Lettera n.48
6 Settembre 1927, Londra
Ai discepoli, che il Bore vegli su di voi.
Ho ricevuto tutte le vostre lettere e ciò che ha scritto… sulle umiliazioni e gli scritti su di lui, dovrebbe credere che condivido e mi addoloro di tutta la sua pena e la sua sofferenza. Dovrebbe sapere che percepisco il suo dolore ancora più di lui stesso.
Ma il Bore lo ricompenserà doppiamente, e se potesse farsi coraggio e agire con la condotta di un servo del Bore e dire con onestà: "Il Bore ha dato il permesso a tutti quelli che mi affliggono", gli consiglierei di rafforzarsi molto in questo, e ciò lo aiuterà in tutti i suoi comportamenti.
Per quanto riguarda le sue domande, se possa far vedere la lettera e le parole della Torah del frutto del saggio “E sarai solo gioioso”, certamente può mostrarla a tutti gli amici.
E nella lettera di… possa la sua candela ardere, sono lieto di constatare che egli ha già iniziato a fare ciò voglio da lui su questo argomento..
E ciò che ha scritto… ossia che non trova altra soluzione se non quella di venire a casa mia, sono d’accordo con lui su questo, e tutti i miei pensieri sono già impegnati nei preparativi delle provviste per il viaggio, e ad affrettare, per quanto possibile, il mio ritorno a casa. Ho un gran lavoro da svolgere in merito, per affrontare tutti gli impedimenti che nascono intorno a me per trattenermi ancora qui.
Dovrebbe chiedere a mio figlio… perché non mi abbia informato della completa riconciliazione di cui sono venuto a sapere.
E grazie a… per l’informazione riguardo alla festa degli amici nel quinto giorno di Sukkot e riguardo all’intera questione fra gli amici, ho già scritto che non c’è da fare un granchè a proposito poiché, con l’aiuto del Bore, Lui finirà per noi, che abbiamo già cominciato per la gloria del Suo nome.
Yehuda Leib