Ho udito nel 1943, a Gerusalemme
Il Sacro Zohar dice che il Creatore odia i corpi. Egli disse che dobbiamo interpretarlo come un riferimento al desiderio di ricevere, chiamato Guf (Corpo). Il Creatore ha creato il Suo mondo per la Sua Gloria, com’è scritto “Tutti quelli che si chiamano col Mio Nome, che ho creato per la Mia Gloria, che ho creato e che ho fatto".
Quindi, questo contraddice la disputa del corpo che tutto è per lui, cioè solo per il suo beneficio, mentre il Creatore dice l’opposto, ovvero, tutto deve essere per il Creatore. Per questo i nostri saggi dissero che il Creatore afferma “Lui ed Io non possiamo abitare nella stessa dimora”.
Ne deriva che il desiderio di ricevere sia il principale separatore dell’essere in adesione al Creatore. È evidente quando giunge il male, ovvero, il desiderio di ricevere stesso giunge e chiede “Perché vuoi lavorare per il Creatore?”. Noi pensiamo che stia parlando come fanno gli umani, che vuole comprendere con il suo intelletto. Tuttavia, questa non è la verità dato che non chiede per chi l'uomo lavora. Questo è di sicuro un argomento razionale, poiché questo argomento si risveglia nell’uomo che ha intelletto.
Invece la disputa dell’empio è una questione fisica. Ovvero, chiede: “Che cos’è per te questo lavoro?”. In altre parole, quale profitto ricaverai per lo sforzo che stai compiendo? Vuol dire che chiede: “Se non lavori per te stesso, cosa ne ricaverà il corpo, chiamato ‘il desiderio di ricevere per sé stesso’”?
Dato che questa è una disputa del corpo, l’unica risposta è una risposta del corpo: “Ha smussato i suoi denti e se non fosse stato lì, non sarebbe stato salvato”
Perché? Poiché il desiderio di ricevere per se stesso non ha redenzione persino nel tempo della redenzione. Questo perché il fatto della redenzione sarà quando tutti i profitti entreranno nei vasi di dazione e non nei vasi di ricezione.
Il desiderio di ricevere per se stesso deve rimanere sempre in carenza, dato che il riempimento del desiderio di ricevere è la vera morte. La ragione è, come abbiamo detto sopra, che la creazione fu principalmente per la Sua gloria (e questo è la risposta a ciò che è scritto, che il Suo desiderio è di beneficiare le Sue creature e non Se Stesso).
L’interpretazione è che l’essenza della creazione è di rivelare a tutti che lo scopo della creazione è di beneficiare le Sue creature. Questo avviene in modo specifico quando l’uomo dice di essere nato per onorare il Creatore. In quel momento, in quei Kelim (Vasi), si manifesta lo scopo della creazione, ovvero, beneficiare le Sue creature.
Per questa ragione, l’uomo deve sempre analizzarsi, lo scopo del proprio lavoro, ovvero, se il Creatore riceve contentezza in ogni azione che compie dato che lui vuole l’equivalenza della forma con il Creatore. Questo è chiamato “Tutte le tue azioni saranno per il Creatore”, ossia l’uomo vuole che il Creatore si compiaccia di tutto ciò che fa, com’è scritto “per portare contentezza al suo Artefice”.
Inoltre, l’uomo ha la necessità di comportarsi nei riguardi del desiderio di ricevere dicendo: “Ho già deciso di non voler ricevere alcun piacere dato che vuoi godere. Questo perché con il tuo desiderio sono forzato ad essere separato dal Creatore, poiché la disuguaglianza della forma causa la separazione e l’allontanamento dal Creatore”.
La speranza dell’uomo deve essere che dato che non può staccarsi dal dominio del desiderio di ricevere, per questa ragione si trova in perpetue ascese e discese.
Quindi, l’uomo aspetta il Creatore per essere ricompensato dal Creatore, che illumini i suoi occhi e per avere la forza di superare e lavorare solo per beneficiare il Creatore. Com’è scritto: “Una cosa ho chiesto all'Eterno e quella cerco”. Quella, vale a dire la Sacra Shechina (Divinità). L’uomo chiede: “Di dimorare nella casa dell'Eterno tutti i giorni della mia vita” (Salmi 27:4)
La casa dell’Eterno è la Sacra Shechina. Adesso possiamo comprendere quello che dissero i nostri saggi del verso: “Il primo giorno prenderete”, il primo per contare le iniquità. Dobbiamo capire il motivo per cui c’è gioia se c’è posto per il conteggio delle iniquità. Lui disse che dobbiamo sapere che nella dura Yeghia (Sforzo) c’è una questione di importanza, essendoci un contatto tra l’uomo e il Creatore.
