Articolo 9, 1987
È scritto nello Zohar (BeShalach [Quando il Faraone mandò] p. 64 e nel Commentario Sulam, Articolo 216): “‘Allora Mosè...canterà’. Avrebbe dovuto dire: ‘Cantò’. E risponde: ‘Ma questa cosa dipende dal futuro, quando egli completò per quel legame e lo completò per il futuro, quando Israele loda con questa canzone nel futuro'. ‘Questa canzone’ è nella forma femminile (in Ebraico), ma doveva essere detto: ‘Questo canto’ nella forma maschile (in Ebraico). E risponde: ‘Questa canzone significa che la regina loda il Re'. Rabbi Yehuda disse: 'In questo modo, è la canzone della regina per il Re, allora perché dice: 'Mosè e i figli di Israele'? Dopotutto, la regina doveva essere quella che lodava’. Risponde: 'Beati sono Mosè e Israele, in quanto sanno come lodare in modo appropriato il Re per la regina'".
Dobbiamo comprendere la risposta che egli diede riguardo a quello che è scritto in forma futura, che si riferisce al futuro. Cosa ci insegna questo nel lavoro? Dobbiamo anche comprendere la risposta che dà sul perché sia scritto "canzone" in forma femminile, che interpreta l'intenzione verso Malchut, ovvero, che Malchut sta lodando il Re, riguardo a quello che Rabbi Yehuda chiese. In questo modo, se la sua intenzione è Malchut, perché dice: "Mosè e i figli di Israele"? Per questa ragione deve interpretare la sua intenzione come se fosse per Mosè e i figli di Israele, i quali sanno come lodare il Re per Malchut. Dobbiamo anche comprendere il significato di Mosè e di Israele che devono lodare il Re per la Malchut e perché essi non devono lodare il Re per se stessi, ma per la Malchut.
È risaputo che Mosè si chiama "il pastore fedele". Baal HaSulam spiegò che Mosè diede al popolo di Israele la fede, e la fede si chiama Malchut [regno]. In altre parole, egli infuse il timore del Cielo, chiamato "Il Regno dei Cieli", nel popolo di Israele. Questa è la ragione per cui Mosè si chiama "il pastore fedele", per la fede. A questo riguardo è scritto: "E loro credettero nel Signore e nel suo servo Mosè”, vale a dire, poiché Mosè aveva infuso in loro la fede nel Creatore.
È risaputo che l’uomo non può vivere nella negatività ma solo nella positività. Questo è così perché "fornitura" si riferisce a quello che l’uomo riceve e gioisce ricevendo. Questo viene dallo scopo della creazione, chiamato "Il Suo desiderio di beneficiare le Sue creazioni". Pertanto, l’uomo deve ricevere delizia e piacere, per avere qualcosa con cui far gioire il suo corpo. Questo si chiama "positività", ovvero, un riempimento. E con questo riempimento, egli soddisfa il suo desiderio.
Ma l’uomo necessita anche di una mancanza. Altrimenti non c'è un luogo nel quale la Luce della vita possa entrare. La mancanza si chiama "Kli" [vaso]. Questo significa che l’uomo non può ricevere se nulla non ha dei Kelim [vasi]. Una mancanza si chiama "desiderio", nel senso che egli ha un desiderio per qualcosa, sente che gli manca questa cosa e desidera appagare la sua necessità. La misura della sua mancanza è in base alla misura in cui ne sente l'assenza e in base alla misura in cui ha necessità di soddisfarla. In altre parole, una grande mancanza o una piccola mancanza dipendono dalla misura della percezione dell'uomo della necessità di soddisfare questa mancanza.
Questo significa che se l’uomo arriva a sentire che gli manca qualcosa e prova questa sensazione in ogni suo organo, anche se non ha ancora un forte desiderio di soddisfare la sua necessità, esistono molte ragioni per cui non ha un così grande desiderio di soddisfare la sua mancanza.
Egli disse ai suoi amici ciò che gli mancava e di cui sentiva la necessità. Gli amici, tuttavia, gli fanno comprendere che ciò di cui necessita non è raggiungibile. Così i suoi amici lo influenzano con le loro opinioni, secondo le quali deve accettare la sua situazione. Essi indeboliscono la sua forza di superare, per poter vincere gli ostacoli che sono sulla sua strada e per ottenere quello che desidera. Di conseguenza, anche la necessità e il desiderio ardente si indeboliscono, poiché comprende che non otterrà mai quello che desidera. Per questa ragione, vale a dire, poiché vede che non riuscirà mai ad appagare la sua mancanza, questa è la ragione per cui non ottiene il suo obbiettivo e questo gli causa di ridurre la sua mancanza. Ne risulta che il suo grande desiderio è svanito a causa della disperazione.
