La
Meghilà
di
Ester
è
scritta
come
una
commedia
avvincente
con
tutti
gli
ingredienti
necessari:
l'eroe
e
l'impostore,
il
re
e
la
regina,
una
cospirazione
pericolosa
ed
una
buona
conclusione.
La
Kabbalah
vede
nel
racconto
della
Meghilà
un
significato
interiore
che
è
molto
più
in
là
della
storia
ed
è
differente
da
quello
convenzionale
Eli
Vinikur
A Purim piove sempre. Chi si è mascherato nel passato, si può ricordare come, sebbene il suo travestimento, preparato con tanta attenzione, si fosse bagnato un poco, era giunto all'asilo o a scuola sorridente, fiero della sua nuova maschera.
Purim è un giorno speciale, un giorno felice. Certe volte sembra addirittura che "si debba essere felici". Maschere, costumi, colori, i dolci "orecchie di Amman", raganelle, vino e festeggiamenti si amalgamano assieme nella festività ebraica più popolare fra tutte le festività. Questo non è un caso, dato che la festa di Purim ha un significato interiore profondo.
Purim, secondo la Kabbalah, è la radice spirituale della festa festeggiata ai nostri giorni, la quale simboleggia il grado spirituale più alto, che tutti noi raggiungeremo.
Nella Kabbalah questa situazione è chiamata La Fine della Correzione ed è descritta come la percezione di perfezione ed amore infinito che si espande nell'uomo, quindi Purim è identificato con la sensazione di gioia.
Una commedia teatrale o una guida per un cammino spirituale?
Come in una commedia teatrale di stile, si stende davanti a noi un episodio affascinante in un numero d'atti, giungendo ad apici di tensione simili a quelli di un eccellente film giallo. Cospirazioni, dominio, brama ed un tentativo di omicidio che fallì, assieme ad una regina influente ed un re potente, al quale tutti vogliono avvicinarsi.
È proprio così?
La saggezza della Kabbalah attribuisce molta importanza alla festa di Purim e considera il racconto della Meghilà come una guida per un viaggio spirituale che ognuno di noi può intraprendere.
Preambolo: la rivelazione dell'occultamento
Per
comprendere
la
commedia
ed
il
suo
significato,
per
prima
cosa
facciamo
conoscenza
con
chi
vi
partecipa
e
con
gli
attori
che
vi
recitano.
Ogni
personaggio
che
si
manifesta
nel
racconto
della
Meghilà
ha
un
compito,
e
secondo
la
saggezza
della
Kabbalah,
rappresenta
una
qualità
o
un'idea
specifica.
In
genere
le
feste
ebraiche
sono
come
delle
tappe
che
noi
passiamo
nella
via
del
nostro
sviluppo
spirituale.
Il
racconto
di
Purim
descrive
la
strada
verso
l'ultima
e
la
più
importante
tappa
nel
nostro
sviluppo
spirituale.
Quando
noi
vi
giungiamo
si
rivela
la
realtà
spirituale
che
fino
ad
allora
era
occultata.
I
cabalisti
denominano
la
rivelazione
spirituale
e
la
ricezione
della
Luce
con
il
nome
"gioia",
che
è
una
caratteristica
della
festa
di
Purim.
Questo
è
anche
il
significato
del
nome
Meghilat
Ester:
Meghilà
da
ghilui
–
rivelazione,
Ester
da
ester
–
occultamento
(la
differenza
consiste
nel
fatto
che
il
nome
Ester
inizia
con
la
lettera
ebraica
alef,
mentre
ester-occultamento
inizia
con
la
lettera
ebraica
hei),
vale
a
dire
la
rivelazione
dell’occultamento.
La lettura della Meghilà, quando noi abbiamo gli strumenti giusti, trasforma per noi il racconto da un’entità teatrale in una guida di applicazione particolareggiata ed esatta. Una guida la quale descrive come ogni persona può indirizzarsi verso lo sviluppo spirituale e la scoperta della meta della sua vita. Improvvisamente il racconto della Meghilà diventa una storia che ci riguarda. Questa guida delinea per noi, per mezzo di personaggi e di simboli che hanno un significato interiore e profondo, l'affascinante processo che noi passeremo nella vita spirituale.
Il
primo
atto:
due
donne,
due
guardie.
Una
cospirazione
ed
un
eroe
All'inizio
della
Meghilà
noi
incontriamo
il
regista
della
commedia,
il
Re.
Lui
è
colui
che
manovra
i
personaggi,
li
aziona
e
tutti
vogliono
essere
quanto
più
vicini
a
Lui.
Nella
nostra
commedia
il
Re
simboleggia
la
Forza
Superiore,
il
Creatore,
che
ha
il
progetto
di
rivelarsi
a
noi
per
mezzo
della
trama
della
commedia.
La
Meghilà
si
apre
con
un
banchetto
che
dura
180
giorni.
Sei
mesi
di
festeggiamenti
al
palazzo
del
Re
sembrano
una
festa
che
nessuno
vorrebbe
perdere.
Le
cose
hanno
però,
come
è
stato
ricordato,
un
significato
più
profondo.
Nella
Kabbalah
il
banchetto
simboleggia
il
termine
di
un
periodo,
vale
a
dire
un
gradino
spirituale
e
l'inizio
di
uno
nuovo.
