Articolo 31, 1990
È scritto nello Zohar (Bamidbar p. 4 e Articolo 13 del Commentario Sulam): “Vieni e vedi, essi dissero che non c'è alcuna benedizione dall'alto su quello che viene contato. Però dobbiamo dire: 'Come fu contato Israele? Come fu preso il riscatto da loro?’ Prima, benedirono Israele, poi contarono il riscatto, e poi benedirono Israele di nuovo. In questo modo, Israele fu benedetto all'inizio e alla fine, e tra loro non ci fu morte. Egli domanda: 'Perché c'è la morte a causa del conteggio?’ Risponde: 'Perché non c'è alcuna benedizione nel conteggio, e quando la benedizione se ne va, la Sitra Achra è su di lui’”. Fin qui le sue parole.
RASHI apporta la ragione per cui Egli conta Israele. Egli dice: "Per l'affetto che ha per loro, Egli li conta ogni ora". Questo significa che RASHI desidera spiegare che se noi diciamo che c'è pericolo in qualcosa che viene contato, che potrebbe esserci morte, perché il Creatore contò Israele e li mise in una posizione di pericolo? Questo è il motivo per cui RASHI spiega: "Per l'affetto che ha per loro, Egli li conta ogni ora, nonostante il pericolo in questo. Ma per l'amore che Egli ha per Israele e per il Suo desiderio di conoscere il loro numero, Egli disse che avrebbe contato Israele".
Apparentemente, è difficile da comprendere, ossia, dire che poiché il Creatore vuole conoscere il loro numero, Egli disse che hanno bisogno di essere contati attraverso una correzione, in modo che non ci sarà un ostacolo tra di loro, così Egli li conterà attraverso il riscatto. Dobbiamo comprendere come è possibile dire che, poiché il Creatore desidera conoscere il loro numero, devono essere contati e dare la quantità di Israele, solo dopo il Creatore lo conosce, poiché altrimenti Egli non conosce in anticipo il numero dei figli di Israele ma ha bisogno che le creature Lo informino. È possibile questo? Inoltre, dobbiamo comprendere che cos’è la benedizione nel lavoro, che cos’è un conto nel lavoro e perché quando non c'è alcuna benedizione nel conteggio, questo causa la morte. E dobbiamo anche comprendere perché non può esserci una benedizione su qualcosa che viene contato.
È risaputo che ci sono due questioni nel lavoro del Creatore: 1) lo scopo della creazione; 2) la correzione della creazione. Lo scopo della creazione significa che le creature ricevono delizia e piacere, come è scritto "La Sua volontà di beneficiare le Sue creazioni". La correzione della creazione è affinché le creature camminino sulla via del Creatore, vale a dire, l'equivalenza della forma. Pertanto, come il Creatore dona alle Sue creazioni, anche le creature devono dare al Creatore. Altrimenti, c'è disuguaglianza della forma, e nella spiritualità la disuguaglianza della forma causa separazione, nel senso che causa separazione dalla Vita delle Vite.
A proposito di questo è scritto nello Zohar (riportato nel Talmud Eser Sefirot p. 19, Articolo 17): “Pertanto, i malvagi nella loro vita sono chiamati 'morti', poiché a causa della disuguaglianza della forma (essere completamente al lato opposto della loro radice, dove non hanno nulla nella forma di dazione) sono separati da Lui e, di fatto, muoiono". Tuttavia, si è già parlato di loro nello Zohar: "'Tutta la grazia che fanno, la fanno per loro stessi', nel senso che il loro obiettivo è principalmente per loro stessi e per la loro gloria".