A volte non dice nemmeno ai suoi amici cosa desidera; ode solo gli amici che parlano tra loro. Ed ha udito che hanno già ceduto e anche questo lo influenza. In altre parole, la loro disperazione lo influenza e perde l'entusiasmo che aveva di conseguire il prima possibile la Dvekut [adesione]. Perciò, perde la forza di volontà.
E qualche volta l’uomo pensa a se stesso, senza alcuna calunnia dall'esterno, ma vede che ogni volta che desidera avvicinarsi alla Kedusha [santità], quando inizia ad analizzare, realizza l'opposto, che sta regredendo invece di andare avanti. E questo fa sì che perda la forza nel lavoro.
Ne risulta, allora, che egli collassi sotto il suo peso. Non ha nulla da cui ricevere sostentamento, perché vede soltanto negatività e oscurità. Pertanto, perde la voglia di vivere che aveva quando apparentemente aveva un po' di vitalità, chiamata "rianimare la sua anima". E adesso si sente spiritualmente morto, vale a dire che non riesce a fare un solo movimento nel lavoro, proprio come se fosse realmente morto.
Questo significa che anche se adesso vede la verità, cioè il riconoscimento del male, questo è negativo, e da questo l’uomo non può ricevere alcuna forza vitale, poiché il sostentamento del corpo avviene specificamente dalla positività. Pertanto, l’uomo deve camminare sulla linea di destra per due ragioni: 1) per mantenere il suo desiderio, per evitare che svanisca quando sente le menzogne; 2) per ricevere la vitalità, che arriva specificamente dalla positività, nel senso che è una cosa importante e che qui esiste una questione di completezza.
Tuttavia, è difficile comprendere come, quando critica l'ordine del suo lavoro e vede che il suo essere immerso nell'amor proprio è la verità, come gli si può dire di camminare sulla linea di destra, chiamata "completezza"? Dopotutto, per quanto egli possa vedere lontano, quando giudica onestamente, è una totale bugia.
È risaputo che il generale e il particolare sono equivalenti. Questo significa che l'individuo segue lo stesso ordine che si applica alla collettività. Rispetto alla collettività, ci è stato dato di credere nell'arrivo del Messia (nella preghiera "Io Credo"): "Io credo nell'arrivo del Messia. E sebbene Egli possa tardare, aspetto comunque il Suo arrivo".
Quindi, l’uomo non deve mai cedere e dire: "Io comprendo di essere incapace di ottenere la Dvekut [adesione] al Creatore”. È considerato che esce dall'esilio (nelle nazioni del mondo, chiamate "amor proprio") ed entra sotto l'autorità di Kedusha [santità], e arriverà così a correggere la radice della sua anima e ad attaccarsi alla Vita delle Vite.
Ne consegue che se l’uomo crede nella redenzione collettiva, che Egli giungerà, deve credere che la redenzione arriverà nel particolare. Quindi, l’uomo deve ricevere la completezza per se stesso in relazione al futuro, in un modo da rappresentare a se stesso la misura del bene, del piacere e della gioia che riceverà quando riceve l'appagamento di tutte le sue mancanze. E questo gli dà certamente soddisfazione emozionale e la forza per lavorare al fine di ottenere questa meta che spera di conseguire.
Ne consegue che per prima cosa l’uomo deve rappresentare a se stesso cos’è che spera, cosa lo renderebbe felice e gioioso nel caso ottenesse quello che sogna. Tuttavia, per prima cosa l’uomo deve conoscere attentamente la meta che vuole ottenere. E se l’uomo non presta molta attenzione e non esamina per bene quello che si aspetta dalla vita, ossia dire a se stesso: "Adesso ho deciso quello che desidero, dopo aver analizzato la gioia della vita che si può ottenere nel mondo".
Se ha l'opportunità di ottenere questa meta, allora avrà la forza e la saggezza di dire: "Adesso posso ringraziare il Creatore per aver creato il Suo mondo". Ora può dire con tutto il cuore: "Benedetto sia Colui che disse: 'Che sia il mondo', poiché io sento la delizia e il piacere, che vale veramente la pena per me e per tutte le creature ricevere questa delizia e questo piacere che ho ricevuto adesso dallo scopo della creazione, chiamato: 'Il Suo desiderio di beneficiare le Sue creazioni'.