Il
Re
Ahashverosh
(Assuero)
invita
al
banchetto
sua
moglie
Vashti,
ma
essa
si
rifiuta
di
mostrarsi.
Nella
nostra
commedia
Vashti
fa
parte
del
periodo
precedente,
il
gradino
spirituale
che
abbiamo
già
passato.
Questa
è
la
causa
della
sua
scomparsa
già
all'inizio
della
commedia.
Il
posto
di
Vashti
è
preso
da
Ester,
la
quale
esprime
nella
commedia
il
nuovo
legame
spirituale
con
il
Re,
il
Creatore,
che
noi
possiamo
raggiungere.
Questo
legame
spirituale
sarà
stabilito
nel
corso
della
commedia.
Bigtan
e
Teresh
sono
altri
due
personaggi
che
irrompono
improvvisamente,
per
poi
tornare
al
termine
della
commedia.
Essi
sono
le
guardie
del
Re,
amici
intimi
di
Aman.
Hanno
il
compito
di
ostacolare
la
rivelazione
del
Re
al
popolo
d'Israele
e
quindi
tramano
di
ucciderlo
e
di
troncare
così
il
processo
spirituale.
Mordechai (Mardocheo) scopre in tempo l'intrigo, lo preannuncia e lo impedisce, a sollievo di tutti. Così la commedia può continuare ad evolversi. Il processo nel quale il Creatore si rivela all'uomo continua, per giungere alla fase successiva.
Aman simboleggia le forze egoistiche che sono nella realtà, forze molto potenti che esistono in ognuno di noi. Anche lui vuole avvicinarsi al Re, alla felicità, nel suo modo egoistico.
Gli
ebrei
nella
commedia
simboleggiano
ognuno
di
noi
e
c'indicano
che
possiamo
essere
sedotti
a
trascinarci
dietro
Aman,
la
natura
egoista
che
è
in
noi,
o
scegliere
una
nuova
strada
ed
unirci
a
Mordechai,
la
forza
spirituale.
La
lotta
"dei
figli
della
Luce
con
i
figli
dell'oscurità"
non
è
tanto
semplice.
Aman,
il
nostro
ego,
ci
truffa
e
dichiara
di
avere
in
mano
il
metodo
per
avvicinarsi
alla
felicità.
L'intenzione
di
Aman,
di
distruggere
e
massacrare
tutti
gli
ebrei,
ci
aiuta
a
comprendere
che
l'unico
modo
di
progredire
verso
la
felicità
è
la
via
di
Mordechai.
Aman
ci
aiuta,
così,
a
scegliere
la
direzione
giusta.
Ciò
vuol
dire
che
la
natura
egoista
ci
è
stata
data
per
trovare
il
modo
di
innalzarci
al
di
sopra
di
essa.
Nella
nostra
commedia
questo
processo
è
descritto
nella
scena
nella
quale
Aman
conduce
Mordechai,
il
quale
è
a
cavallo
ed
è
vestito
con
abiti
regali.
In
modo
simile
la
nostra
natura
egoista
ci
porta
a
cercare
una
nuova
via
come
soluzione
dei
fenomeni
di
percezione
di
vuoto
e
di
scissione
che
continuano
ad
aumentare.
Epilogo:
l'apice
della
commedia
Ogni
commedia
scritta
bene
giunge
al
suo
apice.
Nel
nostro
caso
ci
sono
molti
vertici
e
la
commedia
termina
in
un
modo
sensazionale.
Dopo
che
la
vera
faccia
d'Aman
(l'ego)
si
è
rivelata
e
dopo
che
Mordechai
(la
forza
spirituale)
lo
ha
vinto,
la
città
di
Shoshan
può
gioire
ed
esultare.
Il messaggio è semplice: la persona che sceglie la strada della Kabbalah riceve tutto il bene che il Re vuole darle, ottenendo la felicità.
Il
racconto
di
Purim
non
è
il
frutto
dell'immaginazione
di
un
drammaturgo
dotato,
ma
un
racconto
su
noi
stessi,
sulla
nostra
vita.
Il
suo
significato
è
sempre
attuale
per
noi,
dato
che
anche
il
giorno
d'oggi
noi
siamo
posti
fra
queste
due
forze,
fra
Aman
e
Mordechai.
La
saggezza
della
Kabbalah
torna
a
rivelarsi
oggi
dopo
essere
stata
occultata
di
proposito
per
migliaia
d'anni.
Essa
si
rivela
per
il
bisogno
di
molti
di
noi
di
vivere
la
vita
in
modo
diverso
e
ci
dà
la
possibilità
di
fare
la
scelta
della
quale
parla
la
Meghilà
di
Ester,
la
scelta
fra
l'interiorità
e
l'esteriorità.
Se
riusciremo
a
scegliere
la
strada
di
Mordechai
al
di
sopra
della
strada
di
Amman
riusciremo
tutti
a
giungere
al
posto
al
quale
noi
bramiamo
tanto
di
arrivare.
Allora
si
aprirà
davanti
a
noi
la
metà
del
Regno...l'altra
metà
la
completerà
già
il
Re.
Auguri
di
un
felice
Purim!