nei loro gradi, poiché rimanere continuamente in un grado è possibile solo attraverso il pentimento dal timore".
Ne consegue che l'ordine del nostro lavoro comprende tre periodi prima di raggiungere l'uscita dal lavoro, che è il discernimento di Adamo [essere umano]. A questo proposito i nostri saggi dissero (Nidah 31): “In ogni uomo si sono tre compagni: il Creatore, suo padre e sua madre. Suo padre dà il bianco, sua madre dà il rosso e il Creatore mette dentro di lui lo spirito e l'anima [rispettivamente Ruach e Neshama]”. Questo è spiegato nel lavoro, quando impariamo che ci sono tre linee: Hesed [grazia], Din [giudizio] e Rachamim [compassione/misericordia].
È come abbiamo detto nei saggi precedenti, che per poter camminare l’uomo ha bisogno di due gambe, destra e sinistra. Questi sono come i versetti che si negano l'uno con l'altro fino a quando non arriva il terzo versetto e decide tra i due. In questo modo, le due linee hanno dato vita alla linea definitiva.
Con questo possiamo interpretare il significato nel lavoro di arare, seminare e il raccolto maturo. La linea di destra è arare. Si tratta del lavoro dell'uomo di voler essere ammesso nel lavoro di dazione. L'uomo è creato per prendersi cura solo di se stesso. E dato che ci fu una correzione sulla volontà di ricevere per se stesso, per evitare la questione della vergogna dovuta alla disuguaglianza della forma con il Creatore (poiché quello che vediamo di Lui è solo come Egli dà alle creature e in Lui non c'è alcun tipo di ricezione per se stesso) pertanto, lo Tzimtzum [restrizione] e l'occultamento furono compiuti sul desiderio di ricevere solo per se stessi, in modo che le creature non possano ricevere la delizia e il piacere che Egli desidera elargire alle creature.
Questo avviene per permettere all'uomo di correggere i vasi di ricezione affinché siano solo al fine di dare. In altre parole, l'uomo deve capovolgere il desiderio di ricevere, e ricevere al suo posto il desiderio di dare. Vale a dire, ciò che prima era per lui della massima importanza, il desiderio di ricevere, adesso sarà di minore importanza. L'uomo non desidererà usarlo, ma al contrario, il desiderio di dare, che per lui aveva la minima importanza e che non voleva usare, avrà ora la massima considerazione. Questo significa che ora questo desiderio di dare è per lui importante e vuole usare solo il desiderio di dare.
Questo si chiama "arare", quando il suolo è rovesciato e quello che era sopra va sotto, e quello che era sotto va sopra. Questo si chiama la "linea destra", Abramo, Hesed. In altre parole, adesso egli desidera impegnarsi solo in Hesed, chiamato “il desiderio di dare”, e la linea destra si chiama “completezza”. In questo modo, anche se l'uomo vede di non riuscire ancora a realizzare Hesed, deve immaginare di essere già stato ricompensato con la dazione, chiamato Hesed, e ringraziare il Creatore per averlo ricompensato con fare cose al fine di dare.
Tutto questo è solo al di sopra della ragione. E sebbene egli valuti la situazione in cui si trova, vedrà diversamente, che si tratta di una questione di “al di sopra della ragione”. Questo significa che deve immaginare di essere già stato ricompensato con il desiderio di dare, come se fosse già stato ricompensato con arare.
Inoltre, l’uomo deve umiliarsi e dire: "Io sono contento e grato per qualsiasi pensiero e desiderio di fare qualcosa nella spiritualità che il Creatore mi dà, per ricompensarmi con il compiere un piccolo servigio per il Creatore, ovvero, che io posso fare qualcosa per il Creatore". Ed è felice di questo perché vede che il Creatore non dà al resto delle persone la possibilità di servirLo. Questo è il motivo per cui è felice di questo. Questo è considerato come "completezza", poiché adesso crede al di sopra della ragione che il Creatore guidi il mondo con benevolenza, e quindi adesso può mostrare l'amore per il Creatore ed essere sempre felice.
Tuttavia, allo stesso tempo, ha bisogno di camminare con l'altra gamba, la sinistra, ovvero, criticare le sue azioni. Deve desiderare di vedere la verità, quanto sforzo deve fare per dare, e quanta importanza ha la spiritualità. Comprende veramente che è meglio lavorare solo per il Creatore e non per se stesso?