E anche se è ancora lontano dall’ottenere la meta, se nonostante questo sa per certo che da questo può ricevere la sua futura felicità, è come è scritto (Avot, Capitolo 6): "Rabbi Meir dice: 'L'uomo che si impegna nella Torah Lishma (per il Suo Nome) è ricompensato con grandi cose. Inoltre, il mondo intero gli risulta degno di merito. Gli è permesso entrare nei segreti della Torah ed egli diventa come una primavera senza fine'".
E quando pone attenzione a tutto questo, a ciò che può conseguire, cioè quando sente l'importanza della meta e rappresenta a se stesso la felicità che conseguirà, la gioia che proverà quando ci riuscirà è inimmaginabile.
Quindi, nella misura in cui crede nell'importanza della meta e nella misura in cui crede che "Sebbene Egli possa tardare, aspetto comunque il Suo arrivo ", può ricevere il riempimento della Luce della vita dalla meta futura. È risaputo che esiste la Luce interiore e che esiste la Luce circostante. Baal HaSulam una volta spiegò "Luce interiore" riferendosi a quello che l’uomo riceve nel presente e "Luce Circostante" come alla Luce che è destinata a brillare, ma che l’uomo non ha ancora conseguito. Pertanto, la Luce circostante splende anche nel presente, nella misura della sua fiducia nel fatto che la otterrà.
Egli disse che è come l’uomo che comprò della merce al mercato. Dato che molti uomini portavano questa merce al mercato, perse valore, e così tutti i mercanti volevano venderla a qualsiasi prezzo. Ma non vi erano compratori, poiché tutti avevano paura di comperare, forse poteva svalutarsi ancora di più.
Allora l’uomo comprò tutta la merce ad un prezzo molto basso. Quando tornò a casa e disse ai suoi amici cos'era successo al mercato, risero di lui: "Cos’hai fatto? Di certo tutti i mercanti volevano vendere la merce in magazzino. Questo abbasserà ancora di più il prezzo della merce e come risultato perderai tutti i tuoi soldi".
Ma egli insistette dicendo: "Ora sono felice più che mai poiché trarrò profitto da questa merce, non come prima quando potevo trarre un profitto del venti per cento. Realizzerò, invece, un profitto del cinquecento per cento. Perciò non la venderò adesso. La metterò da parte e la metterò sul mercato tra tre anni, poiché allora questa merce non si troverà nel nostro paese ed io otterrò il prezzo che voglio".
Ne risulta che se avesse calcolato quanto poteva guadagnare nel presente, cioè nell'anno corrente, allora non avrebbe avuto nulla. Questo è considerato come l'uomo che non ha nulla di cui essere felice nel presente.
Ma questa è un’allegoria sulla Luce interiore che brilla nel presente. Tuttavia, la Luce circostante, chiamata "la Luce che brilla specificamente nel futuro", brilla per l'uomo anche nel presente, nella misura in cui egli crede che in futuro riceverà la piena ricompensa in cui spera. E allora la sua gioia sarà completa. E adesso riceve gioia e buon umore dal fatto che in futuro riceverà.
Questo spiega l'allegoria suddetta, nella quale il mercante era stato ridicolizzato da tutti per aver comperato la merce al mercato proprio quando valeva pochissimo, quando nessuno la voleva comperare. Invece egli l'aveva comperata come qualcosa che gli altri avevano scartato perché era senza valore e adesso è contento perché è sicuro al cento per cento che entro tre anni questa merce non si troverà da nessuna parte e lui diventerà ricco. E così gode nel presente per quello che accadrà in futuro.
Ne consegue che nella misura in cui crede che gli arriverà (e non si dispera per il futuro) com’è scritto: "Sebbene Egli possa tardare, aspetto comunque il Suo arrivo ", può gioire nel presente per quello che arriverà in futuro.