In altre parole, ciò che attribuiamo al Creatore, cioè tutto quello che il Creatore fa, avviene in uno stato di completezza. Questo significa che il Creatore desidera che le sue creature ricevano delizia e piacere, quindi Egli creò in loro un desiderio di ricevere ed una grande brama di delizie. Per mezzo di questo, Egli è certo che vorranno ricevere piacere. Ma la correzione della creazione, il Kli [vaso] e il desiderio che le creature devono ottenere, il desiderio con il quale saranno in grado di ricevere delizia e piacere, questo desiderio si chiama "la volontà di dare". L'ottenimento di questo desiderio avviene gradualmente, perché l’inferiore non ha la forza di andare contro la volontà del superiore: il desiderio di ricevere per se stessi che creò il Creatore.
Così, vediamo che ci sono due tipi di Kelim [vasi]:
1) Vasi di ricezione. Tuttavia, su questi è stata posta una correzione, nel senso che sui vasi di ricezione esiste l'intenzione opposta a quella del Kli. In altre parole, l’uomo, in realtà sta ricevendo, ma nell'intenzione, ora sta dando. Ne consegue che l'obbiettivo è diametrialmente opposto all'atto, e la Luce che viene ricevuta in quei Kelim ora si chiama "ricevere al fine di dare".
Il nome di questa Luce è Hochma [saggezza], e questa è la Luce dello scopo della creazione. Inoltre, a volte ci si riferisce a questa Luce come alla "mitigazione dei Dinim [giudizi]". Vale a dire, c'erano dei Dinim nel vaso di ricezione, nel senso che c'era un Din [giudizio] che è proibito usare questo Kli perché esso crea disuguaglianza della forma e separazione, e adesso questo Din è stato mitigato. E che cos'è questa mitigazione? Si tratta di mettere sul Kli l'intenzione chiamata "al fine di dare".
Questo significa che prima che l’uomo metta l’obiettivo di dare sulla volontà di ricevere, questo desiderio gli causa amarezza. Tutte le cose spirituali che egli vuole toccare hanno un gusto amaro perché sul desiderio di ricevere per se stesso ci sono occultamento e restrizione, quindi è impossibile provare un buon sapore nella spiritualità. In altre parole, tutte le cose sante vengono percepite come lontane, inaccessibili e impossibili da godere per la volontà di ricevere. Questo si chiama "amaro".
Tuttavia, se egli mette lo scopo di dare al di sopra di questo desiderio, vede e sente che c'è dolcezza in tutto quello che è santità. Ma si deve allontanare dalle questioni che non appartengono alla santità, nel senso che non può tollerarle.
Ne consegue che dopo essersi corretto per poter ora aspirare a “al fine di dare”, qui dobbiamo distinguere una Luce e un Kli, che consiste di Aviut [spessore] e Masach [schermo]. L'Aviut si chiama Dinim, dove c'è restrizione e occultamento, e lì la Luce non splende. Per questo motivo Aviut si chiama “oscurità”.
In altre parole, voler ricevere per se stessi si chiama "essere Av [spesso]", e voler dare si chiama Zach [puro, pulito, immacolato]. In seguito, quando egli colloca il voler dare sopra questo Av, il Din è mitigato, e quello che prima era oscuro diventa il posto in cui la Luce splende nel Kli. Questo si chiama "mitigazione dei Dinim".
2) Noi dobbiamo anche osservare che nell’uomo vi sono dei vasi per dare, le cose che una persona dà al suo amico affinché questo amico gioisca. Il dare in se stesso si chiama "dazione". L’uomo che è Zach è colui che prova a rendere le persone felici, a farle stare bene. Su questi Kelim, in queste azioni non si può dire che ci sia Din, nel senso che c’è un giudizio che proibisce l'uso dei Kelim che desiderano dare.
Tuttavia, anche qui c'è una questione di intenzione, ovvero, se egli è sincero. Ossia, quando dà, il suo obbiettivo è che gli altri ne gioiranno, senza alcuna preoccupazione per se stesso, poiché si preoccupa solo degli altri? Questo discernimento si chiama "dare al fine di dare", quando l'atto e l'obbiettivo sono entrambi al fine di dare.