Questo significa che l’uomo sente di aver necessità del Creatore, dato che nello stato di lavoro vede che non c’è nessuno al mondo che possa salvarlo dallo stato in cui si trova, a parte il Creatore. Pertanto, l’uomo vede che “Non esiste nulla tranne Lui”, chi possa salvarlo dallo stato in cui si trova e dal quale non può scappare.
Questo è chiamato avere un contatto stretto con il Creatore. L’uomo non sa apprezzare questo contatto, ovvero, che deve credere di trovarsi in adesione al Creatore, cioè che tutto il suo pensiero è del Creatore, vale a dire che Lui lo aiuterà. In caso contrario vede di essere perso.
Tuttavia, chi è ricompensato con la Provvidenza Privata e vede che il Creatore fa e farà tutto, com’è scritto “Solo Lui fa e farà tutte le azioni”, naturalmente non ha nulla da aggiungere e in ogni caso non ha posto per la preghiera affinché il Creatore lo aiuti. Questo perché vede che il Creatore fa tutto anche senza la sua preghiera. Quindi, in quel momento non ha alcun posto per poter fare buone azioni, dato che vede che tutto è fatto dal Creatore anche senza di lui. Tuttavia, in quello stato l’uomo non ha necessità del Creatore affinché lo aiuti a fare qualcosa. Pertanto, in quel tempo l’uomo non ha contatto con il Creatore, in modo da aver bisogno di Lui nella misura che è perso se il Creatore non lo aiuta.
Ne deriva che l’uomo non ha il contatto che aveva con il Creatore durante il lavoro. Egli disse che è come l’uomo che si trova tra la vita e la morte e chiede al suo amico di salvarlo dalla morte. In quale modo chiede al suo amico? L’uomo di certo prova a chiedere al suo amico di avere pietà di lui e di salvarlo dalla morte con tutte le forze a sua disposizione. Non dimentica nemmeno per un minuto di pregare il suo amico, perché vede che altrimenti perderà la sua vita.
A differenza di chi chiede al suo amico lussi che non sono così necessari, chi supplica non è tanto attaccato al suo amico affinché gli dia ciò che chiede a tal punto che la sua mente non si allontani dalla richiesta. Pertanto, vediamo che per quanto riguarda le cose che non sono legate alla salvezza della vita, il richiedente non è tanto in adesione al donatore.
Pertanto, quando l’uomo sente di dover chiedere al Creatore di salvarlo dalla morte, cioè dallo stato di “Gli empi nella loro vita sono chiamati morti”, il contatto tra l’uomo e il Creatore è stretto. Per questa ragione, il posto del lavoro per il giusto è aver necessità dell’aiuto del Creatore; altrimenti è perduto. Questo è ciò che bramano i giusti: un posto per lavorare per avere un contatto stretto con il Creatore.
Ne consegue che questi giusti sono molto felici se il Creatore da la possibilità di lavorare. Questo è il motivo per cui dissero “primo nel conto dell’iniquità”. Per loro è motivo di gioia avere in questo momento un posto per lavorare, cioè che adesso necessitano il Creatore e possono arrivare ad un contatto stretto con Lui.
Questo avviene perché l’uomo non può giungere al Palazzo del Re senza qualche necessità.
Questo è il significato di “prenderete”. È specificato voi. Tutto è nelle mani di Dio, eccetto il timore di Dio. In altre parole, il Creatore può dare l’abbondanza di Luce poiché è ciò che Lui ha. Ma l’oscurità, il posto della scarsità, non è nel Suo governo.
Dato che c’è la regola per cui il timore di Dio è solo nel posto della mancanza, e il posto della scarsità è chiamato “il desiderio di ricevere”, questo significa che solo allora c’è un posto per il lavoro. In cosa? In ciò che si oppone.
Il corpo viene e chiede “Cos'è questo lavoro per voi?”, e l’uomo non ha nulla da rispondere alla sua domanda e deve assumersi, senza discussioni, il giogo del Regno del Cielo al di sopra della ragione, come un bue al giogo e un asino al carico. Invece, Egli disse e la Sua volontà fu fatta. Questo è chiamato “per voi”, ovvero, questo lavoro appartiene proprio a voi e non a Me, vale a dire il lavoro che il vostro desiderio di ricevere necessita.
