Articolo 37, 1985
È scritto ne Lo Zohar, Shoftim [giudici] (e nel Commentario Sulam p. 8, Articolo 11): “È una Mitzva [comandamento/buona azione] il testimoniare in tribunale affinché il suo amico non perda denaro perché non sta testimoniando. Questo è il motivo per cui gli autori della Mishnah dissero: 'Chi testimonia per una persona? Le mura della sua casa’”.
Qual è il significato di 'Le mura della sua casa'? Queste sono le mura del suo cuore, com’è scritto: 'Allora Hezechiah voltò la faccia verso le mura'. Gli autori della Mishnah affermano che questo ci insegna che Hezechiah pregò dalle mura del suo cuore. Oltretutto, i suoi familiari testimoniano per lui. I suoi familiari sono i suoi 248 organi, dal momento che il corpo si chiama 'casa'.
"Gli autori della Mishnah affermarono: 'Un malvagio, le sue iniquità sono impresse nelle sue ossa. Allo stesso modo, un giusto, i suoi meriti sono impressi nelle sue ossa’. Questo è il motivo per cui David disse: 'Tutte le mie ossa parleranno'. Ma perché le iniquità sono impresse nelle ossa più che nella carne, nei tendini e nella pelle? Questo perché le ossa sono bianche e una scritta nera è visibile solo sul bianco. È come la Torah, che è bianca dall'interno, cioè la pergamena, e nera da fuori, vale a dire l'inchiostro. Il bianco e il nero sono l’oscurità e la luce. E inoltre, il corpo è destinato ad innalzarsi sulle sue ossa, dal momento che i peccati e i suoi meriti sono impressi nelle sue ossa. Se egli viene ricompensato, il corpo si innalzerà sulle sue ossa. Se non viene ricompensato, non si innalzerà e non avrà il risveglio dei morti". Fin qui le sue parole.
Dobbiamo comprendere il motivo per cui Lo Zohar interpreta che una persona deve testimoniare davanti ad un tribunale affinché il suo amico non perderà denaro. Questo è interpretato nel lavoro del Creatore. Quindi, dobbiamo comprendere cosa l'uomo esige e da chi lo esige. E per renderlo attendibile, la persona deve testimoniare.
Nel lavoro del Creatore, l’uomo chiede al Creatore di dargli quello che vuole del Creatore. Pertanto, per dimostrare che la sua argomentazione è vera, il Creatore non sa se una persona sta dicendo o meno la verità? Tuttavia, se l'uomo testimonia, sa che la sua argomentazione è vera. Inoltre, come può fidarsi di testimoniare per se stesso? E noi dobbiamo comprendere anche il motivo per cui la testimonianza deve essere dalle mura del suo cuore, dal momento che porta testimonianza al significato di "mura della sua casa" da Hezechiah nelle parole: "Allora Hezechiah voltò la faccia verso il muro", che abbiamo interpretato che significa "le mura del suo cuore".
Pertanto, la testimonianza dell’uomo deve provenire anche dalle mura del suo cuore. Tuttavia, è risaputo che una testimonianza deve essere dalla sua bocca, come dissero i nostri saggi: "Dalle loro bocche e non dai loro scritti", e qui egli dice che deve essere dalle mura del suo cuore e non dalla bocca.
Noi dobbiamo anche comprendere il motivo per cui dice: "Questo è ciò che gli autori della Mishnah affermarono: 'Un malvagio, le sue iniquità sono impresse nelle sue ossa. E allo stesso modo, un giusto, i suoi meriti sono impressi nelle sue ossa’”.
Ma i peccati e i meriti sono impressi nelle ossa corporee? In che modo un argomento spirituale, che sono i peccati e le Mitzvot, è inciso nelle ossa? La sua risposta è ancora più difficile da comprendere: "Questo perché le ossa sono di colore bianco e una scritta nera è visibile solo sul bianco".
Inoltre, dobbiamo comprendere il motivo per cui egli dice: "E peraltro, il corpo è destinato ad innalzarsi sulle sue ossa". Perché, in particolare, "Sulle sue ossa", che significa che se si è rianimato o meno, dipende dalle sue ossa?