Certe volte, tutto quello che egli fa è per il bene degli altri, ma l’obiettivo è quello di ottenere rispetto o cose del genere. È come scrive Lo Zohar riguardo ai malvagi, che tutto il bene che fanno, lo fanno per il loro beneficio: "Tutto il bene che fanno, lo fanno per loro stessi". E qui non c'è Din dalla parte del Kli, ovvero, nessuna mancanza. In altre parole, in termini di atto, non c'è nulla da correggere.
Tuttavia, nell'intenzione bisogna che ci sia una correzione. Vale a dire, dalla prospettiva dell'obbiettivo, non c’è alcuna differenza se l'atto è dare o se l’atto è ricevere. Entrambe le azioni hanno bisogno di correzioni: che anche l’obiettivo sarà al fine di dare.
Questo è così perché il lavoro avviene principalmente nel cuore. Vale a dire, l’uomo deve raggiungere il livello dell’amore del Creatore, com’è scritto: "E tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima". Tutto quello che noi facciamo nella Torah e nelle Mitzvot [comandamenti] è per correggere il cuore. A questo proposito è scritto (“Introduzione al Libro Panim Meirot uMasbirot”, Articolo 10): “Vieni e vedi le parole del saggio, Rabbi Even Ezra... 'Sappi che tutte le Mitzvot che sono scritte nella Torah o le norme che i padri hanno stabilito... servono per correggere il cuore 'Perché il Signore cerca tutti i cuori'".
Con quanto suddetto, possiamo individuare in via generale le due questioni: lo scopo della creazione, beneficiare le Sue creazioni, questa Luce si chiama Hochma e "vedere", che significa che egli vede quello che ha nella sua mano, nel senso che può già contare quanto ha ottenuto, poiché lo scopo della creazione è di beneficiare, e allora l’uomo deve sentire e raggiungere quello che ha nella sua mano.
Per esempio, diciamo che ci sono due fratelli, uno dei quali è ricco e vive negli Stati Uniti e l'altro è povero e vive in Israele. Il fratello ricco deposita un milione di dollari in banca a nome del fratello più povero. Tuttavia, non lo ha fatto sapere al fratello povero, e nemmeno la banca informa il fratello povero del denaro che ha a suo nome. Così questo fratello rimane povero perché non ne sa nulla.
È la stessa cosa qui con lo scopo della creazione di beneficiare le Sue creazioni. Se esse non lo sanno e non sentono la delizia e il piacere, che genere di beneficio è questo? Per questo motivo questa Luce si chiama Hochma [saggezza] e "vedere", ed è chiamata “luce di Panim” [volto/anteriore], come in "La saggezza di un uomo illumina il suo volto".
Nel lavoro, questo si chiama "qualcosa che è contato", vale a dire, qualcosa che è stato ricevuto nei vasi di ricezione. Questo significa che se egli lo riceve, vedrà cos’ha ricevuto e conterà quello che ha.
Questo si chiama anche "un dono". Solitamente, quando qualcuno fa un regalo ad un suo amico, vuole che il suo amico conti e apprezzi il valore del regalo, per la semplice ragione che ha dato il regalo al suo amico perché vuole mostrare l’amore che ha per lui. In base al valore del regalo, l’uomo può apprezzare la misura dell'amore. Ne consegue che se l’uomo non osserva il dono per vederne la grandezza, sta macchiando la misura dell'amore.
Pertanto, quando l’uomo riceve un dono, se non vede o non prova a vederne l'importanza, macchia la misura dell'amore che il donatore vuole mostrare attraverso il dono. Ad esempio, i nostri saggi dissero: "Comprati un amico". E quest’uomo vuole comperare il suo amico mandandogli dei doni. Se quest’uomo non vede e non apprezza la grandezza e l'importanza del dono che riceve da lui, come si può arrivare allo stato di "Comprati un amico"? Ne consegue che, nel dono, l’uomo deve contare e misurare quello che ha ricevuto dal suo amico.