Tuttavia, se il Creatore dà all’uomo qualche illuminazione dall’Alto, il desiderio di ricevere si arrende e si annulla come la candela davanti ad una fiamma. In ogni caso l’uomo non ha lavoro, dato che non ha più la necessità di assumersi il giogo del Regno del Cielo in modo coercitivo, come un bue al giogo e un asino al carico, com’è scritto “Voi che amate l’Eterno, odiate il male”.
Questo significa che l’amore di Dio si estende solo dal posto del male. In altre parole, in base alla misura in cui l’uomo ha odio per il male, cioè vede come il desiderio di ricevere interferisce nei suoi confronti nell'ottenere la completezza della meta, nella stessa misura necessita di ricevere il merito dell’amore di Dio.
Tuttavia, se l’uomo non percepisce di avere il male non ha la capacità di ricevere il merito dell’amore di Dio. Questo perché non ne ha la necessità, dato che ha già la soddisfazione nel lavoro.
Come abbiamo detto, l’uomo deve essere arrabbiato quando deve lavorare con il desiderio di ricevere, che lo intralcia nel lavoro. Egli sarebbe certamente stato più soddisfatto se il desiderio di ricevere fosse stato assente dal corpo, vale a dire se non avesse portato le sue domande all’uomo, ostacolando il suo lavoro di osservare la Torah e le Mitzvot (Precetti).
Tuttavia, l’uomo deve credere che gli ostacoli del desiderio di ricevere nel lavoro gli giungono dall’Alto. Poiché all’uomo è stata data la forza di scoprire il desiderio di ricevere dall’Alto perché c’è posto per il lavoro proprio quando il desiderio di ricevere si risveglia, in modo che l’uomo abbia un contatto stretto con il Creatore, che lo aiuterà a trasformare il desiderio di ricevere in desiderio di dare. Da questo l’uomo deve credere di estendere contentezza al Creatore, dalla sua preghiera rivolta a Lui, per attirarlo attraverso la Dvekut (Adesione) chiamata “equivalenza della forma”, distinto come annullamento del desiderio di ricevere con l’intenzione di dare. Il Creatore dice al riguardo che “I miei figli mi hanno sconfitto”. Ossia, vi ho dato il desiderio di ricevere e invece Mi chiedete di darvi il desiderio di dare.
Ora possiamo interpretare cos’è riportato nella Ghemarah (Hulin p. 7): “Rabbi Pinhas Ben Yair stava andando a redimere i prigionieri. Lui giunse al fiume Ghinai (Il nome del fiume era Ghinai). Disse a Ghinai ‘Dividi le tue acque e passerò dentro di te’. Gli disse: ‘Tu stai andando a fare la volontà del tuo Creatore ed io sto per compiere il desiderio del mio Creatore. Tu forse fai, forse non fai, mentre io sicuramente farò’”.
Egli spiegò che il significato di questo è che disse al fiume, cioè al desiderio di ricevere, di farlo passare per raggiungere il livello di fare la volontà di Dio, ovvero, fare tutto per dare contentezza al suo Creatore. Il fiume, il desiderio di ricevere, rispose che poiché il Creatore lo aveva creato con questa natura di voler ricevere delizia e piacere, non vuole cambiare la natura con la quale è stato creato da Lui.
Rabbi Pinhas Ben Yair gli fece guerra, vale a dire, volle cambiarlo in desiderio di dare. Questo è chiamato che fece la guerra con la creazione che il Creatore ha creato nella natura, chiamato “il desiderio di ricevere”, che il Creatore ha creato, che comprende tutta la creazione, chiamata “esistenza dall’inesistenza”.
L’uomo deve sapere che durante il lavoro, quando il desiderio di ricevere gli arriva con le sue asserzioni, nessuna discussione o argomento potrà aiutarlo in questo. Anche se l’uomo pensa che sono ragionamenti giusti, non lo aiuterà a sconfiggere il suo male.
Invece, com’è scritto “Egli smussa i suoi denti”. Questo vuol dire avanzare solo con le azioni e non con le discussioni. Questo è chiamato che l’uomo deve aumentare le forze in modo coercitivo. Questo è il significato di ciò che scrissero i nostri saggi “Lo si obbliga fino a che dice ‘io voglio’”. In altre parole, l’abitudine diventa una seconda natura attraverso la persistenza.