Per comprendere quanto suddetto nel lavoro, dobbiamo ricordare la regola conosciuta secondo la quale "Non c'è luce senza un Kli [vaso]", e questo significa che non è possibile ricevere alcun riempimento se non vi è alcun vuoto o mancanza in cui il riempimento possa entrare. Ad esempio, l’uomo non può mangiare un pasto se non ha fame. Inoltre, la quantità di piacere che può derivare dal pasto è misurata dalla quantità di desiderio che ha per il pasto.
Ne consegue che quando l'uomo non sente alcuna mancanza, non sperimenterà alcun piacere da quello che sarà in grado di ricevere, dal momento che non c’è spazio per ricevere alcun riempimento. Pertanto, quando parliamo dell’ordine del lavoro, quando l'uomo inizia ad entrare nel lavoro, vale a dire, quando desidera fare il lavoro della santità al fine di dare contentezza al suo Creatore, in accordo alla regola suddetta, deve avere necessità per questo e deve sentire di avere necessità di dare al Creatore. E noi possiamo dire che ha un Kli in base alla misura della sua necessità di dare al Creatore. E il riempimento per questo Kli si ha mentre egli dà al Creatore, vale a dire, quando desidera portarGli contentezza. Questo significa che il corpo acconsente già a dare al Creatore.
E dal momento che l'uomo è nato con una natura per la ricezione e non per la dazione, se vuole impegnarsi nella dazione, il corpo certamente gli resisterà. E se una persona vuole impegnarsi nella dazione, significa che ha il desiderio di ottenere un tale Kli, e un Kli significa un desiderio e una mancanza, allora il corpo arriva immediatamente e chiede: "Perché vuoi cambiare la natura con la quale sei stato creato? Qual è la mancanza di cui senti di essere carente? Sei sicuro al cento per cento di aver compreso che sia necessario lavorare al fine di dare? Guarda come la maggioranza fa il lavoro della santità; loro non sono meticolosi in quello che fanno. In altre parole, nel loro impegno nella Torah e nelle Mitzvot, essi osservano principalmente che l’azione sia corretta, con tutte le precisioni e i dettagli, ma non con l'intenzione. Essi dicono: 'Noi certamente facciamo quello che possiamo'. Non prestano interesse all’intenzione, poiché dicono che il lavoro di Lishma [per il suo Nome] appartiene a pochi eletti e non a tutti”.
Ne consegue che il corpo arriva e pone le sue domande, probabilmente chiede su un punto importante. E dal momento che non viene data una risposta sufficiente, questo non consente alla persona di avere pensieri inerenti il desiderio di dare, poiché non c'è luce senza un Kli. In altre parole: "Se non senti la necessità di impegnarti nella dazione, perché stai alzando un polverone?" Quindi per prima cosa gli dice: "Dammi questa necessità, il desiderio di dare, e poi ne riparleremo”. Ma in accordo a quanto suddetto, deve essere presente la necessità per il desiderio, ovvero, che egli deve soffrire per non essere in grado di dare. Pertanto, dal momento che non ha un Kli, di certo non gli può essere concessa la luce, vale a dire, il riempimento.
Pertanto, una persona deve cercare di avere una grande mancanza poiché non è in grado di dare al Creatore. Ed è risaputo che la mancanza viene determinata dalla sensazione di sofferenza che prova a causa della mancanza. In caso contrario, anche se non ha quello che chiede, non viene ancora considerata una mancanza, poiché una vera mancanza si misura con il dolore che l'uomo sente dal non averla. Altrimenti non sono altro che parole vuote.
Ora possiamo comprendere quello che dissero i nostri saggi (Taanit, 2a): “‘Ama il Signore tuo Dio e serviLo con tutto il tuo cuore'. Cos’è il lavoro del cuore? È la preghiera. Dobbiamo comprendere il motivo per cui hanno esteso la preghiera oltre il significato letterale. Di solito, quando un uomo vuole che un altro uomo gli dia qualcosa, glielo chiede verbalmente, com'è scritto: 'Perché tu ascolti la preghiera di ogni bocca'. Quindi, perché si dice che la preghiera si chiama 'il lavoro del cuore’?”