In questo stato, vede in maniera molto diversa: tutte le sue azioni mentre camminava sulla linea destra, quando pensava di essere davvero un uomo completo, ora che si è spostato sulla linea sinistra vede che non ha niente che sia veramente al fine di dare.
Questo si chiama "seminare". Ad esempio, quando si prendono dei buoni semi di grano e si seminano nel campo, se c'è un uomo che non conosce il lavoro nei campi, guarderà l'uomo che prende i semi e li semina nella terra come se fosse un matto. Allo stesso modo, qui, quando un uomo prende degli stati buoni, che contengono la completezza, per i quali ha già ringraziato il Creatore e ora li cancella. È come l'uomo che ha preso i buoni semi di grano e li ha seminati nel campo.
Ma in realtà, l’uomo non può camminare su una gamba sola. Queste due gambe sono considerate due versetti che si negano a vicenda. Questa è la ragione per cui Isacco è considerato come colui che pianta il suo seme, che è la sinistra. A questo proposito i nostri saggi dissero: "Un uomo deve sempre rifiutare con la sinistra ed attrarre con la destra" (Sotah 47). Noi dobbiamo comprendere che quando l'uomo sente di essere vicino al Creatore, questo si chiama "attrarre con la destra". "Respingere con la sinistra" significa che quando l'uomo critica, comprende di essere stato respinto dal lavoro di dazione. Questo significa che i nostri saggi vengono a dirci che l'uomo ha bisogno di due cose, la destra e la sinistra, poiché non possiamo camminare con una gamba sola. Questo è considerato Isacco, che si chiama "seminare".
Abraham, che si chiama "destra", ovvero, Hesed, la completezza, si chiama “candore”, come abbiamo detto sopra che lì i tre compagni sono suo padre, sua madre e il Creatore. Suo padre è il primo discernimento, la prima linea che è Hesed, mostrare completezza. La completezza si chiama "bianco", com’è scritto: "Anche se i vostri peccati sono scarlatti, saranno bianchi come la neve". Questo si chiama "La destra attira”, quando l'uomo sente che è stato avvicinato al Creatore.
"E sua madre dà il rosso". Il rosso indica una mancanza, Nukva, dove l'uomo vede di essere stato completamente rifiutato dal lavoro di dazione. In questo modo, si trova in uno stato di ascese e discese. Questa è considerato come avere solo una fede parziale, poiché dice ("Introduzione allo Studio delle Dieci Sefirot", Articolo 14) che è per il fatto che ha molte discese, e durante le discese è senza fede.
Tuttavia, l’uomo non deve passare molto tempo nella linea sinistra, chiamata "la seconda linea", poiché in quel momento si trova in uno stato di separazione. Quindi, per la maggior parte, l'uomo deve trovarsi in uno stato di completezza. Questo si chiama "il rinnovo della Luna". Significa che un uomo deve rinnovare continuamente il bianco dentro di sè, la linea di destra, che è la bianchezza.
Ma durante la discesa, la fede lo lascia ed egli rimane talvolta incosciente, come un uomo che finisce sotto un camion e si fa male, che non sa di essere caduta. La lezione è che l’uomo si trova sotto il suo carico, com’è scritto: “Se vedi l’asino di lui che ti odia giacere sotto il suo carico” poiché esso non può andare al di sopra della ragione, in quanto il lavoro di andare al di sopra della ragione é per lui un carico ed un peso intollerabile. Dunque, se egli si lascia distrarre, cade immediatamente sotto il camion. Questo si chiama "essere feriti in un incidente stradale". Pertanto, un uomo deve fare attenzione e tenersi sulla destra.
Ne consegue che la correzione di un uomo che cammina sulla linea sinistra, avviene perché non sta aspettando di ricevere una caduta o una discesa, e allora aspetterà fino a quando non gli arriverà un risveglio dall'alto. Invece, attrae la sinistra su di sé, e allora vede di essere in uno stato di discesa, vale a dire, che non ha una singola scintilla di desiderio di lavorare al fine di dare e non per il suo beneficio. E allora può pregare.
È come disse Baal HaSulam rispetto a quanto dissero i nostri saggi di David, che disse: "Io risveglio l'alba e l'alba non mi risveglia". Ovvero, il Re David non aspetta l'alba, che si chiama "nero", che è l'oscurità, vale a dire che l'oscurità lo risveglia. Invece, egli risveglia l'oscurità. Prega il Creatore di illuminare il Suo volto per lui ed in questo modo guadagna tempo dal doversi preparare per l'oscurità, e allora sarà più facile correggerla.