Quindi, quando all’uomo si dice che anche se cammina sulla linea di sinistra (vale a dire, critica e comprende di essere nell'assoluta bassezza) e vede questa verità, poiché non desidera ingannarsi e giustificare i suoi pensieri e le sue azioni, ma cerca la verità e non gli interessa se la verità sia amara, tuttavia desidera comunque raggiungere lo scopo per il quale è nato, però a causa di tutta questa verità non riesce ad andare avanti e a vivere, poiché è impossibile vivere senza piacere, chiamato "vitalità" e "vita". Per vivere, l’uomo ha bisogno della Luce che rianima la persona. E vivendo, è possibile lavorare per raggiungere lo scopo. Per questa ragione, allora, deve spostarsi sulla linea di destra, chiamata "completezza".
Tuttavia, questa completezza, dalla quale ora riceve la vitalità che sostiene il suo corpo, deve essere costruita sulla base della verità. E questo solleva la domanda: "Come può ricevere la completezza quando vede la verità: che si trova nello stato più basso, immerso nell'amor proprio dalla testa ai piedi e senza una scintilla di dazione?"
Riguardo a questo deve dire: "Tutto quello che vedo è la verità". Comunque lo è dalla prospettiva della Luce interiore. Questo significa che nel presente si trova in uno stato di bassezza e non ha nulla da cui ricevere gioia e vita. Ma rispetto alla Luce circostante, che è il futuro, egli crede che "Sebbene Egli possa tardare, aspetto comunque il Suo arrivo".
Ne risulta che attraverso la Luce Circostante che brilla in relazione al futuro, egli riesce ad attirarla in modo che brilli nel presente. E nella misura della fede e della fiducia che ha nell’arrivo del Messia a livello personale, può attirare vitalità e gioia in modo che brilli nel presente.
Ne consegue che adesso cammina nella linea di destra per ricevere completezza, questa è l’autentica verità, poiché la Luce circostante brilla nel presente. E inoltre, questo è il cammino della verità, e dato che da questo crede nell'arrivo del Messia a livello personale, è un grande rimedio il fatto che, attraverso il comandamento della fede, dentro di lui il futuro si avvicinerà al presente. Questo significa che la Luce circostante sarà interiore, e questo è considerato come se la Luce si rivestisse effettivamente nel presente. Questa situazione si chiama "Il circostante diventerà interiore".
Così, da qui (cioè dalla fede, dal credere che alla fine raggiungerà la meta, anche se la ragione gli mostra ogni volta di arretrare dalla meta e di non avanzare) supera e va al di sopra della ragione. E allora la fede aumenta ogni volta nella forma di "ogni monetina si accumula in una grande somma", fino a quando egli non viene ricompensato con la fede completa, ovvero, l'ottenimento della Luce di Hassadim nell'illuminazione di Hochma, com’è scritto nel Commentario Sulam.
Noi ora possiamo comprendere quello che abbiamo chiesto sul perché Lo Zohar spieghi che questa sia la ragione per cui è scritto: "Canterà" in tempo futuro. Questo implica che Israele è destinato a lodare questo canto in futuro. Cosa ci insegna tutto questo nel lavoro? Nelle questioni di lavoro, dobbiamo sapere quello che abbiamo nel presente e sapere cosa dobbiamo fare. Quindi, come possiamo imparare cosa ci riserva il futuro?
Come abbiamo spiegato, dobbiamo camminare nella linea di destra, che è la completezza, e da questa ricevere la vitalità, poiché è impossibile vivere nella negatività. Pertanto, vi è il suggerimento di percepire la completezza da quello che avverrà in futuro. Questo è il significato di ciò che i giusti chiamano: "Cantare per il futuro". In altre parole, adesso, nel presente, cantano per quello che riceveranno in futuro. Questo significa che nella misura in cui immaginano la delizia e il piacere che riceveranno in futuro, nella stessa misura possono percepirlo nel presente, sempre che loro abbiano fede che esista un futuro, nel senso che in futuro tutti saranno corretti.
Questo è qualcosa per cui l’uomo può già ringraziare nel presente. Nella misura in cui lo percepisce, questa è la misura della lode che può dare nel presente. E oltre a ricevere la vita nel presente dalla positività, l'uomo acquisisce dalla meta in generale essendo per lui importante, perché può immaginare la delizia e il piacere che attendono di essere ricevuti dalle creature.
E ogni volta che analizza la questione, vede gradualmente un po’ di più di quello che può ricevere in futuro, ovvero, quello che è stato preparato per noi dallo scopo della creazione. E anche se comprende che nel suo stato attuale si trova lontanissimo dalla meta, questo dipende dalla misura della sua fede nella meta, come nell'esempio dell'allegoria di cui sopra. Questo segue la regola: "Tutto quello che è da raccogliere, si considera come raccolto” (Yevamot, 38).