Abbiamo detto sopra che una preghiera si chiama "una mancanza", e lui vuole che la sua mancanza sia colmata. E ancora, nessuna mancanza viene percepita nella bocca di una persona; piuttosto, tutte le sensazioni dell'uomo vengono percepite nel cuore. Questo è il motivo per cui se una persona non sente la mancanza nel suo cuore, quello che pronuncia nella sua bocca non conta affatto, quindi possiamo dire che ha veramente bisogno di quello che sta chiedendo con la sua bocca. Questo è il motivo per cui il riempimento che chiede deve entrare nel luogo di mancanza, la qual cosa è il cuore. Per questo motivo i nostri saggi dissero che una preghiera viene dal profondo del cuore, nel senso che tutto il cuore percepirà la mancanza per cui lui sta chiedendo.
È risaputo che luce e il Kli sono chiamati "mancanza" e "riempimento" [o "compimento"]. Noi attribuiamo la luce, che è il riempimento, al Creatore, e il Kli, che è la mancanza, alle creature. Pertanto, una persona deve preparare il Kli affinché il Creatore versi l'abbondanza, o non ci sarà spazio per l'abbondanza. Per questo motivo, quando l’uomo chiede al Creatore di aiutarlo, per poter indirizzare le sue azioni al fine di dare, il corpo arriva e gli chiede: "Perché stai recitando questa preghiera? Cosa ti manca senza questo?"
Per questo motivo, dobbiamo studiare ed approfondire i libri che parlano della necessità del lavoro di dazione, fino a quando non comprenderemo e sentiremo che se non abbiamo questo Kli, non saremo in grado di entrare nella Kedusha. Non dobbiamo guardare alla maggioranza che dice che la cosa più importante è l'atto e che questo è il posto in cui tutta l'energia deve andare, e che gli atti di Mitzvot e l'istituzione della Torah che facciamo sono sufficienti per noi.
Invece, egli deve eseguire ogni atto della Torah e delle Mitzvot affinché lo dirigano al fine di dare. In seguito, quando ha una completa comprensione di quanto necessita impegnarsi al fine di dare, e sente dolore e sofferenza per non avere questa forza, allora si considera che ha già qualcosa per cui pregare, vale a dire, per il lavoro nel cuore, dal momento che il cuore sente quello di cui necessita.
Per una tale preghiera arriva la risposta alla preghiera. Questo significa che gli viene data questa forza dall'alto affinché sarà in grado di dirigersi al fine di dare, per avere in seguito la luce e il Kli. Tuttavia, cosa può fare se dopo tutti gli sforzi che ha fatto, continua a non sentire la mancanza di non essere in grado di dare sotto forma di dolore e sofferenza? La soluzione è quella di chiedere al Creatore di dargli il Kli chiamato "Una mancanza per non sentire", e che egli sia incosciente, senza alcun dolore per non essere in grado di dare.
Ne consegue che se riesce a rammaricarsi e a dolersi di non avere la mancanza, di non sentire quanto è distante dalla Kedusha [santità], di essere del tutto mondano, e non comprende che la vita che sta vivendo, ovvero, voler soddisfare le necessità materiali, non è più importante di quella di qualsiasi altro animale che vede, e che se ha prestato attenzione nel vedere com'è simile a loro con tutte le loro aspirazioni, e che la sola differenza è l’astuzia dell'uomo e la sua capacità di sfruttare gli altri, mentre gli animali non sono sufficientemente intelligenti per sfruttare gli altri.
A volte, anche se vede che sta studiando la Torah e che sta osservando le Mitzvot, non può ricordare; mentre osserva le Mitzvot o mentre studia la Torah, che deve ottenere la connessione al Creatore impegnandosi nella Torah e nelle Mitzvot. È come se fossero cose separate da lui, la Torah e le Mitzvot sono una cosa, e il Creatore è un’altra.