E le due linee suddette, destra e sinistra, generano una terza linea, la linea di mezzo. È come dissero i nostri saggi: "E il Creatore mette lo spirito e l'anima in questo". In questo modo, dopo che l’uomo ha completato il lavoro nelle due linee, in lui viene rivelato tutto il male. Questo gli arriva perché queste due linee sono come due versetti che si smentiscono a vicenda. E l’uomo vede che non c'è fine alle salite e alle discese, e quindi supplica sinceramente il Creatore affinché lo aiuti a ricevere il desiderio di dare.
Quando il Creatore lo aiuta, egli viene ricompensato con una fede completa e permanente, poiché ha già i vasi di dazione. Prima di ottenere i vasi di dazione, è impossibile che l'uomo abbia fede permanente, perché durante la discesa perde la sua fede e non può credere in modo permanente nel Creatore.
È stato spiegato ("Introduzione al Libro de Lo Zohar", Articolo 138): "Dato che usiamo i vasi di ricezione in modo opposto a come furono creati, percepiamo necessariamente gli atti della Provvidenza come male, come se fossero contro di noi. Pertanto, quando un uomo si sente male è, di conseguenza, eretico contro la Sua Provvidenza, e il Creatore si nasconde a lui".
Così, vediamo che prima che l'uomo venga ricompensato con i vasi di dazione, non può avere una fede permanente. Tuttavia, attraverso l’essere stato ricompensato con il desiderio di dare, che si estende dal lavoro nelle due linee attraverso il quale tutto il male appare completamente, l'uomo arriva alla risoluzione che solo il Creatore lo può aiutare. Allora si sforza in questo lavoro e non scappa dalla battaglia, e viene ricompensato con la linea di mezzo, chiamata "il Creatore dà lo spirito e l'anima". Questo si chiama "rivelazione del volto". Viene considerato come ciò che è scritto: "Come c’è pentimento, quando Colui che conosce i misteri testimonia che l’uomo non ritornerà alla follia".
Con questo, possiamo interpretare ciò che abbiamo domandato: "Cosa significa nel lavoro che è scritto: 'Giacobbe arrivò ed egli è la maturità del raccolto', com’è detto: 'La santità di Israele è per il Signore, i suoi primi frutti', Egli stava su di lui". I nostri saggi ci diedero un'allegoria su questo: "Il Re non sta nel suo campo, a meno che il raccolto sia maturo".
Dobbiamo interpretare che il Re sta nel suo campo si riferisce all'uomo. L'uomo si estende da Malchut, e Malchut è chiamato “un campo”. E l’uomo deve arrivare allo stato di "Un campo che il Signore ha benedetto". Questo si fa attraverso il lavoro nelle due linee sopra menzionate: l'arare di Abraham e la semina di Isacco.
E in seguito arriva il discernimento di "Quando il raccolto è maturo", quando si può già vedere la ricompensa per il lavoro, il raccolto, che è Giacobbe. È come abbiamo detto sopra: dopo che è stato ricompensato con l'aiuto del Creatore, quando il Creatore gli ha dato l'anima, chiamata "rivelazione del volto", si considera che il Creatore rimanga su di lui in modo permanente, ovvero, che allora l'uomo è ricompensato con la fede permanente. Questo è il significato di ciò che è scritto: "Ed il Signore rimase di lui". In altre parole, quando un uomo ha raggiunto il livello della linea di mezzo, che è considerato Giacobbe, il Creatore è sopra di lui, come abbiamo menzionato nell'allegoria suddetta, in cui il Re si trova nel suo campo quando il raccolto è maturo.
È scritto ("Introduzione allo Studio delle Dieci Sefirot", Articolo 54): "Il Creatore aiuta l’uomo quando vede che ha completato la sua misura di sforzo e ha terminato tutto quello doveva fare per rafforzare la sua scelta nella fede nel Creatore. Allora, l’uomo raggiunge la Provvidenza aperta, vale a dire, la rivelazione del volto. Allora, viene ricompensato con il pentimento completo".
Egli dice ("Introduzione allo Studio delle Dieci Sefirot", Articolo 56): "In verità, l’uomo non è assolutamente sicuro che non peccherà di nuovo prima di essere ricompensato con il raggiungimento suddetto di ricompensa e punizione, vale a dire, la rivelazione del volto. E questa rivelazione del volto, dalla prospettiva della salvezza del Creatore, si chiama 'testimone', ...questo garantisce che non peccherà di nuovo". Questo significa che in quel momento è ricompensato con la fede permanente.