Pertanto, se le creature non riescono a contare e a misurare quello che il Creatore ha dato loro, allora lo scopo del Creatore non raggiunge lo stato in cui le creature realizzano che Egli ha creato la creazione con lo scopo di beneficiare le Sue creazioni.
Questo si chiama "Luce di Hochma”, e questa Luce è ricevuta nei vasi di ricezione. Tuttavia, l'uomo deve usarla anche con la correzione che fu posta nei vasi di ricezione, chiamato "ricevere al fine di dare". Questo significa che l'uomo deve mettere lo scopo della dazione sul vaso della ricezione. E se non metterà lo scopo della dazione, si separerà dalla Vita delle Vite, poiché la disuguaglianza della forma causa separazione. In questo modo, diventando il ricevente, questo gli causa la morte spirituale, come abbiamo detto sopra: "I malvagi, nelle loro vite, sono chiamati 'morti'”.
Tuttavia, la Luce che viene ricevuta nei vasi di dazione si chiama "Luce di Hassadim” [misericordia]. Hesed [misericordia/grazia] significa che egli sta dando, come un uomo che compie un atto di misericordia o di grazia nei confronti del suo amico. Questo si chiama "Hassadim coperti", vale a dire che Hassadim, (ciò che riceve nei vasi di dazione, cioè quello che dà), la Luce ha lo stesso valore del Kli.
In altre parole, è risaputo che c'è carità e c'è un dono. Per quanto riguarda il dono, come abbiamo spiegato sopra che l’uomo deve vedere cos’ha ricevuto e non semplicemente ricevere il dono dal suo amico. Se l’uomo dice: "Non importa quello che mi ha dato", sta macchiando il dono del suo amico. In questo modo, non si è realizzato il fine per il quale gli ha inviato il dono. Il dono aveva come fine quello di comprarsi un amico, come abbiamo detto sopra: "Comprati un amico", ma se egli non vede l'importanza del dono, non può comprarlo come un amico. Quindi, deve contare e misurare il dono.
Ma quando l’uomo manda la carità al suo amico, il donatore dovrebbe provare (se vuole veramente dare la carità) a non far sapere al ricevente chi gliel’ha mandata. E il ricevente della carità sarà davvero molto felice di sapere che il donatore della carità non sa a chi l'ha data.
Allo stesso modo, a volte le persone raccolgono delle donazioni per una persona importante e non vogliono che chi riceve la carità se ne vergogni. Quelli che raccolgono il denaro dicono: "Noi stiamo raccogliendo per qualcuno, in maniera anonima". In questo modo, con la carità, quando nessuno di loro sa (il donatore e il ricevente), è considerato vera carità, e non c'è alcun disagio da parte di chi riceve.
Ne consegue che in Hesed parliamo dal punto di vista di colui che dà, ovvero, dell’inferiore, e allora l’uomo si trova nello stato in cui agisce al di sopra della ragione. In altre parole, egli dà, ma non sa a chi, ma crede che tutto quello che sta donando raggiunga il suo scopo. Questo si chiama “carità in occultamento".
La carità è considerata Hassadim, che egli dà. Questo vuol dire che noi parliamo del momento in cui un uomo lavora con i vasi di dazione, ovvero, parliamo solo dell’uomo che sta dando al Creatore. Questo si chiama "una benedizione", come un uomo che sta benedicendo un altro uomo, parlandogli in modo favorevole, ovvero, lo benedice [saluta]. In realtà non gli sta dando, ma è ancora considerato che lo benedice verbalmente, e questa situazione è già considerata come una benedizione nel cuore. In altre parole, quello che non può dare con fatti reali, lo dà con il cuore, e gli mostra verbalmente quello che ha nel suo cuore.