Se egli si rammarica di non avere alcuna sensazione di mancanza, che è come gli animali, questo si chiama anche "lavoro nel cuore". Questo si chiama "una preghiera". Questo significa che per questa mancanza, ha già un posto nel quale ricevere il riempimento dal Creatore, di dargli la sensazione della mancanza, che è il Kli che il Creatore colma con un riempimento.
Ora noi possiamo comprendere la domanda "perché è una preghiera nel cuore e non nella bocca?" Questo perché una preghiera è chiamata "una mancanza" e non si può dire che egli abbia una mancanza nella bocca. Piuttosto, la mancanza è una sensazione nel cuore.
Ora dobbiamo spiegare il motivo per cui abbiamo chiesto riguardo il suo detto, che i meriti e i peccati sono incisi sulle ossa, e lui può rivivere dalle ossa oppure no. Lo Zohar compara le ossa, che sono bianco, alla Torah, la quale è nero su bianco, dove il nero è oscurità e il bianco è luce.
Noi dobbiamo spiegare il significato delle ossa che sono il bianco. Questo è il motivo per cui sia i meriti che i peccati sono scritti su di esse, dal momento che per quanto riguarda l'opera del Creatore, deve essere interpretato che una persona che si impegna nella Torah e nelle Mitzvot è chiamata "un osso". La parte principale della Torah e delle Mitzvot è considerata bianco, dal momento che qualcosa in cui non ci sono mancanze è chiamata "bianco". Dal momento che non c'è nulla da aggiungere alle azioni che fa una persona, poiché a questo proposito è detto: "Tu non aggiungerai né sottrarrai", il suo impegno nella Torah è chiamato "ossa". Esse sono bianco, perché i meriti e i peccati di una persona sono impressi in loro.
Tuttavia, se una persona critica la sue azioni, il motivo per cui sta costruendo il suo fondamento (la ragione che lo costringe a impegnarsi nella Torah e nelle Mitzvot, il suo obiettivo mentre fa le azioni), e cerca di vedere se sta veramente facendo quelle azioni per il Creatore, per dare contentezza al suo Artefice, allora può vedere la verità: egli è dentro la natura in cui è nato, chiamata "ricevere al fine di ricevere" e non vuole impegnarsi nella Torah e nelle Mitzvot senza alcuna ricompensa.
Il vero motivo per il quale l’uomo non può uscire dalla sua natura è che non ne vede la necessità, poiché deve cambiare la natura che è stata impressa in lui, chiamata "amor proprio" e assumere l'amore per gli altri, al fine di raggiungere l'amore per il Creatore. Questo perché una persona sente di essere carente dell'amore di chi lo circonda, il che significa che la famiglia lo amerà, e la gente della sua città, ecc. Ma cosa guadagnerà amando il Creatore? Inoltre, cosa guadagnerà se amerà i suoi amici? Dopo tutto, prende sempre in considerazione i profitti relativi all’amor proprio. Pertanto, come può uscire da questo amore?
E se chiede a se stesso il motivo per cui osserva la Torah e le Mitzvot nelle azioni ed é anche meticoloso riguardo tutte le sue precisioni e dettagli, allora risponde a se stesso di aver ricevuto la fede attraverso l'educazione. Nel campo dell'educazione, inizi a guidare una persona ad impegnarsi nella Torah e nelle Mitzvot in Lo Lishma [non per il suo Nome], come dice Maimonide (fine di Hilchot Teshuva [Le leggi del Pentimento]). Ne consegue che egli ha assunto la fede nel Creatore, che servirà nel lavoro santo, e in cambio sarà ricompensato in questo mondo e nel mondo a venire.