Con quanto suddetto possiamo comprendere quello che spiega Lo Zohar, che la ragione per cui scrive "Canterà…" in forma futura, è per far intendere che Israele è destinato a lodare con questo canto nel futuro. Questo è così perché dobbiamo comprendere questo, affinché possiamo ricevere gioia e vitalità nel presente da quello che sarà nel futuro. Con questo possiamo cantare nel presente come se stessimo ricevendo adesso tutta la delizia e il piacere.
Questo si considera come essere in grado di ricevere l'illuminazione da quello che ci circonda. In altre parole, il circostante brilla nella parte interiore da lontano, nel senso che anche se l’uomo è ancora lontano dall'ottenere la delizia e il piacere, può comunque attirare l'illuminazione dal circostante nel presente.
Ora spiegheremo ciò che abbiamo domandato riguardo allo Zohar che spiega perché egli scrive: "Questa canzone" nella forma femminile (in ebraico). È perché Mosè e Israele sanno come lodare nel modo appropriato il Re per la regina. Abbiamo domandato: "Perché Mosè e Israele non lodano il Re per loro stessi?"
Per prima cosa, dobbiamo comprendere la questione del dover lodare il Re. Nella materialità, noi comprendiamo che un re in carne ed ossa necessita di onori e di essere rispettato. Riceve gioia dalle lodi che gli uomini gli porgono. Ma per quanto riguarda il Creatore, perché Egli ha bisogno che noi Lo lodiamo e che cantiamo davanti a Lui canzoni ed inni?
È una regola conosciuta che tutto quello che diciamo rispetto al Creatore è solo per mezzo di "Dalle Tue azioni noi Ti conosciamo". Pertanto, non esiste alcun conseguimento in Lui, in Lui stesso, in nessun modo. Anzi, tutto ciò di cui parliamo riguarda il conseguimento degli inferiori.
Questa è la ragione per cui l’uomo deve lodare e ringraziare il Creatore, perché da questo, l’uomo può misurare e assumere la grandezza e l'importanza della dazione che il Creatore gli dà. In questa misura, l’uomo può verificare quant’è l’importanza e la grandezza del Re che lui sente.
Lo scopo della creazione è di beneficiare le Sue creazioni, vale a dire, affinché le creature gioiscano di Lui. E dalla misura della grandezza di Colui che dà, esiste un significato e un piacere nel dare, che donano a Lui al fine di provare piacere. Quando l’uomo prova a ringraziare, ha già un motivo per valutare e analizzare il dare: ciò che riceve e da chi ha ricevuto, vale a dire, la grandezza della dazione e la grandezza del donatore.
Ne consegue che la gratitudine dell'uomo non deve essere affinché il superiore gioisca, ma perché l’inferiore ne gioirà. Al contrario, è simile all'allegoria che il Baal HaSulam disse a proposito del versetto: "Chi non ha preso il Mio nome invano".
Egli domandava: "Cosa vuol dire che l’uomo prende invano? Significa che gli è stata data un'anima dall'alto invano?" Egli disse che è simile ad un bambino a cui viene data una borsa di monete d'oro e che si diverte con le monete perché sono belle e piacevoli da guardare. Ma il bambino non è in grado di riconoscere il valore delle monete d'oro.
Da questo possiamo comprendere che la gratitudine e la lode che noi diamo al Creatore sono solo per beneficiare le creature, ovvero, che abbiamo qualcosa con cui lodare il Re. Questo significa che quando l’uomo prova a lodare il Creatore, questo è il momento in cui è in grado di percepire l'importanza del dono e l'importanza di Chi dà il dono. E per questa ragione, quello a cui l’uomo deve prestare la massima attenzione è la lode che dà al Re. Questo gli permette che gli venga dato di nuovo. In caso contrario, se l’uomo non può apprezzare il dono del Re, non gli si può donare nulla perché cade sotto la definizione di "Chi è uno stolto? Colui che perde quello che gli è stato dato" (Hagigah, 4a).
E qual è la ragione per cui lo stolto perde quello che gli è stato dato? Questo è semplice: è uno stolto. Non apprezza l'importanza dell’argomento, perché non presta attenzione nel curare il dono che gli è stato dato. Per questa ragione, la misura dell'importanza del dono è il suo conservarlo. Quindi, egli può essere in uno stato di continua ascensione perché è evidente che non perde quello che gli è stato dato, in quanto lo apprezza.
