Ho udito nel 1943, a Gerusalemme
Ogni uomo è distante dal Creatore per la ricezione che si trova in lui. Ma egli è distante semplicemente per via del desiderio di ricevere che si trova in lui. Tuttavia, dal momento che quell’uomo non brama la spiritualità, ma i piaceri mondani, la sua distanza dal Creatore è un giorno, ovvero, la distanza di un giorno che vuol dire che è distante da Lui solo in un aspetto: nell’essere immerso nel desiderio di ricevere i desideri di questo mondo.
Tuttavia, quando l’uomo si avvicina al Creatore e abbandona la ricezione in questo mondo, viene considerato vicino al Creatore. Però, se egli successivamente fallisce nella ricezione del mondo a venire, è distante dal Creatore perché vuole ricevere i piaceri del mondo a venire e cade anche nella ricezione dei piaceri di questo mondo. Ne consegue che ora egli è diventato distante dal Creatore per due giorni:
ricevendo i piaceri in questo mondo verso il quale è caduto ancora;
poiché ora ha il desiderio di ricevere dalla ricchezza del mondo a venire. Questo perché impegnandosi nella Torah e nelle Mitzvot (Precetti) lui obbliga il Creatore a ricompensarlo per il suo lavoro nella Torah e nelle Mitzvot.
Ne risulta che all’inizio egli ha camminato per un giorno e si è portato più vicino a servire il Creatore e successivamente ha camminato indietro per due giorni. Quindi, ora quell’uomo è diventato bisognoso di due tipi di ricezione:
di questo mondo;
del mondo a venire.
Quindi egli ha camminato nello stato opposto.
Il suggerimento per questo è di andare sempre sulla via della Torah, che è la dazione. E l’ordine dovrebbe essere che prima l’uomo deve essere cauto riguardo le due basi fondamentali:
osservare la Mitzva (Precetto);
la sensazione di piacere dalla Mitzva.
L’uomo deve credere che il Creatore consegue grande piacere quando noi osserviamo i Suoi comandamenti.
Ne consegue, quindi, che l’uomo deve osservare la Mitzva di fatto e credere che il Creatore consegua piacere quando si osservano le Sue Mitzvot. E qui non c’è differenza tra una grande Mitzva e una piccola Mitzva, ovvero, il Creatore consegue piacere anche dal più piccolo atto che viene fatto per Lui.
In seguito, c'è il risultato, l'intento principale che l’uomo deve vedere, ovvero, che l’uomo percepisce delizia e piacere perché arreca contentezza al suo Artefice. Questo è lo scopo principale nel lavoro, chiamato "Servite l'Eterno con letizia". Questo deve essere il compenso per il suo lavoro, ricevere letizia e piacere per aver ricevuto il merito di apportare delizia al Creatore.
Questo è il significato di "Lo straniero che sarà in mezzo a te si innalzerà su di te sempre più alto … Egli presterà a te e tu non presterai a lui”. Lo “straniero” è il desiderio di ricevere (il desiderio di ricevere è chiamato “straniero” quando si inizia a servire il Creatore. E prima di quello, è un completo gentile).
“Egli presterà a te”. Quando dà forza per lavorare, dà la forza per mezzo del prestito. Questo significa che, quando ha passato un giorno nella Torah e Mitzvot (Precetti), sebbene non abbia ricevuto istantaneamente la ricompensa, egli ha creduto che successivamente lui avrebbe pagato per le forze che egli gli ha dato per lavorare.
Quindi, dopo il lavoro del giorno viene a richiedere il debito che egli gli aveva promesso, la ricompensa per le forze che il corpo gli diede per impegnarsi nella Torah e nelle Mitzvot. Però egli non gliela dà, quindi lo straniero grida “Che lavoro è questo? Lavorare senza ricompensa?”. Successivamente, lo straniero non vuole dare ad Israele le forze per lavorare.
“E tu non presterai a lui”. Se gli dai cibo e chiedi che ti darà la forza per il lavoro, allora ti dice che non ha debito da pagarti per il cibo che gli stai dando. Questo perché “Io ti ho dato prima la forza per il lavoro e quello era a condizione che tu mi procurassi dei possedimenti. Quindi, quello che tu mi stai dando ora è tutto in base alla precedente condizione. Pertanto, adesso vieni da me affinché io ti dia ancora forza per il lavoro, in modo che tu mi porti nuovi possedimenti”.
