Ho udito nel 1944
Quando l’uomo studia la Torah e desidera che tutte le sue azioni siano con l’intenzione di dare, deve cercare di avere sempre Samhin (Appoggi) nella Torah. Samhin sono considerati il nutrimento, ovvero, l’amore, il timore, l’elevazione di spirito, la freschezza e così via. L’uomo deve estrarre tutto questo dalla Torah. In altre parole, la Torah gli deve dare questi risultati.
Tuttavia, quando l’uomo studia la Torah e non ottiene tali risultati, non è considerato Torah. Questo perché per Torah s’intende la Luce che è rivestita nella Torah, come dissero i nostri saggi “Ho creato l'indole maligna, ho creato la Torah come spezia”. Questo si riferisce alla Luce in essa, dal momento che la Luce in essa, lo riforma.
Dobbiamo anche sapere che la Torah è divisa in due discernimenti:
1. Il discernimento di Torah
2. Il discernimento di Mitzva (Precetto).
In realtà, non si possono comprendere questi due discernimenti prima che l’uomo riceva il merito di camminare nella via del Creatore, attraverso "Il segreto del Signore è rivelato a quelli che Lo temono”. Questo è così perché quando l’uomo si trova nello stato di preparazione per entrare nel Palazzo del Signore, non può comprendere la Via della Verità.
Tuttavia, si potrebbe fare un esempio che anche quando l’uomo si trova nel tempo della preparazione in qualche modo può comprendere.
Come dissero i nostri saggi “Rabbi Yossèf disse ‘La Mitzva protegge e salva, quando è praticata, ecc. La Torah protegge e salva sia quando è praticata sia nel tempo in cui non è praticata’’’(Sutah 21).
Pertanto, “quando è praticata” si riferisce a quando l’uomo ha una certa Luce. Può usare questa Luce che ha ottenuto solo quando la Luce si trova ancora dentro di lui, poiché ora si trova nella gioia e quella Luce lo illumina. Questo è discernito come una Mitzva, vale a dire che l’uomo non ha ancora ricevuto il merito della Torah, ma estrae la vita della Kedusha (Santità) soltanto dalla Luce.
Non è così con la Torah, quando l’uomo raggiunge una qualche via nel lavoro, può realizzare la via che ha raggiunto anche quando non la pratica, dato che l’uomo non ha la Luce. Questo accade perché è andata via da lui soltanto la luminescenza, mentre può utilizzare la via che lui ha raggiunto nel lavoro persino quando la luminescenza lo ha lasciato.
Tuttavia, l’uomo deve anche sapere che quando è praticata,la Mitzva è maggiore della Torah quando non è praticata. Quando è praticata, vuol dire che adesso l’uomo riceve la Luce, e questo si chiama ‘praticata’, vale a dire quando l’uomo riceve la Luce che è in essa.
Pertanto, nel tempo in cui l’uomo ha la Luce, la Mitzva è più importante della Torah quando non ha la Luce, ovvero, quando non c’è la vitalità della Torah.
Da un lato la Torah è importante, perché l’uomo può usare la via che ha acquisito nella Torah. Dall’altro lato, è senza vitalità, chiamata “Luce”. Nel tempo della Mitzva l’uomo riceve la vitalità chiamata “Luce”. Quindi, a questo proposito, la Mitzva è più importante.
Pertanto, quando l’uomo è senza sostentamento, è considerato “empio”. Perché ora non può dire che il Creatore conduce il mondo nella distinzione di “Buono e Benefico”.
Questo è considerato che lui è chiamato “empio”, dato che condanna il suo Artefice, poiché adesso sente di non avere alcuna vitalità, e ha niente di cui gioire per poter dire che adesso offre gratitudine al Creatore per avergli dato delizia e piacere. L’uomo non può dire di credere che il Creatore conduca la Sua Provvidenza con gli altri benevolmente, dato che noi comprendiamo la via della Torah come una sensazione negli organi.
Se l’uomo non sente la delizia e il piacere, cosa gli dà il fatto che un altro uomo ha la delizia ed il piacere? Se l’uomo ha creduto veramente che la Provvidenza è stata rivelata come benevola verso il suo amico, questa convinzione deve fornirgli gioia e piacere dal credere che il Creatore conduca il mondo in una guida di delizia e piacere. Se questa cosa non gli porta vitalità e gioia, qual è il beneficio nel dire che il Creatore provvede al suo amico con la guida della benevolenza? La cosa principale è quello che l’uomo sente nel proprio corpo, se sta bene o se sta male. L’uomo gioisce del piacere del suo amico solo se gioisce per il beneficio del suo amico.