L’uomo deve cercare di avere un desiderio forte per ottenere il desiderio di dare e per superare il desiderio di ricevere. Il significato di desiderio forte è che il desiderio forte è misurato in base alla proliferazione degli indugi e dei riposi che si verificano nel frattempo, ovvero, la sospensione tra un superamento e l'altro.
A volte l’uomo riceve un arresto nel mezzo, ossia una discesa. Questa discesa può essere l’arresto di un minuto, un’ora, un giorno o un mese. Dopo di che riprende il lavoro per superare il desiderio di ricevere e i tentativi per raggiungere il desiderio di dare. Desiderio forte vuol dire che la pausa non gli porta via molto tempo e si risveglia subito al lavoro.
É come l’uomo che vuole spezzare una grande roccia, prende un martello grande e martella molte volte tutto il giorno ma i colpi sono deboli. In altre parole, non martella la roccia con un movimento di slancio, ma abbassa lentamente il martello. Si lamenta dicendo che questo lavoro di spaccare la roccia non fa per lui, è necessario un eroe che abbia la capacità di spezzare questa grande roccia. Dice di non essere nato con forze tali da avere la capacità di spaccare la roccia.
Tuttavia, all’uomo che solleva questo martello e colpisce la roccia di slancio, non lentamente ma con un grande sforzo, la roccia si arrende subito e si spezza. Questo è il significato di “È come il martello che spezza la roccia”.
Allo stesso modo, nel lavoro sacro, ovvero, immettere i vasi di ricezione nella Kedusha (Santità), abbiamo un martello forte, vale a dire le parole della Torah che ci danno buoni suggerimenti. Pertanto, se non è fluente, ma con lunghe pause nel mezzo, l’uomo fugge dalla battaglia e dice di non essere fatto per questo, ma che questo lavoro richiede un uomo che sia nato con le capacità speciali per farlo. Tuttavia, l’uomo deve credere che chiunque può raggiungere l'obiettivo, deve cercare di aumentare sempre i propri sforzi per superare gli ostacoli. Di conseguenza, può rompere la roccia in un breve periodo di tempo.
Dobbiamo anche sapere che affinché lo sforzo porti al contatto con il Creatore, vi è qui una condizione molto dura: lo sforzo deve essere in forma di ornamento.
Ornamento significa qualcosa di importante per l’uomo. Non si può lavorare con la gioia se il lavoro non è importante, ovvero, che l’uomo ha la gioia nell’avere adesso un contatto con il Creatore.
Questo è implicito nel cedro. È scritto sul cedro, il frutto dell'albero di cedro1, che deve essere pulito sopra il suo Hotem (Naso). È noto che vi sono tre discernimenti:
Ornamento
Odore
Gusto
Gusto significa che le Luci si riversano dall'Alto verso il basso, cioè sotto Peh (Bocca), dove si trovano il palato e il gusto. Questo significa che le Luci giungono nei Kelim (Vasi) di ricezione.
Odore significa che le Luci provengono dal basso verso l'Alto. Vuol dire che le luci giungono nei vasi di dazione, sotto forma di “lei riceve e non dà” sotto il palato e la gola. Questo si discerne come "Respirerà come profumo nel timore del Signore", che è stato detto a proposito del Messia. È noto che il profumo è attribuito al naso.
Ornamento è la bellezza che si discerne come sopra il suo naso, ovvero, inodore. Vuol dire che lì non c'è né il gusto né l’odore. Quindi, cosa vi è lì per cui l’uomo possa sopravvivere? Vi è solo l'ornamento che è ciò che lo sostiene.
Riguardo al cedro, vediamo che l'ornamento è in esso proprio prima di essere pronto ad essere mangiato. Tuttavia, quando è adatto al consumo, non vi è più alcun ornamento.
Questo giunge ad accennarci il lavoro dei primi a contare le iniquità, come suddetto. Vuol dire che proprio nel momento in cui si lavora nella forma di "Prenderete", ossia il lavoro durante l'accettazione del giogo del Regno del Cielo, quando il corpo si oppone, allora c’è posto per la gioia dell’ornamento.
Questo significa che l’ornamento è evidente durante questo lavoro. Vale a dire che se si ha la gioia di questo lavoro è per il fatto che l’uomo lo considera come un ornamento e non un’onta. In altre parole, a volte l’uomo disprezza il lavoro di assumere il giogo del Regno del Cielo che è il tempo della sensazione di oscurità, quando vede che nessuno lo può salvare dallo stato in cui si trova tranne il Creatore. Di conseguenza si assume il Regno del Cielo al di sopra della ragione, come un bue al giogo e come un asino al carico.