Questo è il motivo per cui ad una persona viene detto che il vero lavoro è quello di credere nel Creatore che ci ha dato la Torah e le Mitzvot da osservare e, con questo, noi raggiungeremo l'equivalenza della forma, chiamata "Dvekut [adesione] al Creatore". Questo significa che l’uomo deve uscire dall’amor proprio ed assumere l’amore per gli altri. E nella misura in cui esce dall'amor proprio, può essere ricompensato con la fede completa. In caso contrario è separato, com’è scritto nel Commentario Sulam ("Introduzione al Libro dello Zohar", pag. 138): “È una legge che la creatura non può ricevere danno apparente da Lui, perché è un difetto nella Sua gloria che la creatura debba percepirLo come se Lui la stesse danneggiando, perché è inappropriato per l'Operatore perfetto. Quindi, quando l’uomo si sente male, nella misura in cui non vi è la negazione della Sua guida su di lui e l'Operatore gli è nascosto, questa è la più grande punizione nel mondo".
Se una persona fa introspezione, riconosce la verità per cui la Torah e le Mitzvot devono essere per il Creatore. Egli sente come è distante dalla verità, e l’analisi lo porta nel dolore e nella sofferenza di marciare costantemente sulla strada sbagliata dall’essere chiamato un "servo del Creatore". Piuttosto, tutto il suo lavoro è a suo beneficio, che si chiama "lavorare per se stesso", che è la maniera di tutti gli animali, ma che non è appropriato per il parlante.
Ne consegue che per quelle sofferenze riceve un Kli, vale a dire, una mancanza. E poiché vede di essere incapace di uscire da solo dall’amor proprio perché non ha la forza di andare contro natura, la soluzione è quella di chiedere al Creatore di aiutarlo, come dissero i nostri saggi: "Colui che viene a essere purificato è aiutato". Ne consegue che in seguito avrà spazio per riempire la mancanza, dal momento che non c'è luce senza un Kli.
Questo riporta alla domanda che abbiamo posto prima: "Cosa può fare l’uomo se, anche se comprende che vale la pena lavorare al fine di dare, non ha ancora il dolore e la sofferenza che non gli permettono di essere in grado di dare? In questo caso, deve sapere che questo non significa che non ha fede completa nel Creatore, ma solo che non può dirigersi al fine di dare. Egli deve sapere che gli manca la fede completa, poiché dal momento che ha piena fede nel Creatore, vi é una legge naturale secondo la quale il piccolo si annulla davanti al grande. Quindi, se avesse veramente avuto piena fede nella grandezza del Creatore, si sarebbe annullato davanti al Creatore in modo naturale e avrebbe voluto servirLo senza alcuna ricompensa.
Ne consegue che non vi è alcuna mancanza, poiché egli non può prevalere sulla natura. Piuttosto, c’è la mancanza della piena fede, anche se egli ha fede. La prova di questo è che sta osservando la Torah e le Mitzvot. Tuttavia, non ha piena fede come dovrebbe essere.
In altre parole, l'intera completezza è che loro credono nella Sua grandezza, e se un uomo desidera sapere se ha piena fede, può vedere quanto è desideroso di lavorare al fine di dare e quanto il corpo si annulli davanti al Creatore. Pertanto, la mancanza è l'incapacità della persona di lavorare al fine di dare, ma qui c’è una mancanza più grande, ovvero, gli manca la piena fede, e questa è la principale.
Tuttavia, cosa può fare l’uomo, anche se vede che gli manca la fede completa, che la mancanza ancora non genera in lui dolore e sofferenza nel suo essere insufficiente? La vera ragione è che egli sta guardando la maggioranza e vede che sono persone importanti, per influenza e condizione, e non è evidente che a loro manca la fede completa. Quando parliamo con loro, dicono che questo è solo per pochi eletti, che è il loro ben noto punto di vista. Questa è la grande divisione, che diventa una barriera per l’uomo, arrestando i suoi progressi nel giusto cammino.
Questa è la ragione per cui abbiamo bisogno di un ambiente, ovvero, di un gruppo di persone che sono tutte del parere di dover conseguire la fede completa. Questa è l'unica cosa che può salvare una persona dal punto di vista della collettività. In quel momento, tutti rafforzano gli altri nel desiderare di conseguire la fede completa, che egli può dare contentezza al Creatore, e che questa sarà la sua unica aspirazione.