Ne consegue che benedire significhi dare, dazione. Vale a dire, che in quel momento si occupa dei vasi di dazione. Questo significa che una benedizione è quando egli vuole che il suo amico abbia più di quello che gli può dare realmente. Quindi, quando l’uomo si impegna nella dazione, vuole dare contentezza al Creatore, così dice al Creatore: "Più delle buone azioni che Ti posso dare, io Ti benedico per essere capace di darTi più che delle buone azioni". In altre parole, l’uomo deve sempre benedire il Creatore, che vuol dire che vuole essere capace di dare più contentezza al Creatore di quanto realmente Gli sta dando.
Questo è il motivo per cui non ha senso contare su una benedizione, poiché i vasi di dazione si chiamano "carità", e la carità deve essere fatta in occultamento, ovvero, che il donatore non sa a chi sta dando e il ricevente non sa da chi sta ricevendo. Quindi, qui non c'è il problema di contare, perché contare porta l’emozione e il legame d'amore, com’è stato detto riguardo al dono.
Nel dono, dissero i nostri saggi, è totalmente il contrario: "Colui che dà un regalo al suo amico deve farglielo sapere". Questo perché il risultato del dono deve essere l'amore, che connette i due, non come per la carità, dove chi dà lo deve fare solo per donare. Questo significa che nella carità è meglio se una parte non conosce l'altra, per evitare qualsiasi conteggio.
Pertanto, quando si parla del lavoro, carità significa i vasi di dazione, quando il Kli desidera fare Hesed, e la Luce che viene versata nel Kli è chiamata "Luce di Hassadim". Questo si chiama "la correzione della creazione", quando tutto è al fine di dare.
Ma lo scopo della creazione è che i Kelim ricevano delizia e piacere, e qui loro devono certamente vedere quello che stanno ricevendo, perché uno parla dello scopo della creazione, ovvero, che è benevolente, in accordo a quello che egli riceve. Se l'uomo non può contare cos’ha ricevuto, significa che non ha ancora ricevuto in un modo che possa sentire dentro di sé delizia e piacere. In questo modo, non può ancora dire che adesso vede di aver ricevuto dal Creatore solo delizia e piacere. Per questo motivo la Luce di Hochma, ovvero, lo scopo della creazione, si chiama anche "vedere", poiché lo scopo della creazione è considerato vedere.
Ma è al contrario per quanto riguarda la correzione della creazione. Questa si chiama "Hassadim coperti", ovvero, che egli ancora non vede tutto quello che sta ricevendo e tutto è ancora coperto per lui. Nel lavoro si chiama "desiderare la misericordia [Hesed]", cioè solo dare. A lui non interessa assolutamente ricevere qualcosa dall'alto. Questo è considerato che egli è contento della sua parte, ovvero che è felice di poter fare qualcosa nel lavoro del Creatore.
In altre parole, l'uomo è contento con la sua parte di essere in grado di dire qualcosa che non è per le necessità del corpo materiale, come dissero i nostri saggi: "Colui che cammina e non fa, la ricompensa per camminare è nella sua mano” (Avot, Capitolo 5, 14).
Gli interpreti spiegano: "La ricompensa per camminare è nella sua mano". Anche se non sta facendo nulla, ha la ricompensa di camminare, perché anche andare al seminario è in se stessa una Mitzva [comandamento/buona azione], poiché lì egli si trova in un'atmosfera di Torah. Ne consegue che bisogna osservare se l’uomo si impegna nei vasi di dazione, chiamati Hesed, dove non c'è problema nel conteggio perché vuole lavorare in carità, che è considerato come "la correzione della creazione".
Con il suddetto, comprenderemo ciò che abbiamo domandato, perché essi dissero: "Per l'attaccamento che ha per loro, Egli li conta ogni ora". Abbiamo chiesto: "Se il Creatore vuole conoscere il numero di Israele, Egli deve aspettare fino a quando Israele conta e poi sottopone la somma al Creatore e solo allora Egli conoscerà il numero di Israele?