In altre parole, impariamo che per quanto riguarda la sensazione del corpo, le ragioni non sono importanti. È importante solo se l’uomo si sente bene. In quello stato l’uomo dice che il Creatore è Buono e Benefico. Se si sente male, non può dire che il Creatore si comporti con lui in modo benevolo. In questo modo, se gioisce della felicità del suo amico e riceve da questo uno stato d’animo elevato e sente piacere dal fatto che il suo amico stia bene, di conseguenza può dire che il Creatore è una buona guida. Se non prova gioia sente di stare male. Come può dire che il Creatore è benevolo? Lo stato in cui l’uomo non sente vivacità e gioia è lo stato in cui non ha amore per il Creatore e non potrà giustificare il suo Artefice ed essere felice, come chi è idoneo a ricevere il merito di servire un grande ed importante re.
Dobbiamo sapere che la Luce Superiore si trova nello stato di riposo assoluto. Qualsiasi espansione dei Santi Nomi avviene tramite gli inferiori. In altre parole, tutti i nomi che ha la Luce Superiore provengono dall’Asaga (Realizzazione) degli inferiori. Questo significa che la Luce Superiore è denominata in base ai loro conseguimenti. In altre parole, l’uomo denomina la Luce Superiore in base al modo in cui la raggiunge, vale a dire, secondo la sua sensazione. Se l’uomo non sente che il Creatore gli dà qualcosa, quale nome può darGli se da Lui non riceve niente?
Piuttosto, nel tempo in cui l’uomo crede nel Creatore, ogni singolo stato che sente, dice che proviene dal Creatore. In quello stato egli dà un nome al Creatore secondo la sua percezione.
Se l’uomo si sente felice nello stato in cui si trova, dice che il Creatore è chiamato Benefico, dato che sente di ricevere da Lui il bene. In quello stato l’uomo è chiamato Tzadik (Giusto) poiché Matzdik (giustifica) il suo Artefice (il Creatore).
Se l’uomo sente di stare male nello stato in cui si trova, non può dire che il Creatore gli manda il bene e perciò si chiama Rasha (Empio), dato che Marshia (condanna) il suo Artefice.
Per quando riguarda la via di mezzo, non esiste una realtà del genere, quando l’uomo dice di sentire nel suo stato di stare sia bene che male. Invece, l’uomo è felice o infelice.
Questo è ciò che scrissero i nostri saggi “Il mondo è stato creato soltanto per gli empi completi o per i giusti completi” (Berachot, 61). Il motivo è che non esiste una realtà tale nella quale l’uomo sente il bene e il male insieme.
Quando i nostri saggi dicono che c’è chi si trova nel mezzo, si riferiscono alle creature che hanno il discernimento di tempo, possiamo dire nel mezzo, in due tempi, uno dietro l’altro, come studiamo che esiste il caso delle ascese e delle discese. Questi sono due tempi, una volta è empio, una volta è giusto.
Ma nel singolo momento, che l’uomo percepisce di star bene e di star male simultaneamente, questo non esiste.
Ne consegue, che quando dissero che la Torah è più importante della Mitzva, è proprio al tempo in cui non è praticata, ovvero, quando l’uomo non ha alcuna vitalità. Di conseguenza, la Torah è più importante della Mitzva che non ha la vitalità. Questo perché l’uomo non può ricevere nulla dalla Mitzva che non ha la vitalità. Ma con la Torah gli è rimasto un cammino nel lavoro dal quale ha ricevuto mentre si occupava della Torah. Anche se la vitalità è andata via, la via rimane in lui e può utilizzarla.
C’è un tempo nel quale la Mitzva è più importante della Torah, ovvero, quando c’è la vitalità nella Mitzva e nessuna vitalità nella Torah. Pertanto, nel tempo in cui non è praticata, ovvero, quando l’uomo non ha vitalità e gioia nel lavoro, non ha altro suggerimento che la preghiera. Tuttavia, al tempo della preghiera, deve sapere di essere un empio, dato che non avverte la delizia ed il piacere nel mondo, nonostante faccia i calcoli per credere che il Creatore dà soltanto la bontà. Nonostante questo, non sono tutti veri i pensieri che l’uomo ha nelle vie del lavoro. Nel lavoro, se il pensiero porta all’azione, ovvero, una sensazione negli organi, in modo che questi sentano che il Creatore è Buono e Benefico, di conseguenza gli organi possono ricevere da esso vitalità e gioia. Se l’uomo non ha vitalità, a che servono tutti i calcoli se adesso gli organi non amano il Creatore perché Egli impartisce loro l’abbondanza?
Pertanto, l’uomo deve sapere che se non ha vivacità e gioia nel lavoro è segno che è un empio, perché è infelice. Tutti i calcoli non sono veri se non portano all’azione, vale a dire, alla sensazione negli organi che l’uomo ama il Creatore, dato che Lui impartisce delizia e piacere alle creature.