Tuttavia, questo non conclude la soluzione per conseguire una mancanza per la fede completa. Piuttosto, l’uomo deve sforzarsi nelle azioni più di quanto sia abituato, sia in quantità che in qualità. E il corpo certamente resisterà a questo, domandando: "Com’è che oggi è diverso dagli altri giorni?" Ed egli risponderà: "Io sto immaginando me stesso come servitore del Creatore, come servirei il Creatore se io avessi fede completa. Questo è il motivo per cui voglio servirLo con lo stesso passo, come se fossi già stato ricompensato con fede completa”. Questo crea in lui una mancanza e un dolore per non avere la fede completa, dal momento che la resistenza del corpo gli causa di avere necessità della fede completa. Ma questo certamente si dice proprio nel momento in cui va contro il corpo, nella coercizione, quando lavora con il corpo e non secondo la sua volontà.
Ne consegue che da queste due azioni sta lavorando più di quanto sia abituato, e la resistenza del corpo gli causa la necessità della fede completa. Solo allora in lui si forma un Kli, affinché in seguito la luce si rivesta al suo interno, poiché ora ha spazio per la preghiera nel suo cuore, ovvero, un luogo di mancanza. E allora il Creatore, che ascolta la preghiera, gli dà la luce della fede con la quale può servire il Re non al fine di essere ricompensato.
Ora noi possiamo comprendere quello che abbiamo domandato sul significato dei meriti e dei peccati che sono impressi nelle ossa del corpo. “Ossa” si riferisce al cuore dell’argomento ["osso della materia" è un idioma in ebraico] riferendosi alla Torah e alle Mitzvot che egli sta osservando. Ci è stato dato per osservarla in azione e non c'è niente da aggiungere a questo, com’è scritto: "Tu non aggiungerai né sottrarrai".
E su queste azioni sono impressi i peccati e i meriti, vale a dire, che se egli desidera camminare sulla via della verità e criticare le sue azioni, siano esse con l’intenzione di dare o meno, ed egli è un uomo che ama la verità e non è interessato a quello che fanno gli altri, ma vuole sapere se si sta impegnando nella Torah e nelle Mitzvot Lishma [per il Suo Nome] o se tutto è per sé, allora vede di essere immerso nell’amor proprio e non può uscirne da solo.
Allora piange affinché il Creatore lo aiuti ad uscire dall’amor proprio e ad essere ricompensato con l'amore per gli altri e l'amore per il Creatore, e "Il Signore è vicino a quanti lo invocano, a tutti quelli che lo invocano in verità”. Questo è il motivo per cui viene ricompensato con la Dvekut [adesione] al Creatore.
Ne consegue che allora i meriti sono impressi nelle sue ossa, vale a dire, che la Torah e le Mitzvot che osserva sono chiamate "bianco" dal momento che, in termini di azioni, tutto è bianco, positivo, e non c'è nulla da aggiungere a questi. Tuttavia, in seguito, esaminò e vide che l'obiettivo non era in ordine, e che si fece buio su di loro perché egli era separato e non aveva avuto la Dvekut chiamata "equivalenza della forma", che farà tutto con l’intenzione di dare. Anzi è dominato dall’amor proprio.
Pertanto, l’uomo ha l'oscurità posta sopra il bianco, che sono le ossa bianche, com’è scritto nelle parole dello Zohar. Questo significa che vede che vi è oscurità nella Torah e nelle Mitzvot che eseguito, che è separato dalla Luce, dal momento che la Luce vuole dare, mentre lui fa di tutto al fine di ricevere e non può fare nulla se non quello che riguarda l’amor proprio.
Ne consegue che le sue ossa, ovvero, la Torah e le Mitzvot pratiche, sono bianche, e questo significa che non c’è mancanza nell'atto che richieda qualche aggiunta. Ma attraverso la critica che mette su questo bianco, vede che lì vi è buio. E se presta attenzione a ripararlo perché questo gli provoca dolore e sofferenza, poiché si trova nell’oscurità, e prega il Creatore affinché lo aiuti e lo liberi dall’amor proprio, da questo, è ricompensato dopo con l’adesione al Creatore.