Ne consegue, da quanto detto sopra, che l’uomo può avere molte discese per il fatto di non apprezzare il dono del Re. In altre parole, non riesce ad apprezzare la misura dell'importanza dell'avvicinamento: che dall'alto gli è stato dato il desiderio e il pensiero che è meritevole di essere un servitore del Creatore.
E dato che non ha apprezzato l'importanza della questione, ovvero la chiamata che gli è stata data, per entrare e servire il Re, potrebbe anche corromperla, se sta servendo il Re senza sapere come trattenersi dall'insudiciare qualcosa. In questo stato, l’uomo è rigettato nella sporcizia e nei rifiuti.
In questo stato, si nutre con gli stessi scarti di cui si nutrono i gatti e i cani, ed anch’egli, in quel posto, cerca nutrimento per il suo corpo. Non vede di poter trovare nutrimento da qualche altra parte. Ovvero, durante la discesa, quelle cose che aveva decretato essere sprecate e inadatte come cibo per le persone (ma sono adatte come cibo per gli animali), egli stesso adesso cerca questo cibo e non ha alcun desiderio per il cibo umano, poiché lo trova del tutto insapore.
Per questa ragione, la stabilità degli stati di ascesa dipende principalmente dall'importanza dell’argomento. Questo è il motivo per cui dipende principalmente dalla lode e dalla gratitudine che dà per essere accettato dall'alto. Questo è così perché le lodi che dà al Creatore accrescono la Sua importanza e considerazione. Questo è il motivo per cui ci viene comandato di pensare molto seriamente al lodare.
Ci sono tre discernimenti rispetto alle lodi:
1. La misura del dare. Questo significa che l'importanza del dono avviene in base alla misura della lode e della gratitudine che l’uomo dà per il dono.
2. La grandezza di colui che dona, ovvero, se il donatore è una persona importante. Per esempio, se il Re fa un regalo a qualcuno, il dono può essere una cosa molto piccola ma sarà comunque molto importante. In altre parole, la misura della lode e della gratitudine non tiene in considerazione la grandezza del dono, ma anzi, misura la grandezza di colui che dona. Pertanto, lo stesso uomo potrebbe donare a due persone, ma per una di loro, chi dona è più importante e quindi riconosce l'importanza e la grandezza di chi dona. Di conseguenza, questa persona sarà più grata dell'altra che non riconosce, nella stessa misura, l'importanza di chi dona.
3. La grandezza di chi dona indipendentemente se egli doni oppure no. A volte, il re è così importante agli occhi di una persona che questi ha un forte desiderio di parlargli, non perché desidera parlare al re affinché il re gli dia qualcosa. Costui non vuole nulla, ma tutto il suo piacere sta nell'avere il privilegio di parlare con il re.
Tuttavia, non è possibile andare dal re senza una richiesta, quindi l'uomo cerca qualche richiesta che il re possa accogliere. In altre parole, dice di voler andare dal re affinché questi gli dia qualcosa, ma in verità sta solo dicendo con la bocca di volere che il Re gli dia qualcosa. Nel suo cuore, non vuole nulla dal Creatore. Solo la possibilità di parlare al re, non gli importa se il re gli dà qualcosa oppure no.
Quando gli uomini dall’esterno vedono che non ha ricevuto nulla dal re e lo osservano felice ed euforico quando esce dalla casa del re, ridono di lui. Gli dicono: "Che stupido sei! Sei senza cervello? Puoi vedere da solo che stai uscendo con le stesse mani vuote con cui sei entrato. Sei andato dal re per chiedergli qualcosa, però sei uscito a mani vuote, allora perché sei felice?"
Noi possiamo comprendere che quando l’uomo prega il Creatore di dargli qualcosa, possiamo discernere riguardo a questo: 1) che l’uomo prega il Creatore di dargli quello che lui chiede al Creatore. Se Egli accetta la sua richiesta affinché la sua preghiera venga accolta, quando l'uomo riceve quello che vuole, è disposto a ringraziare il Creatore. La misura della salvezza che ha ricevuto dal Creatore è la stessa della sua gioia, buon umore, lode e gratitudine. In altre parole, tutto è misurato dal livello della grandezza della salvezza che egli ha ricevuto dal Creatore.