Ora possiamo interpretare quello che è scritto: "Il Signore vive, e benedetta sia la mia Roccia". "La mia anima sarà glorificata nel Signore". Dobbiamo comprendere il significato di "Il Signore vive", riguardo al Creatore. Quale tipo di lode al Creatore è questa? Nel lavoro, dobbiamo interpretare "Vive". Chi è Colui che è chiamato "Il Signore vive"? È colui che crede nel Creatore, che Egli cura il mondo in modo benevolo. Quest’uomo si chiama "Vive".
"Benedetta sia la mia Roccia" è chi riceve dal Creatore la forma di questa fede, in cui il Creatore è il Suo desiderio di beneficiare le Sue creazioni. Quest'uomo benedice il Creatore per avergli dato la fede, poiché da solo non è in grado di addossarsi la fede al di sopra della ragione, in quanto questo è il dono di Dio.
Dobbiamo anche interpretare: "La mia anima sarà glorificata nel Signore". "Nel Signore" significa nel Creatore che avvicina l'uomo a Sé. Per questo, la sua anima è glorificata, nel senso che l'anima dell'uomo è profondamente grata al Creatore per averlo avvicinato. Questo si chiama "Il Creatore dà lo spirito e l'anima". Con la sua stessa forza, l’uomo non è in grado di conseguire questo. Per questo loda il Creatore: perché adesso ha fede. Benedice il Creatore solo per quello che Egli gli ha dato. Il Creatore è chiamato anche "la linea di mezzo", come è stato detto sopra, che solo lavorando nelle due linee precedenti, l’uomo, in seguito, viene ricompensato con il fatto che il Creatore gli dà lo spirito e l'anima.
Quindi, solo il Creatore può aiutarlo ad uscire dal dominio dei vasi di ricezione. Pertanto, durante la discesa, l'uomo non deve discutere con il suo desiderio di ricevere, supplicandolo che è meglio per lui lasciare le argomentazioni e fare spazio al desiderio di dare, e vuole farglielo comprendere in modo che si arrenderà davanti a lui. L’uomo deve sapere che il corpo non sarà mai d'accordo con questo; è uno spreco di parole.
Deve, invece, chiederlo al Creatore, poiché solo Lui ha la forza di annullarlo e nessun altro. In altre parole, il corpo non sarà mai d'accordo con questo, pertanto è inutile discutere con il corpo. Ma quando l'uomo desidera fare qualcosa per il Creatore, deve chiedere al Creatore di dargli la forza di superare il desiderio di ricevere per se stesso.
Con quanto suddetto, dobbiamo interpretare quello che essi dissero (Avot, Capitolo 1, 5): “Non prolungatevi in conversazioni con la donna". Questo è detto riguardo alla sua donna. E tanto più sulla donna del suo amico. Anche se il significato letterale è quello principale nel lavoro, possiamo interpretare che la donna e l'uomo siano in un solo corpo. La donna dell'uomo è chiamata "il desiderio di ricevere", che si chiama "femmina", e che vuole sempre solo ricevere.
Pertanto, talvolta, quando egli desidera fare qualcosa al fine di dare, che si chiama "maschio", un uomo, il desiderio di ricevere resiste e l'uomo desidera prolungarsi in discussioni con il suo desiderio di ricevere per fargli comprendere che è meglio se lo lascia lavorare al fine di dare, i nostri saggi dissero che è una perdita di parole. Essi dissero: "Questo si dice sulla sua donna", vale a dire, il desiderio di ricevere che egli ha dentro di sé. "Ancor di più con la donna del suo amico", vale a dire, discutere con il desiderio di ricevere degli amici (che discuterà con loro e farà vedere loro che è meglio fare tutto al fine di dare) poiché solo il Creatore può aiutarli ad uscire dal dominio del desiderio di ricevere per se stesso.
Pertanto, tali uomini, che desiderano camminare sul sentiero per raggiungere lo stato in cui tutte le loro azioni siano al fine di dare, non devono rimproverare i loro amici perché non si impegnano nel lavoro di dazione. Questo perché se vogliono correggere il desiderio di ricevere di un amico, è come se quell’uomo avesse un potere. Ma in verità, quello che l'uomo fa al fine di dare è solo attraverso il potere del Creatore. Per questa ragione è proibito rimproverare il proprio amico.