Questo è chiamato "Un giusto, i suoi meriti sono impressi nelle sue ossa", vale a dire, che la sua critica nei confronti delle sue ossa bianche gli aveva causato di essere ricompensato con il risveglio dei morti, dal momento che "I malvagi nella loro vita sono chiamati 'morti'", poiché sono separati dalla Vita delle Vite. Pertanto, quando sono ricompensati con l’adesione al Creatore, questo è considerato che loro sono stati ricompensati con il risveglio dei morti.
Ma “Un malvagio, le sue iniquità sono impresse nelle sue ossa”, dato che il malvagio è colui che è ancora immerso nell’amor proprio e il giusto è chiamato "buono", e "buono" è chiamato "dazione", com’è scritto "Il mio cuore trabocca di una buona cosa; Io dico: 'Il mio lavoro è per il Re'". In altre parole, cos’è una buona cosa? Come quando uno dice: "Il mio lavoro è per il Re", ovvero, che tutte le sue azioni sono per il Creatore e non per se stesso.
Per questo motivo "Colui che ha un buon occhio sarà benedetto". Per questa ragione, quelle persone che hanno la Torah e le Mitzvot pratiche, che sono considerate il nucleo, poiché la Torah e le Mitzvot sono state date dal Creatore per essere osservate, questo è chiamato "bianchi", dal momento che le azioni non hanno mancanze, com’è scritto: "Tu non aggiungerai né sottrarrai". Questo è il motivo per cui le sue ossa sono bianche.
“Le sue iniquità sono impresse nelle sue ossa”, che sono bianche, perché egli non ha criticato le sue azioni, se esse siano o meno con l’intenzione di dare. Invece, confidò nella maggioranza e nel come essi osservano la Torah e le Mitzvot. Ed essi dicono che lavorare per il Creatore è un lavoro che appartiene a pochi eletti e non tutti devono prendere questa strada, cioè di essere preoccupati che il loro lavoro sia al fine di dare.
Questo è chiamato "il punto di vista dei proprietari". Ma "il punto di vista della Torah" è differente. È risaputo che "il punto di vista dei proprietari si trova in opposizione al punto di vista della Torah”, poiché il punto di vista dei proprietari è che quando l’uomo si occupa della Torah e delle Mitzvot, i suoi possedimenti crescono e si espandono, dato che diventa il proprietario di una casa più grande. In altre parole, tutto quello che fa è nell’amor proprio.
Ma il punto di vista della Torah è come dissero i nostri saggi riguardo al verso: "Quando un uomo muore in una tenda". Essi dissero: “La Torah esiste solo nell’uomo che mette a morte se stesso”. Questo significa che mette a morte se stesso, nel senso che lui mette a morte l’amor proprio. Pertanto non ha possedimenti, in quanto non c’è alcun proprietario con cui noi possiamo mettere in relazione questi possedimenti, dal momento che il suo unico scopo è quello di dare e non di ricevere. Quindi, egli annulla il suo io.
Ne consegue che "Un malvagio, le sue iniquità sono impresse nelle sue ossa", significa che egli non stava camminando nel percorso della Torah, dal momento che la Torah è chiamata "nero su bianco". Lo Zohar dice che questo è il motivo per cui i suoi meriti sono impressi nelle sue ossa, "Dal momento che le ossa sono bianco e una scritta nera è visibile solo all'interno del bianco". Come la Torah, vale a dire, se c’è bianco, che significa che egli osserva la Torah e le Mitzvot, si può dire che egli sia come la Torah, che egli ha nero su bianco. Allora, sta cercando di conseguire la Dvekut, o rimane con le ossa bianche e non ci scrive niente sopra.
Per questo motivo egli è chiamato "malvagio", poiché le sue iniquità sono impresse nelle sue ossa. Tuttavia, coloro che non hanno bianco in sé, ovvero, che non hanno la Torah e le Mitzvot pratiche, non appartengono al discernimento di "malvagio". Piuttosto, essi appartengono al discernimento di animali, ovvero, sono solo delle bestie.