Quindi, il desiderio di ricevere è diventato più scaltro ed usa la sua scaltrezza per calcolarne il profitto. A volte dice che si accontenta di poco, che i possedimenti che ha gli bastano, pertanto non vuole dare a lui le forze per il lavoro. E a volte dice che la strada che stai percorrendo ora è pericolosa e forse i tuoi sforzi saranno invano. E a volte dice che lo sforzo è più grande della ricompensa; quindi, non ti darò la forza per lavorare.
Di conseguenza, quando l’uomo desidera la forza per camminare nella via del Creatore con lo scopo di dare e che ogni cosa sarà solo per accrescere la gloria del Cielo, dice “Che cosa ne ricaverò?” Allora arriva con le famose rimostranze “Chi” e “Cosa”, ovvero, come la rimostranza del Faraone “Chi è il Signore che dovrei ascoltare la Sua voce?” o come la rimostranza dell’empio “Che cosa significa per voi questo servizio?”.
Tutto questo è perché lui ha una sola giusta rimostranza, nel senso che questo è ciò che avevano concordato fra di loro. E questo si chiama “Se tu non ascolterai la voce del Signore”, poi si lamenta perché non mantiene le condizioni.
Ma “Quando tu ascolterai la voce del Signore”, che vuol dire giusto all’entrata (l’entrata è una cosa costante perché ogni volta che ha una discesa egli deve ricominciare da capo. Per questo è chiamata un’“entrata”. Naturalmente, ci sono tante uscite e tante entrate), egli dice al proprio corpo: “Sappi che voglio entrare nel lavoro di Dio. La mia intenzione è solo di dare e di non ricevere alcuna ricompensa. Non devi sperare di ricevere nulla per i tuoi sforzi ma tutto è con lo scopo di dare”.
E se il corpo chiede “Che beneficio otterrai da questo lavoro?”, ovvero, “Chi è che riceve questo lavoro che voglio compiere affaticandomi?”, oppure chiede più semplicemente: “Per chi sto lavorando così duramente?”.
La risposta deve essere che io ho fede nei saggi che dissero che devo credere nella fede astratta, al di sopra della ragione, che il Creatore ci ha comandato così, di assumere la fede, che Egli ci comandò di osservare la Torah e le Mitzvot. E dobbiamo credere anche che il Creatore trae piacere quando osserviamo la Torah e le Mitzvot secondo la fede al di sopra della ragione. E inoltre, l’uomo deve essere felice per il fatto di apportare gioia e delizia al Creatore per merito del suo lavoro.
Quindi, qui ci sono quattro cose:
Credere nei saggi, che quello che dissero è vero.
Credere che il Creatore comandò di impegnarsi nella Torah e nelle Mitzvot solamente tramite la fede al di sopra della ragione.
Che c’è gioia quando le creature osservano la Torah e le Mitzvot sulla base delle fede.
L’uomo deve ricevere gioia, piacere e diletto dall’essere stato ricompensato con l'allietare il Re. E la misura della grandezza e dell’importanza del proprio lavoro è misurata con la misura della contentezza che l’uomo adduce durante il proprio lavoro. E questo dipende dalla misura della fede con cui l’uomo crede in quanto sopra.
Ne consegue che quando si ascolta la voce di Dio, tutte le forze che l’uomo riceve dal corpo non sono considerate ricevere un prestito dal corpo, che dovrebbe restituire, in base a “Se non ascolterai la voce del Signore”. E se il corpo chiede “Perché dovrei darti la forza di lavorare quando non mi prometti nulla in cambio?”, egli deve rispondere “Perché questo è ciò per cui sei stato creato. Cosa ci puoi fare se il Creatore ti odia, com’è scritto nel Sacro Zohar, che il Creatore odia i corpi”.
Inoltre, quando il Sacro Zohar dice che il Creatore odia i corpi, questo si riferisce precisamente ai corpi dei servitori del Creatore, poiché vogliono essere dei ricevitori eterni e vogliono ricevere anche la ricchezza del mondo a venire.
E questo è considerato “E tu non presterai”. Questo significa che tu non devi dargli nulla per la forza che il corpo ti diede per il lavoro. Ma se tu gli fai prestito, se gli dai qualsiasi tipo di piacere, è solo come un prestito ed esso ti dovrà dare in cambio forza per il lavoro, ma non gratuitamente.
Ed esso deve sempre darti forza, ovvero, gratuitamente. Non gli dai alcun piacere e gli chiedi sempre di avere la forza per il lavoro, poiché “Il debitore è sempre servo del creditore”. Quindi, esso sarà sempre il servo e tu sarai il padrone.