L’uomo deve essere contento di avere, di conseguenza, qualcosa da dare al Creatore e il Creatore gioisce perché l’uomo ha qualcosa da dare al Creatore. Ma l’uomo non ha sempre la forza di dire che questo è un bel lavoro, chiamato "ornamento", ma disprezza questo lavoro.
Questa per l’uomo è una condizione dura, essere capace di dire che sceglie questo lavoro al di sopra del lavoro di bianchezza, che durante il lavoro non percepisce un gusto di oscurità, ma allora sente un gusto nel lavoro. Questo significa che non ha necessità di lavorare con il desiderio di ricevere per essere d’accordo di assumersi il Regno del Cielo al di sopra della ragione.
Se l’uomo supera se stesso e può dire che questo lavoro gli è piacevole in quanto ora adempie la Mitzva (Comandamento) della fede al di sopra della ragione, e accetta questo lavoro come bellezza e ornamento, questo è chiamato “La gioia della Mitzva”. Questo è il significato che la preghiera è più importante della risposta alla preghiera. Perché nella preghiera l’uomo ha un posto per il lavoro e ha bisogno del Creatore, nel senso che attende la misericordia del cielo. In quel momento l’uomo ha un vero e proprio contatto con il Creatore e si trova nel Palazzo del Re. Tuttavia, quando la preghiera viene risposta, l’uomo è già uscito dal Palazzo del Re dato che ha già preso ciò che aveva chiesto e se n’è andato.
Ne consegue che dobbiamo comprendere il verso "Per la fragranza dei tuoi olii gradevoli il tuo nome è un olio versato”. Olio è chiamato “La Luce Superiore” quando fluisce. “Versato” significa durante la cessazione dell'abbondanza. A quel tempo l’odore rimane dall'olio. (Odore significa che comunque rimane una Reshimo (Reminiscenza) di ciò che aveva avuto. Ornamento, tuttavia, è chiamato così nel posto in cui non c'è affatto una presa, cioè anche se la Reshimo non splende).
Questo è il significato di Atik e AA (Arich Anpin). Durante l'espansione dell'abbondanza è chiamato AA, che è la Chochma (Saggezza), ovvero la Provvidenza manifesta.
Atik deriva dalla parola ebraica VaYe'atek (Distaccamento), che significa l’allontanamento della Luce. In altre parole non splende; e questo è chiamato "occultamento".
Questo è il momento del rifiuto a vestirsi che è il momento della ricezione della corona del Re, considerato Malchut (Regno) delle Luci, ovvero, il Regno del Cielo.
Nel Sacro Zohar è scritto su questo “La Sacra Shechina disse a Rabbi Shimon: ‘Non vi è posto per nascondersi da te’ (significa che non v’è posto in cui posso nascondermi da te)”. Vale a dire che anche nell’occultamento più grande nella realtà, l’uomo si assume ancora il giogo del Regno del Cielo con grande gioia.
La ragione per questo è che segue la linea del desiderio di dare e quindi dà quello che è nella sua mano. Se il Creatore gli dà di più, lui dà di più. Se non ha nulla da dare, si alza e grida al Creatore, come una gru, di salvarlo dalle acque del male. Pertanto, anche in questo modo ha contatto con il Creatore.
La ragione per cui questo discernimento è chiamato Atik, e Atik è il livello massimo, è perché ogni cosa, più è lontana dal vestirsi, più è alta. L’uomo ha la capacità di percepire nel posto più astratto, denominato “zero assoluto”, in quanto lì non arriva la mano dell'uomo.
Questo significa che il desiderio di ricevere può appigliarsi solo nel posto in cui c'è qualche espansione della Luce. Prima che l’uomo purifichi i propri vasi in modo da non rovinare la Luce, non è capace di far giungere la Luce a lui nella forma di espansione nei Kelim (Vasi). Solo quando cammina sulle vie della dazione, ovvero, nel posto in cui il desiderio di ricevere non è presente, sia nella mente che nel cuore, lì può entrare la Luce in completezza assoluta. E la Luce gli giunge nella sensazione che può percepire la sublimità della Luce Superiore.
Tuttavia, quando l’uomo non ha ancora corretto i vasi in modo che siano con l’intenzione di dare, quando la Luce giunge ad una forma di espansione, deve restringersi e splendere solo in base alla purezza dei Kelim. Quindi in quel momento, la Luce sembra essere in piccolezza assoluta. Pertanto, quando la Luce è sottratta dal vestirsi nei Kelim, può splendere in completezza e chiarezza assoluta senza alcuna restrizione per l’inferiore.