2. La misura della grandezza del donatore. In altre parole, poiché l’uomo crede nella grandezza del Creatore, questo è ciò che gli determina cosa sta ricevendo da Lui. Ovvero, anche se agli occhi del ricevente questa è una piccola cosa, ha già ricevuto qualcosa dal Creatore. Quindi, può già essere grato, può lodare e ringraziare il Creatore, poiché il donatore è importante per lui, come nell'allegoria di cui sopra.
3. La grandezza del donatore senza dare. Anch’egli ha grande importanza. In altre parole, il re è così importante ai suoi occhi che non vuole nulla da lui e considera una grande fortuna riuscire almeno a dirgli qualche parola. E la ragione per cui si presenta con alcune richieste, è solo superficiale, poiché l’uomo non può presentarsi davanti al re senza una richiesta. Tuttavia, non si è recato dal re affinché accogliesse la sua richiesta. Il motivo per il quale ha detto di chiedere qualcosa era solo per gli esterni, poiché non comprendono che parlare al re sia il dono più prezioso, ma gli esterni non lo comprendono.
E quando parliamo di un singolo corpo, dobbiamo dire che "gli esterni" sono i pensieri che arrivano all’uomo dal mondo esterno, ovvero, quelli che non hanno alcuna conoscenza dell'interiorità e non hanno gli strumenti per comprendere che l'interiorità del re è ciò che conta. Piuttosto, loro valutano il re solo in base a quello che arriva loro dal re, chiamato "l'esteriorità del re". Ma non hanno nessuna comprensione dell'interiorità del re, ossia del re stesso e neppure quello che si estende dal re verso l’esterno.
Dunque, questi pensieri deridono l’uomo quando egli dice: "Poiché ho parlato con il re, non importa se il re accoglierà il mio desiderio". Piuttosto, il suo unico desiderio è l'interiorità del re, non quello che si estende da lui.
Pertanto, se l’uomo prega il Creatore e non vede che Lui gli ha dato qualcosa (poiché ciò che gli interessa è l'interiorità del re), può essere grato e rallegrarsi dall'essere stato ricompensato col parlare al re. Tuttavia, i pensieri estranei che sono dentro di sé desiderano eliminare questa gioia in lui, perché considerano solo i vasi di ricezione, ovvero, quello che ha ricevuto dal re nei suoi vasi di ricezione, mentre dice loro: "Io sono lieto e felice, lodo e ringrazio il re semplicemente per avermi dato l'occasione di parlare con lui. Questo mi è sufficiente".
Inoltre, dice ai suoi esterni: "Sappiate che io non voglio niente dal re, se non lodarlo e ringraziarlo. Con questo aderisco al re, perché voglio donare a lui lodandolo. E non ho nient’altro da dargli. Ne consegue che ora sono considerato 'un servo del Creatore' e non 'un servo di me stesso'. Per questa ragione non riesco a ascoltarvi quando mi dite: 'Che cosa hai guadagnato?'
"Per esempio, per tutto un anno ti sei impegnato nella Torah e nelle preghiere, osservando tutte le Mitzvot [comandamenti], ma ti trovi ancora allo stesso livello di un anno fa o di due anni fa. Quindi, perché provi gioia nel lodare il Creatore e dici: 'Questo è ciò che ho ricevuto, aver parlato con il Creatore molte volte, cos'altro mi manca?’ In altre parole, se il re mi avesse dato qualcosa, avrei potuto riceverlo al fine di ricevere. Ma ora che non ho niente tra le mani, sono felice e ringrazio il Creatore perché la mia intenzione nel lavoro è solo per dare".
Tuttavia, poiché in questo stato l’uomo dice la verità, affronta una forte resistenza dagli esterni, che non possono tollerare l'uomo che cammina lungo il percorso della verità, se il suo unico obbiettivo è quello di dare. In questo stato egli si trova in una grande guerra e loro desiderano distruggere la sua gioia. Gli fanno pensare che sia vero il contrario, che quello che gli stanno dicendo è il percorso della verità e che stia ingannando se stesso pensando di essere nel giusto.
In questo mondo solitamente vince la menzogna. Per questa ragione egli ha bisogno di rafforzarsi molto e di dire loro: "Io sto percorrendo il cammino della verità e in questo preciso momento non voglio alcuna critica. Se nelle vostre parole c’è la verità, vi chiedo di venire da me con le vostre proteste e di mostrarmi la verità, quando io deciderò che è il momento per la critica. Solo in quel momento sarò disposto a sentire le vostre opinioni".
