Lettera n.57
Maggio 1931, Gerusalemme
Al famoso e devoto studente… possa la sua candela ardere.
Ho ricevuto la tua lettera, sebbene tu sia addolorato per quel che non manca, dovresti essere preoccupato di ciò che manca. Questa è la regola: tutto ciò che dipende dal Bore esiste in grande abbondanza, ma i vasi di ricezione possono essere attivati solo dagli inferiori, dato che Egli sta aspettando il loro sforzo in Kedusha [santità] e purezza. Questo è ciò di cui ci occupiamo: come essere ricompensati con lavoro aggiuntivo. Chi aggiunge a questo e si preoccupa inutilmente sta solo sottraendo. Non solo è inutile, è anche dannoso.
Riguardo alla domanda dell’amico che mi poni, al momento, non ho niente da eccepire e “chiunque sia astuto agisce con cognizione di causa”. Rispetto alle altre domande sulle quali vuoi delle risposte, ti darò la mia unica risposta riguardo a tutte.
Non c’è nel mondo stato più felice dell’uomo di quando egli si vede disperato delle proprie forze. Ossia egli ha già lavorato e fatto tutto ciò che poteva immaginare di poter compiere, ma non ha trovato rimedio. È allora che è pronto per una preghiera sincera per il Suo aiuto, poiché sa di certo che il suo lavoro non lo aiuterà.
Fintanto che sente da parte sua una qualche forza, la sua preghiera non sarà completa, perché l’inclinazione al male arriva prima dicendogli: “Prima devi fare tutto ciò che puoi, e allora sarai degno del Bore”.
Riguardo a questo, è stato detto: “il Signore è elevato e l’inferiore vedrà”. Poiché, una volta che l’individuo si è impegnato in tutti i tipi di lavoro, ed è diventato disilluso, giunge alla vera umiltà, sapendo di essere il più basso di tutta la gente, poiché non c’è niente di buono nella struttura del suo corpo. Allora la sua preghiera è completa ed è esaudita dalla Sua mano generosa.
Lo scritto dice riguardo a questo: “E i figli d’Israele sospirarono per il lavoro, ecc., ed il loro grido salì in cielo”. E’ così perché, in quel momento, entrarono in uno stato di disperazione a causa del lavoro. Questo è come un uomo che pompa dell’acqua in un secchio bucato. Pompa per tutto il giorno ma non ha nemmeno una goccia d’acqua per estinguere la sua sete.
Così erano i figli d’Israele in Egitto: tutto ciò che costruivano era immediatamente inghiottito dal terreno, come dissero i nostri saggi.
Allo stesso modo, chi non è stato ricompensato con il Suo amore, tutto ciò che ha fatto col suo lavoro per purificare l’anima il giorno prima è come se fosse interamente bruciato il giorno dopo. E ogni giorno e ogni momento deve cominciare da capo come se non avesse mai fatto nulla in tutta la sua vita.
Allora “I figli d’Israele sospirarono per il lavoro”, poiché evidentemente videro che non erano in grado di produrre mai nulla con il loro lavoro. Ecco perché il loro sospiro e la loro preghiera erano completi, come dovrebbe essere, ed ecco perché "il loro grido salì in alto", poiché il Bore ascolta la preghiera, e aspetta solo una preghiera sincera.
Da quanto detto sopra segue, che ogni cosa, piccola o grande, può essere ottenuta solo con la forza della preghiera. Tutto lo sforzo e il lavoro a cui siamo obbligati, servono soltanto per rivelare la nostra mancanza di forza e la nostra modestia, che non siamo in grado di fare nulla con le nostre sole forze, perché allora possiamo rivolgere a Lui una preghiera sincera.
Potremmo obiettare su questo: "Allora posso decidere che sono inadatto a tutto, e perché dunque tutto il lavoro e lo sforzo?" Tuttavia, c'è una legge naturale per cui non c'è nessuno così saggio come un esperto, e prima che uno cerchi di fare effettivamente tutto ciò che può, è del tutto incapace di arrivare alla vera modestia, in misura reale, come detto sopra.
Per questo dobbiamo faticare in Kedusha [santità] e purezza, come scritto in: "Qualsiasi cosa trovi che la tua mano può fare con le tue forze, fallo", e comprendi questo verso, perché è vero e profondo.
Ti ho rivelato questa verità solo perché tu non ti indebolisca o rinunci alla misericordia. Sebbene tu non veda nulla, anche perché quando la misura dello sforzo è completa, è il momento della preghiera, ma fino ad allora, credi nei nostri saggi: "Non ho faticato e trovato, non credere".
Quando la misura sarà colma, la tua preghiera sarà completa e il Bore concederà generosamente, come ci hanno insegnato i nostri saggi: "Ho faticato e ho trovato, credete", perché prima di questo l’uomo non è pronto per una preghiera, e il Bore ascolta una preghiera.
Yehuda Leib