A dire il vero, "Per l'attaccamento che ha per loro" significa che Egli vede che essi fanno tutto al fine di dare. Questo significa che hanno già compiuto la correzione della creazione, e questa è la ragione per cui Egli vuole dare loro lo scopo della creazione, che è la Luce di Hochma, chiamata "Luce per vedere". In altre parole, devono già contare quello che hanno, perché questa Luce si riceve nei vasi di ricezione.
Tuttavia, devono ricevere per dare, ed in base alla regola che l'atto segue lo scopo, quando un uomo è impegnato in azioni di ricezione del piacere, l'azione di ricezione può causare che lo scopo non sia al fine di dare ma al fine di ricevere. E la ricezione per se stessi provoca la separazione dalla Vita delle Vite, che è considerato morte, com’è scritto: "I malvagi, nella loro vita sono chiamati 'morti'".
È stato scritto: "Perché la morte aumenta a causa del conteggio?" La risposta è che, poiché qualcosa che viene contato si chiama "Luce di Hochma", che è ricevuta nei vasi di ricezione, l'atto può governare lo scopo ed egli non sarà in grado di aspirare a “al fine di dare”. In questo modo, naturalmente, sarà morto.
Ed è stato scritto: "Egli risponde: ‘È perché non c'è alcuna benedizione nel contare, e quando la benedizione se ne va, la Sitra Achra è su di lui'". In altre parole, esiste l’argomento della linea di mezzo, quando Hochma splende nei vasi di ricezione, la qual cosa si chiama "sinistra". Essi necessitano di correzione affinché l'uomo non sia attirato dall'atto di ricezione. In questo stato, la Luce di Hassadim, che lavora con i vasi di ricezione, deve essere attirata, e noi abbiamo detto in precedenza che gli atti di dazione influenzano il pensiero per essere come l'atto.
Questa è la conservazione della Luce di Hochma che è ricevuta nei Kelim della linea di mezzo, i quali richiedono correzione. Tuttavia, l’uomo non può essere ricompensato con la Luce di Hochma prima di essere stato ricompensato con il grado di Lishma, vale a dire, che tutto quello che fa è Lishma. In altre parole, l'ordine del lavoro è che per prima cosa, l’uomo è ricompensato con Katnut, considerato che può solo aspirare che i vasi di dazione siano in ordine di dare. In seguito, l'uomo è ricompensato con Gadlut, che significa che può anche aspirare allo scopo di dare nei vasi di ricezione, dove splende la Luce di Hochma: la Luce dello scopo della creazione.
Da questo si deduce che prima che l’uomo venga ricompensato con la Luce nel conto, deve essere ricompensato con la Luce di Hassadim, chiamata "benedizione", vale a dire, che benedice il Creatore e non vuole ricevere nulla da Lui. Invece, egli è tutto per la dazione e non vuole ricevere nulla per se stesso. In seguito, è ricompensato con la Luce di Hochma, che è la Luce che c'è nel conteggio. Questo significa che questa Luce arriva nei vasi di ricezione, nel momento in cui la Luce che c'è nel conteggio richiede di essere conservata affinché non sarà ritirata dopo l'atto. Perché è un atto di ricezione, la Luce della benedizione deve essere attratta ancora una volta, vale a dire, la Luce di Hassadim, che è l’adempimento.
Adesso possiamo interpretare quello che abbiamo domandato:
1) Il Creatore voleva sapere il numero dei figli di Israele, e questa è la ragione per cui Egli volle contare i figli di Israele, affinché il popolo di Israele Gli dicesse il numero, e il Creatore non lo sapeva da Se stesso? La risposta è che, poiché Egli li ama, volle che il popolo di Israele conoscesse il suo numero. In altre parole, il Creatore vuole che loro ottengano la Luce di Hochma. Ne consegue che Egli vuole sapere che conosceranno e otterranno la Luce che c'è nel conteggio, vale a dire, che loro stessi conteranno e vedranno quello che hanno ottenuto, in quanto questa si chiama "la Luce del vedere", che arriva nei vasi di ricezione. Egli non ha bisogno di sapere per Se stesso, ma in modo che il popolo di Israele saprà.