Ne consegue, quindi, che l’uomo non necessita di avere gioia nel lavoro, ma solo fede. In altre parole, quando crede nella grandezza del Creatore, non necessita che il Re gli dia qualcosa. Tutto quello che egli vuole sia semplicemente essere in grado di parlare al Re, vale a dire, parlare con il Re come menzionato nel terzo discernimento di dare lode.
Se presta più attenzione al lodare il re, allora gli arriverà un'elevata ispirazione, perché non vuole nulla dal re. Questo è simile alla Sefira di Bina. Sappiamo che alla sua fine Hochma non desidera ricevere la Luce di Hochma, ma Hochma desidera donare all'Emanatore come l'Emanatore dona a Hochma. E lei vuole l’equivalenza della forma.
In questo stato, l'abbondanza, chiamata "Luce di Hassadim", giunge da sé, dopo il Kli. Questo significa che colui che riceve desidera impegnarsi in Hesed [grazia/misericordia], pertanto l'abbondanza è chiamata la "Luce di Hassadim" [plurale di Hesed]. Qui è uguale. Quando l’uomo non vuole niente dal re tranne che donare al re, e fa attenzione a quello che pensa, su di lui giunge un'ispirazione dall’alto da sé, quando comincia a cantare e a lodare il re, nella misura stessa in cui si è preparato.
Ora possiamo comprendere la questione di Mosè e di Israele che cantano e lodano il Re per la Regina, e non la Regina stessa. È risaputo che tutto quello che diciamo dei mondi superiori è solo in relazione alle anime, che sono chiamate "l'anima collettiva di Israele" o "l'assemblea di Israele". È spiegato nel Talmud Eser Sefirot (Parte 16), che l'anima di Adam HaRishon uscì dall'interiorità dei mondi di Beria, Yetzira e Assiya, dai quali ricevette Nefesh, Ruach e Neshama. E tutti loro uscirono da Malchut de Atzilut, chiamata “Divinità”. E Zeir Anpin, che dona a Malchut, si chiama "Re".
E dato che Malchut è il ricevente per le anime, ne consegue che Malchut non può ricevere l'abbondanza per il popolo di Israele, perché essi non sono ancora pronti, non avendo i vasi di dazione. Altrimenti, tutto andrà alla Sitra Achra, che si chiama "morte", visto che lì vi è ricezione al fine di ricevere per se stessi, che si chiama "separazione e lontananza dal Creatore", che si chiama "la Vita delle Vite". Questa è la ragione per cui essi sono chiamati “morti”.
Nello Zohar, si considera che un uomo deve occuparsi dell’ “afflizione della Divinità”, ovvero, della sofferenza di non essere capaci di ricevere abbondanza per i figli di lei, che è il popolo di Israele. Lei è considerata "l'assemblea di Israele", perché riunisce dentro di sé l'abbondanza che deve dare ad Israele. Pertanto, quando il popolo di Israele si impegna nell'equivalenza della forma, per Malchut c’è spazio per ricevere l'abbondanza superiore dal re, il quale si chiama "il donatore", ZA, per poter donare al popolo di Israele.
Questa si chiama "Malchut, che è chiamata 'la regina', che loda il Re per l'abbondanza che lei ha ricevuto da Lui". Allo stesso modo, quando lei non può ricevere dal Re l'abbondanza per Israele, questo si chiama "l'afflizione della Divinità". E quando lei può ricevere l'abbondanza, è chiamata "La madre dei figli è felice", ed ella loda il Re.
Tuttavia, tutta la sofferenza e la gioia si riferiscono solo alla completezza di Israele. Questa è la ragione per la quale Lo Zohar dice che Mosè e Israele pronunciano la canzone, vale a dire, lodano il re per la regina. Significa che la ragione per cui Mosè e Israele lodano il re è per la regina, che vuol dire che essi stessi hanno stabilito di lodare il re, poiché quello che il re aveva da dare a Mosè e a Israele non era per loro stessi, ma per la Malchut. In altre parole, non possono tollerare l'afflizione della Divinità e questa è la ragione per la quale si impegnano nell'equivalenza della forma, affinché Malchut possa dare. Questa è la ragione per cui dice: “Beati sono Mosè e Israele, in quanto sanno come lodare in modo appropriato il re per la regina”.