Ne consegue che l'importanza del lavoro è proprio quando l’uomo giunge allo stato di zero, cioè quando vede che annulla tutta la sua esistenza e il suo essere, quando il desiderio di ricevere non ha alcun dominio. Solo in quel momento l’uomo entra nella Kedusha.
Dobbiamo sapere che "Tanto l'uno quanto l'altro li ha fatti Dio". Significa che tanto quanto c’è rivelazione nella Kedusha, in tale misura si risveglia la Sitra Achra (Altro Lato). In altre parole, quando l’uomo sostiene che “è tutta mia”, cioè che tutto il corpo appartiene alla Kedusha, anche la Sitra Achra argomenta contro di lui che tutto il corpo deve servire la Sitra Achra.
Quindi, l’uomo deve sapere che quando vede che il corpo afferma di appartenere alla Sitra Achra e urla con tutte le sue forze le famose domande “chi” e “cosa”, è un segno che sta camminando sul sentiero della verità, significa che la sua unica intenzione è quella di dare contentezza al suo Artefice. Quindi, il lavoro principale è proprio in quello stato.
L’uomo deve sapere che si tratta di un segno che questo lavoro colpisce il bersaglio. Il segno è che lui combatte e invia le sue frecce alla testa del serpente perché urla e sostiene il ragionamento di “cosa” e “chi”, ovvero, “Che cosa significa per te questo lavoro?”. In altre parole, cosa guadagnerai lavorando solo per il Creatore e non per te stesso? E il ragionamento di “chi” significa che questo è il ragionamento del Faraone che disse: "Chi è il Signore che io debba ubbidire alla Sua voce?".
Sembra come se il ragionamento del “chi” è un ragionamento razionale. Si tratta di un comportamento comune, come quando all’uomo è detto di andare a lavorare per qualcuno e chiede: per chi? Quindi, quando il corpo afferma “Chi è il Signore che io debba ubbidire alla Sua voce” si tratta di un ragionamento razionale.
Tuttavia, secondo la regola che la ragione non è oggetto in sé, ma è piuttosto lo specchio di ciò che è presente nei sensi, appare così nella mente. E questo è il significato di "I figli di Dan: Hushim". Questo significa che la mente giudica solo in base a ciò che i sensi lasciano analizzare e mettere a punto alcune invenzioni e accorgimenti per soddisfare le esigenze dei sensi. In altre parole, la mente cerca di riempire il desiderio dei sensi, secondo quello che chiedono. Tuttavia, la mente non ha necessità per se stessa, per qualsiasi esigenza. Quindi, se c’è la richiesta di dare nei sensi, la mente agisce secondo la linea di dazione e non fa domande, poiché sta solo servendo i sensi.
La mente è come l’uomo che si guarda allo specchio per vedere se è sporco. E tutti le parti che lo specchio mostra che sono sporche, lui va, lava e pulisce, dato che lo specchio gli ha mostrato che ci sono delle cose brutte nella sua faccia che devono essere pulite.
Tuttavia, la cosa più difficile di tutte è quello di sapere cos’è considerato brutto. È il desiderio di ricevere, ovvero, la domanda del corpo di fare tutto solo per se stessi? Oppure è il desiderio di dare che il corpo non può tollerare? La mente non può analizzarlo, come lo specchio non può dire cos’è brutto e cos’è bello, ma dipende tutto dai sensi e solo loro lo determinano.
Quindi, quando l’uomo si abitua a lavorare coercitivamente, a lavorare nella dazione, di conseguenza anche la mente opera secondo le linee di dazione. In quel momento è impossibile che la mente porrà la domanda “chi”, quando i sensi sono già abituati a lavorare in dazione.
In altre parole, i sensi non pongono più la domanda: “Che cosa significa per te questo lavoro?”, dal momento che sono già al lavoro con l’intenzione di dare e naturalmente la mente non pone la domanda “chi”. È risaputo che l'essenza del lavoro si trova in “Che cosa significa per te questo lavoro?”.
E quello che l’uomo sente, che il corpo pone la domanda "chi", è per il motivo che non vuole degradarsi in questo modo. Per questo pone la domanda “chi”. Sembra chiedere una domanda razionale ma la verità è che, come abbiamo detto in precedenza, il lavoro primario sta in “cosa”.
In Ebraico cedro è Hadar, dalla parola Hidur (Ornamento)