2) Perché c'è morte dove non c'è benedizione? La risposta è che qualcosa che viene contato è la Luce di Hochma, che entra nei vasi di ricezione. Quando si usano i vasi di ricezione, l’uomo può essere attirato dall'atto di ricezione ed in questo modo può separarsi dalla Vita delle Vite. Questo si chiama "morte", e questa è la ragione per cui è richiesta la cura. La cura è la benedizione, vale a dire, l'estensione della Luce di Hassadim, che è un atto di dazione che trattiene l'atto di ricezione dal deviare dallo scopo di dare.
3) Perché esiste la necessità di una benedizione prima e dopo? L'ordine del lavoro inizia con la necessità di conseguire Lishma [per il Suo nome]. A questo proposito i nostri saggi dissero: "I segreti della Torah vengono rivelati a colui che studia la Torah Lishma". Inoltre, Lishma significa che tutte le sue azioni sono al fine di dare, che si chiama "benedizione". Quando l'uomo dà, questo è il significato della benedizione, ovvero, benedizione orale. Ossia, dal momento che egli non può aggiungere qualcosa con l'azione, prova a dare una benedizione con la bocca, che indica che sta dando con tutto il suo cuore. Questa si chiama "Luce di Hassadim".
Pertanto, l'ordine è il seguente: 1) Una benedizione prima, la quale si chiama “linea destra”, Hesed. 2) Egli è ricompensato con i segreti della Torah, che si chiama Hochma [saggezza], che è un dono, com’è risaputo che la Torah si chiama “un dono” che è ricevuto nei vasi di ricezione. Per questa ragione, si chiama "un conto". In altre parole, egli guarda cos’ha ricevuto per sapere come ringraziarLo.
Questo si chiama "linea sinistra", in quanto qui è un posto nel quale egli può arrivare a morire, chiamato "separazione", come successe nella morte dei sette re del mondo di Nekudim. Per questa ragione, c'è la necessità di estendere Hassadim, e questi Hassadim sono l’osservanza, in modo che non ci sarà morte in loro, ovvero, la separazione dalla Vita delle Vite.
Questa è il motivo per cui è scritto che vi è la necessità per la benedizione alla fine. Ne consegue che Israele fu benedetto al principio e alla fine, e in loro non vi era la morte.
In generale, è chiamato "correzione delle linee", le quali si chiamano "correzione del mondo", poiché da questo vi è continuità per il mondo.
4) Che cos'è una benedizione nel lavoro? È la Luce di Hassadim, quando l’uomo si trova nello stato di dare.
5) Che cos'è contare nel lavoro? È la Luce che entra nei vasi di ricezione. In quel momento, l’uomo ha bisogno di vedere cos’ha ricevuto e di contarlo. Questo è considerato "un dono".
6) Perché non c'è nessuna benedizione in qualcosa che viene contato? Qualcosa che viene contato significa la Luce e l'abbondanza che entra nei vasi di ricezione, e la benedizione è l'abbondanza che entra nei vasi di dazione, e questi sono opposti. Nello Zohar, si considera che le due linee siano in conflitto, poiché la linea destra, chiamata Hesed, è solo per dare e non desidera usare i vasi di ricezione, ma la linea sinistra è opposta, poiché desidera usare proprio i vasi di ricezione, dal momento che dice: "Ma lo scopo della creazione è ricevere!" Tuttavia, ci deve essere una correzione futura al fine di dare. Per questa ragione, in seguito arriva la linea di mezzo, che mette pace tra loro. E questa è la ragione per cui c'è bisogno di una benedizione al principio e una benedizione alla fine.